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giovedì 23 febbraio 2012

MILAN-JUVENTUS - Capitolo 3: Arbitra Tagliavento


Nel momento in cui scriviamo (ore 14.00), la notizia è appena apparsa su “Tuttosport.com”.
Non ancora, su “Gazzetta.it”.

Come era oltremodo facile prevedere, la scelta dell’arbitro (e relativi collaboratori) per l’incontro di sabato prossimo in quel di San Siro-G.Meazza, tra il Milan e la Juventus non poteva che ricadere su Rizzoli o su Tagliavento.
Arbitrerà Tagliavento .
Scusandomi con i lettori che ne fossero già a conoscenza, vorrei riportare quello che avevo scritto nell’articolo di dissenso circa la “turnazione” che applicherebbe Braschi (con l’appoggio esplicito di Abete), nelle designazioni arbitrali per il campionato di calcio di Serie A (articolo pubblicato lo scorso Martedi, 21 febbraio alle ore 14,56 (a scanso di equivoci: non sono Luciano Moggi né, ovviamente, Giacinto Facchetti; ma un molto, molto modesto appassionato di cose calcistiche):


”Coraggio Abete e Braschi-Nicchi: lo vogliamo proporre? Facciamo una bella turnazione computerizzata e voi ve ne tornate a casa, a cucinare manicaretti. O sentite già le vostre tasche alleggerirsi, e magari all’incontro del prossimo Milan-Juventus, invece di mandare un Peruzzo (di turno) mandate un Rizzoli o un Tagliavento (non di turno)?”

Ed allora, cari Abete e Braschi, ora come la mettiamo? Non vorrete farci credere che per Milan-Juventus, nelle vostre “turnazioni” (peraltro top-secret, mai divulgate), ammesso che esistano, era previsto proprio Tagliavento e non, ad esempio, Peruzzo?
Ma davvero credete che gli italiani, in particolare gli sportivi appassionati di calcio, siano degli sprovveduti?
Allora, siamo a chiedervi un’altra prova di coraggio (poi basta, la pazienza ha un limite...): ammettete che, per le evidenti, inidonee, tragiche designazioni di cui si è lamentata recentemente la Juventus, non avete trovato di meglio che cadere dalla padella alla brace, dimenticando che non esiste migliore gratificazione, che l’ammettere i propri errori.
Buon Milan-Juventus a tutti

lunedì 6 febbraio 2012

Burocratese, politichese; ed ora anche giuridichese?


Apprendiamo che il Tribunale penale di Napoli ha depositato (rendendole, quindi, pubbliche) presso la Cancelleria, le motivazioni della sentenza adottata nel dicembre scorso, per il processo “Calciopoli”.

Le redazioni giornalistiche (ed, ovviamente, gli studi legali degli interessati) sono impegnate, in questo momento, nella lettura di tali motivazioni (trattasi di circa 500 pagine); ma, nel frattempo, sono stati pubblicati, dalle edizioni informatiche dei vari quotidiani, alcuni “passaggi” ritenuti più importanti ai fini della comprensione della sentenza, che lasciò, ricordiamo, spazio ad ampie discussioni e divergenze interpretative.

Fra i vari “passaggi” motivazionali ne riportiamo uno alquanto rappresentativo del tutto, commentandolo.

In ordine alla alterazione dei risultati sportivi dell’annata calcistica 2004/2005, per la quale la sentenza sportiva e la stessa sentenza penale ora motivata, hanno disposto pesanti condanne e comportato danni economici rilevanti per i soggetti incriminati (in primis, Moggi e la Juventus), si legge:

“Non ve n'è prova; trattasi invero di un reato di pericolo, in quanto il processo non ha in verità dato conferma del procurato effetto di alterazione del risultato finale del campionato di calcio 2004-2005 a beneficio di questo o quel contendente, ma appaiono sufficienti le parole pronunciate nelle conversazioni intercettate, nel cumulo con il contatto telefonico ammantato di clandestinità rappresentato dall'uso di schede straniere, per integrare gli estremi del reato di frode sportiva che è un reato di tentativo”

In questa sede vorrei solo evidenziare come, già in un breve passaggio (seppure tra i più decisivi al fine della comprensione dei motivi della sentenza), esistono espressioni che, seppure inquadrate in un testo di tecnica giuridica, creano disagio di comprensione nel lettore di media cultura.

