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martedì 19 marzo 2013

Prandelli ha adottato il politichese



I lettori che hanno anche saltuariamente seguito le nostre argomentazioni sportive, ricorderanno come, spesso, siamo stati critici nei confronti nel nostro selezionatore unico della Nazionale maggiore di Calcio (Prandelli).

In particolare, gli abbiamo addebitato l’incongruenza di convocare l’intero reparto difensivo della Juventus per farlo poi giocare schierati “a quattro” (invece che “a  tre”come ormai giocano ( e  bene,lo dicono i numer), da qualche anno. Ma non basta: ormai giocano “a quattro” solo le squadre di secondo livello  che mirano, soprattutto quando incontrano squadre di livello superiore, allo zero a zero iniziale.

Dobbiamo, ora, di nuovo, “dare addosso” allo stesso Prandelli, per un altro aspetto, della sua attività di responsabile della nostra Nazionale di calcio; aspetto che da tempo ci frullava  per la mente, ma ci mancava “l’occasio juris”. Che, ora, è arrivata.

Facciamo un po’ di cronologia, sugli antefatti.

Sabato sera 16 Marzo
A pochi secondi dalla fine della partita giocata allo Stadio Dall’Ara di Bologna, l’allenatore della Juventus, Conte, stante il risultato (0-2) ormai acquisito si rivolgeva ai tifosi Juventini incitandoli ad esultare e ad applaudire la propria squadra(ed inviando due baci verso la telecamera,diretti, come chiarirà in seguito,  alla sua bambina Vittoria).

A fine partita, l’allenatore del Bologna, Pioli,con aria da cane bastonato e denutrito, mani tassativamente in tasca a mò di disoccupato o scioperato (ed aspirerebbe ad allenare una “grande squadra?”- Mah.), lasciava il campo sentenziando a tutti quelli che camminavano attorno a lui: “non si fa così” (riferendosi, molto verosimilmente all’esultanza di Conte diretta ai propri tifosi).

Successivamente, intervistato dai giornalisti  Sky , e vistosi rinfacciato della scarsa sportività derivante dal proprio modo di fare, Conte,  con toni  alquanto adirati, ha così precisato:
«Se non posso nemmeno esultare con i miei tifosi dopo una vittoria basilare per centrare il traguardo (dello scudetto, ndr) ditemi che si deve fare. Io ho solo esultato con i tifosi juventini. So che dà fastidio a tanti quando vinciamo, ma non c'e stata alcuna mancanza di rispetto. Parliamo piuttosto delle cose serie, gente che ci accoglie con pietre e bastoni, gente con bambini in braccio che bestemmia: questi sì che si devono vergognare, non io. Io con i miei tifosi festeggerò sempre e comunque. Se sto vincendo lo scudetto non vedo perché non debba esultare insieme ai miei tifosi»(da Il Messaggero- di Roma).
Lunedi 18 Marzo
interviene,  sulla questione,  il DG della Juventus Marotta, affermando:
“La situazione sta degenerando: ogni volta che andiamo in trasferta veniamo scortati da blindati della polizia e accolti da bastonate e lanci di pietre" . Marotta interviene anche sulla polemiche che ha visto coinvolto l'allenatore, Antonio Conte, criticato per l'esultanza un po' sopra le righe durante il finale di Bologna-Juventus: "Si è trattato di piccoli gesti di libertà da tollerare - spiega il dirigente - Quella di Conte è stata un'esultanza rivolta solo alla nostra gente, senza assolutamente mancare di rispetto agli avversari, nonostante lui sia stato insultato dai tifosi avversari in tribuna. Il calcio è un contenitore di emozioni che a mio parere non vanno represse"(da Tuttosport di Torino).

Nella stessa giornata, nel pomeriggio, sulle edizioni  elettroniche dei vari giornali sportivi è apparso il seguente comunicato ANSA, che riporta l’opinione espressa, in merito, dal “nostro” Prandelli:
(ANSA) - FIRENZE - ''Conte e' esasperato e vorrebbe andare a lavorare all'estero? In effetti questo clima non piace neanche a me, lui ha ragione davanti a certi atteggiamenti esasperati e violenti, pero' tutti noi dobbiamo dare un contributo per migliorare questo clima, con i nostri comportamenti: il calcio regala emozioni ma c'e' una linea sottile tra l'esultare e il rispetto verso i tifosi e gli avversari''. 

