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domenica 1 aprile 2012

GALLIANI, Ambo secco sulla ruota di Catania: 12 e 17



Nel corso della partita giocata ieri sera al Cibali di Catania tra il Milan e, appunto, il Catania, è accaduto un altro episodio che ripropone il tema dell’aiuto tecnologico agli arbitri di calcio.
Una bella azione di Robinho si conclude con un tiro a rete ravvicinato, che, dopo aver superato due difensori del Catania si avvia verso la rete ma interviene un altro difensore, Marchese (col n. 12 sulla schiena), il quale rinvia la palla.
Dentro o fuori? Prima o dopo che “nessuna proiezione della palla tocchi la linea di porta” (come si esprime il regolamento, per assegnare un gol)?

I cronisti televisivi, a caldo, sono indecisi. E restano indecisi anche dopo varie “moviole” e riprese televisive da varie angolazioni.
Intanto, noi siamo del parere che, in questo caso, neppure se ci fosse stato un altro uomo-arbitro dietro la porta (come si usa in Champions League) il problema sarebbe stato risolto con buona approssimazione alla realtà. Forse, solo con uno strumento tecnologico molto, ma molto raffinato, si sarebbe arrivati ad ipotizzare un’accettabile soluzione del caso.

Certo, non stiamo scrivendo questo articolo solo per raccontare questo fatto. I lettori ci potrebbero prendere a pernacchie, con piena ragione.
In effetti “dopo” il fatto raccontato, sono successe altre cose molto più meritevoli di essere evidenziate, non fosse altro che per sdrammatizzare questo periodo alquanto problematico che sta vivendo il nostro campionato di calcio.
Nei giornali telematici di stamane abbiamo subito letto parole di fuoco sia di Allegri sia, in particolare, di Galliani avverso la decisione arbitrale di non concedere il “presunto gol”.

“Gol presunto”, infatti, per tutti, ma non per la sponda Milan: per loro non ci sono dubbi, la palla ha superato la linea di porta e lo dimostrano con una foto pubblicata sul sito ufficiale dell'A.C. Milan in cui, in effetti, si vede che la palla, prima di essere respinta da Marchese, ha inequivocabilmente superato la linea di porta.
Peccato solo che in questa foto Marchese indossi la maglia col n. 17 (invece di quella col n. 12 che, in realtà, indossava nel corso della partita in questione).
Suvvia ragazzi, mettiamola sul ridere! Oggi è il primo di aprile: diciamo che qualche buontempone del sito ufficiale del AC Milan ha voluto affibbiarci un bel Pesce d’Aprile.
Male che vada, suvvia, Galliani, non se la prenda troppo: si giochi un bell’ambo secco sulla ruota di Catania: 12 e 17, appunto.
E auguri per il Camp Nou.

lunedì 5 marzo 2012

Zamparini ed il Machiavellismo travisato


Gli studenti delle superiori ricorderanno certamente cosa disse Machiavelli (lo riportiamo in modo semplice e succinto):

“Io ho mille cavalli e cavalieri armati di tutto punto; tu ne hai solo cinquecento; perciò è inutile che combattiamo: ho vinto io e quindi consegnami i tuoi territori”.

Il Presidente del Palermo, Zamparini, ormai avanti con l’età (che obnubila, forse, l’intelligenza, ma non la furbizia...) probabilmente ricordava le parole di Machiavelli; solo che lui non era in posizione dominante (mille cavalli e cavalieri), bensì in posizione subordinata (cinquecento cavalli e cavalieri). E, tuttavia, ha ordinato ai suoi prodi (ma non poteva fare diversamente, secondo le regole del Calcio): andate, combattete, e fatevi ammazzare; io consegnerò il territorio (i tre punti della partita persa) agli avversari.
Questo è il senso (occulto ma non tanto) delle parole di Zamparini prima della partita Palermo- Milan: "Abbiamo il 5% di possibilità di vincere perché il Milan è molto più forte di noi; al 95% perderemo e mica per colpa di Mutti”.


E qui occorre un’altra digressione di tipo, questa volta, concettuale/matematico.
Dovremmo tutti convenire che, in questa vita, di “sicuro” non c’è nulla (Cecco Angiolieri: “chi vuol essere lieto sia: di doman non c’è certezza”).
E allora il vero problema è: a quale percentuale di probabilità possiamo stabilire di poter fondatamente utilizzare il concetto: “è sicuro che...”?
Riteniamo, che la probabilità del 95 % sia talmente elevata da poterci autorizzare ad utilizzare il concetto: “è sicuro che”.
Bene; allora, alla luce di quanto chiarito, rileggiamo ora cosa ha detto Zamparini: “è sicuro che con il Milan perderemo”.
Quello che stiamo affermando non è un gioco di parole : ma è un metodo per “parlare chiaro”.

Detto e fatto: Palermo-Milan 0-4 di cui 0-3 entro i primi 37 minuti di gara. Con 3 gol di Ibrahimovic.