Non basta; facendo una ricerca sul Codice Penale, non abbiamo trovato alcunché circa i due reati (che potrebbero indicare la stessa cosa, se interpretiamo correttamente il passaggio sopra riportato):
- Reato di pericolo;
- Reato di tentativo.

Anche sfogliando l'enciclopedia elettronica Wikipedia abbiamo accertato che non esistono pagine o articoli aventi ad oggetto i due suddetti reati. Non esistono.
Abbiamo, invece, trovato all’articolo 56 del Codice Penale, il reato riguardante il “Delitto tentato” la cui lettura non dovrebbe creare difficoltà di comprensione allo stesso “lettore di media cultura”.

Allora cosa avranno voluto intendere i giudici con le citate espressioni?

1 - volevano effettivamente riferirsi al “Delitto tentato” di cui all’art. 56 C.P.? Ma, nell’affermativa, perché modificare il “nomen juris” e confondere, così, la comprensione delle cose?
2 - se non volevano riferirsi all’art. 56, a quale articolo del C.P. fanno riferimento? Possibile che nel Codice Penale non esistano articoli rubricati “reato di pericolo” e “reato di tentativo”? Se li sono inventati i giudici per l’occasione? Difficile a sostenersi.

Fatta salva, ovviamente, la nostra ignoranza giuridica e la nostra incapacità di operare approfondimenti attraverso gli strumenti cartacei e multimediali, dobbiamo malinconicamente concludere, anche sulla base di altre esperienze analoghe già vissute, che, dopo il politichese, il burocratese, il sindacalese, siamo ormai arrivati al giuridichese; e così continuando, di “ese” in “ese” ci ritroveremo tutti nella nuova Babilonia.

sabato 19 novembre 2011

Il valore di una sentenza di primo grado (in Italia)

Capisco che oggigiorno, in era telematica, trattare di un argomento (nella specie, del valore sociale da riconoscere alla sentenza del processo di Napoli su Calciopoli)  a circa dieci giorni dalla sua divulgazione mediatica, può apparire alquanto inusuale oltre che inattuale.

Perciò, ritengo quanto mai opportuna una brevissima premessa: corrisponde al mio abitus (mentale, non certo sartoriale) documentarmi, capire per quanto possibile, e, solo dopo, dire la mia. Come ho fatto in questo caso. Donde, i dieci giorni di ritardo.

Dunque, la sera dell’8 novembre scorso, alle ore 20, la Giudice Casoria ha così sentenziato: 16 condanne e 8 assoluzioni; confermato l'impianto accusatorio e condannato a 5 anni e 4 mesi Luciano Moggi per "promozione della associazione a delinquere a fini di frode sportiva"; escluse tutte le istanze risarcitorie contro la Juventus.

Ora, ritengo interessante ed utile  procedere con un breve excursus sulle prime valutazioni ed esternazioni in ordine ai vari aspetti del problema, apparse sui media,  nei giorni immediatamente successivi alla sentenza e, subito dopo, aggiungere le mie considerazioni.

IL DIRETTORE della Gazzetta dello Sport - 9.11.2011
“È chiaro che l'esito penale conferma per ora l'impianto delle sentenze che la giustizia sportiva ha già pronunciato in via definitiva. Abbiamo compreso (anche grazie alle nuove intercettazioni presentate dalla difesa di Moggi) che l'inchiesta fu lacunosa se non sul piano delle responsabilità penali, almeno sotto il profilo sportivo e che furono molte le società di blasone, Inter compresa, a rimanere impigliate in un sistema che non può e non deve più riproporsi. La Juve, per esempio, esce dal processo di Napoli completamente assolta dalla responsabilità civile che le era contestata anche se insiste a definire "giustizia sommaria" quella sportiva, che invece proprio sulla responsabilità oggettiva si basa.”

