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sabato 25 agosto 2012

Petrucci, Abete e il dovuto a prescindere



Siamo convinti che l’ex allenatore del Siena, attualmente allenatore della Juventus, Antonio Conte si sia trovato nel posto sbagliato (allenatore del Siena), nel momento sbagliato (quando avvenivano le combine, o comunque se ne parlava), con le persone sbagliate (il calciatore Carobbio e Stellini).

Siamo altrettanto convinti che queste circostanze, innanzi ad un qualsiasi consesso giudiziario democraticamente organizzato e regolamentato, sarebbero emerse in modo evidente e puntuale, con le conseguenti dichiarazioni di insussistenza delle incolpazioni e, quindi, l’assoluzione dell’incolpato.

Questo NON è avvenuto innanzi alla “Giustizia domestica” della FIGC, perché, sostanzialmente, trattasi di una NON-Giustizia: non organizzata e non regolamentata democraticamente.

Ebbene, questa NON-Giustizia, così come è, viene strenuamente difesa, perché assertivamente valida, perché assertivamente indipendente dai responsabili politici della relativa organizzazione e regolamentazione (Petrucci per il CONI  ed  Abete per la FIGC); e ciò, contro ogni evidenza dei fatti, ormai chiara (e dichiarata) dalla generalità degli sportivi  italiani e dalle maggiori testate giornalistiche sportive e politiche italiane.

Vediamo, dalle stesse espressioni di Petrucci ed Abete, riportate dai media, come viene  esternata questa strenua difesa della loro NON-Giustizia (domestica). Dove necessario, intervalliamo tali manifestazioni di volontà, con il nostro commento:

Dice Petrucci:
"Basta con questi attacchi ai giudici e alla giustizia sportiva. In queste settimane assisto a esibizioni muscolari che mostrano il lato peggiore di uno sport che non merita mortificazioni. Sembra che l'unico colpevole di questo Calcioscommesse sia Palazzi e non chi ha commesso illeciti. Così non si può andare avanti. Il calcio non può pensare di vivere senza regole o in spregio di quelle esistenti, approfittando di casse di risonanza mediatiche superiori a quelle degli altri sport che invece rispettano le regole e i verdetti anche nei settori professionistici".
  • Ci dica, Petrucci, il nome di una sola persona, che abbia mai detto il contrario; che abbia detto, cioè, che il calcio (come qualsiasi altra attività, ovviamente), possa “vivere senza regole o in dispregio di quelle esistenti”.
  • Il problema caro Petrucci, che lei, da buon burocrate intellettualmente collassato, non riesce a vedere, non è che ci siano o non ci siano le regole e che queste vengano o meno rispettate; il problema che si pone, e che non volete affrontare, è che queste regole, quelle che ci sono oggi, sono inidonee a regolare un qualsiasi tipo di giustizia,  in qualsiasi settore della vita civile: sono, cioè, antidemocratiche e perfino anticostituzionali (e non ci voleva l’Avvocato Bongiorno, per affermarlo...).

Dice Petrucci:
"Non si può immaginare di commentare le sentenze ad ogni grado di giudizio".
  • Questa idea non ha senso; può essere valida solo se riferita al ("suo") Giudice (si fa per dire!) Sandulli, il quale, appena finita la riunione del consesso giudicante di secondo grado, va in onda radiofonica e commenta, in modo scellerato, la sentenza (si fa per dire) appena decisa, ma non ancora pubblicata! Come fate, Petrucci ed Abete, a consentire uno scempio del genere? E continuate a chiamare Giudici e Giustizia tutte queste sconcezze?
  • Altrimenti, questa idea (divieto ai cittadini di commentare le sentenze ad ogni grado) non ha alcun senso (guai, se ne avesse). Perché lei, Petrucci, dice, sostanzialmente: cari cittadini italiani, non pensate e neppure immaginate, di poter mai commentare le sentenze ad ogni grado di giudizio. Incredibile: neppure il più incallito dittatore penserebbe mai ad un divieto del genere, per i suoi sudditi!!

Dice Petrucci:
"Occorre rispettare i giudici, gli arbitri e quanti sono preposti al rispetto delle regole. Altrimenti sarebbe solo caos e questo il CONI non può consentirlo. Per questo: giù le mani dalla giustizia sportiva!”.
  • No, caro Petrucci, lei continua a chiamare giustizia (sportiva), qualcosa che della  Giustizia non contiene neppure i presupposti. E noi questa NON-Giustizia, la rifiutiamo. E se non verrà modificata, noi ci ribelliamo. Come ci si ribella alla dittatura. Qualsiasi. Come la vostra.
  • In democrazia NON esiste il vostro dovuto a prescindere. Al contrario: tutto deve passare attraverso il consenso dei cittadini!


