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giovedì 23 febbraio 2012

MILAN-JUVENTUS - Capitolo 4: Il nuovo "sentire popolare"-Ibra non gioca


Quarto Capitolo: Ibrahimovic non giocherà la partita dell’anno, Milan-Juventus.

Infatti, è appena stata resa pubblica la sentenza della Corte di Giustizia Federale che ha respinto il ricorso presentato dal Milan e confermato le tre giornate di squalifica che erano state inflitte al giocatore dopo l'espulsione rimediata contro il Napoli, per aver colpito Aronica, nel match del 5 febbraio scorso.
Pur non conoscendo ancora la motivazione, confessiamo che la decisione ci sorprende; meglio: ci sorprende dal punto di vista dell’applicazione del regolamento: le tre giornate si applicano ai comportamenti classificabili come “violenti”.

Le immagini televisive evidenziano chiaramente che Aronica neppure si è accorto del buffetto (perché di questo, si è trattato) di Ibrahimovic.
E comunque, classificarlo “comportamento violento” è fuori luogo; non corrisponde alla nozione di “violenza” che possa essere acquisita da un qualsiasi “buon padre di famiglia”.

E allora? Come spiegare questa decisione chiaramente irrispettosa della lettera e dello spirito delle regole?
In questa nuova tragicomica decisione della giustizia (si fa per dire) sportiva, riteniamo che stiano tornando prepotentemente alla ribalta i retaggi di Calciopoli: gli organismi sportivi, politici, arbitrali e giudiziari, sono in piena confusione.
La giustizia sportiva, ormai, non decide più secondo i canoni previsti dalle leggi e dai regolamenti sportivi; ma, come accaduto per “Calciopoli” , e chiaramente affermato dai giudici che hanno sentenziato la condanna della Juventus, si decide secondo gli umori del momento e cioè, secondo l’ormai famosa espressione adottata, appunto, dai giudici di calciopoli, nella sentenza contro la Juventus: “abbiamo deciso dando ascolto al sentire popolare”.

Chiariamo: non intendiamo assolutamente affermare che il “sentire popolare” che nel 2006 era avverso alla Juventus si sia ora rivoltato verso il l Milan. Assolutamente no.
Intendiamo dire, invece, che è stato penalizzato il modo di fare e di esternare di Galliani, che, mettendo subito le mani avanti (“non più di due giornate”), ha chiaramente indispettito i giudici. I quali, ripetiamo, ormai, decidono senza applicare i regolamenti, ma secondo le sensazioni; secondo l’aria che tira al momento delle decisioni.

A conferma di quanto andiamo sostenendo, riportiamo il comunicato emanato dal Milan, subito dopo aver conosciuto l’esito del ricorso:

"La decisione della Corte di Giustizia Federale è ingiusta, perché ha applicato una sanzione destinata agli atti violenti, ad un atto che violento non è stato. È un grave errore giuridico".

D’accordo. Perfettamente d’accordo su tutto (tranne che sul “giuridico”. Non è un errore “giuridico”, ma un errore “giudiziario”. Scherzi del nervosismo immediato; ma non dovrebbe succedere).
Ora, il caro Galliani, che tocca per mano, in prima persona, la pseudo-filosofia di cui è impregnata “Calciopoli”, potrà cominciare a farsene una ragione e magari ad apprezzare nella giusta misura gli sforzi del Presidente Agnelli, diretti a ristabilire una giustizia sportiva “giusta”, anche ricorrendo alla giustizia ordinaria.
Buon Milan-Juventus a tutti

mercoledì 14 dicembre 2011

La Tavolata è finita, andate in pace (?)


Come previsto (e prevedibile) dalla generalità degli sportivi, il “tavolo della pace” si è concluso... senza concludere. Che ormai è diventato il ritornello nella gestione della Federazione Italiana Giuoco Calcio: Consigli che si dichiarano incompetenti; Giudici sportivi che non decidono; breafing che non concludono; tempi lasciati trascorrere fino alle prescrizioni, “tavoli” che diventano “tavolate”... Un disastro, uno scandalo!

Era tutto, e da tutti, previsto; tranne che dai citati “Capoccioni” (nel caso: Petrucci e Abete); cioè quelli che hanno maldestramente utilizzato il potere loro assegnato di organizzare e spendere (i soldi nostri...); e che questo potere utilizzano solo per scaldare poltrone, pronunciare parole e discorsi  inconcludenti e senza costrutto: “aria fritta”, per usare un’espressione dei nostri tempi.

E allora, proprio come direbbe Totò (“e io pago!”), vorrei chiedere a questi Signori: ora, la giornata con la “tavolata” inutile, chiaramente e prevedibilmente inutile, con tutti i relativi costi, chi la paga? Qualcuno potrebbe (anzi, dovrebbe) contestare ai citati Petrucci ed Abete, il danno erariale derivante da uno sperpero inconsulto di denaro pubblico!
Signor Ministro dello Sport: non è suo dovere (meglio, obbligo) intervenire? Cosa deve ancora accadere, cosa dobbiamo ancora vedere, quanta altra “aria fritta” dobbiamo ancora respirare,  perché questo CONI e questa FIGC, siano commissariati?
Per rendere l’idea di cosa sia accaduto e dei risultati (non) raggiunti, riportiamo una selezione delle dichiarazioni dei due Presidenti (CONI e FIGC) a fine “tavolata”:

Petrucci, presidente del CONI:
”Non lo considero un fallimento, ma un tentativo non riuscito, perché comunque si è discusso. Mi aspettavo un esito diverso. Agnelli e Moratti si sono parlati. Il rapporto è stato sereno, mai nessuno ha alzato la voce, nessuna incomprensione, solo ognuno ha ribadito le proprie posizioni e non è stato possibile trovare un accordo. Ho messo cuore ed entusiasmo. Anche senza aver raggiunto un risultato, proveremo a guardare avanti. Dovevamo lenire una ferita ancora aperta. È un tentativo non riuscito e basta. Devo essere onesto e sincero, le scorie di Calciopoli sono ancora molto scottanti, per cui ognuno è rimasto nelle proprie posizioni".

