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sabato 4 agosto 2012

MARIO SCONCERTI scrive di "Scommessopoli" !


 I  nostri lettori più assidui ricorderanno  che già altre volte abbiamo avuto occasione di dissentire dai  “quotidiani sconcerti” che ci propina il caro Mario; ricorderanno anche  i  nostri ricorrenti inviti a godersi la pensione....( si veda, da ultimo,  il “post” del 22 aprile scorso).

E’ di ieri un articolo  pubblicato,  come  al solito, sul Corriere della Sera, sul tema che sta inondando ed avvelenando l’estate 2012 del calcio italiano (scommessopoli);  forse peggio di quanto accadde nello stesso periodo del 2006(calciopoli).

Riteniamo proficuo ed efficace riportare per intero l’articolo in questione,  ed interromperlo, quando occorre, con le nostre considerazioni, riportandole in corsivo.

 “”Giustizia sportiva inadeguata, ma non può valere solo se ti accontenta-Non si può trattare con un'istituzione e poi attaccarla se la trattativa fallisce

Andrea Agnelli ha molte ragioni, la giustizia sportiva è spesso sbagliata e discretamente assurda. Ma dirlo a metà di un processo è assurdo almeno altrettanto.
    Commento    Appare incredibile come si possano scrivere (e, ancor prima, pensare) certe      imprecisioni (ma si potrebbe usare un termine più penalizzante; non lo facciamo per rispetto all’età dell’autore...). Infatti,  non esisteva alcun processo. E non si era, quindi, “alla metà” di alcun  processo. Come tutti sanno (tranne Sconcerti?) , si era nella fase dei “patteggiamenti” . Nella fase, cioè , come le chiama (impropriamente) lo stesso Sconcerti,  delle “trattative”, il cui scopo era ( è ) proprio quello di evitare il processo. 

L'attacco di Agnelli, i toni usati nel comunicato e dallo stesso Conte in aula, entrano di diritto nella medesima arroganza che vorrebbero combattere. È vero, la giustizia sportiva è inadeguata, quasi sempre sommaria, ma lo è da sempre, non è stata inventata adesso per la Juve. Ed è la stessa giustizia con cui fino a ieri la Juve ha cercato di trovare un compromesso, la stessa blandita nei giorni scorsi e nelle lunghe ore in cui si è cercato l'accordo. Fosse stato accolto il patteggiamento, avrebbe la Juve parlato ancora di dittatura?
Commento   Domanda puerile,  indegna di un giornalista  ritenuto (da altri) serio e preparato. Infatti, il problema sta  proprio nella mancata accettazione del patteggiamento concordato con Palazzi. Caro Sconcerti,faccia la persona seria: solo un malato di mente fa un accordo e poi lo critica. E infatti NON è avvenuto questo. E’ avvenuto, INVECE, ciò che lei , non riesce a vedere/capire: tutti i patteggiamenti proposti da Palazzi, sono stati accolti dalla Commissione Disciplinare, tranne uno: quello dell’allenatore della Juventus. Detta cosi, crediamo che anche un ragazzino delle elementari avrà capito . E lei? 

Non si può portare avanti una trattativa con un'istituzione e definirla poi inadeguata e scorretta quando la trattativa fallisce. Dà l'idea che si consideri giusto solo quello che conviene.
   Commento     Non ci siamo, caro Sconcerti. Anche qui la verità viene illustrata da lei in modo inesatto (anche questo termine è caritatevole...). Infatti,  la trattativa NON è fallita. Ma, come tante altre (circa una trentina),  si è correttamente  conclusa  con un formale accordo con il Procuratore  Palazzi che, assieme a tutte le altre, secondo procedura, le ha sottoposte alla Commissione Disciplinare, per l’approvazione definitiva. Quindi,  nessuna trattativa (più esattamente, nessun “patteggiamento”) è fallito. La fase della trattative è stata completata. Poi, ripetiamo perchè Sconcerti lo capisca bene: “POI”(cioè dopo l’accordo , faticosamente raggiunto , senza alcun “blandimento” uscito solo dalla  fantasia di Sconcerti),  è accaduto un fatto straordinario (extra ordinem, direbbero i latini);ripetiamo: tutti i patteggiamenti accettati e formalizzati dal procuratore Palazzi sono stati approvati anche dalla Commissione Disciplinare, e resi , perciò, definitivi . Tranne uno. Quello relativo all’allenatore della Juventus Antonio Conte. Questa è la verità dei fatti, caro Sconcerti. E questa unicità(l’unicità della mancata approvazione del patteggiamento) è stata è l’oggetto di riferimento dell’immediato  comunicato emesso dalla stessa Juventus e che lei tanto condanna.

 Personalmente sono convinto che Conte non c'entri niente, che sia innocente, ma capita vivendo di trovarsi dentro a queste cose, soprattutto in un mondo fragile come il calcio. Non per questo si può sempre pensare (e far pensare) di essere al centro di una guerra, che il mondo ci ha scelto solo come avversari. Troppo semplice. Si rischia di far credere di voler usare la forza del proprio popolo come arma politica, come disuguaglianza iniziale. Cosa che per certo non appartiene storicamente alla Juve e nemmeno al suo impetuoso giovane presidente.
In questo stesso processo per molti altri casi di omessa denuncia sono state fatte le stesse richieste fatte per Conte.
  Commento      Finalmente una cosa esatta. Purtroppo, però,siamo alle solite:  omette(perché ?)  il fatto più importante. Infatti, NON è questo il problema. La disparità che è sotto gli occhi di tutti (tranne che  di Sconcerti) è l’accettazione dei patteggiamenti, già concordati col Procuratore Palazzi, che , ripetiamo,  è avvenuta per tutti quelli che lo hanno richiesto,  tranne che per l’ allenatore della Juventus, Conte. E’ questo il vero problema , completamente sfuggito (?), purtroppo,  alle considerazioni di Sconcerti( ma non alla dirigenza Juventina).
        Sempre nell’ottica di invogliare il caro Sconcerti ad “approfondire meglio” e a riportare “correttamente” i fatti, vorremmo proporgli un giochino: mettiamo il caso che nella redazione del suo giornale ci siano dieci redattori sportivi . Poniamo che solo nove di essi  si “danno da fare” e che  scommettano  su partite di cui già sanno l’esito, ed uno, poniamo Mario Sconcerti, rifiuti di aderire alla combine. Poniamo, poi,  che l’ordine dei giornalisti  venga a conoscenza della situazione, e che, dopo aver molto, ma molto  blandamente  condannato i nove che si sono dichiarati “pentiti” e” collaborativi” (facendo, fra l’altro, il nome di Sconcerti) ,  condanni molto, ma molto pesantemente (diciamo sette-otto volte la pena  assegnata ai “pentiti”) anche  Mario Sconcerti, per non aver denunciato il fatto.
         Domanda: caro Sconcerti, nella situazione sopra descritta, lei scriverebbe questo stesso articolo (lo rilegga bene, prima di rispondere, e sii corretto almeno con se stesso, se proprio non ci riesce nei suoi articoli) ?  Sa come si chiama questo giochino? Mettersi nei panni degli altri, per capirne veramente  la tragedia di una ingiustizia subita.