Considerazioni:
1)    questa sentenza di Napoli non “conferma” quella sportiva (finale) del 2006”. No, perché, se vogliamo dare un senso preciso alle parole che utilizziamo, possiamo solo dire che  la “riproduce”(che è cosa diversa da “conferma”): qualcuno l’ha definita, perfino, “sentenza fotocopia”. Come è stato possibile? . Lo vedremo più avanti.
2)    “abbiamo compreso anche grazie alle nuove intercettazioni presentate dalla difesa di Moggi...”: andiamo, Signor Direttore, diciamolo tutto e chiaro, non abbia pudori o reverenze nei confronti di chicchessia (!...): le cose le abbiamo conosciute soprattutto grazie alla relazione del Procuratore della giustizia sportiva  Palazzi;
3)    Il riferimento al concetto di “giustizia sommaria”  richiamato dalla Juve nel suo comunicato ( riportato al punto successivo),  si riferisce,  con ogni evidenza,  alla “procedura” adottata nel 2006; vale a dire  ai tempi, alle modalità, alla  parzialità delle prove esibite e, soprattutto, delle prove”escluse” dal processo (si rilegga la relazione del  Palazzi, per favore, e la tenga bene a mente!). Quindi, non si riferisce alla diversità (peraltro solo parziale) tra giustizia sportiva e giustizia ordinaria, come afferma lei. Lo avrebbe capito anche “un ragazzo delle elementari”(come si usa dire). Che facciamo, Direttore, giochiamo agli equivoci?

IL DIRETTORE di Tuttosport – 10.11.11
 “La sentenza di Napoli assolve la Juventus (unico fra i club coinvolti) dalla responsabilità civile a fronte di una richiesta danni per 120 milioni. Ciò significa che la Juventus è stata riconosciuta estranea alle attività del suo ex direttore generale. Non solo, siccome tale scissione non era stata riconosciuta dalla giustizia sportiva, la Juventus intende rivalersi sulla Figc. Nessuno degli avvocati del collegio difensivo si aspettava una mazzata così pesante. Erano convinti, gli avvocati di Moggi, Trofino e Prioreschi, di aver contribuito,  con le nuove prove, ad allargare il fronte dei colpevoli per dimostrare l’assenza di una vera “cupola”. Della bontà di questa strategia erano sicuri in molti, ma evidentemente non è stata accettata. Bisogna prendere atto della sentenza e avere il coraggio di voltare pagina” (SIC!).

LA JUVENTUS - 9.11.2011
“La sentenza odierna afferma la totale estraneità ai fatti contestati della Juventus, che presso il tribunale di Napoli era citata in giudizio come responsabile civile a titolo di responsabilità oggettiva ai sensi dell'articolo 2049 c.c. Tale decisione, assunta all'esito di un dibattimento approfondito e all'analisi di tutte le prove, stride con la realtà di una giustizia sportiva sommaria dalla quale Juventus è stata l'unica società gravemente colpita e l'unica a dover pagare con due titoli sottratti, dopo aver conseguito le vittorie sul campo, con una retrocessione e con relativi ingenti danni”.

Considerazioni:
1)    L’aver escluso, in sentenza, la responsabilità risarcitoria  della  Juventus ex art. 2049 (simile alla “responsabilità oggettiva” prevista dall’ordinamento della giustizia sportiva- chiaro , Direttore della Gazzetta?), e sebbene  trattasi solo del primo grado della giustizia ordinaria, ciò dovrebbe essere già sufficiente  affinchè  la FIGC  iniziasse la revisione del processo sportivo del 2006. Neanche a parlarne!
2)    Uno dei punti più oscuri di questa sentenza di Napoli , è, appunto,  l’evidente disconoscimento, come se nulla fosse stato portato in aula, delle circa 170.000 intercettazioni sfuggite ( ...?),  al processo sportivo del 2006; con la conseguenza, quasi ovvia, della “riproduzione”,  in sede penale,  della sentenza sportiva(finale) adottata nel 2006  (donde,  la “sentenza fotocopia”).Sostanzialmente, due anni di dibattiti sulla  valutazione delle nuove prove esibite, dalla difesa non sono serviti a nulla;  quindi,   ci si domanda:  perché non è stata accolta la strategia difensiva? Proviamo a rispondere: perché le nuove prove (le  170.000 nuove intercettazioni esibite ) non sono state considerate, in qualche modo,  pertinenti all’oggetto della causa in discussione. Incredibile, ma può essere . E solo dalle motivazioni della sentenza (cioè fra tre mesi!) scopriremo l’arcano. Non possiamo che attendere.
3)    La Juve prenda atto della sentenza e volti  pagina. Andiamo, Direttore di Tuttosport, non diciamo sconcezze. Siamo al primo grado e cioè, come vedremo meglio in appresso e nelle “conclusioni”  di questo articolo, ad una sentenza, il cui valore, nel sistema della giustizia ordinaria italiana, è quasi vicino allo zero. E lei chiede ( ad  un presunto innocente), di rinunciare ai milioni (oltre 400) di euro di danni subiti?.  Incredibile e sconvolgente. Una domanda Direttore: se questo interessato (presunto innocente) fosse lei, rinuncerebbe ai successivi gradi di giustizia e, quindi, alla possibilità di recuperare i suoi 400 milioni di euro?. Non si preoccupi, non attendiamo risposta. Troppo ovvia.