Abete, Presidente della FIGC:

"Il confronto c'è stato, il rispetto pure. Purtroppo è rimasto il conflitto. I rapporti personali sono di grande serenità. Abbiamo fatto le cose in buona fede e con trasparenza, Calciopoli l'ho combattuta prima e mi trovo a combattere gli effetti oggi”.

Vedere e leggere, per credere:

Avete letto bene; tutto vero: incaricati di funzioni pubbliche, Presidenti di CONI e FIGC, con poteri di spendita di denaro pubblico (cioè soldi nostri) che sostanzialmente e candidamente ammettono di aver sbagliato, di non aver capito bene, di aver creduto erroneamente, di averci messo cuore ed entusiasmo, che i rapporti sono sereni.
Ebbene? Risultato? Zero; zero assoluto. Soldi spesi senza risultato, ma: “comunque si è discusso”!!

Conclusione? Ora basta; CONI e FIGC: tutti a casa; e non per le vacanze natalizie; bensì per manifesta incapacità; quindi, per sempre: non vi vogliamo più vedere seduti a quelle poltrone.

Aldo

Tavolo o Tavolata?

Immagino che la generalità degli sportivi, in particolare quelli di fede Juventina e di fede Interista, sapranno che oggi è il 14 dicembre 2011: cioè il giorno del “Tavolo” organizzato dal Coni.
Al riguardo, questo, è il pensiero del Presidente della FIGC Abete, espresso negli ultimi giorni, in varie occasioni:


"Penso che andiamo al tavolo con grande serenità, è un momento importante di confronto, un'occasione di chiarimento collegata ad una progettualità. C'è una necessità per tutti di guardare avanti, per il Paese e per il mondo del calcio. La Figc andrà con lo spirito giusto, sapendo che ha un ruolo di terzietà rispetto ai tanti interessi legittimi e alle faziosità fisiologiche del mondo del calcio. La Federcalcio, per cultura istituzionale, ritiene che questo incontro sia giusto, ma non si farà strattonare. Siamo molto disponibili, ma non subiremo pressioni che determinino delle forzature. Mi aspetto che i problemi vengano affrontati nel modo giusto, e cercheremo, a conclusione di questa chiacchierata, di fare una sintesi. È scorretto nei confronti dei protagonisti fare delle previsioni. I dirigenti si siederanno al tavolo con lo spirito giusto. Sarà un bel lavoro per tutti”.

E questo è il pensiero del Presidente del CONI, Petrucci, espresso negli ultimi giorni, in varie occasioni:

"C'è mancanza di rispetto per le regole e per l'etica… Se va avanti così (il calcio, ndr) sarà commissariato dall'opinione pubblica. Condivido quello che ha fatto la Figc, e il Tnas l'ha confermato. Perché è sbagliata quella decisione e chi lo ha detto che non è giusta? Poi ognuno faccia i ricorsi che vuole, Abete non ha sbagliato, ce ne fossero come lui. Non so se sia giusto aver dato quello scudetto all'Inter, non sta al Coni dirlo. Le regole però sono state rispettate e per il Coni il discorso è chiuso. Una Federazione ben diretta e lo difendo e lo difenderò sempre il presidente Abete perché sta facendo il suo dovere fino in fondo. Sottolineo l'ottimo lavoro del presidente della Figc, Giancarlo Abete: è attaccato perché non mostra i muscoli. I presidenti lo sapevano quando sono entrati nel mondo dello sport: i soldi sono loro, le regole sono nostre. Ci sono delle regole che valgono per tanti anni, scopriamo dopo tanti anni che non sono più valide, perché non si sa. Quando si hanno a cuore le sorti della propria squadra nello sport, si deve pensare che facendo un passo indietro se ne fanno due avanti. Io parlo anche di etica, etica. Tante volte ritirare un ricorso ti fa fare più bella figura che vincere una causa. Lei dice che è stata una giustizia parziale, ma io non la definisco tale, perché deve essere stata una giustizia parziale? Lo diciamo noi? Ma perché? Noi sappiamo più dei magistrati? Invito ad essere meno tifosi e di usare il buonsenso, perché il tifo tante volte quando eccede non è un tifo buono, è un tifo malsano. Questo dico. Col buonsenso si va dappertutto".

Bene. Una domanda: qualcuno è in grado di dirci di cosa si parlerà, oggi, a questo “Tavolo”?
Noi non lo abbiamo capito, nonostante (ma forse proprio per questo?) la notevole quantità di argomentazioni  esternate dai due personaggi e come sopra fedelmente riportate.

Esternazioni frutto di stati confusionali, che consentono di esprimere solo frasi fatte, burocratese e sindacalese esasperato, flash di pensieri contorti, senza capo né coda, senza logica: caratteristiche, appunto, di stati confusionali. E che, alla fine, servono solo a confondere anche le idee altrui.

A conferma di ciò, vorrei porre in rilievo, un aspetto non emerso nella stampa “che conta”. Il 16 Novembre scorso, tra  le 18,00 e le 19,00, ho avuto la fortuna (perché non sapevo che sarebbe accaduto) di assistere al botta e risposta tra Agnelli e Petrucci, in diretta SKY. Ho avuto, poi, l’accortezza di registrare il tutto su DVD.