E qui veniamo a noi, esplicitando quello che, appunto, da tempo ci frullava nel cervello: dal  modo di parlare e NON dire, di NON affrontare i  VERI problemi e di esprimere le proprie opinioni, una cosa viene a galla in modo limpido: da tempo il caro Prandelli ha adottato il politichese: cioè un linguaggio diretto a prendere gli interlocutori (nel caso, noi lettori sportivi) per la parte bassa del di dietro!

E questo ci ha immediatamente richiamato alla mente le foto sopra postate; delle quali, la seconda, si riferisce proprio allo striscione esposto al Dall'Ara nel corso dell partita in questione!

Il caro Prandelli, e tutti i colleghi “ politichesi”, non hanno neppure ora (dopo l’esito delle ultime elezioni politiche) capito cosa sta accadendo in Italia: i cittadini sono, appunto, stufi delle vostre  “fughe dalla realtà”. Cioè delle vostre fughe dai VERI problemi, per infinocchiare gli italiani su argomenti apparentemente “buonisti” ma sostanzialmente diretti, appunto, a fuggire dai veri problemi, incapaci e timorosi, come sono,  di perdere le loro poltrone.

Il vero problema, scaturito dopo Bologna – Juventus  del 16 marzo 2013, è quello indicato sia da Conte che dal DG Marotta e sul quale il caro (si fa per dire) Prandelli, tace, da buon politichese: non sono le esultanze di Conte (per aver quasi vinto il secondo scudetto !), che vanno condannate. Ma, come dice lo stesso Conte (e riportiamo nuovamente):
 
“Parliamo piuttosto delle cose serie, gente che ci accoglie con pietre e bastoni, gente con bambini in braccio che bestemmia: questi sì che si devono vergognare, non io”.

Prandelli, sai leggere l’Italiano? O  il “politichese”  ti ha totalmente oscurato il cervello?

 Hai nulla da dire sulle foto sopra postate? ; tutto normale? tutto "politically correct" ?


mercoledì 4 luglio 2012

IL CONFINE TRA RICONOSCENZA ED AUTOLESIONISMO


Ci accingiamo ad affrontare un argomento alquanto complesso e spinoso. 

Che tuttavia esiste, sebbene si presenti, generalmente,  in maniera alquanto subdola e sfuggente. 

 L’occasione per trattarlo, sebbene  da tempo ci frullasse nel cervello, ci è stata data dal nostro CT della Nazionale di Calcio, Prandelli,  con queste parole, rilasciate all’ANSA il giorno dopo la finale Europea di Kiev:

'In cosa potevo essere piu' bravo? In finale avrei dovuto avere il coraggio di cambiare di piu'. Ma sarebbe stata una mancanza di rispetto per chi mi aveva portato in finale'.

Sui motivi della “disfatta di Kiev” ci siamo già soffermati, ponendo in rilievo gli errori, anche gravi, commessi da Prandelli  sia nella gestione complessiva del torneo sia, in particolare, nella disastrosa gestione della finale  con la Spagna.

Reso onore allo stesso Prandelli per l’onestà della parziale ammissione  di colpa (riconosce che, almeno nella finale , doveva cambiare di più. Non basta: il problema è stato anche aver cambiato male; prima e nel corso della partita!), la nostra attenzione è stata attratta dalla motivazione dell’errore ammesso: “sarebbe stata una mancanza di rispetto..” . Vale a dire : non ho potuto cambiare per debito di riconoscenza verso chi  mi aveva portato alla finale.

Questo è il punto; e di questo, ora, tentiamo una analisi 

Intanto, vorremmo ricordare ai lettori, che questa contrapposizione tra Riconoscenza ed Autolesionismo, è alquanto ricorrente nel nostro calcio. Ricordiamo, per brevità,  solo altri due “casi eccellenti”:
1-    nel Mondiale di USA -94 il nostro CT , Arrigo Sacchi, arrivato, anche lui, alla finale, schierò una formazione di uomini stanchi ed infortunati (proprio come Prandelli, a Kiev...). Ricordiamo , in particolare,   la forzata utilizzazione di Franco Baresi (al rientro dopo una operazione al menisco effettuata , appena 25 giorni prima, a torneo in corso) e di Roberto Baggio, infortunatosi nella semifinale di tre giorni prima e non guarito (lasciando colpevolmente in panchina un Gianfranco Zola , peraltro in gran forma). Ma non basta; come i tifosi più appassionati ricorderanno , la finale (contro  un  Brasile per nulla trascendentale...) fini ai calci di rigore; ebbene ricorderete chi calciò i nostri rigori: per primo Baresi: sbagliato; per ultimo, e decisivo, Roberto Baggio: Sbagliato e Mondiale al Brasile. Il giorno dopo, Sacchi, per giustificare la  grossolanità degli errori commessi, usò parole analoghe a quelle  di Prandelli e cioè ( riferendosi al fatto di aver schierato e fatto tirare i rigori a Baggio e Baresi ):  “... per i grandi meriti avuti fino a quel momento” .