LO SCONCERTO QUOTIDIANO - Corriere della Sera  9.11.11
“La sentenza di Napoli su Calciopoli dice che allora era tutto vero(SIC!) Moggi guidava un’organizzazione che mirava ad alterare i risultati. La condanna è molto dura e non lascia spazio a interpretazioni (secondo SIC!). Confesso di essere sorpreso, mi è sempre sembrata esagerata l’accusa di associazione a delinquere. Così come mi era sembrato sbagliato togliere il secondo scudetto. La sentenza di ieri dice che sbagliavo (terzo SIC!).  La condanna non riguarda un episodio, riguarda un’intera gestione. Ci sono dentro anni e anni di calcio che siamo condannati a guardare in modo diverso. Se hanno ragione i giudici del tribunale di Napoli, che calcio abbiamo visto negli anni di Moggi? O c’è ancora chi pensa sia tutto un equivoco, peggio, un complotto?”.

Considerazioni:
Anche lei; anche lei cambia opinione di fronte ad una “sentenza” (si fa per dire, perché così la chiamano) di primo grado che, nel nostro sistema di giustizia ordinaria,  vale quasi zero? e addirittura ancora prima di leggerne le motivazioni? Dottor Sconcerti , si ricordi che il suo cognome non l’autorizza in alcun modo dall’assumere decisioni “sconcertanti”. Certo, possiamo capire che, in ragione della sua venerabile età , ormai si esprima più con la sensibilità (del cuore) che con il raziocinio (della mente). Più per belle espressioni idiomatiche,  che per  aderenza alla sostanza dei fatti. Pazienza. La comprendiamo ma, ovviamente , no siamo d’accordo.

LO SCONCERTO QUAOTIDIANO - Corsera - 11.11.11
“La sentenza di Napoli ha ancora di più diviso la gente, soprattutto juventini e interisti. Con un avvertimento: sta diventando un problema solo vostro(SIC!) quindi eccessivo, inutile per tutti gli altri. Si può dimenticare o farsene semplicemente e civilmente una ragione?”
Considerazioni:
Spiacente Dottor Sconcerti; anche stavolta (nonostante la bellezza idiomatica...) è fuori dalla realtà e dalla sostanza delle cose. Il problema, certo, ha rilevanza, in primis, per la Juventus (e relativi tifosi); poi per l’Inter ( e relativi  tifosi).  Ma non basta, caro Sconcerti! dimentica le malefatte di una  FIGC e relativi Commissario (Guido Rossi) e  Presidente        (Giancalo Abete); dimentica le “incompetenze” espresse dagli Organi di giustizia sportiva; dimentica il CONI e relativo presidente Petrucci(che dopo anni di silenzio, ora è esploso); dimentica il modo dell’AIA (cioè degli arbitri); dimentica le 170.000 intercettazioni; dimentica la relazione Palazzi: dobbiamo continuare? non basta ancora?. E allora, il problema, caro Sconcerti, è proprio il contrario di quello che lei dice: il problema è di tutto il “sistema calcio italiano”, dal primo funzionario responsabile, all’ultimo dei tifosi.
Altro che “problema solo vostro,juventini ed interisti, inutile per tutti gli altri”. Idee fuori dal mondo. Insostenibili, con ogni buona volontà!

LIBERO - 9.11. 11
“Ci sono sentenze che sorprendono e altre che non sorprendono. Quella partorita dopo un lustro di chiacchiere e colpi di scena nell’aula 216 del tribunale di Napoli ha sbalordito tutti quanti: non colpevolisti, colpevolisti, menefreghisti, informatissimi. Si può essere amici di Moggi o acerrimi nemici, si può tifare la Juve, l’Inter, l’Oratorio Mariuccia. Si può amare il calcio o detestarlo; ma quel che è accaduto ieri deve far riflettere tutti quanti. La sentenza di ieri dice una cosa più di altre: sforzarsi di dimostrare la propria innocenza a volte non basta. Succede quando l’opinione pubblica vive di un imprinting vecchio cinque anni. Nel 2006 per tutti Moggi era un Padrino. Non importa, ora, se il suo lavoro e quello dei suoi avvocati ha stravolto le carte. C’è di che preoccuparsi, soprattutto quando ti accorgi che, calcio o “vita”, certe consuetudini non cambiano”.