Dice Abete:
"La fiducia nei confronti degli organi di giustizia sportiva è massima, queste realtà vanno rispettate."
  • La sua fiducia. Non la nostra. Perché questa NON-Giustizia è li a salvaguardia della sua  poltrona (e di quella di quei giudici lì), non dei nostri diritti. In democrazia, non esiste fiducia o qualsiasi aspetto della vita “dovuto  a prescindere”.

Dice Abete:
"Un giudice può come tutti giudicare bene o male, tutti possono criticare, ma va riconosciuta la funzione della giustizia che non è appiattita sugli interessi".
  • Tutti possono criticare? Cosa fa, smentisce il suo Capo, Petrucci, che ha appena detto il contrario (“non si può immaginare di commentare - figuriamoci criticare! ndr - le sentenze ad ogni grado”)? Attento alla poltrona!

Dice Abete:
"Chi attacca, non sa che la separazione dei poteri è garanzia di democrazia anche nello sport".
  • Dice, sostanzialmente, Abete: cari italiani se non sapete che la democrazia si regge sul principio della separazione dei poteri anche nello sport (grazie per la disistima!) non attaccateci. Siamo alle solite: si fa finta di non vedere il vero problema (terribile se non fosse una “finta”...), che non è conoscere o non conoscere,  ma: esiste o non esiste nel CONI e nella FIGC la separazione dei poteri rispetto alla NON-Giustizia (domestica)? La risposta, cari Abete e Petrucci, è ormai alla portata di tutte le tasche: NO... Non esiste nel CONI e nella FIGC una Giustizia indipendente dai vertici politici, semplicemente perché i componenti dei vari consessi giudicanti vengono scelti, nominati e pagati dagli stessi  vertici politici (Petrucci, Presidente del CONI e Abete, Presidente della FIGC). Anche per questo non si può parlare di giustizia “domestica”, ma si parla, correttamente, di giustizia “addomesticata”.


Dice Abete:

"Ognuno si assume le proprie responsabilità: il calcio non e proprietà privata, il miglioramento delle persone nel calcio deve essere fatto a 360 gradi e non bisogna bypassare le competenze federali. Noi vogliamo essere una federazione rispettosa delle regole, non accettiamo chi alimenta tensioni e fazioni. Le parole pronunciate ieri dal presidente Petrucci sono altamente condivisibili. Tutto si può migliorare, ma bisogna conoscere i fondamentali delle regole. Se non si conosce quello di cui si parla, si corre il rischio di dire cose che non stanno nè in cielo, nè in terra".

Conclusione
Nell’esercizio delle loro funzioni pubbliche ("E io pago!"...), questi personaggi esercitano il loro potere ricorrendo ad un abominevole conservatorismo delle idee e, non ultimo, delle loro poltrone, esercitandolo attraverso quella "violenza bianca” che al suo manifestarsi risparmia, sì, i corpi; ma distrugge le menti e le coscienze; che sono, poi, i caratteri discriminanti tra un uomo e una bestia.
E tale discrimine, i due personaggi dimostrano di non averlo ancora capito. E continuano, imperterriti, con la loro NON-Giustizia e nella conseguente devastazione delle menti e delle coscienze.

Basta. Il vostro dovuto a prescindere non lo passiamo più sopportare.

Petrucci ed Abete e tutte le vostre pseudo strutture giudiziarie: non ci rappresentate; ci fate  paura; non vi vogliamo più. Dimissioni, subito. E poi, una nuova, democratica, Giustizia.

mercoledì 22 agosto 2012

Dalla "Caccia all'uomo" alla "Caccia alle streghe" a "Caccia alla poltrona"



Crediamo di aver correttamente riportato quanto accaduto nel corso della Supercoppa Italiana giocata a Pechino l’11 agosto corrente, parlando di “caccia all’uomo”  messa in atto dai giocatori del Napoli. 

La ripresa televisiva (non il commento dei cronisti RAI...) è lì a dimostrarlo, nonostante le lamentazioni alquanto ipocrite e chiaramente fuori luogo del quotidiano sportivo “sudista”,  che ha dato voce mediatica all’improponibile “silenzio stampa” attuato dallo stesso club Napoli su dichiarata indicazione del Presidente De Laurentiis.

Ora, sebbene ancora fuori stagione venatoria, ci tocca soffermarci su un altro tipo di “caccia”, che si è messa, meglio, rimessa (dopo Calciopoli), in bella mostra a seguito delle note vicende (Scommessopoli) che stanno accalorando questa estate del 2012: stiamo parlando della “caccia alle streghe”, ormai quasi conclusa, messa nuovamente in atto dalla giustizia sportiva facente capo al notorio Abete (FIGC) nonché all’altrettanto notorio Petrucci (CONI).

