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domenica 8 luglio 2012

Chi ha paura di Zdenek Zeman?



Recentemente, nel corso di una discussione con un tifoso romanista, circa la validità della scelta di Zeman, quale nuovo allenatore della Roma, dopo aver attentamente ascoltato le perplessità che, al riguardo, gli avevo prospettato, alla fine dice: “Va bene lo stesso, basta che ricominci a punzecchiare la Juventus”.

Detto, fatto.

E’ di ieri una intervista rilasciata da Zeman, alla Gazzetta della Sport (tanto nomine!) nel corso della quale, richiesto di un parere circa il trentesimo scudetto della Juventus, si è espresso, letteralmente, in questi termini:

"Per me sono soltanto quelli che sono stati assegnati. Poi se vado fuori e leggo qualche libro scritto, penso che già 28 sono troppi".

Fra le perplessità che ci eravamo premurati di illustrare, al tifoso romanista, ne riassumiamo  alcune, molto brevemente:

1. In un club come la Roma, avente sede in Roma (capitale d’Italia), appare sconcertante affidare le fortune del Club stesso a persona: 

  • scarsamente acculturata sotto tutti i punti di vista (anche sportivo-calcistico...);
  • non propriamente estetizzante, nella “presenza” e nell’”aspetto”;
  • che in tutta la carriera, ad oggi, non ricordiamo che abbia vinto qualche titolo o trofeo di un certo valore (al più, qualche promozione dalle categorie inferiori);
  • che manca, oltretutto, di valide esperienze calcistiche internazionali;
  • che è affetto da evidenti turbe caratteriali, sia nello svolgimento dell’attività professionale, sia nelle relazioni interpersonali.

2. Tutte queste lacune, per giunta, proprio ora che, come è noto, la Roma è stata acquisita “dagli Americani”;

3. Prevediamo un difficile “panettone”, per questa avventura, che si trasformerà, evidentemente, in una disavventura...


Ora, poche annotazioni  sulla infelice esternazione alla “rosea” (che, detto per inciso, non se l’è lasciata scappare...):

a) dice  Zeman: “se leggo qualche libro scritto”:
- qualche lettore ha mai saputo che esistono anche libri NON scritti?”;
- pur riconoscendo (nel dubbio...) che Zeman sappia leggere libri (ma solo quelli scritti...), dimostra, purtroppo, di non saper leggere le sentenze (come quella di Napoli, che ha riconosciuto indenne la Juventus da qualsiasi violazione di legge), e neppure le Relazioni del Procuratore della giustizia sportiva, Palazzi, come quella presentata nell’estate scorsa, agli Organi di Giustizia sportiva ed archiviata per (volontariamente intervenuta) prescrizione!

b) dice Zeman: “per me [gli scudetti] sono solo quelli assegnati”:
- da chi? Da personaggi come il faccendiere Guido Rossi?
- e come? Con un articolo di stampa sulla Gazzetta dello Sport, come nel caso dello scudetto numero 29 tolto alla Juventus e comunicato da Guido Rossi alla Gazzetta dello Sport, ritenendo, ciò, sufficiente per “assegnare” lo scudetto all’Inter?

c) dice Zeman: “penso che già 28 [scudetti della Juventus] sono troppi”:
- ma NON dice perché; NON dice in quale libro (scritto) lo ha letto; non dice chi lo ha affermato (e, ovviamente, provato);
- perché il problema è questo: se Zeman afferma che “già 28 scudetti per la Juventus sono troppi”, vuol dire che, per le conoscenze che ha (o che millanta?), qualcuno di essi è stato “assegnato”, alla Juventus in modo irregolare.