2-    Nel Mondiale di Sud Africa 2010, il nostro CT  Marcello Lippi, ritornato alla guida della Nazionale nel 2008 ( dopo due anni “sabbatici”),  richiamato a tale funzione dalla Federazione , assai probabilmente per “debito di riconoscenza” (per aver vinto il precedente Mondiale di Germania 2006), schierò  ben 9 (avete letto bene: nove) dei suoi “Campioni del mondo” di quattro anni prima; ovviamente, anche lui , per aver scelto di adempiere ad un “debito di riconoscenza”(verso chi gli aveva fatto vincere il precedente mondiale); ma con lo stesso (peggiore)  risultato di Sacchi e Prandelli (ultimi ed eliminati,  già nel girone).

Non andiamo oltre(gli esempi sarebbero innumerevoli): tanto basta per affermare che il problema esiste. E che la tendenza è il privilegiare il senso di riconoscenza a scapito del risultato sportivo (autolesionismo).

Vorremmo, perciò, tentare di “dire la nostra” con l’avvertenza che facciamo riferimento solo al fatto sportivo (in particolare all’attività calcistica),  tralasciando altri aspetti , pur notevoli, come quelli etici  e  filosofici.

Nel mondo delle economie di mercato che caratterizzano le democrazie occidentali, gli impegni professionali sono, generalmente, “orientati al risultato”.
Questo vale, soprattutto, per le professionalità NON  autonome, per le quali,  ovviamente, si deve “rendere  conto” (ai datori di lavoro) dei risultati discendenti dalla propria attività.
I nostri CT della Nazionale di Calcio, sono , appunto, professionisti dipendenti (dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio), profumatamente pagati, e tenuti a “rendere  conto” dei risultati della propria attività.

Naturalmente, nel corso di tale attività si pongono, spesso, situazioni che implicano scelte difficili e problematiche sotto vari aspetti, non esclusi quelli di natura etica e filosofica.

Ebbene, noi riteniamo che, in un quadro come quello descritto, le situazioni “difficili” si debbano risolvere  facendo ricorso al principio basilare: tutto deve andare nella direzione del “risultato” ( ovviamente, ottimale, rispetto ai dati di fatto ).
Quindi, niente  “debiti di  riconoscenza”, con conseguente mancanza di risultato ottimale.
Quindi, ancora, Sacchi, Lippi, Prandelli (et similia), hanno sbagliato.
Eppure, questo ragionamento conclusivo,  ci lascia  ancora una domanda non soddisfatta:
Ma perché Sacchi, Lippi , Prandelli (et similia) hanno scelto diversamente?
E’ una pura casualità?
O c’è dell’altro, che ci sfugge?
Magari qualche lettore ci viene in soccorso?

lunedì 2 luglio 2012

PRANDELLI: dal peccato originale al peccato mortale





In un precedente articolo abbiamo messo in rilievo gli errori iniziali (peccato originale) della gestione di Prandelli finalizzata alla partecipazione della Nazionale italiana di Calcio ad Euro 2012 , nei termini seguenti:

“sta emergendo drammaticamente la mancanza di ricambi  difensivi mentre, viceversa, ci sono tre attaccanti  (Giovinco, Borini e Di Natale) panchinari stabilizzati ed inutili alla causa (salvo  Di Natale per il poco che ha giocato). Ci troviamo  con Abate e Balzaretti usciti dal match con l’Inghilterra quasi distrutti; con Chiellini infortunato  e forse recuperabile ma molto a rischio di ricaduta; con De Rossi col nervo sciatico infiammato. Cosa ne dice Prandelli: mettiamo Giovinco e Di Natale a fare i difensori laterali “bassi” ? (certo, “bassi” lo sono per destinazione naturale...)”.

La sconfitta  nella finale di ieri  contro la Spagna, ha sostanzialmente confermato i nostri timori evidenziando una sostanza dei fatti inequivocabile: l’Italia ha perso senza giocare.