Già in “diretta”, mi ero accorto dello stato confusionale del Petrucci; che, parlando, come si dice, “a braccio” (cioè senza leggere; cosa cui, evidentemente, non è abituato); che si manifestava attraverso parole inadeguate, salti di logica, e di argomenti, ma, soprattutto, la ripetitività quasi ossessiva (ho rivisto la registrazione ed ho contato:diciotto volte, in pochi minuti!!) caratteristica, appunto, di uno stato confusionale, di uno stesso concetto: “buon senso”. Fino all’indecoroso: “con il buon senso, non occorre la giustizia“.

Ecco il punto: in un momento di confusione mentale, quindi, senza rendersene conto, Petrucci, ha tirato fuori ciò che covava dentro e che, probabilmente, è all’origine della organizzazione del “Tavolo”: la paura sprigionata dal ricorso della Juventus, al TAR, con richiesta di danni per oltre 400 milioni di €. Quindi, il tentativo di convincere la Juventus, attraverso l’organizzazione di una “Tavolata” (con tarallucci e vino buono, cercando di “ubriacare“ il giovine Agnelli) a ritirare il ricorso, portarlo quindi, al “buon senso” che supera la giustizia.

E allora, Caro Petrucci, ci dica: sono stati, questi, gli esempi di buon senso, cui si riferisce?

- Buonsenso è quello che usò la Federazione quando chiese a Caianiello un parere su "passaportopoli" ed usò mano leggerissima, senza mandare in B chi ci sarebbe dovuto andare?
- Buon senso fu quello di nominare Guido Rossi, faccendiere, già consigliere di Amministrazione dell’Inter, quale Commissario straordinario per la soluzione di Calciopoli?
- Buon senso è avere una miriade di organi di giustizia sportiva nessuno dei quali  si dichiara competente a risolvere il problema dello scudetto 2006?
- Buon senso fu quello del 2006 quando fu  usato il machete, assecondando le richieste dei media. (Gazzetta, in primis)?
- Buonsenso fu quello della Juve ad accettare la propria distruzione e la serie la B?;
- Buon senso è stato quello di far trascorrere i termini di prescrizione per non svolgere il processo sportivo a carico dell’Inter?
- il buonsenso è quello di non adeguarsi alle leggi europee?;
- il buon senso è stato quello di emanare sentenze ascoltando “il sentir comune” invece che seguire le regole di giustizia (dichiarazione ufficiale , alla stampa, di uno dei giudici)?;
- il buon senso è stato quello di soggiacere alle pressioni mediatiche e di ogni tipo che hanno costretto la Juventus ritirare il ricorso al TAR nel 2006?
- il buonsenso è quello che ha portato i "troppo tifosi" della Juventus a pacifiche marce dell'orgoglio e non ad assaltare caserme dei carabinieri, ad incendiare cassonetti o a lanciare motorini all’interno di uno stadio, come ben si è visto da cronache provenienti da altre sedi sportive?

E ci fermiamo. Perché Petrucci queste cose le sa bene. Meglio di noi, ovviamente. Solo che fa finta di non capire una cosa : che quelle sopra elencate sono la vergogna dello sport italiano, e non dimostrazioni di “buon senso”.

E allora, cosa ci faranno intorno al “Tavolo”, oggi, questi Signori? A parlare di “buon senso”? cioè del nulla?
Dice bene Moratti (quando ci vuole, ci vuole): “ci andrò, sono curioso!“; ben detto. Anche noi siamo curiosi!

Ed allora, ribadiamo quanto già prospettato  il giorno dopo l’idea di organizzare questo “Tavolo”: portateci anche Berlusconi e Galliani (barzellettieri rinomati), un po’ di tarallucci e del vino altrettanto rinomato, e la “Tavolata” è ben servita.

Buone risate a tutti!

Aldo

sabato 19 novembre 2011

Il valore di una sentenza di primo grado (in Italia)

Capisco che oggigiorno, in era telematica, trattare di un argomento (nella specie, del valore sociale da riconoscere alla sentenza del processo di Napoli su Calciopoli)  a circa dieci giorni dalla sua divulgazione mediatica, può apparire alquanto inusuale oltre che inattuale.

Perciò, ritengo quanto mai opportuna una brevissima premessa: corrisponde al mio abitus (mentale, non certo sartoriale) documentarmi, capire per quanto possibile, e, solo dopo, dire la mia. Come ho fatto in questo caso. Donde, i dieci giorni di ritardo.

Dunque, la sera dell’8 novembre scorso, alle ore 20, la Giudice Casoria ha così sentenziato: 16 condanne e 8 assoluzioni; confermato l'impianto accusatorio e condannato a 5 anni e 4 mesi Luciano Moggi per "promozione della associazione a delinquere a fini di frode sportiva"; escluse tutte le istanze risarcitorie contro la Juventus.

Ora, ritengo interessante ed utile  procedere con un breve excursus sulle prime valutazioni ed esternazioni in ordine ai vari aspetti del problema, apparse sui media,  nei giorni immediatamente successivi alla sentenza e, subito dopo, aggiungere le mie considerazioni.

IL DIRETTORE della Gazzetta dello Sport - 9.11.2011
“È chiaro che l'esito penale conferma per ora l'impianto delle sentenze che la giustizia sportiva ha già pronunciato in via definitiva. Abbiamo compreso (anche grazie alle nuove intercettazioni presentate dalla difesa di Moggi) che l'inchiesta fu lacunosa se non sul piano delle responsabilità penali, almeno sotto il profilo sportivo e che furono molte le società di blasone, Inter compresa, a rimanere impigliate in un sistema che non può e non deve più riproporsi. La Juve, per esempio, esce dal processo di Napoli completamente assolta dalla responsabilità civile che le era contestata anche se insiste a definire "giustizia sommaria" quella sportiva, che invece proprio sulla responsabilità oggettiva si basa.”