Ora, chi scrive è, per natura, un “malpensante”. E non se ne vergogna, perché, poi, ne dà ragione ai lettori. Inoltre, ricordo, sempre ai lettori, che secondo Andreotti, “a pensar male, si fa peccato, ma a volte ci si azzecca”.
E allora, poiché penso male, vorrei almeno giustificarmi sottoponendo ai tifosi non milanisti e non palermitani questi fatti:
  1. avete visto come hanno giocato il Novara (al Dall’Ara contro Bologna); il Catania (a San Siro contro l’Inter); il Parma (contro il Napoli) ed il Chievo (allo Stadium contro la Juventus)? Col coltello tra i denti per novanta minuti; cercando non solo di pareggiare (contro una più forte; anzi, molto più forte, secondo i dati della classifica ed i parametri valutativi di Zamparini...), ma addirittura cercando di vincere.Bene, ed ora confrontate l’atteggiamento di queste quattro squadre con quello tenuto dal Palermo, in casa, al Barbera, contro il Milan: il giorno e la notte.
  2. Poi, avete notato il modo di NON giocare del Palermo? Chi ha l’opportunità di rivedere almeno i primi 37 minuti (il resto non conta: è fumo negli occhi...): i milanisti avanzavano e i palermitani, anziché contrastarli, indietreggiavano! In particolare, rivedete i tre gol di Ibra: lui avanzava, aggiustandosi la palla per il tiro e i difensori, invece di contrastarlo, indietreggiavano, lasciandogli tempo e spazio per insaccare agevolmente. Con molto pudore... Lo ha sommessamente fatto notare anche il cronista di SKY, già nel primo tempo: “è strano” (riferendosi al non gioco del Palermo), “Mutti dovrebbe cambiare qualcosa”.
  3. Ora, caro Zamparini, questo modo di (non) giocare (che non è “colpa di Mutti”...) non si vede neppure nei campionati dei pulcini. I quali, invece, non indietreggiano, ma attaccano (pressano, come si dice oggi) su ogni pallone... In buona sostanza, come si usa dire a Palermo (vedi lo zio di Johnny Stecchino), i suoi prodi guerrieri, mandati da lei al macello, hanno pensato bene di non combattere, affidandosi al Machiavelli (e non a lei). E ciò, perché, come chi scrive hanno pensato (bene, e non male): così ci ha chiesto il Presidente. 
Per motivi che, ovviamente, solo Zamparini conosce e che la Procura Federale, purtroppo ignava, non si preoccupa di accertare e perseguire. Se ne vedrebbero delle belle!



lunedì 27 febbraio 2012

MILAN-JUVENTUS - Ultimo capitolo: le conseguenze


Chiudiamo l’argomento Milan – Juve con una carrellata sui problemi emersi nelle due giornate successive e prima che il giudice Tosel esprima le sue decisioni (mentre scriviamo, sono le 10,27 di lunedi 27).

Prova tv
Dalla diretta televisiva di SKY, e neppure nel lungo post-partita di SKY, era emerso un altro comportamento alquanto violento tenuto da Muntari, che, per sfuggire alla marcatura di Lichtsteiner, in area della Juventus, lo prende letteralmente a pugni e gomitate, atterrandolo come un pugile che manda il suo avversario ko.
La vicenda, riteniamo sia sfuggita completamente alla quaterna arbitrale (ed ai telespettatori), anche perché in quel momento, nell’area juventina, sostava il fumo di in petardo o di un fumogeno piovuto poco prima dagli spalti. In effetti, almeno noi, nella diretta televisiva, non avevamo notato alcunché di particolare.
Solo domenica mattina le riprese, con moviola, sono apparse sugli schermi di SKY - almeno, solo allora chi scrive ne ha preso visione.
Mentre lunedi mattina il fatto narrato viene messo in risalto sia da Tuttosport, sia dal Corriere dello Sport, sia nelle edizioni cartacee che in quelle informatiche (entrambi, prevedono la prova tv); nessun cenno è fatto da parte della “Moviola della Gazzetta”: sfuggito anche alla “moviola della Gazzetta”? O non si fida della moviola altrui?
Riteniamo che, se il fatto non è stato verbalizzato dal gruppo arbitrale, e considerato normale contrasto di gioco, debba essere oggetto di “prova tv” come per il pugno sferrato da Mexes a Borriello.

“Peso specifico” delle sviste arbitrali
L’argomento è stato dibattuto, con toni anche accesi, la prima volta, nel corso del dopo partita andato in onda su SKY, tra Boban (commentatore SKY) e l’allenatore della Juventus Conte.
Ricordiamo che, al 25° del primo tempo, è accaduto il fattaccio del gol “non visto” di Muntari. Mentre, verso il 75° è accaduto l’altro fattaccio dell’ “annullamento del gol” di Matri, regolare secondo l’opinione della generalità degli addetti ai lavori e dei moviolisti.
Dicono i milanisti (e Boban): il gol non visto di Muntari ha pesato di più (maggiore “peso specifico”, per usare le parole di Boban), rispetto a quello annullato a Matri, sulla partita, perché andando sul 2-0 la partita sarebbe stata diversa (intendendo, forse, due cose: il Milan avrebbe gestito meglio la partita; la Juve l’avrebbe considerata “persa”);
Dicono gli juventini (e Conte): non esiste, nel calcio, un peso specifico di due gol (uno per parte) non concessi. Due gol non concessi sono tali e basta.

Riteniamo che entrambi abbiano in parte ragione:
- ha ragione il Milan, perché, in generale, raggiungere il 2 a 0, dà maggiore sicurezza e rende l’incontro (cioè, la parte rimanente dell’incontro!) meglio gestibile dalla squadra in vantaggio (il contrario accade alla squadra in svantaggio);
- ha ragione la Juventus, perché, in particolare, nel caso in esame, il secondo gol era stato segnato al 25° del primo tempo, quando restavano, perciò, 65 minuti ancora da giocare; in una partita che metteva in gioco enormi chances di scudetto; contro una squadra fino ad allora imbattuta, e che, per atteggiamento generalmente riconosciuto, non si dà mai per vinta e che gioca sempre “per vincere” (come, poi, infatti, è accaduto, ha segnato davvero due gol, sebbene uno annullato, dallo stesso segnalinee, con forte odore di “compensazione”).