Breve premessa: alcune iniziali minuscole, invece che maiuscole, d’ora in appresso, non sono  errori di stampa, ma sono volute: per indegnità.

Abbiamo atteso di conoscere la decisione (giammai “sentenza”, è ben altra cosa...)  di secondo grado, anticipata da pochi minuti dalle edizioni informatiche dei maggiori quotidiani sportivi, perché, come si dice, la speranza è l’ultima a morire; speranza che i deferimenti del procuratore Palazzi, e le decisioni della giustizia sportiva di primo grado (commissione disciplinare) venissero dichiarate per quelle che, in realtà, rappresentano: una "caccia alle streghe".

Tutto confermato (con qualche differenziazione di valore formale e burocratico, solo una perdita di tempo, se non una presa in giro...). A conferma, che non di giustizia domestica si tratta, ma di giustizia addomesticata nel senso che, dato un procedimento, dato un “indirizzo politico”, le decisioni sono bell’è pronte; non servono prove, non servono riscontri, non serve controinterrogare, non serve il secondo grado (conferma il primo), non serve il terzo (così impropriamente denominato), perché confermerà il secondo che ha già confermato il primo.


Questa “non Giustizia”, se non andiamo errati, è stata introdotta agli inizi degli anni ottanta; quando il  “Calcio” era (ancora) uno Sport; ed è rimasta tale ancora oggi che il “Sistema Calcio" non è più uno Sport, ma solo un eccellente Business! Cosa sono quei 12 milioni netti all'anno ad un certo Ibrahimovic? Cosa fanno i Presidenti di Palermo e Genoa, se non  business nella compravendita di giocatori? Servono altri esempi? Accontentati: cosa ci fanno,  in Borsa, alcuni club calcistici della nostra serie A? Giocano a tressette?
Basta.

Perché questo è accaduto (e continua)?

Perché, il vero sport nazionale italiano, non è il calcio, ma un altro tipo di caccia: la “caccia alla poltrona”. E chi riesce a conquistare la poltrona CONI  (oggi Petrucci) o la poltrona FIGC (oggi Abete), a tutto si dedica, tranne che alle indispensabili, rispetto all’evolversi del quadro socio-economico, riforme istituzionali (nel caso: le regole della giustizia domestica): per non correre il rischio di perdere la poltrona (non disturbare il can che dorme...).

Per concludere, una domanda al Club Juventus ed al suo Presidente: ma Calciopoli ha insegnato nulla? Cosa vi aspettavate dal secondo grado di questa non-Giustizia, se non una conferma sostanzialmente pedissequa, della decisione del primo grado? E cosa vi aspetterete, ora, dal ricorso al TNAS (impropriamente, terzo grado), se non la conferma del secondo grado che ha già confermato il primo?
Occorreva scomodare lo studio della Bongiorno, per lottare contro la caccia alle streghe?
Cosa possono mai decidere, personaggi (non Giudici, sono ben altra cosa...) messi lì, dai vertici sportivi, con i procedimenti sopra illustrati (no prove, non riscontri, no controinterrogatori, e via di seguito), e con “ l’indirizzo politico“ dettato chiaramente dai loro vertici attuali (Petrucci ed Abete) ai quali avete chiesto ben 444 milioni di risarcimento danni derivanti da Calciopoli, innanzi alla Giustizia (quella vera, seppure amministrativa) del Tar Lazio?

Sarà conferma, o, al massimo (per salvare la faccia...?) come avvenuto per alcuni aspetti di Calciopoli, dichiarazione di incompetenza!


venerdì 15 giugno 2012

SPAGNA - CROAZIA: etica, biscotto o truffa? Semplice convenienza

Nella serata di ieri, dopo il pareggio tra Italia e Croazia, e ancora prima che la Spagna battesse l’Irlanda (cosa peraltro prevedibilissima), in Italia, erano già spuntati come funghi gli opinionisti, i moralisti, i filosofi da bar dello sport et similia che, generalmente, prima parlano e, poi, forse, pensano.

Le previsioni più generalizzate ed accreditate, per la prossima partita Spagna-Croazia sono tre: prevarrà l’etica; prevarrà il biscotto; prevarrà la truffa. Vediamole.