Considerazioni:
1)    questa sentenza di Napoli non “conferma” quella sportiva (finale) del 2006”. No, perché, se vogliamo dare un senso preciso alle parole che utilizziamo, possiamo solo dire che  la “riproduce”(che è cosa diversa da “conferma”): qualcuno l’ha definita, perfino, “sentenza fotocopia”. Come è stato possibile? . Lo vedremo più avanti.
2)    “abbiamo compreso anche grazie alle nuove intercettazioni presentate dalla difesa di Moggi...”: andiamo, Signor Direttore, diciamolo tutto e chiaro, non abbia pudori o reverenze nei confronti di chicchessia (!...): le cose le abbiamo conosciute soprattutto grazie alla relazione del Procuratore della giustizia sportiva  Palazzi;
3)    Il riferimento al concetto di “giustizia sommaria”  richiamato dalla Juve nel suo comunicato ( riportato al punto successivo),  si riferisce,  con ogni evidenza,  alla “procedura” adottata nel 2006; vale a dire  ai tempi, alle modalità, alla  parzialità delle prove esibite e, soprattutto, delle prove”escluse” dal processo (si rilegga la relazione del  Palazzi, per favore, e la tenga bene a mente!). Quindi, non si riferisce alla diversità (peraltro solo parziale) tra giustizia sportiva e giustizia ordinaria, come afferma lei. Lo avrebbe capito anche “un ragazzo delle elementari”(come si usa dire). Che facciamo, Direttore, giochiamo agli equivoci?

IL DIRETTORE di Tuttosport – 10.11.11
 “La sentenza di Napoli assolve la Juventus (unico fra i club coinvolti) dalla responsabilità civile a fronte di una richiesta danni per 120 milioni. Ciò significa che la Juventus è stata riconosciuta estranea alle attività del suo ex direttore generale. Non solo, siccome tale scissione non era stata riconosciuta dalla giustizia sportiva, la Juventus intende rivalersi sulla Figc. Nessuno degli avvocati del collegio difensivo si aspettava una mazzata così pesante. Erano convinti, gli avvocati di Moggi, Trofino e Prioreschi, di aver contribuito,  con le nuove prove, ad allargare il fronte dei colpevoli per dimostrare l’assenza di una vera “cupola”. Della bontà di questa strategia erano sicuri in molti, ma evidentemente non è stata accettata. Bisogna prendere atto della sentenza e avere il coraggio di voltare pagina” (SIC!).

LA JUVENTUS - 9.11.2011
“La sentenza odierna afferma la totale estraneità ai fatti contestati della Juventus, che presso il tribunale di Napoli era citata in giudizio come responsabile civile a titolo di responsabilità oggettiva ai sensi dell'articolo 2049 c.c. Tale decisione, assunta all'esito di un dibattimento approfondito e all'analisi di tutte le prove, stride con la realtà di una giustizia sportiva sommaria dalla quale Juventus è stata l'unica società gravemente colpita e l'unica a dover pagare con due titoli sottratti, dopo aver conseguito le vittorie sul campo, con una retrocessione e con relativi ingenti danni”.

Considerazioni:
1)    L’aver escluso, in sentenza, la responsabilità risarcitoria  della  Juventus ex art. 2049 (simile alla “responsabilità oggettiva” prevista dall’ordinamento della giustizia sportiva- chiaro , Direttore della Gazzetta?), e sebbene  trattasi solo del primo grado della giustizia ordinaria, ciò dovrebbe essere già sufficiente  affinchè  la FIGC  iniziasse la revisione del processo sportivo del 2006. Neanche a parlarne!
2)    Uno dei punti più oscuri di questa sentenza di Napoli , è, appunto,  l’evidente disconoscimento, come se nulla fosse stato portato in aula, delle circa 170.000 intercettazioni sfuggite ( ...?),  al processo sportivo del 2006; con la conseguenza, quasi ovvia, della “riproduzione”,  in sede penale,  della sentenza sportiva(finale) adottata nel 2006  (donde,  la “sentenza fotocopia”).Sostanzialmente, due anni di dibattiti sulla  valutazione delle nuove prove esibite, dalla difesa non sono serviti a nulla;  quindi,   ci si domanda:  perché non è stata accolta la strategia difensiva? Proviamo a rispondere: perché le nuove prove (le  170.000 nuove intercettazioni esibite ) non sono state considerate, in qualche modo,  pertinenti all’oggetto della causa in discussione. Incredibile, ma può essere . E solo dalle motivazioni della sentenza (cioè fra tre mesi!) scopriremo l’arcano. Non possiamo che attendere.
3)    La Juve prenda atto della sentenza e volti  pagina. Andiamo, Direttore di Tuttosport, non diciamo sconcezze. Siamo al primo grado e cioè, come vedremo meglio in appresso e nelle “conclusioni”  di questo articolo, ad una sentenza, il cui valore, nel sistema della giustizia ordinaria italiana, è quasi vicino allo zero. E lei chiede ( ad  un presunto innocente), di rinunciare ai milioni (oltre 400) di euro di danni subiti?.  Incredibile e sconvolgente. Una domanda Direttore: se questo interessato (presunto innocente) fosse lei, rinuncerebbe ai successivi gradi di giustizia e, quindi, alla possibilità di recuperare i suoi 400 milioni di euro?. Non si preoccupi, non attendiamo risposta. Troppo ovvia.