Adriano Galliani: rottura dei rapporti tra le due società
Apprendiamo, dalle edizioni informatiche dei quotidiani sportivi, che la dirigenza milanista ha dichiarato lo “stop ai rapporti di alleanza” fino ad ora intercorsi con la Juventus (l’articolo, apparso sulla Gazzetta dello Sport, è visibile solo sulla edizione cartacea e non anche su quella elettronica).
La cosa è spiacevole ed è auspicabile che, nei prossimi giorni, con il decantare della ruggine emersa a fine partita, tutto rientri nella normalità.
Certo, appare davvero esilarante (se non peggio) che uno dei massimi artefici delle incomprensioni di questo periodo, tra le due società (lo stesso Galliani, cioè), si ritenga, poi, danneggiato al punto da rompere le relazioni di amicizia (ma non si sa bene per cosa: sembra che, a suo dire, la Juventus stia operando una nuova “Calciopoli”; ma, mancando, al momento, l’ufficialità della decisione, ci asteniamo da ogni commento).

domenica 26 febbraio 2012

MILAN-JUVENTUS - Capitolo 5: risultato 2-2


Non c’è errore di stampa o di informazione, nel titolo di questo articolo.
Infatti, riteniamo giusto archiviare il risultato di questa memorabile partita con il risultato depurato dalle gaffes della quaterna arbitrale, viste e riconosciute tali, dalla generalità degli addetti ai lavori: quindi, due a due conteggiando anche il gol “non visto” di Muntari e il gol “segnato ed annullato”, per fuorigioco inesistente, a Matri.

Il Milan
Il Milan ha giocato, per circa 65 minuti, “alla Juventus”: cioè ferocemente, pressando alto e spendendo energie fino ad ora occulte ed incredibili a vedersi, anche perché effettuato con giocatori indicati più a giocare di fioretto (Robinho, Emanuelson, Pato, Van Bommel) che di esasperato agonismo, pressing e corsa.
In questo periodo, la Juventus ha fatto quello che il Milan le concedeva: cioè poco, quasi nulla; costretta (dal pressing e dall’agonismo inatteso del Milan) ad errori seriali e talora madornali, uno dei quali ha consentito il primo gol di Nocerino (che forse andrebbe catalogato come autorete di Bonucci, considerato che la deviazione è risultata decisiva avendo fatto cambiare direzione al pallone).

La Juventus
Ha “assistito” alla gara del Milan (travestita da Juve) per 65 minuti, nel corso dei quali ha rischiato anche di subire altri gol. Inguardabile.
Negli ultimi 25 minuti, con l’ingresso dei “titolari” , fino ad allora rimasti in panchina (Matri, Pepe e Vucinic) e con l’esaurirsi psicofisico dei milanisti (tornati a giocare “alla Milan”) la Juventus ha cominciato a macinare gioco, con assedio totale e continuo all’area milanista, e raggiungendo il pareggio, maturo, con un gol limpido, frutto di una potente girata al volo di Matri su cross di Pepe.

Tutto il resto
  • il quartetto arbitrale ha lasciato molto a desiderare; e ciò non solo per le due gaffes già ricordate, ma, soprattutto, per aver permesso, per almeno 70 minuti, un gioco alquanto duro e, a volte, violento (soprattutto da parte dei giocatori del Milan, probabilmente non abituati al tipo di gioco “juventino” e portati, quindi, a strafare, magari senza volontà di far male, ma danneggiando comunque gli avversari, senza essere sanzionati dall’arbitro. Poi, nei 20 minuti finali, il metro di giudizio di Tagliavento è cambiato e sono stati mostrati cartellini gialli e rossi in modo seriale e senza criterio apparente;
  • un pugno ben potente di Mexes, a palla lontanissima, sferrato al costato di Borriello non è stato visto dalla quaterna. Se la giustizia sportiva è ancora tale (e su questo nutriamo enormi dubbi) sarebbe d’obbligo la prova televisiva e, come deciso per Ibrahimovic, penalizzare Mexes per tre giornate (questo sì che è stato comportamento “violento”);
  • il post-partita su SKY, è stato alquanto squallido ed indecoroso; con il commentatore Boban, solitamente tranquillo e molto obiettivo nelle valutazioni e nelle considerazioni, esibitosi, ovviamente a difesa dei colori milanisti, in un alterco pirandelliano con Conte; mentre Allegri, amaramente sorridente, vantava le proprie origini toscane che gli consentirebbero di ridere e scherzare di tutto (mentre, in realtà, sparava frecciate velenose verso lo staff Juventino);
  • infine, non poteva mancare il solito Galliani, il quale, ormai fuori dalle grazie, non riuscendo a capacitarsi dall’alto del suo “potere” come possa, a volte, girare storto, secondo le sue teorie, anche al Milan (assenza di Ibra, gol non visto su Muntari), a fine primo tempo, ha inscenato, stando alle cronache mediatiche (ma ad ora, nulla si è visto sulle reti televisive), incresciosi alterchi con l’arbitro (il che sarebbe vietato dal regolamento...) e con Conte.

Ulteriori considerazioni ed approfondimenti al prossimo ed ultimo capitolo di questo Milan Juventus.

giovedì 23 febbraio 2012

MILAN-JUVENTUS - Capitolo 4: Il nuovo "sentire popolare"-Ibra non gioca


Quarto Capitolo: Ibrahimovic non giocherà la partita dell’anno, Milan-Juventus.

Infatti, è appena stata resa pubblica la sentenza della Corte di Giustizia Federale che ha respinto il ricorso presentato dal Milan e confermato le tre giornate di squalifica che erano state inflitte al giocatore dopo l'espulsione rimediata contro il Napoli, per aver colpito Aronica, nel match del 5 febbraio scorso.
Pur non conoscendo ancora la motivazione, confessiamo che la decisione ci sorprende; meglio: ci sorprende dal punto di vista dell’applicazione del regolamento: le tre giornate si applicano ai comportamenti classificabili come “violenti”.

Le immagini televisive evidenziano chiaramente che Aronica neppure si è accorto del buffetto (perché di questo, si è trattato) di Ibrahimovic.
E comunque, classificarlo “comportamento violento” è fuori luogo; non corrisponde alla nozione di “violenza” che possa essere acquisita da un qualsiasi “buon padre di famiglia”.