Conclusione
Crediamo che questo Zeman, lettore di “libri scritti”, debba essere, prima che sia troppo tardi, chiamato dal Procuratore della Giustizia sportiva (Palazzi) per rivolgergli, in primis, come si fa sull’altare nel corso della celebrazione dei matrimoni la domanda: “chi conosce qualche ostacolo a questo matrimonio (alias: ai trenta scudetti della Juventus), parli subito o taccia per sempre.
E per sempre, vuol dire proprio “per sempre”.
Coraggio, si muova chi deve! Anche con denunce penali... O qualcuno ha paura di Zdenek Zeman?

martedì 22 maggio 2012

Da l'esprit des lois a l'esprit du roi



Ovvero: dal pensiero di uno dei massimi filosofi del diritto e della politica (Montesquieu - 1748) al non-pensiero di una delle massime espressioni del potere politico di oggi, in ambito sportivo (Michel Platini, Presidente UEFA).

Ovvero, ancora, dalle prime geniali intuizioni  di diritto e politica della governance dei paesi democratici (occidentali), che hanno giustificato, nel tempo, la grandeur della Francia (appunto, “L’esprit des lois”), alle recenti, vergognose deviazioni dei poteri che non-amministrano le varie politiche e le varie giurisdizioni, ma ne esprimono solo la “violenza bianca”. Con le conseguenze che, oggi, sono sotto gli occhi di tutti:

- le quotidiane violenze delle varie in-giustizie (sentenze civili, penali, amministrative, fiscali e, non ultime, sportive) che inondano la nostra civile convivenza, adottate in violazione (ma le chiamano, invece, “rispetto delle leggi”) dei più elementari principi desumibili anche dalla nostra Carta Costituzionale;

- i quotidiani suicidi, quali conseguenze dirette delle citate “violenze legali”, che inducono alla disperazione più sofferta e talora all’autodistruzione, proprio per l’impossibilità di difendersi dalla “violenza bianca”. E si archivia il caso con questa orribile sequenza logica: non c’è violenza fisica. Non c’è sangue. Non c’è responsabile. Chiuso.

Ed una delle massime espressioni di queste “violenze”, in materia di calcio, è appunto, Michel  Platini, presidente dell’UEFA.

L’esprit di PLATINI (“le roi”)
In alcune recenti dichiarazioni, Platini, già calciatore imme-nso, ma ormai imme-desimato nel “sistema” politico-burocratico del calcio europeo, ha dato illustri esempi di questa “violenza”, edulcorandola, apparentemente, con il famoso “esprit” francese per la battuta tagliente e dissacrante. Ne illustriamo solo  alcune, più recenti ed attuali, di queste inaudite “violenze”: 

- sull’esposto inviatogli dalla Juventus, che rappresentava all’UEFA le “violenze” del CONI e della FIGC per varie omissioni e violazioni di giustizia sportiva, disse: “La Juventus si poteva risparmiare il francobollo” - non commentiamo!

- in relazione all'eventualità di un boicottaggio da parte di molti politici europei, per protestare contro il trattamento che l’Ucraina sta riservando all'ex premier Iulia Timoshenko, ha risposto:  "Avremo più posti in tribuna, se alcuni politici non vengono” - non commentiamo!

- sul “ritorno” della Juventus dopo il disastro di Calciopoli, ha detto: “La Juventus è andata in B, ora il conto è finito, ha pagato e bisogna girare pagina”.
Commento: esempio sublime di adesione alla violenza del potere. Dice, sostanzialmente, Platini: “ingiustizia è fatta", “il conto è stato pagato”, perciò, chiuso, non se ne parla più. Troppo facile. Troppo comodo. Chi ha sbagliato, in realtà, NON ha (ancora) pagato: questa è la “violenza bianca”: far finta che tutto sia stato regolare e “chiudere” il caso.

- in relazione a cosa pensasse di Prandelli (CT della Nazionale italiana) ha risposto: "Non mi stupisce che sia diventato un buon allenatore: era già abituato alla panchina quando era alla Juve" - non commentiamo!

- sul problema della terza stella che la stessa Juventus pretenderebbe di esibire dice: “Seguiremo ciò che dice la Federazione italiana".
Commento: altro limpido esempio di violenza del potere, mediante omologazione di una violenza perpetrata da altro potere, invertendo le gerarchie: sono, infatti, le Federazioni Nazionali (nel caso: FIGC) che devono seguire le direttive della Unione Europea (UEFA), e non viceversa!