L’etica
Espressione a sfondo moralistico, diventata ormai famosa, tra gli sportivi, per essere stata usata, abusata ed abiurata, in tempi recenti, dal Presidente della FIGC, Abete, quando, con riferimento alle violazioni del Codice di Giustizia sportiva commesse dall’Inter (Moratti e Facchetti),  spavaldamente affermò: “l’etica non si prescrive”. Neanche a dirlo: tutto prescritto ed amen.
Nel caso in discussione (come si comporteranno Spagna e Croazia?) alcuni invocano, appunto, un atteggiamento “etico”, che, applicato all’attività sportiva, sembrerebbe voler dire (contrariamente a quanto sostenuto dal barone De Coubertin: “basta partecipare”) che in ogni competizione si lotta sempre e solo per vincere.
In realtà, l’etica è una espressione polivalente: in genere, chi la utilizza in un certo contesto, ha una certa idea; e crede che l’etica, in quel contesto, corrisponda esattamente alla sua idea. Verosimilmente è una situazione analoga a quella che intende l’altro Presidente (quello del Coni) Petrucci, quando dice :“con il buon senso si risolve tutto”. A quale “buon senso” si riferisce? Al  suo, ovviamente.
Applicando il tutto al nostro quesito, chi afferma che deve prevalere l’”etica”, pensa e dice, probabilmente senza rendersene conto: tra Spagna e Croazia deve vincere l’Italia.

Il biscotto
Neologismo a carattere sportivo, equivalente italiano del termine francese combine, col quale si intende il perseguimento di un risultato sportivo utile ai contendenti ma, nel contempo,  diretto alla eliminazione di un terzo concorrente.
In genere, con combine o biscotto si intende un comportamento illecito, antisportivo, a volte oggetto anche di proposte mercantili, in violazione delle leggi sportive e civilistiche. Naturalmente, chi accusa altri di un tale comportamento, dovrebbe, poi, dimostrare l’effettivo accadimento patologico.

La truffa
Termine giuridico col quale si intende un comportamento che, mediante raggiro, procura a sé o ad altri, un vantaggio ingiusto, con altrui danno.
Solo chi legge quanto sopra con superficialità e/o con pregiudizio può pensare che questo sia il caso del risultato che uscirà dall’incontro Spagna-Croazia, che dovesse condannare l’Italia all’eliminazione dalla competizione europea.
Comunque finirà la partita in questione, se si svolgerà secondo le regole tecniche previste dal regolamento del giuoco del calcio (ed a ciò, è adibito un quintetto arbitrale). non ci saranno “raggiri”, non ci saranno “vantaggi ingiusti”, non ci saranno “danni altrui”. Naturalmente, chi  affermerà il contrario, dovrà dimostrarlo. Ma saremmo nella “patologia”, non nella normalità delle situazioni sportive.


La convenienza
Nel mondo di oggi, cioè nelle attuali democrazie occidentali/europee, e nell’economia di mercato che ne indirizza i comportamenti non solo economici ma, soprattutto, relazionali, è il concetto di convenienza che regola tutto.

Ciò vale anche nelle attività sportive, soprattutto in quelle, come lo sport del calcio, che, ormai, di sport contengono molto poco, e molto, quasi tutto, di spettacolo a scopo di business.
E quando si parla di business, si parla, ovviamente ed in primo luogo, di convenienza, di utilità, di “regole del mercato” che, sostanzialmente, dicono: “ogni transazione si conclude quando, ed al prezzo in cui, si incontrano domanda ed offerta”.

Quindi, dall’incontro calcistico Spagna-Croazia, a nostro parere, uscirà il risultato “economico”, cioè quello conveniente per i due contendenti, che sarà l’incontro delle loro utilità (marginali)   cioè il pareggio 2-2, necessario e sufficiente per la qualificazione di entrambe le squadre. Senza  violazioni di etiche, senza biscotti e, meno che mai, senza truffe.

Sostanzialmente, e per concludere, è una di quelle situazioni cui si riferiva Buffon, quando affermava l’esistenza, nel calcio, di situazioni in cui “il pareggio conviene”, scatenando l’ira preconcetta dei “gazzettari”, nonché i sospetti dei soliti “operatori di giustizia” (sportiva ed ordinaria), alla ricerca spasmodica di una gratuita “visibilità".

martedì 22 maggio 2012

Da l'esprit des lois a l'esprit du roi



Ovvero: dal pensiero di uno dei massimi filosofi del diritto e della politica (Montesquieu - 1748) al non-pensiero di una delle massime espressioni del potere politico di oggi, in ambito sportivo (Michel Platini, Presidente UEFA).

Ovvero, ancora, dalle prime geniali intuizioni  di diritto e politica della governance dei paesi democratici (occidentali), che hanno giustificato, nel tempo, la grandeur della Francia (appunto, “L’esprit des lois”), alle recenti, vergognose deviazioni dei poteri che non-amministrano le varie politiche e le varie giurisdizioni, ma ne esprimono solo la “violenza bianca”. Con le conseguenze che, oggi, sono sotto gli occhi di tutti:

- le quotidiane violenze delle varie in-giustizie (sentenze civili, penali, amministrative, fiscali e, non ultime, sportive) che inondano la nostra civile convivenza, adottate in violazione (ma le chiamano, invece, “rispetto delle leggi”) dei più elementari principi desumibili anche dalla nostra Carta Costituzionale;

- i quotidiani suicidi, quali conseguenze dirette delle citate “violenze legali”, che inducono alla disperazione più sofferta e talora all’autodistruzione, proprio per l’impossibilità di difendersi dalla “violenza bianca”. E si archivia il caso con questa orribile sequenza logica: non c’è violenza fisica. Non c’è sangue. Non c’è responsabile. Chiuso.