C'è uno stupido tariffario a gestire le accuse, non un Signore del Male. Tanto stupido e automatico che si era voluto evitare patteggiando. Cambiare opinione a seconda della sentenza è comprensibile, ma abbastanza sospetto. La Juve ha subìto molto dalle sentenze di Calciopoli, ha pagato un prezzo assolutamente sproporzionato. Ora che è tornata deve però imparare a riappropriarsi del suo ruolo. Una Juve costantemente sulle barricate è fuori dalla storia, non serve né al calcio né a se stessa. Né tantomeno a riscrivere una giustizia sportiva nuova. Cosa invece ormai indispensabile. 
Commento   Una Juve , con la sua storia , con le sue argomentazioni ( su  calciopoli, prima (che continua...) ed, ora, con  scommesso poli) per le ingiustizie patite , è perfettamente  in grado di dare la scossa decisiva per il cambiamento della giustizia sportiva.
         Se non lo fa la Juve, presentando il conto delle malefatte subite, chi lo fa? il prescritto Moratti? Lei? con le sue melense, ossequiose e chiaramente disimpegnate argomentazioni del tipo “volemmose bene” o del tipo “col buon senso si risolve tutto” ? Quale “buon senso”, quello del Presidente del Coni Petrucci o del Presidente della FIGC Abete ? gente ormai squalificata agli occhi della generalità degli sportivi Italiani?
         Gli sportivi italiani , Caro Sconcerti, sono stufi di queste argomentazioni vuote, inutili,a sfondo conservatore di violenze del potere costituito,  che lo usa in modo ingiusto e discriminatorio.

E’ ora di smetterla caro Sconcerti; lo Sport italiano ha bisogno di ben altre Persone e di ben altra Giustizia; ma a fatti,  non con le  parole al vento (come le sue)  o con insulsaggini  dialettiche ( come quelle dell’accoppiata Petrucci-Abete).
  Ribadiamo: se non è più capace di vedere al di là del suo naso(come abbiamo testé dimostrato), si goda la pensione.





mercoledì 14 marzo 2012

Applausi a un ciclo

Sono quelli che ha riservato il pubblico di San Siro ieri sera a una squadra che ha scritto pagine memorabili nella storia dell’Inter e più in generale del calcio italiano.
Struggente l’atteggiamento dei tifosi nerazzurri a fine gara che, riconoscendo lo sforzo e l’incapacità a fare di più dei propri beniamini, si lasciano andare a un omaggio a un gruppo di giocatori che in pochi anni ha regalato loro gioie immense, quasi dimenticate.
La squadra che è stata costruita sull’onda di Calciopoli non è più competitiva: né in Italia, né tantomeno a livello europeo. La squadra che vinse la Serie A con 22 punti di vantaggio sulla seconda nel 2006/07 stabilendo il record di punti fatti (97) non esiste semplicemente più. E il fatto che sia stata eliminata dalla Champions League da una squadra chiaramente inferiore non fa altro che mettere in risalto come l’attuale Inter non riesca più a imporsi sul rettangolo di gioco: tutto riesce faticoso a questa Inter, e l’idea di fragilità che ne deriva è troppo grande per poter conviverci ad alto livello.

È anche un semplice fatto anagrafico. Le carte di identità recitano:
-          Lucio 34 a maggio
-          Samuel 33
-          Maicon 31
-          Cordoba 35
-          Chivu 31
-          Zanetti 38
-          Cambiasso 31
-          Stankovic 33
-          Milito 32

Uno zoccolo duro così anziano si può mantenere solo se affiancato da giovane linfa di altissima qualità: e i vari tentativi fatti con Nagatomo, Ranocchia, Poli, Alvarez, Coutinho, Pazzini e Zarate non sono stati sufficienti.

Volendo si può far risalire l’inizio della fine anche a l’estate scorsa quando Eto’o (uno dei crocevia per l’ascesa dell’Inter al Triplete) decise di lasciare il club nerazzurro per andare in Russia a riempirsi di petroldollari. O volendo anche prima, con l’apice interista, raggiunto con la vittoria della Champions League sul Bayern, dal momento che dopo è stato un susseguirsi di incertezze (vedi il numero di allenatori), scelte sbagliate e delusioni.

Però in pratica, il gol di Brandao al 92’ di Inter-Olympique Marsiglia fa da spartiacque per la storia del club milanese, come chiaramente si evince anche dalle dichiarazioni di Massimo Moratti:

“Un'idea saggia potrebbe essere partire pensando al futuro non in termini immediati, costruendo con una squadra essenzialmente giovane. Il problema è che se dopo tre partite non va tutto bene cominci a pentirti..."

E quindi? Siamo alle solite: una delle big three della Serie A trova difficoltà a permettersi di programmare a lunga scadenza, i tifosi semplicemente non ne vogliono sapere. Però sembrerebbe proprio la strada da seguire per l’Inter, dal momento che le principali concorrenti si trovano in posizione migliore: il Milan è nel bel mezzo di raggiungere un apice (prima che alcuni giocatori chiave, Ibra su tutti, diminuiscano eccessivamente il proprio rendimento per colpe anagrafiche), la Juve ha appena iniziato un ciclo con il quale ha già posto solidissime basi per la prossima stagione (e oltre), la Roma ha iniziato un progetto di più ampio respiro simile a quello che dovrebbe intraprendere l’Inter per alcuni.

