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lunedì 13 febbraio 2012

VALENTINO ROSSI: non vede il rosso e neppure la rossa

Alcune premesse
Che Valentino Rossi, da quando è arrivato alla “Rossa” abbia completamente deluso, dovrebbe essere generalmente noto.
Che lo stesso Valentino sia il più pagato  tra gli sportivi professionisti italiani, di qualsiasi disciplina, calcio e automobilismo inclusi forse è meno noto, ma è così.
Che Valentino Rossi sia un supporter dell’Inter dovrebbe essere pure noto alla generalità degli sportivi.

Il Fatto
Dopo la sconfitta dell’Inter, in casa, contro l’ultima in classifica, il Novara, il Rossi si è sbizzarrito in alcune delle sue ormai proverbiali, scellerate considerazioni (ma, secondo lui, geniali, tanto da valergli una laurea, sebbene “honoris causa”).
Riportiamo, allora, queste considerazioni, espresse da Valentino, commentandole brevemente (desumendole dai media e citando, per brevità una sola fonte, per tutte:

Nel corso della partita, ha detto: “stiamo giocando contro il Real Madrid” (alludendo alla casacca bianca del Novara).

A fine partita, ha detto: "Non vorrei essere il portacenere di Moratti stasera"; "Il cambio Eto'o-Forlan è paragonabile a quello Roberto Carlos-Pistone"; "ma perché abbiamo venduto Thiago Motta?"; "alla fine anche sfigati, c...". (Nel momento del palo colto da Sneijder)

Il Rosso e la Rossa
Riteniamo vergognose le citate esternazioni del Rossi che, in uno dei momenti più bui della storia calcistica della propria squadra, esprime le solite baggianate, dall’alto della sua laurea (seppure “honoris causa”) e dall’alto dei suoi spropositati guadagni.
E non vede il tragico “rosso” che si è creato nel patrimonio (del presidente Moratti), sia finanziario sia umano, cioè nel parco giocatori che compongono la squadra. Perché questo è il vero problema dell’Inter: chiusa, come è, tra i due fuochi del fair play finanziario (che non consente di acquistare nuovi e costosi campioni) e dalla età non più idonea all’attività calcistica della gran parte degli attuali campioni, che quindi non hanno più mercato e non consentono, perciò, di fare cassa, necessaria per il rinnovo ed il ringiovanimento della squadra. Ma Valentino questo “rosso” non lo vede; e non perché è tifoso, ed il tifo, come è noto, acceca; ma perché, in realtà, a lui, della “ propria Inter”, non importa nulla.
Come pure, con altrettanto tragica realtà, non gli importa nulla della “rossa” (la Ducati), alla quale si è presentato vecchio (sportivamente, ovviamente), rotto, nel corpo (è di ieri la notizia di un nuovo intervento par rimuovergli un ferro) e nello spirito (cioè appagato moralmente e finanziariamente). E non si rende conto del danno che sta creando alla gloriosa “rossa” Ducati: danni di immagine, per i mancati risultati sportivi; e finanziari, in ragione di una retribuzione che, da sola, sta portando la Ducati fuori dalla competizione sportiva per mancanza di mezzi finanziari.
Ovviamente, lui, Valentino, si dichiarerà “sorpreso”, quando apprenderà che la rossa Ducati sta scivolando verso una gestione, sportiva (mancanza di risultati) e finanziaria (mancanza di denaro) fallimentare.
Davanti al rosso patrimoniale e finanziario dell’inter e della rossa Ducati, Valentino prenda coscienza: non è più lecito fare il giovincello, esternando insulse bravate.
Quanto meno, si comporti da signore: restituisca il mal tolto alla rossa, messa, da lui, sul lastrico, sportivo e finanziario.

domenica 16 ottobre 2011

E adesso, pover'uomo?