Ed una delle massime espressioni di queste “violenze”, in materia di calcio, è appunto, Michel  Platini, presidente dell’UEFA.

L’esprit di PLATINI (“le roi”)
In alcune recenti dichiarazioni, Platini, già calciatore imme-nso, ma ormai imme-desimato nel “sistema” politico-burocratico del calcio europeo, ha dato illustri esempi di questa “violenza”, edulcorandola, apparentemente, con il famoso “esprit” francese per la battuta tagliente e dissacrante. Ne illustriamo solo  alcune, più recenti ed attuali, di queste inaudite “violenze”: 

- sull’esposto inviatogli dalla Juventus, che rappresentava all’UEFA le “violenze” del CONI e della FIGC per varie omissioni e violazioni di giustizia sportiva, disse: “La Juventus si poteva risparmiare il francobollo” - non commentiamo!

- in relazione all'eventualità di un boicottaggio da parte di molti politici europei, per protestare contro il trattamento che l’Ucraina sta riservando all'ex premier Iulia Timoshenko, ha risposto:  "Avremo più posti in tribuna, se alcuni politici non vengono” - non commentiamo!

- sul “ritorno” della Juventus dopo il disastro di Calciopoli, ha detto: “La Juventus è andata in B, ora il conto è finito, ha pagato e bisogna girare pagina”.
Commento: esempio sublime di adesione alla violenza del potere. Dice, sostanzialmente, Platini: “ingiustizia è fatta", “il conto è stato pagato”, perciò, chiuso, non se ne parla più. Troppo facile. Troppo comodo. Chi ha sbagliato, in realtà, NON ha (ancora) pagato: questa è la “violenza bianca”: far finta che tutto sia stato regolare e “chiudere” il caso.

- in relazione a cosa pensasse di Prandelli (CT della Nazionale italiana) ha risposto: "Non mi stupisce che sia diventato un buon allenatore: era già abituato alla panchina quando era alla Juve" - non commentiamo!

- sul problema della terza stella che la stessa Juventus pretenderebbe di esibire dice: “Seguiremo ciò che dice la Federazione italiana".
Commento: altro limpido esempio di violenza del potere, mediante omologazione di una violenza perpetrata da altro potere, invertendo le gerarchie: sono, infatti, le Federazioni Nazionali (nel caso: FIGC) che devono seguire le direttive della Unione Europea (UEFA), e non viceversa!

Non per nulla "La Gazzetta dello Sport” gli ha assegnato, molto recentemente, il premio “Giacinto Facchetti” (vedi foto).

Conclusione
Quelli illustrati sono solo un infinitesimo dei casi di violenza bianca (riferibili, peraltro, al solo settore dello sport, anzi al solo sport del calcio) attuati coscientemente dai “poteri forti”, fra loro collusi, che costituiscono la causa principale del malessere e della rovina delle moderne democrazie occidentali. A Platini: de la grandeur à la mineure.

martedì 8 maggio 2012

Buffon, Del Piero e la terza stella della Juventus



Dice Buffon: i nostri scudetti sono trenta perché li abbiamo vinti sul campo; e non è una scusa, ma un dato di fatto.

Dice Del Piero: noi sentiamo di aver vinto trenta scudetti, ma bisogna rispettare le sentenze.

BUFFON- Sostanzialmente, Buffon evita di affrontare il problema “limitandosi” ad una considerazione parziale del problema (le vittorie “di fatto”). Appare sincero, ma non risponde esaustivamente al quesito;

DEL PIERO- La risposta di Del Piero, invece, è completa. Apparentemente, perfetta. Ma non lo è.