Perché  questo è accaduto ? Vadiamo:

       1-    Per il peccato originale, 
 -che affonda le radici nelle errate convocazioni di troppi attaccanti  e pochi difensori-centrocampisti; cosa sono venuti a fare Giovinco  e Borini , in questo Campionato Europeo, è un mistero che è apparso tale fin dal primo  momento;  ed è ancora tale;

 2-  Per il Peccato mortale
  -commesso nella gestione dei 23 convocati, avendo schierato sostanzialmente sempre gli stessi undici (con le ovvie sostituzioni dettate dalle circostanze delle partite), portandoli a  giocarsi la finale con la Spagna,  in condizioni fisiche indecenti (e  lo staff medico? se ha avuto voce in capitolo, è evidentemente da sostituire...);

-commesso nel corso della finale, schierando il “solito” undici, senza tenere conto che : 
     -Chiellini era a rischio (come poi accaduto e come si era capito subito,  in occasione del primo gol !);
   -che Thiago Motta era a rischio (come poi accaduto, dopo solo una decina di minuti, lasciando la squadra in inferiorità numerica, per oltre 30 minuti);
    -che  De Rossi solo a forza di volontà “camminava” (di “correre”, nemmeno a parlarne; e si sapeva );
    -che la sostituzione di Montolivo con lo stesso Thiago Motta chiama ancora vendetta, oltre che spiegazione (su questo cambio, insensato sia dal punto di vista tecnico che fisico, qualcuno, sulla Gazzetta di questa mattina , ha adombrato, scherzando ma, forse, non troppo, l’intervento indagatore, da parte del notorio Sostituto Procuratore della Repubblica del Tribunale di Potenza -in verità, ora, del Tribunale di Napoli- Henry John Woodcock ...);
    -che  Balotelli andava avvertito subito,meglio,  "preparato", che si gioca "di squadra" e non da “solo contro tutti” (soprattutto contro una Spagna,  che tutti conosciamo...)

Conclusione:
Troppi peccati,  caro Prandelli.
Il problema, NON è come dice lei:
    -arriviamo a questi tornei già stanchi: non scherziamo; cosa dovrebbero dire Inglesi , Spagnoli e Tedeschi?
     -il CT ha solo pochi allenamenti per “formare” una squadra:  non scherziamo; lo stesso problema   è comune a tutti i CT delle altre Nazionali. Del resto, pur  in queste critiche condizioni, siamo arrivati alla finale (facendo fuori Inghilterra e Germania), e perdendo la finale solo per i peccati, originale e mortale, come   sopra messi in evidenza.




mercoledì 27 giugno 2012

Il peccato originale di Prandelli


In un precedente articolo, pubblicato prima che iniziasse il Campionato Europeo di calcio 2012, mettemmo in evidenza alcune anomalie  nelle scelte effettuate da Prandelli per la composizione del Team italiano e cioè:
1-    la mancata indicazione di un modulo, almeno tendenziale, con cui l’Italia si sarebbe espressa; mettendo in evidenza, comunque, che dalle  caratteristiche del pacchetto arretrato (difensori e centrocampisti)  convocato, si sarebbe dovuto supporre la tendenza al modulo 3-5-2 (Criscito, Bonucci, Barzagli, Chiellini, Balzaretti, Pirlo, Giaccherini ) tutti ormai votati al 3-5-2 nelle rispettive squadre di club;
2-    la mancata  indicazione di una “filosofia di gioco” (prima non prenderle? possesso palla? catenaccio e contropiede? giocare per vincere?).  Nulla; buio totale;
3-    l’eccessivo numero di attaccanti convocati (cinque) rispetto a difensori e centrocampisti, nonché la loro inconsistenza fisica (una vera e propria Banda Bassotti!).
Vediamo cosa è accaduto e sta accadendo:
1     e  3 -  si è iniziato il campionato giocando le prime due partite, effettivamente, col modulo 3.5.2 esprimendo un buon calcio ed ottenendo due buoni risultati (due pareggi con Spagna e Croazia)  tuttavia, il pareggio contro la Croazia ha lascito qualche apprensione di troppo e per la terza partita,  contro l’Irlanda si è giocato col 4.4.2, poi confermato nei quarti di finale contro l’Inghilterra.
Problema: sta emergendo drammaticamente la mancanza di ricambi  difensivi mentre, viceversa, ci sono tre attaccanti  (Giovinco, Borini e Di Natale) panchinari stabilizzati ed inutili alla causa (salvo  Di Natale per il poco che ha giocato). Ci troviamo ad affrontare la Germania,  in semifinale, con Abate e Balzaretti usciti dal match con l’Inghilterra quasi distrutti; con Chiellini infortunato  e forse recuperabile ma molto a rischio di ricaduta; con De Rossi col nervo sciatico infiammato. Cosa ne dice Prandelli: mettiamo Giovinco e Di Natale a fare i difensori laterali “bassi” ? (certo, “bassi” lo sono per destinazione naturale...)
2-    la mancata indicazione di una “filosofia di gioco” , sembra superata, perché il “gruppo Juve” , evidentemente,  ha imposto la “sua” filosofia  : “giocare per vincere, dal primo all’ultimo minuto, contro tutti”
CONCLUSIONE  il “peccato originale” commesso da Prandelli, in fase di convocazione, espresso dalle citate tre carenze, sta,  purtroppo, emergendo con drammaticità (contro la Germania, si torna alla difesa a tre, per mancanza di difensori “bassi” ?);
Ci ha tenuto a galla, fino ad ora, e speriamo continui,  la “filosofia  di gioco” che ci ha consentito di affrontare a viso aperto chiunque. Contraddicendo , e sorprendendo, chi riteneva gli italiani alquanto “vigliacchetti” (nel calcio e non solo...).
E allora, Forza Azzurri: calma e gesso (che vuol dire: palla a Pirlo!), per la vittoria, contro chiunque.