E allora? Come spiegare questa decisione chiaramente irrispettosa della lettera e dello spirito delle regole?
In questa nuova tragicomica decisione della giustizia (si fa per dire) sportiva, riteniamo che stiano tornando prepotentemente alla ribalta i retaggi di Calciopoli: gli organismi sportivi, politici, arbitrali e giudiziari, sono in piena confusione.
La giustizia sportiva, ormai, non decide più secondo i canoni previsti dalle leggi e dai regolamenti sportivi; ma, come accaduto per “Calciopoli” , e chiaramente affermato dai giudici che hanno sentenziato la condanna della Juventus, si decide secondo gli umori del momento e cioè, secondo l’ormai famosa espressione adottata, appunto, dai giudici di calciopoli, nella sentenza contro la Juventus: “abbiamo deciso dando ascolto al sentire popolare”.

Chiariamo: non intendiamo assolutamente affermare che il “sentire popolare” che nel 2006 era avverso alla Juventus si sia ora rivoltato verso il l Milan. Assolutamente no.
Intendiamo dire, invece, che è stato penalizzato il modo di fare e di esternare di Galliani, che, mettendo subito le mani avanti (“non più di due giornate”), ha chiaramente indispettito i giudici. I quali, ripetiamo, ormai, decidono senza applicare i regolamenti, ma secondo le sensazioni; secondo l’aria che tira al momento delle decisioni.

A conferma di quanto andiamo sostenendo, riportiamo il comunicato emanato dal Milan, subito dopo aver conosciuto l’esito del ricorso:

"La decisione della Corte di Giustizia Federale è ingiusta, perché ha applicato una sanzione destinata agli atti violenti, ad un atto che violento non è stato. È un grave errore giuridico".

D’accordo. Perfettamente d’accordo su tutto (tranne che sul “giuridico”. Non è un errore “giuridico”, ma un errore “giudiziario”. Scherzi del nervosismo immediato; ma non dovrebbe succedere).
Ora, il caro Galliani, che tocca per mano, in prima persona, la pseudo-filosofia di cui è impregnata “Calciopoli”, potrà cominciare a farsene una ragione e magari ad apprezzare nella giusta misura gli sforzi del Presidente Agnelli, diretti a ristabilire una giustizia sportiva “giusta”, anche ricorrendo alla giustizia ordinaria.
Buon Milan-Juventus a tutti

mercoledì 22 febbraio 2012

MILAN-JUVENTUS - Capitolo 2: Ibra o non Ibra: Emanuelson

Ed eccoci al secondo capitolo di Milan-Juventus del 25 corrente mese.
I due team, come da tradizione, hanno cominciato le loro schermaglie dialettiche; con l’intrusione, come al solito, indisponente, di una componente esterna: quell’Abete, Presidente della FIGC, che, dopo aver perso credibilità e prestigio (nella vicenda Calciopoli) ora perde anche la faccia, polemizzando indebitamente con la Juventus, in un momento in cui almeno gli organi sportivi ufficiali dovrebbero dimostrarsi “super partes”. Ma, come si suole dire: “la lingua batte dove il dente duole”.

In questo secondo capitolo vorremmo evidenziare un altro particolare aspetto di questo incontro Milan-Juventus.
Si fa tanto parlare di Ibra o non Ibra, pronosticando e/o augurandosi, o meno, la presenza in campo di Ibrahimovic, che, squalificato, come è noto, per tre giornate (incluso, l’incontro in discussione), potrebbe vedersi ridotta a due le giornate di squalifica, a seguito del ricorso del Milan e quindi essere della partita.
In realtà, allo stato attuale, noi non daremmo tanta importanza a questo "Ibra o non Ibra".
I lettori amanti ed intenditori del calcio, che avessero avuto l’occasione di vedere le ultime partite del Milan, si saranno resi conto che, attualmente, il vero “deus ex machina” del Milan è un certo Emanuelson.

Il quale, sempre modesto e poco propenso alla esposizione mediatica, è apparso, recentemente, il vero collante del gioco del Milan: sempre presente nel vivo della manovra, piedi e dribblig eccellenti, servizi “al bacio” per i compagni di attacco e, non ultima, grinta da vendere.
Quindi, ai nostri lettori, occhio ad Emanuelson: ne varrà la pena.

Buon Milan-Juventus a tutti

lunedì 20 febbraio 2012

MILAN - JUVENTUS, Capitolo 1: Braschi & Co.

E’ iniziata, per il massimo campionato di calcio italiano, “la settimana di passione”, con qualche settimana di anticipo rispetto a quella religiosa che precede la Pasqua: sabato 25 febbraio, serata, in quel di S.Siro –G. Meazza, si giocherà la partita-scudetto tra Milan e Juventus.
Sperando di riuscirci, vorremmo allietare l’attesa dei lettori, tifosi e non tifosi delle due contendenti, con qualche considerazione di assoluto rilievo, cominciando col capitolo 1 e con un argomento che costituisce, da sempre, croce e delizia degli amanti del calcio: arbitri ed arbitraggi (cioè, appunto, Braschi & co).
Come gli sportivi più informati sapranno, recentemente, il designatore degli arbitri, il Sig. Braschi, ha affermato che tutte le squadre (e, quindi, tutte le partite) “meritano uguale rispetto” (dal punto di vista delle designazioni arbitrali, ovviamente).
Bene; questo incontro, Milan - Juventus, in cui le due contendenti si giocano gran parte delle loro chances di scudetto, è il vero banco di prova anche per Braschi: designerà un arbitro (e collaboratori) qualsiasi, come si trattasse di una partita qualsiasi “meritevole di pari rispetto come tutte le altre squadre/partite” o designerà un “pezzo da novanta”?
Chi ha avuto modo di leggere un nostro precedente articolo sull’argomento  sa come la pensiamo: cioè in modo opposto a quello di Braschi.
Dice Braschi: Il rispetto è uguale per tutti (per tutte le squadre/partite).
Diciamo noi: il concetto di Braschi è solo la prima metà (falsa) di un concetto completo (vero): il rispetto è uguale per tutti a parità di condizioni.
E questo nostro concetto, completo, vale non solo nello sport (quindi, anche nel calcio), ma in tutti campi della vita reale.
Braschi & co. sono, appunto, dove sono, proprio per valutare e decidere in merito a queste condizioni: le quali sono tali e tante che non appare corretto lasciarle ad una elaborazione computerizzata (e, inoltre, proprio perché tante e diverse, si prestano a critiche talora anche feroci, secondo i punti di vista). Ma è ineluttabile. E’ il male minore.
Se così non fosse, le designazioni arbitrali potrebbero benissimo essere lasciate ad un “calendario computerizzato” e lo staff di Braschi tornarsene a casa (risparmiando fior di quattrini nostri...).
Ed ecco, quindi, il momento della verità, non solo per il Milan e per la Juventus: ma, direi, soprattutto per Braschi: confermerà il proprio pensiero designando una terna “qualsiasi”?
Intanto, alleghiamo una foto apparsa (“di già”, come direbbe Johnny Stecchino!) nello Juventus Stadium, per rallegrare gli spiriti, proprio sull’argomento “arbitri”.