Il nodo è Sneijder: nelle ultime due stagioni (beh, soprattutto questa in corso), la cosa di cui si è sentita di più la mancanza è un punto di riferimento nella costruzione del gioco, nel trovare varchi nelle difese avversarie, nella creatività per andare in rete. Da un punto di vista calcistico occorre quindi fare una decisione molto chiara. O si mette l’olandese al centro della nuova squadra (Sneijder è classe 84), con tutti i rischi che ne possono convenire (l’abitudine all’infermeria del trequartista), o lo si cede per capitalizzare e rifondare il modulo di gioco, acquisendo giocatori promettenti e selezionando quali senatori trattenere.

lunedì 13 febbraio 2012

VALENTINO ROSSI: non vede il rosso e neppure la rossa

Alcune premesse
Che Valentino Rossi, da quando è arrivato alla “Rossa” abbia completamente deluso, dovrebbe essere generalmente noto.
Che lo stesso Valentino sia il più pagato  tra gli sportivi professionisti italiani, di qualsiasi disciplina, calcio e automobilismo inclusi forse è meno noto, ma è così.
Che Valentino Rossi sia un supporter dell’Inter dovrebbe essere pure noto alla generalità degli sportivi.

Il Fatto
Dopo la sconfitta dell’Inter, in casa, contro l’ultima in classifica, il Novara, il Rossi si è sbizzarrito in alcune delle sue ormai proverbiali, scellerate considerazioni (ma, secondo lui, geniali, tanto da valergli una laurea, sebbene “honoris causa”).
Riportiamo, allora, queste considerazioni, espresse da Valentino, commentandole brevemente (desumendole dai media e citando, per brevità una sola fonte, per tutte:

Nel corso della partita, ha detto: “stiamo giocando contro il Real Madrid” (alludendo alla casacca bianca del Novara).

A fine partita, ha detto: "Non vorrei essere il portacenere di Moratti stasera"; "Il cambio Eto'o-Forlan è paragonabile a quello Roberto Carlos-Pistone"; "ma perché abbiamo venduto Thiago Motta?"; "alla fine anche sfigati, c...". (Nel momento del palo colto da Sneijder)

Il Rosso e la Rossa
Riteniamo vergognose le citate esternazioni del Rossi che, in uno dei momenti più bui della storia calcistica della propria squadra, esprime le solite baggianate, dall’alto della sua laurea (seppure “honoris causa”) e dall’alto dei suoi spropositati guadagni.
E non vede il tragico “rosso” che si è creato nel patrimonio (del presidente Moratti), sia finanziario sia umano, cioè nel parco giocatori che compongono la squadra. Perché questo è il vero problema dell’Inter: chiusa, come è, tra i due fuochi del fair play finanziario (che non consente di acquistare nuovi e costosi campioni) e dalla età non più idonea all’attività calcistica della gran parte degli attuali campioni, che quindi non hanno più mercato e non consentono, perciò, di fare cassa, necessaria per il rinnovo ed il ringiovanimento della squadra. Ma Valentino questo “rosso” non lo vede; e non perché è tifoso, ed il tifo, come è noto, acceca; ma perché, in realtà, a lui, della “ propria Inter”, non importa nulla.
Come pure, con altrettanto tragica realtà, non gli importa nulla della “rossa” (la Ducati), alla quale si è presentato vecchio (sportivamente, ovviamente), rotto, nel corpo (è di ieri la notizia di un nuovo intervento par rimuovergli un ferro) e nello spirito (cioè appagato moralmente e finanziariamente). E non si rende conto del danno che sta creando alla gloriosa “rossa” Ducati: danni di immagine, per i mancati risultati sportivi; e finanziari, in ragione di una retribuzione che, da sola, sta portando la Ducati fuori dalla competizione sportiva per mancanza di mezzi finanziari.
Ovviamente, lui, Valentino, si dichiarerà “sorpreso”, quando apprenderà che la rossa Ducati sta scivolando verso una gestione, sportiva (mancanza di risultati) e finanziaria (mancanza di denaro) fallimentare.
Davanti al rosso patrimoniale e finanziario dell’inter e della rossa Ducati, Valentino prenda coscienza: non è più lecito fare il giovincello, esternando insulse bravate.
Quanto meno, si comporti da signore: restituisca il mal tolto alla rossa, messa, da lui, sul lastrico, sportivo e finanziario.

sabato 11 febbraio 2012

JU29RO: we can change!

Ci rendiamo conto che il titolo di questo articolo potrebbe apparire alquanto ostico e misterioso, alla generalità dei lettori interessati al mondo del calcio.
Pensiamo, inoltre, che potrebbe trovare qualche immediata comprensione da parte dei tifosi juventini ed interisti.
Quindi, diamo, da subito, spiegazione del titolo in questione; poi ne illustreremo la problematica:

- “ju29ro” è un acronimo che sta letteralmente a significare “Juventinovero”. E, come appare evidente, mette in risalto il numero 29 che si riferisce, ovviamente, al numero degli scudetti che la Juventus ha vinto “sul campo”. In realtà, come ormai dovrebbero conoscere tutti gli appassionati di calcio, la Federazione Italiana Giuoco Calcio (in appresso: FIGC), ne riconosce solo 27, avendone, per le note vicende di Calciopoli, revocato uno (quello 2004/2005) ed assegnato all’Inter un altro (quello 2005/2006);
- tale acronimo è anche l’effettivo nome di un Club juventino, molto conosciuto (almeno tra i tifosi della Juventus) che pubblica il suo notiziario quotidiano sul relativo blog: www.ju29ro.com
- “We can change”, tradotto, significa “possiamo cambiare” ma è traducibile anche in “dobbiamo cambiare” oppure, che sarebbe, in questo caso, la traduzione più confacente: “è ora di cambiare”. Come alcuni ricorderanno,”we can change”, costituì, circa quattro anni or sono, il grido di battaglia (vincente) nella campagna elettorale che portò Obama alla Presidenza degli Stati Uniti d’America.

E veniamo a noi.
Cosa intendiamo proporre ai lettori, con questo articolo?
Nei giorni che stiamo vivendo, nei momenti in cui scriviamo, gira, nell’aria gelida, innevata e spazzata dal terribile vento di Blizzard, un’idea “che tutti pensano ma che nessuno dice”.
Ebbene,questa idea noi vogliamo dirla; vogliamo cominciare a parlarne: “Cosa accadrà, se la Juventus dovesse vincere lo scudetto della stagione in corso?".