COME STANNO LE COSE
Come ormai dovrebbe essere generalmente noto (perciò, pensiamo di poter riassumere), in Italia:
  1. esiste la “giustizia sportiva” (ogni Federazione organizza la sua ed il CONI organizza la propria Giustizia, come sistema di appello alle sentenze emesse dai giudici delle singole Federazioni);
  2. le regole sportive prevedono che le controversie debbano essere risolte esclusivamente nell’ambito della giustizia sportiva;
  3. chi non trova soddisfazione dalla giustizia sportiva, può, tuttavia, con particolari conseguenze di carattere “sportivo”, rivolgersi alla Giustizia Ordinaria (quella dello Stato: Civile, Penale ed Amministrativa). Al limite, anche a quella sovranazionale (Corti Europee);
  4. nel 2006, la Juventus, è stata condannata dalla giustizia sportiva; mentre, negli anni 2010 e 2011, a seguito della “ritardata scoperta” (?) di migliaia di nuove intercettazioni, la stessa giustizia Sportiva si è rifiutata di rivedere  le sentenze del 2006, adducendo la propria “incompetenza”;
  5. nel 2011, intanto, nel processo Penale di Napoli, quasi tutti gli imputati sono stati condannati, confermando, in modo alquanto singolare ed inaspettato rispetto alle risultanze del processo, quanto fu stabilito nel 2006 dalla giustizia sportiva (qualcuno ha avanzato l’ipotesi del “copia e incolla”): con una eccezione, anzi con queste due eccezioni dichiarate in sentenza:

  • il campionato di calcio 2004/2005 (scudetto revocato dalla giustizia sportiva), si svolse e si concluse regolarmente senza alcuna anomalia direttamente o indirettamente imputabile alla Società sportiva Juventus (vincitrice sul campo);
  • il campionato di calcio 2005/2006 (scudetto assegnato all’Inter dalla giustizia sportiva, invece che alla Juventus, vincitrice sul campo), non è mai stato oggetto di indagine (né dalla giustizia sportiva, né, tantomeno, da quella ordinaria-penale), per mancanza, ovviamente, di fatti e/o motivazioni che le giustificassero.

Tutto ciò considerato, sempre nel 2011, la Juventus si è rivolta al TAR del Lazio (giudice ordinario amministrativo, per vedersi riconoscere il danno subito dalle sentenze sportive nella misura (dimostrata con documentazione agli atti del processo) di € 444 milioni circa (processo in corso).

Con questi fatti, cosa possiamo concludere? Che Buffon e Del Piero sbagliano entrambi.
  • Buffon, sbaglia perché omette di considerare la situazione giuridica della vicenda, limitandosi a considerare quella “del campo”.
  • Del Piero, sbaglia perché, pur considerando la situazione (anche) giuridica, tuttavia la esprime in  modo (volutamente?) equivoco: perché non dice a quali sentenze occorre riferirsi per la soluzione del problema e cioè:
- a quelle sportive, che dicono 28 scudetti
- a quella della giustizia statale-penale (sentenza di primo grado di Napoli ed in attesa della sentenza Amministrativa del TAR-Lazio), che dice: 30 scudetti.

Cosa diciamo noi
La giustizia sportiva si è dimostrata inaffidabile (a dir poco!). Alcuni  esempi tra i tanti:
  • il terzo grado (secondo di appello) della giustizia sportiva, venne abrogato, in occasione del  processo alla Juventus (cioè, cambiando le  regole nel corso dei procedimenti! - Non accade neppure nei regimi dittatoriali più violenti!);
  • furono tenute (volutamente, secondo le dichiarazioni degli inquirenti, risultanti agli atti del processo di Napoli) nascoste migliaia di intercettazioni che, da una parte, scagionavano la Juventus e i suoi dirigenti (“cupola”, associazione per delinquere,  ecc.); dall’altra, implicavano fortemente le responsabilità di altre Società sportive (in primis l’Inter, cioè la Società sportiva destinataria dello scudetto 2005/2006!);
  • lo scudetto 2005/2006 fu assegnato dal faccendiere Guido Rossi (nominato Commissario straordinario) già consigliere del CDA dell’Inter, amico intimo di Massimo Moratti e di Tronchetti Provera, alla sua ex Società sportiva (Inter, appunto).  
Conclusione: per noi sono 30 scudetti, di fatto, sul campo e giuridicamente per sentenza  statuale (con conseguente diritto alla terza stella).

domenica 6 maggio 2012

Le "amnesie" del Direttore de "La Gazzetta dello Sport"



Nell’editoriale apparso il 4 maggio scorso su “La Gazzetta dello Sport” (“Tifosi, giocatori e tecnici: il calcio è contagiato dallo spirito ultrà”) il Direttore Andrea Monti si lascia andare ad una filippica verso il mondo del calcio afflitto, a suo dire, da un malessere le cui responsabilità si ricondurrebbero ad “inedite pazzie di tifosi, giocatori e tecnici, che si aggiungono alle consuete baruffe tra presidenti”.