Considerazioni e conclusione:
Perfetto. Ci siamo. Nonostante le espressioni talora poco eleganti (a differenza di quelle, talora sublimi nella forma ma cervellotiche nella sostanza, del Dottor Sconcerti), qui ritroviamo  in pieno il nostro pensiero, la nostra conclusione e la giustificazione  del “Titolo” di questo articolo; e cioè: quanto vale, oggi, nel nostro sistema di giustizia ordinaria, una sentenza di primo grado?
La generalità degli italiani (in particolare, quelli che hanno avuto la sfortuna di sperimentarla personalmente) credo ne fosse già cosciente: vale pressochè zero. E questa sentenza di Napoli ne è una eclatante conferma: ha copiato la sentenza sportiva del 2006. Perciò, sottoscriviamo tutto quello che afferma “Libero”: rileggetelo, per cortesia.
Ci sarebbe, ora, da domandarsi perché questo accade. Ma il discorso si farebbe troppo lungo, col rischio di tediare i lettori. Forse, faremo un seguito su questo “perché”.

Aldo

mercoledì 2 novembre 2011

Non mangeranno il Panettone

Prima puntata: Giancarlo Abete

Finita la nona giornata del Campionato di calcio  (cioè superato un quarto della stagione) ed approssimandosi il Natale, sono cominciate, come ormai è consuetudine, le considerazioni e le previsioni su chi, appunto a Natale, “non mangerà il panettone”; intendendosi, con ciò, come i conoscitori di cose calcistiche (e non) sapranno,  l’individuazione di quegli addetti ai lavori (in genere, gli allenatori...) a rischio licenziamento nel periodo natalizio.

Vorremmo dedicare alcuni articoli a questo aspetto; cominciando con la massima carica della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC): il Presidente Giancarlo Abete.

Nato a Roma, il 26.8.1950 (in piena calura, donde la testa calda che si ritrova!), è diventato Presidente della FIGC subito alla fine (meglio, alle sentenze del 2006)  di Calciopoli 1, essendo stato eletto il 2.4.2007; quindi: alla cessazione del commissariamento della stessa FIGC operata, ad inizio Calciopoli 1, dal CONI per inettitudine della precedente governance.

Diciamolo chiaro, perché ormai è di pubblico dominio: “dalla padella alla brace” (per la FIGC)  e, “al posto giusto al momento sbagliato” (per “il nostro”).

Ma va rilevato, subito, che il momento sbagliato è apparso tale anche (se non soprattutto) per le nefandezze degli atti e dei comportamenti adottati dallo stesso Abete e dalla propria struttura (ma, come si sa, il pesce puzza dalla testa...).

Bene, ecco i “Panettoni” (prendi e porta a casa!) che si troveranno, sulla tavola imbandita, in occasione del prossimo Natale, Giancarlo Abete e la sua FIGC.

1 - Per l’8 novembre 2011 (massimo 15 novembre, come affermato nel corso dell’ultima udienza, dal Giudice Casoria) è prevista la sentenza del processo penale in corso a Napoli, per Calciopoli 1.

Non stiamo a fare la storia di Calciopoli 1 e del processo di Napoli; diciamo solo che le previsioni, secondo quanto emerso nel corso del processo, sono disastrose per Abete e FIGC (ed altri); al meglio le alternative sono due: fare un nuovo processo sportivo (Calciopoli 2); rifare il processo del 2006 (Calciopoli bis).

Non vorremmo essere nei panni di Abete, ma qui si rischia un nuovo “tutti a casa” per le pesanti manchevolezze di Abete e compagni federali, emerse nel processo di Napoli, e per quanto segue ai punti 2 e 3.

2 - Per il 27 novembre (corrente) è prevista un’altra sentenza: quella dell’Alta Corte di Giustizia presso il CONI, per l’affare delle radiazioni inflitte, a Moggi, Giraudo e Mazzini, con provvedimento dello stesso Abete, con procedura del tutto anomala ed arbitraria (regole nuove, emanate ed immediatamente applicate al caso: roba che neanche nelle dittature si sognano); la sentenza, prevista per fine ottobre, è slittata a fine novembre, perché, si legge nel comunicato in data 27.10.2011 del CONI: "Ritenuta l'esigenza di integrare la documentazione esistente agli atti, la Corte ha ordinato alle parti in causa l'espletamento di una serie di adempimenti istruttori, da effettuarsi entro il termine di 30 giorni".