venerdì 22 giugno 2012

E se avesse ragione Churchill...

Come suggeriva Nando Martellini in un "Fantozzi" qualche anno fa, nessuna forza al mondo ci impedirà di metterci davanti ai teleschermi domenica sera.

Italia-Inghilterra non è mai stato un confronto "storico", un duello classico, come lo può essere Brasile-Argentina, per esempio. Le classiche nemesi in terreno di football per le due squadre, e sempre di più negli ultimi anni, sono la Francia, soprattutto per l'Italia, e la Germania, soprattutto per l'Inghilterra - non si contano le volte che i tedeschi hanno eliminato gli inglesi in competizioni finali, specie se ai calci di rigore.

Principalmente il motivo è stato il caso: è il caso infatti ad aver fatto sì che queste due formazioni non si siano affrontate praticamente mai in competizioni ufficiali finali (Mondiali ed Europei) e abbastanza poco nelle qualificazioni. Ricordo giusto un gol di Magic Box Zola a Wembley nel '97 e poi c'è il famoso gol di Capello sempre nella Mecca del calcio britannico.

Storicamente due modi di interpretare il calcio agli opposti: tattico, al limite dello speculativo il nostro, all'arrembaggio e senza fronzoli il loro.
Le squadre che si affronteranno domani però vedranno probabilmente certe differenze smussate.

L'Inghilterra viene da anni in cui beneficia del miglior campionato del mondo, con i migliori professionisti del mondo, tra cui i anche i "nostri" allenatori, da Ancelotti a Mancini, da Capello a Di Matteo. E in più l'attuale allenatore Roy Hodgson ha avuto modo di vivere il nostro calcio tattico: mi aspetto un'Inghilterra molto attenta che al limite si farà pure attaccare per poi cercare di sfruttare la velocità di Rooney, Walcott e soci.

L'Italia ha quindi in parte perso il suo vantaggio competitivo, la tattica, negli ultimi anni, e sta cercando di seguire la strada della Spagna, mettendo in campo tanti giocatori di qualità (seppur inferiore rispetto a Iniesta & co.), e provando a fare la partita, talvolta pure pressando gli avversari nella loro fase di impostazione: una palla recuperata nella trequarti avversaria può facilmente trasformarsi in una palla gol.

Sperando nella luna buona di Pirlo e Balotelli e che il mister non ci metta troppo a inserire Giovinco al posto di un Cassano che regge al top sì e no 40 minuti, dal punto di vista del modulo credo che Prandelli sia sulla direzione giusta con il 4-4-2. Sebbene tutto il reparto difensivo sia più abituato a giocare a 3 nel proprio club (che sia Juve, Napoli o Palermo), e la difesa a 3 abbia dato tutto sommato buoni esiti nelle prime due partite dell'Europeo, il punto di forza degli inglesi non può essere trascurato. E il punto di forza degli inglesi (oltre al contropiede e a due giocatori super che possono risolvere il match in un momento, Gerrard e Rooney) sono le fasce sulle quali puntano molto per mettere cross in mezzo o al limite guadagnare calci d'angolo o comunque calci piazzati sui quali potremmo davvero soffrire.