In prima lettura (come si usa dire in gergo parlamentare) e, quindi, di puro istinto, avremmo sottoscritto volentieri il tutto, avendo ancora negli occhi e nella mente i seguenti, recenti accadimenti:
- i fatti di Genova, con i tifosi genoani che costringono i propri giocatori a togliersi le maglie da gioco (Tifosi);
- i fatti di Lamela, che sputa su Lichtsteiner, e di Ljajic che offende il proprio allenatore per averlo sostituito (Giocatori);
- i fatti di Firenze, con l’allenatore Delio Rossi che cerca di malmenare lo stesso Ljajic (Tecnici);
- i fatti di Galliani e le sue continue dichiarazioni e azioni relative al non-gol di Muntari, diventato una stucchevole fisima; i fatti di Lotito e di Zamparini, per le rispettive irregolarità nelle procedure di compravendita di giocatori (Presidenti).

Tutto vero. Tutto giusto. Da sottoscrivere.

E invece no.

Dopo due giornate di riflessioni (e seconda e terza lettura...) ci accorgiamo che l’articolo è gravemente manchevole.

Amnesie? No, perché le amnesie hanno una evidente caratteristica: l’involontarietà.

Qui, invece, siamo davanti ad una evidente reticenza (che implica la volontà di non manifestare, di nascondere i fatti; perché, evidentemente, contrastanti con i propri interessi di casta...).
Perché non possiamo pensare, né immaginare, che il Direttore della rosea abbia “dimenticato” di aggiungere, alle cause del malessere del Calcio, le seguenti due componenti:
  1. le distorsioni, quasi quotidiane, dei media (giornali, Tv, radio, ecc.) che, come tali, esasperano gli animi ed aizzano le componenti sportive (Tifosi, Giocatori, Tecnici e Presidenti) ad atteggiamenti e comportamenti fuori luogo;
  2. le “inefficienze”, le “omissioni”, le “illegalità”, le “parzialità” e le “incompetenze” (queste ultime dichiarate!) degli Organi che detengono il potere della governance sportiva (CONI-Petrucci e FIGC-Abete, e rispettivi Organi di giustizia sportiva), che inducono all’anarchia, al farsi giustizia da sé (o, nel migliore dei casi, a cercare altre “giustizie”).
Speriamo di non apparire volgari agli occhi dei lettori, ma, come si dice, il pesce puzza dalla testa; e da lì che si capisce se è fresco e vitale o morto, stantio e da scartare.

Ebbene, il Direttore della Gazzetta, nell’articolo in esame, ha “dimenticato” proprio le colpe di coloro che detengono il potere, effettivo e mediatico, in ambito sportivo.
Non ha odorato il pesce alla testa, ma solo alla coda.

Ed allora, per chiarire meglio i concetti, come sopra abbiamo portato esempi evidenti e congruenti  con  quanto affermato dal Direttore nel suo articolo, ora portiamo alcuni esempi di quanto “omesso” dal Direttore, nello stesso articolo:

A-   I media
  •     Il Direttore omette di evidenziare le colpe derivanti dalle quotidiane esternazioni delle varie edizioni giornalistiche (cartacee e telematiche); delle varie rubriche televisive e radiofoniche a tema calcistico: tutte impregnate di cronisti sportivi parziali, veri e propri “ultras” che avendone il potere, amplificano a dismisura le loro malefiche esternazioni , ed  il cui unico effetto è, appunto, l’”aizzare contro”!
  •       In questa categoria, peraltro, il Direttore Andrea Monti appare alquanto implicato, se solo ricordasse (meglio: volesse ricordare), quale Direttore della Gazzetta dello Sport, le malefatte passate del suo giornale, in materia di moggiopoli-calciopoli-farsopoli; e di quelle recentissime, in materia di scommessopoli, con notizie false e tendenziose (in prima pagina!) su giocatori e tecnici della Juventus (Buffon, Bonucci, Pepe, Conte, impegnati, come è noto, nella lotta-scudetto (per puro caso, contro la protetta Milan...).

B- CONI, FIGC e rispettivi Organi di giustizia

  • Il Direttore Monti omette di evidenziare le colpe derivanti da una presunta (a volte dichiarata!) incompetenza degli Organi Sportivi preposti a risolvere problemi (soprattutto di giustizia sportiva) di cui, invece, sono chiaramente titolari, secondo norme (Statali e Federali), abdicando, perciò, dal “fare” (il loro dovere) ed abbandonandosi al più inutile, violento e spregevole “dire” (in politichese, burocratese, sindacalese, sperando che nessuno capisca quel che dicono e non dicono!). Creando, con ciò, sfiducia, anarchia, farsi giustizia da sé!
Conclusione
Queste (A e B) sono le vere origini, le vere responsabilità, del malessere del calcio italiano.

Quelle indicate dal Direttore Monti, sono, invece, le ovvie conseguenze.

Ci rifletta meglio Direttore Monti; e tenga conto che gli interessi superiori dello Sport (del Calcio, in modo particolare) trascendono i miserevoli interessi di casta.