3 - Per il 13 dicembre 2011 è prevista la sentenza del TNAS per i seguenti motivi (comunicato dello stesso TNAS) :  "Il Presidente del Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport, Alberto De Roberto, in merito alla controversia Juventus F.C. SpA / Federazione Italiana Giuoco Calcio e F.C. Internazionale Milano SpA, avente a oggetto l'atto del Consiglio Federale del 18 luglio 2011 di rigetto dell'istanza di revoca dell'assegnazione dello scudetto stagione sportiva 2005/2006, respinge le istanze di incompetenza del Tribunale in merito ai seguenti punti, legati ad altrettante domande arbitrali presentate della Juventus Fc SpA: Il Collegio Arbitrale:

I. revochi, con effetto ex tunc, per i vizi di legittimità dedotti nella presente istanza:

a. il provvedimento del Consiglio Federale della F.I.G.C. in data 18 luglio 2011 di reiezione dell’istanza di revoca, presentata dalla Juventus Football Club s.p.a. in data 18 luglio 2011;

b. l’atto del Commissario Straordinario della F.I.G.C., Avv. Guido Rossi, adottato in data 26 luglio 2006;

c. il titolo di Campione d’Italia per gli anni 2005-2006 assegnato al F.C. Internazionale Milano SpA;

II. dichiari “non assegnato” il titolo di Campione d’Italia per gli anni 2005-2006. Dichiara la manifesta incompetenza del Tribunale in relazione al seguente punto delle domande arbitrali della Juventus F.C. SpA.

III. dichiari e quantifichi, secondo un equo apprezzamento, il diritto soggettivo della Juventus Football Club s.p.a. al risarcimento dei danni patiti e patiendi, patrimoniali e non patrimoniali, causati dai provvedimenti indicati supra sub a. e b.”

Bene, dopo tutto quanto sopra elencato, qualcuno ha ancora il dubbio se Giancarlo Abete, il prossimo Natale, gusterà una fetta di panettone…?

 Aldo

venerdì 21 ottobre 2011

Dialogo sopra i massimi sistemi: giustizia sportiva / giustizia ordinaria

Per ogni cosa c’è il suo momento
(Ecclesiaste)

E il momento della verità, anzi, delle verità, nelle cose del calcio italiano (non giocato), è ormai prossimo. Infatti, entro la fine del 2011, dovremmo conoscere:
     - la sentenza sul processo penale, in corso presso il Tribunale di Napoli, a carico di Luciano Moggi, ex General Manager della Juventus, per i fatti di Calciopoli 1 (Sentenza prevista per Novembre 2011);
     - la Decisione del TNAS, circa la propria competenza a decidere sul ricorso della Juvenus in merito all’assegnazione, all’Inter, dello scudetto 2006, da essa (Juventus)  vinto “sul campo” (Decisione prevista per il giorno 29.12.2011);
     - la Sentenza dell’Alta Corte di Giustizia, circa il ricorso di Luciano Moggi avverso la sentenza di radiazione del 9 luglio scorso, emessa dalla Corte di giustizia Federale (sentenza prevista a giorni);
      - la Decisione della FIGC, circa l’opportunità di riaprire, attraverso la giustizia sportiva, il processo Calciopoli 1 (per cominciare il  Calciopoli bis), oppure aprire un nuovo processo (Calciopoli 2) per i fatti emersi, appunto, nel corso del processo penale di Napoli (la decisione, si presume, verrà presa poco dopo la sentenza di Napoli; quindi, presumibilmente, in Dicembre 2011).
Sperando che Platone e i suoi moderni seguaci non si offendano per l’usurpazione del titolo di questo articolo, ritengo che sia giunto il momento di dire “quattro parole” circa, appunto, i (massimi) sistemi della giustizia sportiva e della giustizia ordinaria;  che,  fra poco, ci inonderanno di sentenze e decisioni  di importanza estrema, non solo per i diretti interessati coinvolti  (Moggi, Juve, Inter, Moratti, Facchetti, ecc.) ma per tutto il movimento calcistico italiano (e,  probabilmente, per  via indiretta, anche internazionale).
Non starò certamente a tediarvi illustrandovi le  strutture, le composizioni, le competenze ed analoghi tecnicismi dei due sistemi di giustizia; preferisco evidenziarne i caratteri salienti  perché ciascuno possa farsi la migliore  idea possibile del valore dei rispettivi giudicati.