Specifichiamo meglio il problema, con una domanda ai diretti interessati: “Carissimi Petrucci (CONI e relativi organi giudiziari), Abete (FIGC e relativi organi giudiziari) e Moratti (Presidente dell’ Inter), che continuate ancora a far finta di non vedere, di non sentire e, di conseguenza, di non parlarne (appunto come le tre scimmiette), nel malaugurato (per voi) caso che ciò dovesse verificarsi, quale numero di scudetto (e quante stelle...) dovrebbe considerarsi raggiunto, da parte della Juventus?”
Ormai, si parla chiaramente, con qualsiasi sistema mediatico, (non stiamo a citarli, tanto è diffuso il pensiero) che la Juventus appare la più realistica contendente del Milan nella corsa allo scudetto. Addirittura in questi giorni, dopo la chiara vittoria della Juventus sullo stesso Milan, al Meazza, in un incontro valido per la Coppa Italia, si parla ormai chiaramente di “Juventus favorita nella corsa allo scudetto”.
Tutto ciò, per ricordare ai signori Petrucci, Abete e Moratti, che non stiamo parlando di ipotesi irrealistiche; e che, semmai, irrealistico appare il sistematico rinviare, meglio, il rifiutarsi di affrontare, e risolvere, possibilmente prima della fine del campionato in corso, il problema degli scudetti da riconoscere alla Juventus: 27 (riconosciuti) o 29 (vinti sul campo)?
Allora, vogliamo seriamente e, soprattutto, responsabilmente, affrontare il problema?
E, a scanso di equivoci, chiariamo che non stiamo, qui, suggerendo o parteggiando per nessuna soluzione (perché, alla fine, la giustizia, quella “vera”, sistemerà le cose e chi avrà sbagliato pagherà): stiamo semplicemente ricordando che esiste il problema e che, prima che sia troppo tardi, sarebbe opportuno, quanto meno, discuterne.

lunedì 2 gennaio 2012

MALA TEMPORA CURRUNT: Moratti, Auricchio e Rossi

Secondo le previsioni che inflazionano i giornali in questi giorni di fine 2011 ed inizio 2012, il nuovo anno dovrebbe essere davvero un disastro sotto vari punti di vista; lo dicono i sindacalisti (si perderanno 300.000 posti di lavoro); lo dicono i politici e gli esperti finanziari (la crisi si sentirà ancora nel 2012), lo dice il regista cinematografico Roland Emmerich (emerito catastrofista...) nel film “2012” e, dulcis in fundo, lo dissero, a suo tempo, anche i Maya (ci sarà la fine del mondo).

Noi ci limitiamo a fare una previsione, come si dice, molto meno “impegnativa”, perché riguardante il gioco del Calcio: prevediamo, infatti, un anno 2012 “terribilis” per i signori Moratti, Auricchio e Guido Rossi.
Come è ormai abbondantemente notorio, questi signori (con la “s” minuscola, perché non meritevoli della maiuscola) sono stati artefici, a vario titolo e con vario grado di responsabilità, della intricata vicenda venutasi a creare nel Calcio italiano, conosciuta come “Calciopoli”.
Perché questa previsione malefica? eccone, distintamente, i motivi.

Massimo Moratti
Da lungo tempo Presidente e “magnate” del Club calcistico Internazionale di Milano (in seguito: Inter), si ostina, contro ogni evidenza e contro ogni fatto accertato, e, soprattutto contro quanto ormai certificato nella relazione del primo luglio 2011, del Procuratore della giustizia sportiva Palazzi, a sostenere che il proprio Club, e i propri dirigenti, non hanno nulla a che vedere con l’affaire Calciopoli e che, pertanto, lo scudetto 2006, tolto alla Juventus ed assegnato all’Inter, non è in discussione.
Come gli sportivi che seguono le vicende calcistiche sanno, il citato Procuratore Palazzi, ha chiaramente evidenziato, nella sua citata relazione, le responsabilità dell’Inter (anche attraverso il suo ex Presidente – pro tempore ) “in violazione dell’art. 6 del pre vigente codice di giustizia sportiva oggi sostituito dall’art 9 “ ( cioè per responsabilità da illecito sportivo diretto) concludendo ed affermando, tuttavia, circa la impossibilità di procedere, per intervenuta prescrizione.
Naturalmente, il Moratti, si guarda bene dal rinunciare alla prescrizione per far sì che la giustizia sportiva proceda per il suo corso (come direbbero i napoletani: ccà nisciun è fess !); e ciò, nonostante la dichiarazione (invero alquanto infantile) del Presidente della FIGC Abete: “mi auguravo la rinuncia alla prescrizione da parte dell’Inter” .
La vicenda, ovviamente, non può (e non deve, in un paese “di diritto”) finire così. Ed infatti, sono subito intervenuti alcuni dei danneggiati dalla vicenda “Calciopoli” a cominciare dal Presidente della Juvenus, Agnelli, per proseguire con il Presidente della Fiorentina, Della Valle e per finire (almeno per ora) con l’ex arbitro Pieri: tutti a chiedere, per vari aspetti, giustizia reale, e, soprattutto, uniformità di giustizia. Cioè, quella uniformità di giustizia negata dagli organi della giurisdizione sportiva, tutti dichiaratisi “fuori” (in questo, sì, stranamente “uniformi”) per asserita incompetenza.
Quella Giustizia che molto probabilmente arriverà nel 2012, e saranno grossi dispiaceri e giornate amare per il caro Moratti.

Attilio Auricchio
Già Tenente colonnello dell’Arma dei Carabinieri, ora Capo di Gabinetto del Sindaco di Napoli De Magistris, è stato il principale artefice della malaugurata indagine che ha prodotto lo scandalo “Calciopoli”, originariamente battezzato “Moggiopoli” (dalla Gazzetta dello Sport, del già Direttore Candido Cannavò).
Ancora oggi (novembre 2011- intervista sulla “solita” Gazzetta dello Sport) dichiara che tutto fu regolare. Che solo certa stampa ed i tifosi Juventini sollevano polveroni contro la sua indagine.
Ciò, nonostante le chiare accuse contenute nella Relazione Palazzi che evidenziano l’illegalità, la dabbenaggine, la superficialità, il “senso unico” utilizzate nel corso dell’indagine, con conseguenze devastanti per gli interessati colpevolizzati e penalizzati.
E’ colui che disse, spudoratamente : “ piaccia o non piaccia non ci sono telefonate di Moratti e Facchetti con i responsabili del settore arbitrale...”. Ma era lui, e non altri, che le aveva “nascoste”.
Smentito in modo clamoroso dalla relazione del Procuratore Palazzi.
E’ colui , come già rilevato, che ha eliminato e nascosto le telefonate poi tornate alla luce durante le indagini del Procuratore Palazzi e nel corso del Processo di Napoli, e che avrebbero modificato sostanzialmente le decisioni assunte su Calcioli.
Ma stia tranquillo (meglio: cominci a tremare!): il 2012 sarà una catastrofe (almeno giudiziaria!) anche per lui.