Come certamente sanno tutti gli appassionati di cose sportive,  e di calcio in particolare, l’Inter, dopo “la grande fuga” di Josè Mourinho, ha, in poco tempo, cambiato quattro allenatori: Benitez, Leonardo, Gasperini e Ranieri.
Con una breve disamina delle vicende, cercheremo di porre in rilievo quelle (sono due, ma inscindibilmente connesse) che riteniamo essere le cause scatenanti di questa anomalia.
Benitez, andando via, tra le altre cose mise in evidenza un fatto inoppugnabile: “Moratti non è stato di parola; non ha rinnovato la squadra e non mi ha messo a disposizione i giocatori che gli avevo proposto”;
Leonardo è stato letteralmente e controvoglia (?), preso dalla scrivania di Dirigente –Manager e messo sulla panchina; ma, a fine stagione, dopo aver capito (da buon intenditore…) l’aria che tirava, si è dimesso per andare (tornare) a fare ciò che gli è più congeniale: il General Manager (al Paris Saint-Germain, nel frattempo acquistato da un miliardario arabo);
Gasperini, è stato scelto, “in buona sostanza” (come direbbe lo Zio di Johnny Stecchino), per il gioco spumeggiante messo in mostra da alcune stagioni dal suo Genoa, utilizzando un dispendioso (in termini di energie fisiche) 3-5-2. Dopo poche partite della stagione in corso, è parso evidente a tutti che tale sistema di gioco (3-5-2) non si poteva adattare agli attuali componenti della rosa di giocatori dell’Inter: per motivi ineluttabili, quali quelli anagrafici e di pluriennali abitudini professionali. Donde, la precipitosa separazione consensuale, con ammissione (consensuale) del clamoroso errore nella scelta del trainer, in relazione alla rosa dei calciatori a disposizione.
Ed eccoci a Ranieri: hanno subito detto i maliziosi (soprattutto juventini…): “è stato preso per salvare l’Inter dalla retrocessione, essendo in ciò specialista”. E infatti, lo stesso Ranieri ha subito affermato: “so come si fa” (senza dire che cosa). Ed anche qui, i soliti maliziosi, hanno aggiunto “a non far retrocedere l’Inter”.
Dopo le due sconfitte consecutive subite contro il Napoli (seppure, questa,  apparentemente giustificata dallo scandaloso arbitraggio di Rocchi) e, ieri sera, contro il Catania; e con soli 4 punti in classifica dopo sei giornate (media retrocessione…), è il caso di domandarsi: perché tutto questo?.
Dal breve excursus sopra esposto, nonché da altri elementi che regolano il mondo del calcio (nazionale ed internazionale), noi riteniamo di poter evidenziare come siano due (e strettamente connesse) le cause che sono all’origine di questo malessere e cioè:
1-     dalla prossima stagione, nel calcio europeo, entreranno in vigore le regole sul “fair play finanziario”: vale a dire regole ferree sui limiti all’indebitamento dei club calcistici. Si dà il caso che l’Inter, oltre ad aver già accumulato un pesante indebitamento, è rimasta anche una delle poche società di calcio con un unico “padrone” (magnate, come si diceva fino a qualche tempo fa). La generalità delle altre società sono o a capitale societario (SpA), o riferibili ai “nuovi ricchi” (russi, arabi, americani). Sono ormai due stagioni che la campagna acquisti, dell’Inter, non è più all’altezza delle necessità del club sportivo appena vincitore della coppa del Mondo (ed altro). Perché? semplice: perché Moratti. padrone, “vecchio”  ricco,  non ha più soldi per poter sostenere acquisti di calciatori di prima fascia; e, anche se potesse e volesse, sarebbe a ciò impedito dalle prossime regole sul fair play finanziario.

2-     È ormai evidente a tutti, come l’attuale rosa di calciatori dell’Inter è composta da due gruppi strutturalmente ben definiti:
-          il gruppo storico (Stankovic, Cambiasso, Zanetti, Lucio, Samuel, Chivu, Maicon, Julio Cesar): grandi ex campioni, ma, appunto “ex”. Quando Ranieri si renderà conto che non è più possibile formare l’ossatura della squadra con questi giocatori, ormai “fermi” fisicamente e moralmente (ai bei ricordi), dovrà attingere al secondo gruppo; cioè il seguente:
-          il gruppo dei giovani recentemente acquistati: (Alvarez, Coutinho, Obi, Nagatomo, Ranocchia, Castaignos, Jonathan, Poli)   giovani di belle speranza, ma, appunto “giovani” e di belle “speranze”: coi quali sarebbe lecito “sperare” di vincere qualcosa; ma col tempo necessario alla loro maturazione ed alla coagulazione degli stessi in una “squadra”.

Per concludere: senza soldi e senza potersi (ulteriormente) indebitare; con i giocatori titolari ormai “alla frutta” (come ingenerosamente si usa dire in casi similari),  ormai Moratti è in un vicolo cieco.

Come farà, povero (si fa per dire) uomo?

Aldo