La giustizia sportiva
Chi, meglio di un giudice (sportivo) poteva sintetizzare il carattere peculiare della Giustizia (sportiva) che egli stesso amministra?
Dopo le sentenze di condanna della Juventus, un giudice (Piero Sandulli), dichiarò: “Non c’erano illeciti, era tutto regolare, le violazioni sono state “etiche”, comportamentali…”.
Ma, allora, come si spiega l’affossamento della Juventus?
Ecco come: un altro giudice, infatti, dichiarò: “Abbiamo cercato di interpretare un sentimento collettivo ed abbiamo provato a metterci  sulla lunghezza d’onda”.
Ricordo, solo per dare un folcloristico esempio, che,  all’epoca, andava molto di moda una t-shirt con in bella evidenza la scritta: “Rubentus” (ovviamente: invece che “Juventus”).  Questo era “il sentimento comune” sulla cui lunghezza d’onda la giustizia sportiva sentenziò.
Questi erano, nel 2006, e sono ancora oggi, i canoni, le regole, i criteri che si utilizzano nella giustizia sportiva.

La giustizia ordinaria (civile e penale)
Viene amministrata:
-   “in nome del popolo italiano”  (con questa frase, infatti, cominciano le sentenze che vengono emesse; ma, attenzione, è cosa ben diversa dal dire “secondo la volontà popolare”);
-   applicando il principio  cardine del sistema: “La legge è uguale per tutti”;
-   utilizzando tempi biblici.
1 - “In nome del popolo italiano”, appare, ormai,  alquanto astruso; c’è, infatti,  chi,  ormai, dubita che si possa ancora parlare di “popolo italiano” ( vero Bossi, padre e figlio?). E c’è chi,  ormai,  dubita che alla maggior parte dei giudici, interessi alcunché del popolo italiano, attenti,  come sono , ad amministrare i propri interessi finanziari e politici (vero De Magistris? Vero Narducci? e ci fermiamo, per carità di Patria e perché lo spazio non basterebbe);
2 - “La legge è uguale per tutti”. Certo, tutti vediamo che questo principio, esposto solitamente alle spalle dei Giudici ma di fronte al pubblico ed alle televisioni, fa bella mostra di sé nelle aule giudiziarie. Peccato, però, che tutti lo vedono, lo leggono e se ne ricordano;  tranne i Giudici;  i quali, (perciò ?) non raramente, se ne dimenticano…
3 - I tempi dei giudizi. Sono pluriennali; quando va bene, occorre un lustro per arrivare a sentenza; tant’è che, ormai, per pudore, nel nostro Paese nessuno più parla di “certezza del diritto”; neppure nelle aule universitarie. Perché, sempre più spesso, interviene, prima della sentenza, un’altra “certezza”: quella della morte degli interessati (talora, interviene la prescrizione, che è sempre una morte: quella della giustizia).
Si dice, spesso, che il grado di civiltà di un popolo si ritrova, in primis, nel proprio sistema di applicazione della “Giustizia”.
Credo non sia necessario aggiungere altro.

Aldo

sabato 15 ottobre 2011

Calciopoli2 o Calciopoli-bis?

Una formale questione di sostanza
Quando, nel 2006, sui quotidiani si cominciò a parlare diffusamente di Calciopoli, mi accorsi, fin da subito, che si erano create due tendenze: c’erano giornali  (e giornalisti)  che preferivano utilizzare il concetto di “Moggiopoli” (inizialmente, soprattutto “la Gazzetta dello sport”; poi, dopo qualche tempo, esclusivamente “la Gazzetta dello Sport”, infine, nessuno più utilizzò  tale concetto), mentre altri giornali (e giornalisti) preferivano utilizzare, appunto, il concetto di “Calciopoli”.
Come spesso accade anche nelle vicende della vita di tutti i giorni, la storia si ripete.
Da qualche tempo (anni 2010/2011), infatti, sui quotidiani (soprattutto sportivi) si assiste ad analoga diatriba: alcuni giornali, soprattutto “La Gazzetta dello Sport”, preferiscono utilizzare il concetto di “Calciopoli 2”; altri giornali, invece, in particolare “Tuttosport”, utilizzano il concetto di “Calciopoli bis”.
Le due vicende, apparentemente formali  perché  connesse a  formali  modi di esprimersi (?), nascondono, in realtà, questioni sostanziali di rilevanza enorme per il mondo del Calcio.
Su questi aspetti espressivi (apparentemente formali)  ritengo sia utile soffermarsi, per metterne in evidenza i caratteri profondamente sostanziali.