Buon Milan-Juventus a tutti.

sabato 11 febbraio 2012

JU29RO: we can change!

Ci rendiamo conto che il titolo di questo articolo potrebbe apparire alquanto ostico e misterioso, alla generalità dei lettori interessati al mondo del calcio.
Pensiamo, inoltre, che potrebbe trovare qualche immediata comprensione da parte dei tifosi juventini ed interisti.
Quindi, diamo, da subito, spiegazione del titolo in questione; poi ne illustreremo la problematica:

- “ju29ro” è un acronimo che sta letteralmente a significare “Juventinovero”. E, come appare evidente, mette in risalto il numero 29 che si riferisce, ovviamente, al numero degli scudetti che la Juventus ha vinto “sul campo”. In realtà, come ormai dovrebbero conoscere tutti gli appassionati di calcio, la Federazione Italiana Giuoco Calcio (in appresso: FIGC), ne riconosce solo 27, avendone, per le note vicende di Calciopoli, revocato uno (quello 2004/2005) ed assegnato all’Inter un altro (quello 2005/2006);
- tale acronimo è anche l’effettivo nome di un Club juventino, molto conosciuto (almeno tra i tifosi della Juventus) che pubblica il suo notiziario quotidiano sul relativo blog: www.ju29ro.com
- “We can change”, tradotto, significa “possiamo cambiare” ma è traducibile anche in “dobbiamo cambiare” oppure, che sarebbe, in questo caso, la traduzione più confacente: “è ora di cambiare”. Come alcuni ricorderanno,”we can change”, costituì, circa quattro anni or sono, il grido di battaglia (vincente) nella campagna elettorale che portò Obama alla Presidenza degli Stati Uniti d’America.

E veniamo a noi.
Cosa intendiamo proporre ai lettori, con questo articolo?
Nei giorni che stiamo vivendo, nei momenti in cui scriviamo, gira, nell’aria gelida, innevata e spazzata dal terribile vento di Blizzard, un’idea “che tutti pensano ma che nessuno dice”.
Ebbene,questa idea noi vogliamo dirla; vogliamo cominciare a parlarne: “Cosa accadrà, se la Juventus dovesse vincere lo scudetto della stagione in corso?".

Specifichiamo meglio il problema, con una domanda ai diretti interessati: “Carissimi Petrucci (CONI e relativi organi giudiziari), Abete (FIGC e relativi organi giudiziari) e Moratti (Presidente dell’ Inter), che continuate ancora a far finta di non vedere, di non sentire e, di conseguenza, di non parlarne (appunto come le tre scimmiette), nel malaugurato (per voi) caso che ciò dovesse verificarsi, quale numero di scudetto (e quante stelle...) dovrebbe considerarsi raggiunto, da parte della Juventus?”
Ormai, si parla chiaramente, con qualsiasi sistema mediatico, (non stiamo a citarli, tanto è diffuso il pensiero) che la Juventus appare la più realistica contendente del Milan nella corsa allo scudetto. Addirittura in questi giorni, dopo la chiara vittoria della Juventus sullo stesso Milan, al Meazza, in un incontro valido per la Coppa Italia, si parla ormai chiaramente di “Juventus favorita nella corsa allo scudetto”.
Tutto ciò, per ricordare ai signori Petrucci, Abete e Moratti, che non stiamo parlando di ipotesi irrealistiche; e che, semmai, irrealistico appare il sistematico rinviare, meglio, il rifiutarsi di affrontare, e risolvere, possibilmente prima della fine del campionato in corso, il problema degli scudetti da riconoscere alla Juventus: 27 (riconosciuti) o 29 (vinti sul campo)?
Allora, vogliamo seriamente e, soprattutto, responsabilmente, affrontare il problema?
E, a scanso di equivoci, chiariamo che non stiamo, qui, suggerendo o parteggiando per nessuna soluzione (perché, alla fine, la giustizia, quella “vera”, sistemerà le cose e chi avrà sbagliato pagherà): stiamo semplicemente ricordando che esiste il problema e che, prima che sia troppo tardi, sarebbe opportuno, quanto meno, discuterne.

giovedì 2 febbraio 2012

BAGLIORI DI VIOLENZA DEL POTERE: Lettera di Galliani


Come si usa dire: c’è sempre una prima volta...

Leggete questa lettera, scritta dall’Amministratore Delegato del Milan, Adriano Galliani, martedi 31 gennaio al Presidente della Lega Calcio, Maurizio Beretta, con riferimento alla partita di calcio Milan-Napoli in programma allo stadio San Siro - Giuseppe Meazza in Milano, per la successiva domenica 5 febbraio alle ore 20,45.