Guido Rossi
Meglio noto, ormai, alla generalità degli italiani, con la qualifica di “faccendiere”, in relazione alle innumerevoli faccende cui si è trovato (e ancora si ritrova!) a disbrigare (e la cui sola elencazione occuperebbe un articolo di due di queste pagine...).
Personaggio alquanto sinistro, oltre che uomo di sinistra (eletto in rappresentanza della sinistra indipendente nella X legislatura), tra i suddetti incarichi/faccende ha anche svolto, per quanto qui ci riguarda, i seguenti:

- è stato, tra la fine degli anni novanta e i primi anni del duemila, membro del Consiglio di amministrazione dell'Inter (ovviamente, profumatamente pagato dall’amico Presidente Massimo Moratti);

- nel 2006 viene nominato commissario straordinario della FIGC per gestire la situazione di emergenza creatasi con lo scandalo di Calciopoli. Rimarrà in carica per tre mesi, durante i quali assegnerà (guarda caso!) all'Inter, in qualità di prima squadra “onesta” (sic! Ma ora “prescritta”) classificata dopo Juventus e Milan, entrambe penalizzate perchè, ovviamente, considerate “disoneste”, lo scudetto 2006 (vinto, come è noto, sul campo, dalla Juventus);

- sfacciatamente presente allo stadio Santiago Bernabeu di Madrid (non aveva di meglio da fare, in altre faccende ?), il 22 maggio 2010, per la Finale di Champions tra il Bayern di Monaco e la stessa Inter, comodamente seduto nel settore Vip. Come mai? Ce lo spiegò, molto “Candidamente” (...), la stessa “Gazzetta dello sport”, nell’edizione del giorno dopo: era lì perché l’Inter di Moratti (guarda caso!) lo aveva designato all’UEFA come propria persona VIP con posto riservato, appunto, nel settore VIP;

- è l’uomo recentemente chiamato, dal Presidente della Fiorentina Diego Della Valle, al pubblico chiarimento delle proprie responsabilità perché: «sto ancora aspettando di capire perché la mia famiglia e la mia società sono stati coinvolti in una storia in cui siamo vittime e non colpevoli»; chiarimento sostanzialmente negato, perché espresso mediante dichiarazione in burocratese e politichese, sostanzialmente inutile, e, quindi, chiamato (il Rossi) dallo stesso Della Valle, ad una azione giudiziaria per abuso od omissione di atti d’ufficio in relazione ai suoi comportamenti nelle funzioni di Commissario straordinario della FIGC in materia di Calciopoli (e a ciò, non si potrà certo negare e dovrà parlare in Italiano corretto e comprensibile al “buon padre di famiglia”...);

http://www.corriere.it/sport/11_dicembre_16/della-valle-denuncia-guido-rossi_ed2120aa-281b-11e1-a7fa-64ae577a90ab.shtml

- è anche l’uomo recentemente coinvolto (assieme al succitato Auricchio) nell’esposto-denuncia presentato alla Procura della Repubblica di Roma dall’ex arbitro Tiziano Pieri perché "Sono migliaia le telefonate scomparse e ritrovate, ritenute frettolosamente irrilevanti dagli inquirenti, ma sicuramente determinanti per la ovvia potenziale decisività di ricaduta rispetto all'esito del processo" chiedendo, perciò: "che l'Autorità Giudiziaria competente accerti quali furono i metodi utilizzati che condussero al paradossale stato di cose, verificando le eventuali condotte penalmente rilevanti relative all'attività di indagine espletata nel procedimento di cui sopra... E per questo motivo mi batterò in tutte le sedi di Giustizia perchè sia riconosciuta nel merito la mia totale estraneità ai fatti".

http://www.corrieredellosport.it/calcio/calciopoli/2011/12/29-212712/Telefonate+scomparse.+Esposto+ex+arbitro+Pieri

Sebbene ci sia ancora molto da addebitare al “nostro” Rossi, pensiamo sia oltremodo sufficiente per pronosticargli un terrificante 2012, degno della profezia dei Maya: fine delle sue malefatte faccende.

Ecco, perché, per tutti i tre illustri (?) sopra ricordati, come dicevano i Romani: “Mala tempora currunt”.

sabato 17 dicembre 2011

Calciopoli: una logica condizionata


Come ormai è noto, le dichiarazioni ufficiali riportate dalla generalità degli organi di stampa, sono concordi: il “tavolo della pace” si è risolto con un nulla di fatto.
Qualcuno (come lo scrivente) ha anche fatto rilevare che si è trattato addirittura di uno sperpero di pubblico denaro, considerato che il “nulla di fatto” era abbondantemente ed agevolmente previsto e prevedibile.
Ha fatto eccezione, ieri, Tuttosport, che ha riportato, in bella evidenza, in prima pagina:

“Ecco il documento che cancella Calciopoli”

Spinti dalla curiosità, derivante dalla ormai pluriennale dimestichezza con questo affaire, siamo andati a leggere e, prima di commentare, ne riportiamo il contenuto letteralmente, nonché il link perché anche i lettori di questo articolo possano prendere coscienza di cosa si tratta:

“[...] Convinti che il fenomeno chiamato Calciopoli – contraddistinto da comportamenti deliberati o solo indotti da clima di quel periodo e a prescindere dalle sentenze e dalle decisioni sin qui assunte dagli organi competenti – rappresenta nel suo insieme il periodo più oscuro nella storia del calcio italiano considerato che gli stessi organi federali di allora seguirono le logiche condizionate dal momento adottando in qualche caso provvedimenti che in circostanze diverse e con analisi più complete e approfondite, avrebbero potuto avere forme e contenuti differenti”.


Ora, prima di analizzare il contenuto del “documento”, vorremmo far notare:
·         in realtà non si tratta di un “documento”; o, almeno, non è un documento ufficiale; Tuttosport, infatti,  afferma di avere il documento, ma si affretta a chiarire che non è uscito dal “tavolo della pace”;
·         se non è uscito dal “tavolo”, da dove è uscito? Chi lo ha redatto? Possibile che ciò che gira intorno all’affaire Calciopoli debba costantemente essere oggetto di misteriose vicende?
·         come mai di questo “documento” (non ufficiale) parla, affermando di “possederlo”, solo Tuttosport (notoriamente, quotidiano sportivo di Torino, che di Calciopoli fa una battaglia vitale, a difesa della Juventus) e nessun altro quotidiano? La cosa appare alquanto sospetta, è ovvio. Tuttavia, stante la clamorosità e le conseguenti responsabilità che ne potrebbero derivare anche alla stessa testata giornalistica, siamo portati a credere che “qualcosa” in realtà, esiste.