Il leader britannico Winston Churchill una volta disse:"Gli italiani perdono le guerre come fossero partite di calcio e le partite di calcio come fossero guerre". Non credo avesse tutti i torti: con un campo, una palla e una porta da difendere, gli italiani diventano gente molto competitiva e per questo credo siano favoriti per domenica.

mercoledì 13 giugno 2012

Ieri: Avere o Essere. Oggi: Apparire o Non Apparire



In un famoso libro uscito per i tipi di Einaudi nel 1976, il famoso economista-sociologo tedesco Erich Fromm, ci aprì gli occhi (almeno,  a noi che scriviamo) sul grande dibattito culturale e sociologico dell’epoca: l’alternativa “avere o  essere?".

Oggi, nel nostro mondo, travolto dalla proliferazione mediatica, la grande alternativa  è: “apparire o non apparire?".

Questi pochi antefatti, per cercare di illustrare ai lettori alcuni eventi, con riferimento al mondo dello sport, apparentemente strani, ma la cui ricorrenza appare assai sospetta e troverebbe spiegazione proprio nel dilemma dei comportamenti e atteggiamenti dei personaggi  di oggi: cioè “apparire” (e far soldi - l’”avere” di Fromm) o “non apparire” (e vivere tranquilli, nell’anonimato - l’”essere” di Fromm).

Propongo alcuni esempi con riferimento alle attività sportive italiane.

1 - Campionessa dell’”apparire” non possiamo che considerare Federica Pellegrini, nuotatrice, mangiatrice di uomini (fidanzati ed allenatori: a quando la rottura e relativa sostituzione, dell’attuale fidanzato Magnini?); alla ricerca spasmodica dell’apparire sui vari  strumenti mediatici, con sconcezze varie e profumatissime prebende, ma, ovviamente, a suo dire, “oppressa”  dal circo mediatico, a giustificazione di risultati sportivi che cominciano a far ... acqua.

2 - Segue,  a ruota..., il campione (ormai ex) del motociclismo nostrano, Valentino Rossi, che non riuscendo più ad apparire e a far notizia con le due ruote, cerca di farlo attraverso il circo mediatico, apparendo costantemente con sproloqui in tutte le salse, utilizzando la rinomata laurea (in chissà cosa) attribuitagli “honoris causa”.

3 - Dulcis in fundo (sebbene la lista sarebbe alquanto pletorica!), la Nazionale di calcio italiana, quale strumento utilizzato per l’apparire altrui (pubblici ministeri d’assalto, cronisti da strapazzo, ed altra varia fauna mediatica) che non si lasciano sfuggire le periodiche occasioni di rilievo (campionati mondiali, campionati europei ed altre competizioni) per un assalto alla nostra Nazionale, con ogni mezzo lecito ed illecito, pur di apparire.

Guardate cosa ha tirato fuori, “ad orologeria”, in pieno Campionato Europeo della nostra Nazionale, il Cecchi Paone (da tempo, quasi scomparso dal circo mediatico, ed in cerca spasmodica di tornare “visibile”), in effetti, “bucando” i teleschermi e le altre fonti mediatiche:

Ho avuto una relazione con uno di questa nazionale, e lui mi ha detto chi è l'altro, per questo so che sono due. Prandelli sa chi sono gli omosessuali. I 3 metrosexual sono Giovinco, Montolivo e Abate. E' anche un complimento. 


Pensiamo di tornare sull’argomento; per il momento, vorremmo porre in evidenza, perché potrebbe essere oggetto di un intero volume, la frase di chiusura: “E’ anche un complimento”.

Perché? Chi mai penserebbe di “fare un complimento” riconoscendo un uomo o una donna come eterosex? 

Forse Cecchi Paone, che ha fatto, a suo tempo, outing, ritiene, inconsciamente, proprio lui, che le categorie gay, lesbiche e metrosex siano “diversamente abili” e quindi, meritevoli di complimenti e di attenzioni particolari?