LO SCONCERTO QUOTIDIANO - Corriere della Sera  9.11.11
“La sentenza di Napoli su Calciopoli dice che allora era tutto vero(SIC!) Moggi guidava un’organizzazione che mirava ad alterare i risultati. La condanna è molto dura e non lascia spazio a interpretazioni (secondo SIC!). Confesso di essere sorpreso, mi è sempre sembrata esagerata l’accusa di associazione a delinquere. Così come mi era sembrato sbagliato togliere il secondo scudetto. La sentenza di ieri dice che sbagliavo (terzo SIC!).  La condanna non riguarda un episodio, riguarda un’intera gestione. Ci sono dentro anni e anni di calcio che siamo condannati a guardare in modo diverso. Se hanno ragione i giudici del tribunale di Napoli, che calcio abbiamo visto negli anni di Moggi? O c’è ancora chi pensa sia tutto un equivoco, peggio, un complotto?”.

Considerazioni:
Anche lei; anche lei cambia opinione di fronte ad una “sentenza” (si fa per dire, perché così la chiamano) di primo grado che, nel nostro sistema di giustizia ordinaria,  vale quasi zero? e addirittura ancora prima di leggerne le motivazioni? Dottor Sconcerti , si ricordi che il suo cognome non l’autorizza in alcun modo dall’assumere decisioni “sconcertanti”. Certo, possiamo capire che, in ragione della sua venerabile età , ormai si esprima più con la sensibilità (del cuore) che con il raziocinio (della mente). Più per belle espressioni idiomatiche,  che per  aderenza alla sostanza dei fatti. Pazienza. La comprendiamo ma, ovviamente , no siamo d’accordo.

LO SCONCERTO QUAOTIDIANO - Corsera - 11.11.11
“La sentenza di Napoli ha ancora di più diviso la gente, soprattutto juventini e interisti. Con un avvertimento: sta diventando un problema solo vostro(SIC!) quindi eccessivo, inutile per tutti gli altri. Si può dimenticare o farsene semplicemente e civilmente una ragione?”
Considerazioni:
Spiacente Dottor Sconcerti; anche stavolta (nonostante la bellezza idiomatica...) è fuori dalla realtà e dalla sostanza delle cose. Il problema, certo, ha rilevanza, in primis, per la Juventus (e relativi tifosi); poi per l’Inter ( e relativi  tifosi).  Ma non basta, caro Sconcerti! dimentica le malefatte di una  FIGC e relativi Commissario (Guido Rossi) e  Presidente        (Giancalo Abete); dimentica le “incompetenze” espresse dagli Organi di giustizia sportiva; dimentica il CONI e relativo presidente Petrucci(che dopo anni di silenzio, ora è esploso); dimentica il modo dell’AIA (cioè degli arbitri); dimentica le 170.000 intercettazioni; dimentica la relazione Palazzi: dobbiamo continuare? non basta ancora?. E allora, il problema, caro Sconcerti, è proprio il contrario di quello che lei dice: il problema è di tutto il “sistema calcio italiano”, dal primo funzionario responsabile, all’ultimo dei tifosi.
Altro che “problema solo vostro,juventini ed interisti, inutile per tutti gli altri”. Idee fuori dal mondo. Insostenibili, con ogni buona volontà!

LIBERO - 9.11. 11
“Ci sono sentenze che sorprendono e altre che non sorprendono. Quella partorita dopo un lustro di chiacchiere e colpi di scena nell’aula 216 del tribunale di Napoli ha sbalordito tutti quanti: non colpevolisti, colpevolisti, menefreghisti, informatissimi. Si può essere amici di Moggi o acerrimi nemici, si può tifare la Juve, l’Inter, l’Oratorio Mariuccia. Si può amare il calcio o detestarlo; ma quel che è accaduto ieri deve far riflettere tutti quanti. La sentenza di ieri dice una cosa più di altre: sforzarsi di dimostrare la propria innocenza a volte non basta. Succede quando l’opinione pubblica vive di un imprinting vecchio cinque anni. Nel 2006 per tutti Moggi era un Padrino. Non importa, ora, se il suo lavoro e quello dei suoi avvocati ha stravolto le carte. C’è di che preoccuparsi, soprattutto quando ti accorgi che, calcio o “vita”, certe consuetudini non cambiano”.

Considerazioni e conclusione:
Perfetto. Ci siamo. Nonostante le espressioni talora poco eleganti (a differenza di quelle, talora sublimi nella forma ma cervellotiche nella sostanza, del Dottor Sconcerti), qui ritroviamo  in pieno il nostro pensiero, la nostra conclusione e la giustificazione  del “Titolo” di questo articolo; e cioè: quanto vale, oggi, nel nostro sistema di giustizia ordinaria, una sentenza di primo grado?
La generalità degli italiani (in particolare, quelli che hanno avuto la sfortuna di sperimentarla personalmente) credo ne fosse già cosciente: vale pressochè zero. E questa sentenza di Napoli ne è una eclatante conferma: ha copiato la sentenza sportiva del 2006. Perciò, sottoscriviamo tutto quello che afferma “Libero”: rileggetelo, per cortesia.
Ci sarebbe, ora, da domandarsi perché questo accade. Ma il discorso si farebbe troppo lungo, col rischio di tediare i lettori. Forse, faremo un seguito su questo “perché”.

Aldo

giovedì 17 novembre 2011

Fare un passo indietro? No, avanti!

È molto probabile che sfondi una porta aperta, facendo rilevare come, in questo Paese, accade spesso che una parola, o una frase, venga continuamente usata, abusata, usata impropriamente, usata in modo stucchevole, esasperato ed esasperante.
E lo scalpore lo creano non tanto i media nella loro molteplice diversificazione, quanto, soprattutto, quelle persone e personaggi che, per lignaggio, funzioni e cultura, ci si aspetterebbe affrancati da tali storture espressive.