Caro Presidente,
tutti i bollettini meteorologici per i prossimi giorni, e in particolare per il fine settimana, prevedono condizioni climatiche proibitive, quali non se ne vedevano da 27 anni: a Milano, neve e temperature fra gli 8 e i 10 gradi sotto lo zero.
In queste condizioni, credo fortemente che giocare una partita, quale Milan/Napoli in calendario per le 20,45 di domenica 5 febbraio, sia assai più che inopportuno.
Le condizioni davvero estreme che tutte le fonti prevedono, mi inducono pertanto a chiederti, anche in applicazione dell'art. 31, comma 2, dello Statuto-Regolamento della LNPA, di differire la partita predetta a data nella quale sia climaticamente possibile disputare una gara normale.
Confido che la mia richiesta sia accolta e, in tale attesa, grato dell'attenzione, ti saluto cordialmente.
Adriano Galliani

Ripetiamo: c’è sempre una prima volta. Infatti, almeno negli ultimi 50 anni, non ricordiamo una iniziativa analoga.

Ma “chi mastica calcio” (come recita un noto spot pubblicitario) non la beve. E non può non soffermarsi sul fatto e cercare di capirlo, non solo per quello che, formalmente, mette in evidenza, ma (soprattutto, considerata la “fonte”) quello che, sostanzialmente, nasconde.

Vediamo.

Galliani vive “da sempre” nel mondo del calcio. E viene generalmente considerato uno degli addetti ai lavori più “esperti” e che meglio si muove nei meandri variegati che fanno funzionare il sistema calcio in Italia.
Quindi, Galliani, prima di scrivere questa missiva, non poteva non sapere:

- che in questo periodo le previsioni meteorologiche sono disastrose non solo per Milano, ma per tutta l’Italia Centro-Nord (ed alcune regioni anche del Sud);

- che tra sabato 4 e domenica 5, sono previste, tra le ore 18,00 le ore 20,45, non solo Milan-Napoli, ma anche Cesena-Catania e Roma-Inter;

- che siamo in Italia, dove, notoriamente, “nisciun' è fess'” (vero, De Laurentiis?);

- che il Milan è attualmente in una fase di grosso disagio per l'entità e la gravità degli infortuni occorsi a giocatori importanti (Pato, Aquilani, Gattuso, Cassano, Boateng, Flamini, Merkel ecc.), nonché per l’approssimarsi di partite di valenza decisiva per i vari obiettivi societari (Campionato, Coppa Italia con la Juventus, Champions League);

- che, per un principio acquisito fin nella tenera età dai ragazzini delle scuole elementari, all’interno di un gruppo o comunità, la parità di trattamento è la base inevitabile ed inderogabile della convivenza civile.

Ma, allora, perché l’ha scritta?

Prima di dire la nostra opinione (che, comunque, è già intuibile dal titolo di questo articolo) vorremmo che i lettori prendessero conoscenza delle opinioni espresse dagli altri “addetti ai lavori” nelle ore immediatamente successive alla pubblicazione della lettera di Galliani:

- ha affermato Marotta, DG della Juventus: “Credo che la Lega di Serie A sia in grado di valutare i disagi causati da questa situazione, di valutarla attentamente, in modo molto uniforme: non è possibile che una partita non si giochi e altre partite invece sì”;

- ha affermato il Presidente del Siena Mezzaroma: "Non so se il Milan avrebbe fatto le stesse richieste se avesse dovuto giocare contro il Novara";

- ha affermato il Direttore Sportivo del Siena Perinetti: "Le temperature saranno rigide in tutta Italia, non solo a Milano, sarebbe giusto quindi rinviare tutte le partite della giornata";

- ha affermato il Presidente del Parma Ghirardi: "Adesso vediamo che campo troveremo domenica a Verona, già c'è un manto erboso che è schifoso, con tutto il rispetto per i tifosi del Chievo, mi auguro che ci sia la stessa attenzione, altrimenti la mia squadra non la faccio scendere in campo".

Infine, proprio mentre scriviamo, apprendiamo che sabato 4 e domenica 5 Febbraio tutte le partite avranno inizio alle ore 15.00 (come da file sotto riportato):

http://www.gazzetta.it/Calcio/02-02-2012/neve-stadi-inadeguati-nella-bufera-zamparini-ma-tv-ci-mantengono-81218953542.shtml

Allora, ripetiamo: come possiamo spiegarci l’iniziativa (unica nella storia del calcio, almeno dell’ultimo mezzo secolo) di Galliani?

A nostro parere la spiegazione trae origine semplicemente dalla considerazione del Galliani, di appartenere alla cosiddetta “razza padrona”; e che, per ciò stesso, si ritiene di poter impunemente (vero Petrucci ed Abete?) disporre, fare e disfare a piacimento le regole e le decisioni valide per tutti, ma ovviamente non per se stessi.

In definitiva, è stata semplicemente una manifestazione (un bagliore, appunto) della violenza del potere esercitabile, impunemente, da chi si ritiene di appartenere alla “razza padrona”.

Ma, almeno questa volta, gli è andata male. Ma ci ha provato.

domenica 18 dicembre 2011

Milan-Siena: un 2-0 molto discutibile


La partita di ieri sera sabato 17 dicembre, anticipo della sedicesima giornata del campionato di calcio serie A, apparentemente senza storia per la diversità dei valori in campo, ha riservato, invece, alcuni spunti importanti per analisi critiche e costruttive:

A-   primo gol del Milan segnato da Nocerino, su rinvio dei difensori del Siena a seguito di calcio d’angolo,  con botta dai 25 metri.
La  diretta televisiva lasciava qualche dubbio, perché, in effetti, si vedeva immediatamente la posizione strana del portiere del Siena come se stesse per tuffarsi sulla destra, mentre, invece, il pallone, non molto violento a fine traiettoria, si insaccava sulla sinistra. Ai  cronisti di SKY, tuttavia, il dubbio di qualche deviazione è sorto immediatamente; ed infatti il replay ha mostrato che almeno una deviazione, determinante sui movimenti del portiere (che, perciò, era pronto a tuffarsi sulla destra, invece che sulla sinistra), c’era stata. Tant’è che l’argomento in discussione tra i cronisti di SKY non era questo, ma se c’erano state due, e non solo una deviazione da parte dei difensori del Siena;