C’è di che riflettere e di che esternare. Forse lo faremo.

mercoledì 6 giugno 2012

Quale Nazionale agli Europei? - Parte quarta: Italia-Spagna



Come fortemente speravamo (vedasi la precedente “Parte terza”), Prandelli ha aperto gli occhi. E questa, credeteci, è già una gran cosa: non succede spesso che un mister, davanti all’evidenza dei propri errori, li riconosca e provveda (per quanto possibile)!

Vediamo cosa sta accadendo dopo la “disfatta di Russia”.

Modulo di gioco
Intanto, si cambia modulo: non si giocherà col 4-4-2, ma si giocherà col 3-5-2, come auspicavamo, per utilizzare al meglio, e secondo logica, l’impianto di gioco della Juventus.

Filosofia di gioco
Inesistente. Prandelli non ne ha, evidentemente, mai sentito parlare; l’unica cosa che si possa pensare di assimilabile è il seguente concetto manifestato in una recentissima intervista: “sono curioso anche io di vedere cosa potrà fare questa squadra”. Preferiamo non commentare, e sperare che, comunque, il blocco juventino si ricordi della “filosofia-Conte”: si gioca per vincere, dal primo all’ultimo minuto.

Difesa
Purtroppo, è piovuto sul bagnato; perché, al peccato originale (chiamare il trio juventino per farlo giocare a 4 e non a 3), si è aggiunta l’esclusione di Criscito (che conosce bene il gioco difensivo a tre) e la indisponibilità, per infortunio, di Barzagli, pilastro del trio difensivo juventino.
Perciò ora Prandelli si trova senza uno dei tre fondamentali giocatori per questo modulo; ma non basta; non si trova neppure un sostituto, perché nelle convocazioni, aveva previsto di giocare il 4-4-2  e non il 3-5-2. E cosa ha pensato di fare? Di convocare Astori, (anche lui non esperto del gioco con difesa a tre) mentre, più correttamente, a nostro parere, avrebbe dovuto chiamare Paolo Cannavaro che da sempre, nel Napoli, gioca con difesa a tre e con buone, se non ottime prestazioni, anche a livello internazionale.
Niente da fare. Prandelli ha chiamato Astori che rientra da Miami (dove era in vacanza...) e si presenta a Cracovia e che, non conoscendo il gioco difensivo a tre, si accomoderà in  panchina. Pensa, quindi, Prandelli, di mettere De Rossi al centro del trio di difesa. Ma non basta; sembra, secondo alcuni media, che gli altri due non saranno Bonucci e Chiellini, bensì Ogbonna e Chiellini.
Sostanzialmente, una difesa a tre in cui due non conoscono cosa sia questo gioco! Una bestemmia!

Centrocampo
Rinunciando  ad uno dei più forti centrocampisti del mondo, per inserirlo a centrale del trio di difesa, i cinque di centrocampo dovrebbero essere necessariamente (rimane poco da scegliere!): Maggio, Nocerino, Pirlo, Marchisio e Giaccherini.
In realtà, l’ideale, sarebbe stato lasciare De Rossi al suo naturale posto di centrocampista, inserendo Paolo Cannavaro nel trio di difesa, al posto di Barzagli. Ma il coach è Prandelli.

Attacco
La coppia di attacco Cassano-Balotelli ha dimostrato, contro la Russia (solo a Prandelli, perché tutti ne eravamo  già coscienti) di non saper dialogare, nel modulo 4-4-2.
Sarebbe ancora peggio giocare con la stessa coppia col modulo 3-5-2, che richiede notevole dispendio di energie ai due attaccanti, che, invece, sappiamo essere scarsissimamente mobili (soprattutto Cassano) e di non sapere cosa significhi fare il pressing in fase di inizio dell’azione avversaria.
Noi, fermo restando Balotelli (e che il Signore ce la mandi buona...), preferiremmo Giovinco, al posto di Cassano, per la evidente maggiore mobilità su tutto il fronte di attacco, dimostrata nello corso del campionato appena finito.

Conclusione
Con i giocatori che ha convocato (e senza quelli che NON ha convocato!), riteniamo:
  1. non c’è altra soluzione  che  giocare col 3-5-2;
  2. il trio di difesa andrebbe schierato con Astori-Bonucci-Chiellini;
  3. i cinque di centrocampo andrebbero schierati con Maggio, De Rossi, Pirlo, Marchisio e Giaccherini;
  4. i due di attacco dovrebbero essere Giovinco e Balotelli 
Il tutto con una speranza: che la fortuna ci assista (soprattutto nella partita di esordio, con la Spagna!)