L’ultima (stortura espressiva): “fare un passo indietro”.
In genere, viene utilizzata con riferimento, e come invito o consiglio, ad una persona con la quale ci si trova (quantomeno) in contrapposizione  dialettica.
Potrei sbagliare, ma questa frase, a mio parere, andrebbe assegnata alla paternità del Segretario del PD, Onorevole Bersani, che, imperterrito, per mesi e mesi, ha continuato ad esternarla in ogni occasione e con ogni mezzo di comunicazione, con riferimento al (ormai ex) Capo del Governo On.le Berlusconi: ”Berlusconi faccia un passo indietro”. Immancabile. Come le previsioni del tempo. Tutte le sere, in tutti i telegiornali (ed altro).
Forse, qualcuno, spazientito, si starà domandando: e tutto questo cosa c’entra con lo sport? Arrivo.

È di ieri mattina questa esternazione : “La Juventus faccia un passo indietro”. È stato Moratti? Un giornalista della Gazzetta dello Sport? Un tifoso interista? Niente. La maleodorante esternazione (condita, peraltro, da altre “perle” indegne di cotanto personaggio e sulle quali soprassediamo per non dilungarci troppo) è stata fatta dal Presidente del CONI (massima carica dello sport italiano) Gianni Petrucci. Proprio uno di quei personaggi da cui non ti aspetteresti una frase del genere!
Ma qui è davvero cascato l’asino: nei modi, nei tempi e nella sostanza. Vediamo.

NEI MODI
L’intervista-bomba, rilasciata dal Petrucci è scoppiata ieri, di buon mattino, senza alcun preventivo segnale che ne facesse intuire l’arrivo (in realtà, come vedremo al punto successivo, qualcosa era accaduto, il giorno prima, che ne potesse far intuire lo sfogo). La generalità dei media, dei cronisti sportivi, della carta stampata (nella versione elettronica) e televisivi, sono rimasti spiazzati, non tanto per il particolare aspetto lessicale di cui ci stiamo qui occupando (figuriamoci, sono i primi, loro, ad abusarne...) quanto per la “durezza” inusitata delle espressioni utilizzate e per la fine maliziosità di attaccare la Juventus senza mai pronunciarla: bassezze, appunto, indegne.

Nel corso della mattinata, a quanto pare, il Petrucci sarebbe stato bersagliato di telefonate che ne stigmatizzavano l’operato; e non solo per le  forme e i modi; ma soprattutto per la sostanza non rispettosa dei fatti (ovviamente, riguardanti la Juventus, Calciopoli, ricorsi vari). In generale, lo si metteva all’erta, perché la Juventus avrebbe, certamente, “risposto per le rime”.

NEI TEMPI
Il giorno precedente l’esternazione di Petrucci, la Juventus, terminati tutti i gradi della giustizia sportiva, dichiaratisi tutti incompetenti (in tutti i sensi ?...), a decidere sulle varie richieste, e come aveva già preannunciato fin dal mese di agosto scorso, aveva presentato ricorso al TAR del Lazio con richiesta di risarcimento dei danni subiti dal 2006 (condanna sportiva), da parte della FIGC, per un importo complessivo di € 443.725.200 (con elencazione dei vari danni e relativi importi).

Ci sono fondati motivi per credere che questo sia stato l’elemento scatenante lo sfogo di Petrucci che, molto probabilmente, non deve averci dormito sopra, la notte precedente. Magari, pressato dal collega Abete, presidente della FIGC.

NELLA SOSTANZA
Ma, in sostanza, cosa ha chiesto Petrucci alla Juventus (puerilmente, senza mai nominarla)? Appunto: “di fare un passo indietro”. Cosa avrà voluto dire? Vediamo.

Dalle vicende che si sono succedute nel corso di una giornata convulsa trascorsa “a suon di comunicati“ (ed attraverso la mediazione del canale sportivo Tv “SKYSport“) tra Petrucci e la Juventus (nella persona del presidente Agnelli), possiamo dedurne e sintetizzare il pensiero di Petrucci nei modi che seguono:
- basta con i ricorsi della Juventus, ormai è un “doping  giudiziario” (parole testuali!);
- in particolare, ritirare il ricorso al Tar e relativa richiesta di risarcimento.

CONCLUSIONE E RISPOSTA DELLA JUVENTUS
Noi “non facciamo un passo indietro” ma chiediamo al CONI e a Petrucci di “fare un passo avanti”. Questa è stata la risposta della Juventus (in estrema sintesi).

Un passo avanti, in che modo? Convocando un tavolo politico!
Se la cosa non fosse davvero tragica, per il calcio italiano e per la Juventus in particolare, verrebbe da ridere: un tavolo politico,  per raccontarsi barzellette (magari inviteranno anche Berlusconi e Galliani, barzellettieri di professione; e poi tarallucci e vino buono!)…

Nulla di nuovo sotto il cielo italiano: parole, parole, usate, abusate... In questo senso, davvero sarebbe necessario “un passo indietro”!
 