Ma, supponiamo per un istante che tale “documento”, pur non essendo ufficiale, riporti fedelmente il comunicato che si intendeva ufficializzare, ma che, per l’opposizione di qualcuno seduto al tavolo (peraltro, ben individuabile da chi conosce le vicende...) non è diventato tale.
E cerchiamo di analizzarne il contenuto:

1.    “[…] Calciopoli, contraddistinto da comportamenti deliberati o solo indotti da clima di quel periodo”
Per la prima volta emerge un concetto: “comportamenti indotti dal clima di quel periodo”. Cosa vorrà dire? Non difficilmente, riteniamo: nella gestione di “Calciopoli” ci sono stati (anche) comportamenti illegali, ”indotti dal clima”  che si era creato in quei frangenti.
Quale “clima”? Non certamente quello meteorologico (era l’estate del 2006, e il “clima” era generoso)! Bensì il clima di avversità sportiva creatasi negli anni, nei confronti del club calcistico Juventus (e di alcuni suoi dirigenti), colpevole di null’altro se non di essere “troppo” forte e “troppo” vincente. Questa avversità emergeva in tutta evidenza non solo nella generalità dei tifosi (ovviamente, non juventini), donde le famigerate t-shirt “Rubentus” (molto sintomatico...) andavano a ruba, ma, soprattutto, anche in alcune testate giornalistiche: in primis La Gazzetta dello Sport, il cui Direttore dell’epoca, creò addirittura il fantasioso termine “Moggiopoli”, non accorgendosi (o non volendo accorgersi?) che, in realtà, era il calcio, nella sua generalità, malato (donde: ”Calciopoli”), come troppo tardi, a prescrizione (volutamente?) intervenuta, emerso con la relazione di Palazzi (luglio 2011).
Infine, trova plateale conferma quel che disse un giudice partecipe della sentenza finale che condannò la Juve: “abbiamo deciso tenendo conto della volontà popolare”. Se c’era ancora qualche dubbio, ora non più.

2.    “[…] Considerato che gli stessi organi federali di allora seguirono le logiche condizionate dal momento”
Ripetiamo: se questo “documento”, non ufficiale, riporta fedelmente il contenuto di quello che doveva diventare ufficiale, siamo veramente di fronte a quello che dice Tuttosport: questo (pseudo)documento “cancella Calciopoli”.
Ma non basta. Qui non solo si cancella Calciopoli, ma si dichiarano apertamente le responsabilità della Federazione (FIGC, cioè Abete e precursori) e dello stesso CONI (cioè Petrucci), responsabile della scelta dirompente di nominare il faccendiere Guido Rossi quale Commissario straordinario per gestire “Calciopoli”.
3.    “[…] Adottando in qualche caso provvedimenti che in circostanze diverse e con analisi più complete e approfondite, avrebbero potuto avere forme e contenuti differenti”
È il de profundis di Calciopoli, perché qui emergono le responsabilità per le decisioni, le delibere e le sentenze  adottate dagli organi federali che, si ribadisce, furono assunte senza “analisi più complete e approfondite”: quindi, con superficialità inconcepibile soprattutto per gli Organi di Giustizia sportiva.
Va notato e sottolineato che, anche qui, per la prima volta, emerge il concetto di “analisi non complete e non approfondite” che hanno costituito la base delle decisioni, delle delibere e delle sentenze degli organi federali. Infine, si afferma sempre per la prima volta e con parole chiarissime, che le decisioni e le sentenze di Calciopoli (soprattutto la “distruzione” della Juventus) “avrebbero potuto avere forme e contenuti differenti”.

Conclusione
Chi scrive è scettico: non sembra vero, che, tutte insieme e in poche righe, siano state riassunte e,  contemporaneamente, chiaramente evidenziate, le molteplici discrasie, di vario genere (“nel suo insieme...”), emerse fino ad ora e che ormai sono diventate patrimonio culturale di chi segue costantemente la vicenda Calciopoli.
Ma di una cosa si può essere certi: se qualcosa di vero contiene questo documento, ci saranno, a breve, conseguenze (denunce) sulla giustizia ordinaria penale per cui Calcipoli non solo non si potrà dire “cancellata”, ma incancrenita. Fino a quando gli organi di giustizia (ordinaria, perché quella sportiva si è dichiarata spudoratamente “fuori”) non faranno veramente giustizia.
Altro che il “buon senso” tanto conclamato dal Presidente del CONI Petrucci…
Solo la “giustizia”, con l’emergere e la condanna delle responsabilità, può portare ad una vera pacificazione.

Diego Della Valle denuncia Guido Rossi. A confermarlo è lo stesso patron della Fiorentina sul sito della società:

“Ho conferito mandato ai miei legali di agire, nelle sedi competenti, nei confronti dell’allora Commissario Federale Guido Rossi e di altri per la gestione assunta dagli stessi durante il processo sportivo di Calciopoli celebrato nell’estate 2006. Le azioni legali verranno avviate per censurare i comportamenti assunti dagli stessi nella gestione del processo sportivo”.


484 caratteri (il cuore del comunicato), virgolette escluse, che avrebbero fatto la rivoluzione, non la revisione di Calciopoli: è il testo finale del comunicato congiunto che Gianni Petrucci voleva e poteva far firmare alle parti al tavolo politico (perché la pace ci può essere solo se c’è giustizia).
Aveva ragione Diego Della Valle primogenitore dell’idea del tavolo: la parola “frettoloso” accanto al riferimento ai processi sportivi del 2006 manca, eppure proprio quel termine e il sostantivo da cui deriva l’aggettivo, fretta, è stato il leit motiv della convention di 300 minuti al Coni. Un leit motiv condiviso, anche implicitamente da tutti gli astanti. La parola frettoloso non l’avrebbe firmata mai, Moratti, perché le parallele senza convergenza possibile sono sembrate quelle del patron interista e del suo ex consigliere d’amministrazione in nerazzurro e amico, Diego Della Valle. Che è imbelvito da questa estate per la scoperta di telefonate sparite fino alla prescrizione, di baffi spuntati e tagliati prima del loro inserimento in quelle informative che hanno inchiodato anche la sua Fiorentina. E lasciato a goderne Inter, Roma e Messina.
Va fatta un’esegesi, però, di quelle 7 righe dattiloscritte che Tuttosport è in grado di fornirvi nella versione definitiva eppure abortita al Tavolo. Va anche radicata, ogni singola frase, nella storia, riletta alla luce di quanto successo prima, durante e dopo il periodo maggio-luglio 2006. Ricordando sempre la figura centrale nella vicenda di Guido Rossi .