Nel 2006
In quell’anno, iniziò la “Gazzetta dello Sport” a pubblicare, con insistenza,  articoli di presunti contatti telefonici (intercettati)  tra l’allora Direttore generale della Juventus, Moggi,  e il settore arbitrale e federale, diretti, evidentemente, a favorire in qualche modo la Juventus.
In questi articoli,  il caso venne, per alcuni anni, individuato, appunto, col termine “Moggiopoli” ; con ciò, ponendo in rilievo come, il malcostume oggetto di indagine, emerso da intercettazioni telefoniche, e per il quale la stessa “Gazzetta” ipotizzò anche l’esistenza di una “Cupola”,  fosse riferibile esclusivamente alla dirigenza della Juventus (Moggi, Giraudo e Bettega).
Nella generalità degli altri quotidiani, sportivi e non sportivi, invece, prevalse la denominazione di “Calciopoli”, volendo intendere, con ciò, che il malcostume venuto alla luce (contatti telefonici col settore arbitrale e federale, diretti ad ottenere “favori” di vario genere, per il proprio club), non fosse un fatto esclusivamente riferibile al club Juventus, bensì riferibile alla generalità dei club operanti nel  settore sportivo “calcio”.

Nel 2010/2011
Sulle vicende della giustizia sportiva,  conseguenti al rilevato malcostume, non è questa la sede per soffermarsi (lo faremo in altra occasione); occorre, però, ricordare , per meglio approfondire la nostra disamina odierna,  che, nel frattempo:
- il signor Moggi si è rivolto alla giustizia ordinaria (Tribunale di Napoli) che, a breve (probabilmente entro il 2011), andrà a sentenza;
- che il 10 maggio 2010, il club Juventus, sulla base degli atti già emersi nei dibattiti innanzi al citato Tribunale di Napoli, ha chiesto alla Federazione Calcio se non sia il caso di rivedere la decisione sportiva di assegnare lo scudetto di Campione d’Italia 2006, al club Inter;
- che il 4.7.2011, il procuratore federale Palazzi, sempre sulle risultanze del processo di Napoli, e sulla base dei propri accertamenti, ha consegnato, alla giustizia federale, una voluminosa relazione  in cui , fra l’altro, si accerta che il club calcistico Inter “ha violato l’art. 6 del regolamento di giustizia sportiva” ( ha commesso, cioè, un “ illecito sportivo”).
Orbene, l’insieme di tali vicende (e di quelle che seguiranno), la “Gazzetta dello Sport” le qualifica “Calciopoli 2”; mentre “Tuttosport” privilegia la qualificazione di “Calciopoli bis”.
Ed ecco che torniamo all’oggetto principale della nostra disamina.
Anche oggi, come nel 2006,  siamo a discutere di differenze dovute a semplici formalismi espressivi ?
Io credo di no. Ritengo, infatti :
-che parlare di Calciopoli 2 significhi che Calciopoli 1 si è chiuso definitivamente, non se ne parla più;  e parliamo, ora, di Calciopoli 2 cioè,  di qualcosa di nuovo;
-che, invece, parlare di Calciopoli bis significhi che Calciopoli 1 si riapre; e che stiamo, sostanzialmente, continuando a parlare di analoghe malefatte, che la giustizia sportiva, nel 2006, ignorò (perché si limitò ad indagare sulla presunta “cupola” Juventina - anche su questo, ritorneremo) e che, invece, la relazione  del Procuratore Palazzi e, soprattutto, la giustizia ordinaria del Tribunale di Napoli,  hanno  portato alla luce.
Alla sentenza del Tribunale di Napoli, la soluzione nel senso che, sulla base della ormai prossima sentenza, la giustizia sportiva non si potrà esimere:
- dal ritenere chiuso il processo denominato “calciopoli 1” ed, eventualmente, aprire un “nuovo” processo denominato “Calciopoli2”;
- ovvero, dal riaprire, ridiscutere e decidere nuovamente su calciopli 1 (in applicazione dell’art.39 del codice di Giustizia Sportiva intestato: ”Revocazione e revisione”);  con  ciò,  dando sostanza alla qualifica di “calciopoli bis” .

Aldo