Aldo

lunedì 31 ottobre 2011

Sintomi di stato confusionale

 Non sono medico, ma non posso non rilevare come, da qualche tempo, nell’ambiente interista, appaiono sintomi di “stato confusionale” sempre più evidenti e generalizzati: dal Presidente (Moratti), all’Amministratore delegato (Paolillo); dall’Allenatore (Ranieri) ai giocatori, fino ai  tifosi.
Tralasciando i sintomi confusionali messi in mostra da Moratti (su calciopoli 1 e bis, sul quale, comunque, ritorneremo) e da Paolillo (“5 rigori contro”, sul quale ci siamo già soffermati in un precedente articolo: “Al lupo, al lupo”), ora ci soffermiamo un attimo su Ranieri e sui tifosi (si fa per dire ) interisti.
RANIERI: al termine della partita (persa in casa 1-2) con la Juventus, ha rilasciato, tenendo un sorriso alquanto istrionico, la seguente dichiarazione, agli intervistatori di SKY:
"Sono soddisfatto della prestazione, nel primo tempo la squadra mi è piaciuta. Loro hanno colpito nelle uniche due azioni".
“Sono soddisfatto della prestazione ma loro hanno purtroppo colpito nelle uniche due azioni”
Ci sono alcune stranezze, in questa dichiarazione:
-          i media hanno evitato di farne rilevare, quanto meno, l’infondatezza ( forse perché talmente evidente, da non doverla rimarcare?);
-          stante l’infondatezza evidente (trattandosi di numeri, sono perfettamente contestabili), come spiegarne l’origine, se non con lo “stato confusionale”?
-          da notare, che non dice “ tiri in porta” (che pure sarebbe un errore enorme e come qualcuno , forse pietosamente ma erroneamente ha riportato); ma dice “azioni”: cioè,  ha sostanzialmente affermato che la Juve, nella partita appena finita, aveva impostato solo “due azioni” (si dovrebbe intendere, almeno, ma non lo ha detto, trasformabili potenzialmente  in gol): una enormità incomprensibile; assurda, rispetto ai fatti appena accaduti; anche qui  sostenibile solo affermandone uno “stato confusionale”.
I TIFOSI: è di pochi minuti or sono la notizia della multa di 20.000 euro all’Inter, per responsabilità oggettiva nei confronti dei propri tifosi (si fa per dire) “per  esposizione di striscioni offensivi”: dei quali uno inneggiava ai fatti dell’Heysel, e l’altro augurava, per così dire, una migliore vita al Presidente della Juventus Andrea Agnelli.
 A dire il vero ce ne sarebbe stato anche un altro di notevole “pregio”, grande come una intera curva di S.Siro, circa le presunte ruberie della Juventus.
Cosa dire? secondo questi pseudo-tifosi:
- il crollo delle tribune all’Heysel fu colpa della Juventus;
- Andrea Agnelli deve morire;
- i 29 scudetti della Juve sono stati rubati.
Come spiegare (ovviamente, senza giustificare) tutto ciò, se non affermandone lo “stato confusionale”?
Buona fortuna.

Aldo

martedì 25 ottobre 2011

Platini, Agnelli e il francobollo

Non dovrei sbagliare di molto ricordando che Michel Platini è stato uno dei più grandi calciatori della storia della Juventus.
Da qualche anno, inoltre, come la generalità degli appassionati delle cosa calcistiche sapranno, Platini è Presidente dell’UEFA (massimo organo calcistico europeo) e candidato al trono di Blatter, Presidente nella FIFA (massimo organo calcistico mondiale).
Verso fine settembre scorso “il nostro”, invitato presso “La  Gazzetta dello Sport” per una intervista “ad ampio respiro“, come si usa dire in questi casi, tra le tante esternazioni, e riferendosi all’esposto inviato, poco tempo prima, dalla Juventus all’UEFA, per segnalare le sconcezze in corso presso la FIGC (massimo organo calcistico italiano) e per chiederne l’intervento, ha fatto sapere che, per lui: “Agnelli poteva risparmiare i soldi del francobollo”.
Purtroppo, non è dato sapere se, effettivamente, la Juventus abbia trasmesso il suo esposto utilizzando la posta ordinaria (col dovuto “francobollo”) o con uno dei tanti mezzi alternativi (anche telematici) oggi a disposizione.
Ma vorrei far notare che il fatto (cioè il mezzo effettivamente utilizzato per la trasmissione dell’esposto) non appare molto rilevante. Ciò che, invece, appare rilevante è che l’espressione, peraltro alquanto populistica, avente, perfino, un sapore di “frase fatta”,  appare alquanto straordinaria (nel senso letterale di fuori dalla ordinarietà), ed anche indecorosa (per lo stesso Michel) ed irrispettosa (per Andrea Agnelli), detta da “Le Roi”.
Viene perfino il dubbio che l’espressione sia stata detta, da Michel, come “battuta”, ma perfidamente utilizzata, dalla “Gazzetta” come manifestazione di una opinione (di Michel) circa la vanità, meglio, inutilità dell’esposto della Juventus; perché, tanto, l’UEFA, o non farà nulla o, se farà, darà comunque ragione alla FIGC e torto alla Juventus.
Bene, nel primo caso (l’UEFA non farà nulla), la Gazzetta è stata già clamorosamente smentita, perché l’UEFA, in data 4.10.2011, ha inviato al Presidente della FIGC (Giancarlo Abete) a Moratti e ad Agnelli nota di richiesta di chiarimenti circa, appunto, l’esposto inviato dalla Juventus, assegnando anche un termine per la risposta: 19.10.2011. Per il contenuto e per il particolare linguaggio utilizzato, riteniamo utile riportare qui sotto il testo (l’originale è in francese ma noi lo riportiamo in italiano) della nota:
Signor Presidente, Signori, troverete allegata alla presente una copia della corrispondenza che ci è stata indirizzata il 2 settembre 2011 dal presidente di Juventus Football Club S.p.A. Come potrete constatare, la Juventus si lamenta del fatto che il titolo di campione d'Italia per la stagione 2005-2006 le sia stato revocato, valuta che l'Internazionale Milano ha commesso errori dello stesso genere nello stesso periodo, protesta contro il fatto che quest'ultimo club non sia stato sanzionato e chiede che l'UEFA:

a) si informi sul modo in cui la FIGC ha indagato sui fatti concernenti la Juventus e - soprattutto - l'Internazionale Milano;
b) sanzioni l'Internazionale Milano dichiarando questo club non avente diritto a partecipare a l'UEFA Champions League 2011-12;
c) informi la Juventus delle misure che essa prenderà contro l'Internazionale Milano e la FIGC.