“NEL SUO INSIEME” – Dopo l’intro che certifica il fatto che di Calciopoli si tratti, e che intende diversificare il tipo delle responsabilità e dei comportamenti (“deliberati o solo indotti”) e delle sentenze rese (con relative decisioni, anche quella dello scudetto 2006), ecco la prima svolta semantica partorita dal Coni di fronte alla federazione protagonista e interessata (al tavolo c’erano Abete e il dg Valentini). Quel periodo “nel suo insieme” rappresenta la pagina più oscura nella storia del calcio italiano. Nel suo insieme ricomprende - oltre ai fatti sanzionati: perché la Juve ha scontato! - il modo in cui si indagò, in cui si esclusero indizi di prova per un processo purificatore del calcio tutto, si selezionò. Rileggetevi interrogatori (cfr. Bergamo all’Ufficio indagini, 8 giugno 2006: “Parlavo con tutti” e fa i nomi), interviste come quelle di Tavaroli, Cipriani e Nucini (maggio-giugno 2006: indagine in corso) e passi delle stesse informative (Bergamo parla con la Fazi di incontri con Moratti, Spinelli e con Pairetto dei rapporti con Governato emissario di Corioni).

Aldo

mercoledì 14 dicembre 2011

La Tavolata è finita, andate in pace (?)


Come previsto (e prevedibile) dalla generalità degli sportivi, il “tavolo della pace” si è concluso... senza concludere. Che ormai è diventato il ritornello nella gestione della Federazione Italiana Giuoco Calcio: Consigli che si dichiarano incompetenti; Giudici sportivi che non decidono; breafing che non concludono; tempi lasciati trascorrere fino alle prescrizioni, “tavoli” che diventano “tavolate”... Un disastro, uno scandalo!

Era tutto, e da tutti, previsto; tranne che dai citati “Capoccioni” (nel caso: Petrucci e Abete); cioè quelli che hanno maldestramente utilizzato il potere loro assegnato di organizzare e spendere (i soldi nostri...); e che questo potere utilizzano solo per scaldare poltrone, pronunciare parole e discorsi  inconcludenti e senza costrutto: “aria fritta”, per usare un’espressione dei nostri tempi.

E allora, proprio come direbbe Totò (“e io pago!”), vorrei chiedere a questi Signori: ora, la giornata con la “tavolata” inutile, chiaramente e prevedibilmente inutile, con tutti i relativi costi, chi la paga? Qualcuno potrebbe (anzi, dovrebbe) contestare ai citati Petrucci ed Abete, il danno erariale derivante da uno sperpero inconsulto di denaro pubblico!
Signor Ministro dello Sport: non è suo dovere (meglio, obbligo) intervenire? Cosa deve ancora accadere, cosa dobbiamo ancora vedere, quanta altra “aria fritta” dobbiamo ancora respirare,  perché questo CONI e questa FIGC, siano commissariati?
Per rendere l’idea di cosa sia accaduto e dei risultati (non) raggiunti, riportiamo una selezione delle dichiarazioni dei due Presidenti (CONI e FIGC) a fine “tavolata”:

Petrucci, presidente del CONI:
”Non lo considero un fallimento, ma un tentativo non riuscito, perché comunque si è discusso. Mi aspettavo un esito diverso. Agnelli e Moratti si sono parlati. Il rapporto è stato sereno, mai nessuno ha alzato la voce, nessuna incomprensione, solo ognuno ha ribadito le proprie posizioni e non è stato possibile trovare un accordo. Ho messo cuore ed entusiasmo. Anche senza aver raggiunto un risultato, proveremo a guardare avanti. Dovevamo lenire una ferita ancora aperta. È un tentativo non riuscito e basta. Devo essere onesto e sincero, le scorie di Calciopoli sono ancora molto scottanti, per cui ognuno è rimasto nelle proprie posizioni".

Abete, Presidente della FIGC:

"Il confronto c'è stato, il rispetto pure. Purtroppo è rimasto il conflitto. I rapporti personali sono di grande serenità. Abbiamo fatto le cose in buona fede e con trasparenza, Calciopoli l'ho combattuta prima e mi trovo a combattere gli effetti oggi”.

Vedere e leggere, per credere:

Avete letto bene; tutto vero: incaricati di funzioni pubbliche, Presidenti di CONI e FIGC, con poteri di spendita di denaro pubblico (cioè soldi nostri) che sostanzialmente e candidamente ammettono di aver sbagliato, di non aver capito bene, di aver creduto erroneamente, di averci messo cuore ed entusiasmo, che i rapporti sono sereni.
Ebbene? Risultato? Zero; zero assoluto. Soldi spesi senza risultato, ma: “comunque si è discusso”!!

Conclusione? Ora basta; CONI e FIGC: tutti a casa; e non per le vacanze natalizie; bensì per manifesta incapacità; quindi, per sempre: non vi vogliamo più vedere seduti a quelle poltrone.

Aldo

Tavolo o Tavolata?

Immagino che la generalità degli sportivi, in particolare quelli di fede Juventina e di fede Interista, sapranno che oggi è il 14 dicembre 2011: cioè il giorno del “Tavolo” organizzato dal Coni.
Al riguardo, questo, è il pensiero del Presidente della FIGC Abete, espresso negli ultimi giorni, in varie occasioni:


"Penso che andiamo al tavolo con grande serenità, è un momento importante di confronto, un'occasione di chiarimento collegata ad una progettualità. C'è una necessità per tutti di guardare avanti, per il Paese e per il mondo del calcio. La Figc andrà con lo spirito giusto, sapendo che ha un ruolo di terzietà rispetto ai tanti interessi legittimi e alle faziosità fisiologiche del mondo del calcio. La Federcalcio, per cultura istituzionale, ritiene che questo incontro sia giusto, ma non si farà strattonare. Siamo molto disponibili, ma non subiremo pressioni che determinino delle forzature. Mi aspetto che i problemi vengano affrontati nel modo giusto, e cercheremo, a conclusione di questa chiacchierata, di fare una sintesi. È scorretto nei confronti dei protagonisti fare delle previsioni. I dirigenti si siederanno al tavolo con lo spirito giusto. Sarà un bel lavoro per tutti”.