B-   secondo gol del Milan, segnato su calcio di rigore.
La diretta televisiva, ha dato l’impressione, almeno a chi scrive, che il rigore ci fosse tutto. Perchè il portiere del Siena nell’uscita a valanga verso Boateng, non toccava la palla, mentre Boateng rovinava a terra.
Ma, anche qui, i cronisti di SKY hanno immediatamente avanzato dubbi; soprattutto l’addetto al commento tecnico, ha subito esclamato: “si è buttato”.
Il replay ha in effetti dimostrato che, quando il ginocchio di Boateng ha toccato la mano del portiere (e non viceversa!) lo stesso Boateng era già quasi in posizione orizzontale per il classico “tuffo” (come si dice in questi casi, e come ha esclamato il commentatore di SKY: “si è buttato”).

Naturalmente, questa non è una “cronaca” di una partita di calcio (che qui finirebbe), ma un articolo di analisi ed approfondimenti di argomenti sportivi.

Cominciamo col punto A: gol di Nocerino o autorete di Rossettini?
Chi scrive propenderebbe per il gol di Nocerino perché la deviazione c’è stata, ma non talmente evidente da determinare il gol. Intendo dire che il portiere è rimasto, sì, ingannato dalla deviazione, ma non totalmente (era ancora in piedi quando il pallone era in prossimità della linea del gol) e con una maggiore attenzione e con adeguato scatto di reni forse sarebbe stato in grado di intercettare il pallone.

Veniamo al punto B: rigore?
Chi scrive, come probabilmente anche la generalità degli spettatori televisivi, sul momento non aveva notato alcunché, se non la posizione strana del portiere.
Ora, accertato, con i replay televisivi, che, invece, si tratta di una gran “furbata” tendente ad ingannare, come in effetti è accaduto, l’arbitro, ritengo che il fatto debba essere trattato dalla giustizia sportiva (se esiste ancora...) alla stregua di come fu trattato un caso analogo occorso un paio di stagioni or sono, al calciatore della Juventus Krasic, che, nel corso della partita Bologna-Juventus, si lasciò andare ottenendo, appunto, il rigore con analoga furbata. La giustizia sportiva, anche a seguito di una campagna di stampa alquanto  estesa ed accanita, comminò a Krasic tre giornate di squalifica, sulla base del cosiddetto procedimento della “prova televisiva”.
E qui, occorre approfondire.
Intanto, va rilevato cosa e come si esprime La Gazzetta dello Sport, nell’edizione telematica di questa mattina, sui due punti sopra trattati: nulla, proprio nulla. Tutto normale. Non è accaduto nulla. Cecità assoluta? Ignoranza delle regole del gioco? O “abuso di potere”, come direbbero i giuristi, per falsa rappresentazione della realtà?
Non ci credete? eccovi l’articolo:

L’arbitro concede il rigore. Il Milan doveva vincere. Il Milan ha vinto. È primo in classifica. Tutto normale. Fine.
L’autore di questo articolo e il Direttore responsabile della testata giornalistica, andrebbero penalizzati da chi di dovere.
Ora, attendiamo il giudice sportivo.
Ultima considerazione: il portiere Brkic, appena ha visto Boateng a terra, ha subito alzato le mani affermando  di non averne provocato la caduta. Altrettanto hanno fatto i compagni di squadra. Il quartetto arbitrale non ha creduto alle proteste. Tutti ciechi?
Ma andiamo oltre. Si presume, ovviamente, che i quattro addetti al regolare svolgimento della partita non abbiano visto nulla; ma perché non dare credito alle proteste dei giocatori (soprattutto, in questo caso, al portiere) o, almeno, confrontarsi tra di loro per approfondire l’accaduto? Nulla di nulla.

Ma perché accade questo?
Chi scrive ritiene che una delle cause della evidente repulsione degli arbitri italiani a ridiscutere o rivedere una decisione discenda proprio dal comportamento ormai generalizzato degli atleti: non c’è fischio arbitrale che non venga contestato, con gesti e con parole spesso chiarissime (e qui non ripetibili...). Con questi comportamenti, come distinguere la protesta giusta da quella falsa?
Per farla breve: chi semina vento, raccoglie tempesta.
Naturalmente, l’argomento è alquanto meritevole di analisi più approfondite che pensiamo di svolgere in un prossimo articolo.
Intanto, come già detto, aspettiamo di capire se anche il giudice sportivo è affetto da cecità acuta.

Aldo

sabato 17 dicembre 2011

No Tev!


Da tempo le cronache non sportive riportano costantemente notizie circa i disordini che stanno accadendo in Val di Susa per protestare contro i lavori di costruzione delle strutture necessarie per il TAV (Treno Alta Velocità) che dovrebbe collegare l’Italia (Torino) alla Francia (Lione), al grido (di battaglia): NO TAV!


Non siamo abbastanza informati per esprimerci adeguatamente in merito, sebbene, come cittadino convintamente europeo, proviamo dispiacere per l’avversità ad un’opera di modernizzazione che contribuirebbe non poco anche a rimarcare i vincoli appartenenza europea, sia dell’Italia che della Francia.

Crediamo, invece, di essere abbastanza informati per lanciare noi stessi un altro grido (di dolore), questa volta da affidare alle cronache sportive (calcistiche): NO TEV(EZ)!
Ci riferiamo ai “lavori in corso” per cercare di portare in Italia il calciatore argentino Carlos Tevez.
Il citato Tevez è stato “messo sul mercato” (anche da subito, cioè dalla prossima tornata invernale di gennaio 2012) dal proprio club di appartenenza, il Manchester City, per ormai accertati (e sanzionati con fior di multe) comportamenti non propriamente corretti per uno sportivo professionista.