La Juventus chiede sostanzialmente all'UEFA di verificare che la FIGC abbia fatto bene il suo lavoro. A priori non abbiamo alcuna ragione di dubitarne. Tuttavia sarebbe probabilmente utile che ci facciate parte della vostra posizione circa le lagnanze formulate dalla Juventus, in modo da dissipare qualunque eventuale malinteso.

Una risposta da parte vostra da qui al 19 ottobre 2011 ci farebbe piacere. Vedremo poi cosa sarà opportuno fare.

Ringraziandovi anticipatamente e restando a vostra disposizione per ogni informazione supplementare, vogliate gradire, signor Presidente, Signori, i nostri migliori saluti sportivi.

Pierre Cornu
Chief Counsel, Integrity and Regulatory Affairs
.
Nel secondo caso (l’UEFA darà comunque ragione alla FIGC), sappiamo che entro il 19 ottobre Abete ha inviato all’UEFA le considerazioni della FIGC (avrà utilizzato la posta ordinaria col dovuto “francobollo”?) ma non sappiamo quando e come sarà presa una decisione.
Certo è che, come si può notare, a Ginevra sono persone molto ben educate, pacate e bendisposte nei confronti del prossimo; in particolare con le Federazioni nazionali sulle quali l'Uefa esercita una funzione di controllo. L'ottimo Cornu (attenti, juventini, se va male,  è troppo facile passare da “Cornu” a “cornuto”; perciò, state calmi) non ha alcun motivo di dubitare che la Federazione italiana non abbia gestito la vicenda Calciopoli in modo corretto.
È anche  certo che,  da tali espressioni,  la solita “Gazzetta” ha dedotto che la FIGC, l’Inter e Moratti possono dormire sonni tranquilli: la Juventus non la spunterà con il “suo” Platini. Vedremo.

giovedì 20 ottobre 2011

Il suo ultimo anno in bianconero

Nel corso dell’ultima Assemblea degli azionisti della Società Sportiva Calcio Juventus, il Presidente, Andrea Agnelli, tra i tanti argomenti illustrati e le decisioni finanziarie assunte (tra le quali la copertura della perdita di circa 95 milioni di euro, e la sottoscrizione di nuovo capitale sociale per 120 milioni di euro) ha chiesto ai presenti un caloroso applauso verso il “Capitano della Juventus”, Alessandro Del Piero, per vari motivi, il più eclatante dei quali (a giudicare dalla risonanza emersa sui media) sembra essere stato per: “il suo ultimo anno in bianconero”; lasciando, con ciò, intendere che alla fine di questa stagione calcistica a Del Piero non verrà più rinnovato il contratto di prestazione sportiva, scadente, appunto, il 30 giugno 2012.

Per poterne discutere adeguatamente, occorre partire da alcuni dati di fatto:

- Alessandro Del Piero compirà 37 anni il prossimo 9 novembre ed ha giocato, per 19 anni, in serie A (e B, per le note vicende di Calciopoli) con una sola squadra: appunto, la Juventus (a parte alcune apparizioni con il Padova a inizio carriera).

- Nell’ estate da poco terminata, dopo lunghe trattative, fu deciso, consensualmente, il rinnovo del suo contratto per una sola stagione calcistica.

- Nel corso delle stesse trattative, lo stesso Del Piero ebbe a dichiarare che sarebbe stato l’ultimo rinnovo delle proprie prestazioni calcistiche con la Juventus; e che avrebbe, poi, avuto piacere di fare una esperienza negli USA o nei paesi arabi.

Sulla base delle elencate circostanze di fatto, fa meraviglia leggere titoli e articoli alquanto polemici rinvenibili sul Corriere della Sera (Sconcerti, chiediamo venia per la troppo facile ironia, ma è stato davvero “sconcertante”) e su La Gazzetta dello Sport di questi ultimi due giorni, circa un presunto comportamento “inadeguato” o, peggio, “inelegante” tenuto, nell’occasione, dalla Juventus, nei confronti di Del Piero.

Qui sotto i link dei suddetti articoli:



La cosa, seppure comprensibile, per la ovvia “milanesità” dei citati quotidiani (particolarmente e generalmente alquanto “avverso”, la Gazzetta, alle faccende juventine: ricordiamoci di Calciopoli 1 e di Calciopoli bis, tuttora in corso!) appare alquanto stupefacente se non, addirittura, poco seria per giornali a diffusione nazionale (e internazionale).

Ritengo, infatti:

-       Se solo si tenessero presenti i fatti sopra elencati, non si capisce dove è lecito trovare una parvenza di giustificazione a tali critiche: era tutto previsto, concordato ed illustrato ai media.

-       Gli stessi quotidiani milanesi citati, hanno avuto, in “casa” loro (sponda Milan), recentemente, un caso analogo; anzi questo sì davvero inelegante, perché, oltre a non essere stato concordato, non è stato neppure avvertito preventivamente l’interessato: ci riferiamo alla esclusione di Pippo Inzaghi dall’elenco dei partecipanti alla Champions League, per la stagione in corso. Esclusione che ha provocato, questa volta sì, l’espressione di amarezza, da parte dello stesso Inzaghi, sia per il fatto, sia per le modalità.

Ritengo, invece, che la Juventus, per i fatti sopra illustrati, per i tempi e per i modi, si sia correttamente comportata; anzi, sono del parere che già questa stagione (2011/2012) il contratto a Del Piero non doveva essere rinnovato (donde le lunghe discussioni…); ma che, in relazione all’avvio dell’utilizzo del nuovo stadio di proprietà della Juventus, ritengo che sia stato giusto dare a Del Piero la possibilità di giocare (almeno una stagione) in questo stadio, rappresentando, egli, quindi, un punto di continuità tra il passato ed il recente della storia juventina.

Aldo