Cominci Lei a dare il buon esempio!

giovedì 3 maggio 2012

PROVOCATORI E PROVOCATI: siamo con Delio Rossi

Siamo con Delio Rossi, fino a quando in questo Paese esisterà una sperequazione inaudita tra azione del provocatore (impunito) e reazione del provocato (punito).

Ciò, in perfetta coerenza con quanto abbiamo appena sostenuto nell’ultimo articolo (facili profeti?) che potete leggere qui sotto (Regole da cambiare - 2: Provocazione e reazione) su un caso analogo, recentemente accaduto - provocazione di Lichtsteiner verso Lamela che reagì con uno sputo e rimase l’unico penalizzato.

E lo saremo fino a quando, in questo Paese, non si inverte o, quanto meno, non si pareggia, con normativa “ad hoc”, l’attuale tendenza: impunito il provocatore, punito il provocato.

Gli sportivi che hanno assistito nella serata di ieri sera a quanto accaduto nel corso di Fiorentina-Novara saranno rimasti sconcertati per la “reazione” di Delio Rossi, che ha tentato (dalle immagini non si è capito se lo abbia davvero colpito) di colpire Ljajic che lo aveva grossolanamente contestato con parole e gesti inequivocabili e plateali,  per  averlo sostituito.
Il nostro sconcerto è durato, tuttavia, pochi secondi: fino a quando non ci è stato fatto vedere “tutto”: cioè l’ altrettanto sconcertante “provocazione” di Ljajic.

Valore della “provocazione”: argomentazioni utili
- Ljajic gioca nel nostro campionato da due stagioni calcistiche;
- è giovanissimo e, come tale, oltre che per propria indole, poco attento al rispetto altrui ed ai valori etici;
 - ha talento, ma, spesso, lo usa a sproposito: con saccenteria e sufficienza;
- appare indisponente, sia nel gioco sia nei comportamenti.
Ha sbagliato di brutto: va punito di brutto; ma, fino al momento in cui scriviamo, tutto tace: come da “tendenza”: non è punibile?

Valore della “reazione”: argomentazioni utili
- Delio Rossi  “lavora” nel nostro Calcio da circa un ventennio, con alterne fortune;
- ma sempre con passione, applicazione, serietà, compostezza e attento al rispetto altrui ed ai valori etici.
Ha sbagliato di brutto (nella modalità di reazione; non per la reazione in se stessa; questo è il nostro pensiero); è stato punito di brutto immediatamente dal Club con il licenziamento (nella stessa serata!!), con intervento diretto, nella trasmissione SKY, del Presidente Della Valle, alquanto compiaciuto nel far vedere a tutti come la famigerata “volontà popolare” venga rispettata, e trovi omologazione da parte del Club.
Creando, in realtà, nei “veri sportivi” un senso di profondo disagio per l’evidente ingiustizia operata rispetto agli eventi occorsi (provocazione  impunita – reazione punita).

Valore (ed effetti) della tendenza etica nel nostro Paese
Come già chiarito nel nostro precedente articolo, nel nostro Paese, in particolare nell’attività sportiva calcistica, l’opinione prevalente è ancora propensa a penalizzare la “reazione” (comunque essa si manifesti) e a fingere (sì, perché proprio di questo si tratta: pura finzione) di non vedere la “provocazione”; che, quindi, rimane impunita.
Non ci sta bene.
E’ ora di sedersi ad un tavolo e “parlarci sopra”. Occorre ricercare una “equità” tra “provocazione” (e relative modalità) e “reazione” (e relative modalità).
La tendenza sopra illustrata, peraltro,  è ormai in fase di inversione: è ora di prenderne coscienza! Guardate, infatti, il risultato del sondaggio proposto dalla “Gazzetta dello sport” di questa mattina, con il quesito: “E’ giusto aver punito Delio Rossi ...?”.
Le risposte sono, attualmente (ore 8,07):
50.7 %: No: cioè, punire Delio Rossi  per la “reazione” è cosa errata;
49.3 %: Sì: cioè, punire la “reazione” di Delio Rossi è cosa ben fatta.
Siamo in piena inversione di tendenza
Cosa vuol dire?
  1. Punire la reazione e NON la provocazione non è più sopportabile: non corrisponde più alla sensibilità media del buon padre di famiglia (per utilizzare le parole del Codice Civile italiano);
  2. Occorre prenderne atto, predisponendo ogni possibile “equità” tra la punibilità della provocazione (modus e quantum) e la punibilità della reazione (modus e quantum).
CONI (Petrucci) e FIGC (Abete), vogliamo lasciar perdere le prediche in politichese, burocratese, sindacalese ed ogni altro maledetto ...ese, e metterci a lavorare su questo aspetto della equità nelle valutazioni dei comportamenti sportivi?
Non è più rinviabile!