Ed una delle società che per prime hanno avanzato la propria candidatura a dotarsi delle prestazioni sportive dello stesso Tevez è il Milan, come da precise informative provenienti dallo stesso club: proprio stamani il D.G. del Milan Adriano Galliani ha ribadito “lo aspetteremo fino all’ultimo”; e lo stesso Berlusconi ha chiarito che se verrà sarà il benvenuto (e potrà vincere la Champions con il Milan...).
Ma abbiamo anche appreso, al riguardo, che anche il Paris Saint-Germain ha contattato il calciatore ed il suo club di appartenenza e, pare, sia attualmente in vantaggio (offerta di 25 milioni di €) rispetto alle offerte del Milan (ecco perché Berlusconi ha detto chiaramente: ”Tevez scelga: i soldi (con il PGS, ndr) o la gloria (con il Milan, ndr)”.
Come testimoniato dal sito Gazzetta.it, nella trattativa per Tevez si è inserita anche la Juventus che metterebbe sul piatto ben 30 milioni di €.


E allora ci è giunto spontaneo il “grido di dolore”: No Tevez! Non lo vogliamo né al Milan né alla Juventus: insomma, non lo vagliamo nel nostro campionato di calcio di serie A.
Le bizze caratteriali di Tevez sono notorie ed hanno origini lontane e radici nella propria gioventù alquanto travagliata. Lui stesso, non ha avuto pudore nell’affermare che, se non fosse per il calcio, sarebbe morto o in galera:


Di tipi caratteriali simili, cioè poco affidabili sul piano dei comportamenti connessi con l’attività sportiva professionistica, in Italia, siamo già pieni in varie attività sportive (solo per citarne alcuni esempi: Cassano, Balotelli, Pellegrini, Riccò); e non sentiamo proprio il bisogno di aumentarne la rappresentanza. Non c’è posto.

Perciò, rivolto a tutti i club calcistici italiani, per favore: No Tevez.

Aldo

domenica 20 novembre 2011

A San Siro è difficile vederli

Ieri, sabato 20 novembre 2011, si sono giocati alcuni anticipi della 12.ma giornata del Campionato nazionale di calcio Serie A tra i quali: Inter-Cagliari (alle 18.00) e Fiorentina –Milan (alle 20,45).
In entrambi gli incontri sono accadute delle vicende, connesse a comportamenti arbitrali,  che hanno dato adito, come sempre e come ovvio, a diverse interpretazioni.
Ho detto bene: come ovvio. Allora, direte, dov’è la particolarità? Eccola.

Inter - Cagliari (2-1)
Lo spettatore televisivo neutrale ha dovuto giocoforza prendere atto che il primo gol dell’Inter è stato segnato da uno dei due giocatori interisti in una posizione di fuori gioco di tale evidenza (due giocatori per almeno due metri!) che appare davvero incredibile come possa essere sfuggito alla terna arbitrale. Con grande spirito di comprensione,  potremmo assolvere l’arbitro (che comunque era in una posizione sbagliata) che, al momento, aveva la visuale alquanto precaria. Non è, invece, in alcun modo difendibile il competente guardalinee, ben posizionato come evidenziato dalla ripresa televisiva ma che, evidentemente, tutto guardava, tranne la linea del “fuori gioco”. Da lasciare a casa, a giocare coi bambini!
E pensare che, fino ad allora, era stato il Cagliari a giocare meglio; con geometrie pulite, intensità e freschezza atletica assai rilevanti.

Ma siamo alle solite: tutti possono sbagliare; alla fine tutto si compensa, e via di seguito. Ormai, davanti a queste nefandezze, ci si rifugia nell’ironia; ha dichiarato, infatti, Ballardini, allenatore del Cagliari, a fine partita: “A San Siro i fuori gioco è difficile vederli...!”. Grande. Anzi, Grandioso!

Non altrettanto “grande” (e qui è la particolarità, perché chiaramente fazioso), il messaggio inviato, al riguardo, stamane, dalla Gazzetta dello Sport, ai lettori, nella presentazione elettronica del resoconto della partita: nulla nel titolo. Per saperne qualcosa, bisogna andare a leggere l’articolo (e non tutti lo fanno...)  per trovare questa frase sul primo gol di Thiago Motta: “in più che sospetto fuori gioco”.
Non ci siamo signori della rosea; bisogna narrarla giusta. Era fuori gioco; che, in gergo sportivo, in casi analoghi, si qualifica, solitamente:  “grande come una casa”. Vedere la foto (sopra) ed il sito, (link sotto) per credere.

Purtroppo, non è finita qui.

Fiorentina – Milan (0-0)
Nella serata, altro incontro di cartello. Altre contestazioni per comportamenti arbitrali. Stavolta, per varie, presunte erronee, decisioni a svantaggio del Milan.
Lo stesso spettatore televisivo neutrale, preso atto dello strapotere tecnico messo in mostra dal Milan, nonché della enorme differenza del “possesso palla” (circa 70% a favore del Milan) e della conseguente meritevole vittoria che ne sarebbe stato il giusto corollario, non ha però registrato alcunchè  di “grande come una casa”.
Certo, ci sono state trattenute per la maglia (da ambo le parti), tocchi di mano più o meno volontari (da ambo le parti), falli da ammonizione (da entrambe le parti) ed un presunto gol di Seedorf, annullato per fuori gioco, ma che la ripresa televisiva non ha chiarito del tutto e, comunque, nulla a che vedere con il “grande come una casa”.

Ebbene, date una occhiata al sito web (link qui sotto), e notate come il tutto è stato presentato ai lettori, dalla stessa Gazzetta di stamane, nella stessa stesura elettronica, nell’articolo di commento. Titolo a mezza pagina ed in grassetto, che evidenziano i (presunti) errori arbitrali.
Il solito lettore si fa subito una idea: l’arbitraggio è stato uno scandalo.
Il che non è stato!

Cara Gazzetta: non ci siamo. È così che i tifosi vengono diseducati.


Aldo