E questo è il pensiero del Presidente del CONI, Petrucci, espresso negli ultimi giorni, in varie occasioni:

"C'è mancanza di rispetto per le regole e per l'etica… Se va avanti così (il calcio, ndr) sarà commissariato dall'opinione pubblica. Condivido quello che ha fatto la Figc, e il Tnas l'ha confermato. Perché è sbagliata quella decisione e chi lo ha detto che non è giusta? Poi ognuno faccia i ricorsi che vuole, Abete non ha sbagliato, ce ne fossero come lui. Non so se sia giusto aver dato quello scudetto all'Inter, non sta al Coni dirlo. Le regole però sono state rispettate e per il Coni il discorso è chiuso. Una Federazione ben diretta e lo difendo e lo difenderò sempre il presidente Abete perché sta facendo il suo dovere fino in fondo. Sottolineo l'ottimo lavoro del presidente della Figc, Giancarlo Abete: è attaccato perché non mostra i muscoli. I presidenti lo sapevano quando sono entrati nel mondo dello sport: i soldi sono loro, le regole sono nostre. Ci sono delle regole che valgono per tanti anni, scopriamo dopo tanti anni che non sono più valide, perché non si sa. Quando si hanno a cuore le sorti della propria squadra nello sport, si deve pensare che facendo un passo indietro se ne fanno due avanti. Io parlo anche di etica, etica. Tante volte ritirare un ricorso ti fa fare più bella figura che vincere una causa. Lei dice che è stata una giustizia parziale, ma io non la definisco tale, perché deve essere stata una giustizia parziale? Lo diciamo noi? Ma perché? Noi sappiamo più dei magistrati? Invito ad essere meno tifosi e di usare il buonsenso, perché il tifo tante volte quando eccede non è un tifo buono, è un tifo malsano. Questo dico. Col buonsenso si va dappertutto".

Bene. Una domanda: qualcuno è in grado di dirci di cosa si parlerà, oggi, a questo “Tavolo”?
Noi non lo abbiamo capito, nonostante (ma forse proprio per questo?) la notevole quantità di argomentazioni  esternate dai due personaggi e come sopra fedelmente riportate.

Esternazioni frutto di stati confusionali, che consentono di esprimere solo frasi fatte, burocratese e sindacalese esasperato, flash di pensieri contorti, senza capo né coda, senza logica: caratteristiche, appunto, di stati confusionali. E che, alla fine, servono solo a confondere anche le idee altrui.

A conferma di ciò, vorrei porre in rilievo, un aspetto non emerso nella stampa “che conta”. Il 16 Novembre scorso, tra  le 18,00 e le 19,00, ho avuto la fortuna (perché non sapevo che sarebbe accaduto) di assistere al botta e risposta tra Agnelli e Petrucci, in diretta SKY. Ho avuto, poi, l’accortezza di registrare il tutto su DVD.

Già in “diretta”, mi ero accorto dello stato confusionale del Petrucci; che, parlando, come si dice, “a braccio” (cioè senza leggere; cosa cui, evidentemente, non è abituato); che si manifestava attraverso parole inadeguate, salti di logica, e di argomenti, ma, soprattutto, la ripetitività quasi ossessiva (ho rivisto la registrazione ed ho contato:diciotto volte, in pochi minuti!!) caratteristica, appunto, di uno stato confusionale, di uno stesso concetto: “buon senso”. Fino all’indecoroso: “con il buon senso, non occorre la giustizia“.

Ecco il punto: in un momento di confusione mentale, quindi, senza rendersene conto, Petrucci, ha tirato fuori ciò che covava dentro e che, probabilmente, è all’origine della organizzazione del “Tavolo”: la paura sprigionata dal ricorso della Juventus, al TAR, con richiesta di danni per oltre 400 milioni di €. Quindi, il tentativo di convincere la Juventus, attraverso l’organizzazione di una “Tavolata” (con tarallucci e vino buono, cercando di “ubriacare“ il giovine Agnelli) a ritirare il ricorso, portarlo quindi, al “buon senso” che supera la giustizia.

E allora, Caro Petrucci, ci dica: sono stati, questi, gli esempi di buon senso, cui si riferisce?

- Buonsenso è quello che usò la Federazione quando chiese a Caianiello un parere su "passaportopoli" ed usò mano leggerissima, senza mandare in B chi ci sarebbe dovuto andare?
- Buon senso fu quello di nominare Guido Rossi, faccendiere, già consigliere di Amministrazione dell’Inter, quale Commissario straordinario per la soluzione di Calciopoli?
- Buon senso è avere una miriade di organi di giustizia sportiva nessuno dei quali  si dichiara competente a risolvere il problema dello scudetto 2006?
- Buon senso fu quello del 2006 quando fu  usato il machete, assecondando le richieste dei media. (Gazzetta, in primis)?
- Buonsenso fu quello della Juve ad accettare la propria distruzione e la serie la B?;
- Buon senso è stato quello di far trascorrere i termini di prescrizione per non svolgere il processo sportivo a carico dell’Inter?
- il buonsenso è quello di non adeguarsi alle leggi europee?;
- il buon senso è stato quello di emanare sentenze ascoltando “il sentir comune” invece che seguire le regole di giustizia (dichiarazione ufficiale , alla stampa, di uno dei giudici)?;
- il buon senso è stato quello di soggiacere alle pressioni mediatiche e di ogni tipo che hanno costretto la Juventus ritirare il ricorso al TAR nel 2006?
- il buonsenso è quello che ha portato i "troppo tifosi" della Juventus a pacifiche marce dell'orgoglio e non ad assaltare caserme dei carabinieri, ad incendiare cassonetti o a lanciare motorini all’interno di uno stadio, come ben si è visto da cronache provenienti da altre sedi sportive?

E ci fermiamo. Perché Petrucci queste cose le sa bene. Meglio di noi, ovviamente. Solo che fa finta di non capire una cosa : che quelle sopra elencate sono la vergogna dello sport italiano, e non dimostrazioni di “buon senso”.

E allora, cosa ci faranno intorno al “Tavolo”, oggi, questi Signori? A parlare di “buon senso”? cioè del nulla?
Dice bene Moratti (quando ci vuole, ci vuole): “ci andrò, sono curioso!“; ben detto. Anche noi siamo curiosi!

Ed allora, ribadiamo quanto già prospettato  il giorno dopo l’idea di organizzare questo “Tavolo”: portateci anche Berlusconi e Galliani (barzellettieri rinomati), un po’ di tarallucci e del vino altrettanto rinomato, e la “Tavolata” è ben servita.

Buone risate a tutti!

Aldo