Non per nulla "La Gazzetta dello Sport” gli ha assegnato, molto recentemente, il premio “Giacinto Facchetti” (vedi foto).

Conclusione
Quelli illustrati sono solo un infinitesimo dei casi di violenza bianca (riferibili, peraltro, al solo settore dello sport, anzi al solo sport del calcio) attuati coscientemente dai “poteri forti”, fra loro collusi, che costituiscono la causa principale del malessere e della rovina delle moderne democrazie occidentali. A Platini: de la grandeur à la mineure.

domenica 18 marzo 2012

GIUSTIZIA E SENTIMENTO POPOLARE - Capitolo 3: L'origine


Abbiamo spesso manifestato questo nostro parere: crediamo che in nessuna Costituzione al mondo (nei paesi che, ovviamente, ne adottano una) sia previsto che i Giudici di qualsiasi giurisdizione, possano sentenziare sulla base del “sentire/sentimento popolare”, così come lo abbiamo definito ed analizzato nel precedente Capitolo (Caso Pessotto).

Eppure c’è chi la pensa diversamente, sebbene non abbia indicato quale sia la Costituzione cui si riferisce; ma appare abbastanza evidente che debba trattarsi della Costituzione italiana.

Ecco, infatti, cosa disse, nel 2005, l’allora nostro Ministro della Giustizia, Roberto Castelli: “la Giustizia, secondo la Costituzione, è amministrata in nome del popolo, questo hanno stabilito i padri costituenti. Il magistrato deve sentenziare secondo il comune sentire del popolo e ciò significa saper interpretare quel che, in un dato momento storico, è il sentimento popolare”.

Con ciò, riteniamo di aver soddisfatto la curiosità dei lettori, circa la primogenitura di questa bizzarra idea (almeno, per quanto concerne la massima autorità italiana in fatto di “Giustizia”), a livello teorico/concettuale.

Invece, a livello realistico, cioè in sede di effettiva applicazione di tale bizzarra idea, in una effettiva sentenza, soccorrono le parole del Prof. Mario Serio, uno dei cinque componenti della Corte Federale (sportiva) che condannò, in secondo grado, nel processo “Calciopoli” (secondo ed ultimo, perché il terzo grado di appello fu, per l’occasione, eliminato dalle carte federali!), la Juventus.

Giunto all’aeroporto di Palermo, di ritorno a casa per riprendere il suo normale lavoro (Direttore del Dipartimento di diritto privato presso la facoltà di Giurisprudenza di Palermo), il Professor Serio, intervistato in ordine alla sentenza “Calciopoli” appena emessa rispose: “è stata un’aberrante sentenza adottata sull’onda del sentimento popolare”.


Naturalmente, la Costituzione italiana detta principi e regole in ordine all’amministrazione della Giustizia. Infatti, all’art. 10, recita chiaramente che la Giustizia è “amministrata in nome del popolo” e che i “giudici sono soggetti soltanto alla legge”. Del “sentimento popolare” uscito dalla fantasia del Ministro Castelli, e messo a fondamento della propria sentenza su “Calciopoli” dalla Corte Federale, neppure l’ombra. E, di conseguenza, neppure nei codici ordinari (che regolano i vari aspetti della vita civile) ed in quelli sportivi (che regolano i vari aspetti delle attività sportive) si rinviene alcuna nozione a carattere giuridico/garantista, che preveda qualcosa anche di solo assimilabile alla nozione di “sentimento popolare”, quale presupposto di sentenze giurisdizionali.


Chiudiamo anche questo terzo (ed ultimo) capitolo, chiedendo a chi di dovere (Petrucci, Abete e Palazzi): tutto questo lo sapete. E vi astenete?

giovedì 15 marzo 2012

GIUSTIZIA E SENTIMENTO POPOLARE - Capitolo 2: La sciarpa dei napoletani a Londra

L’argomento di questo secondo capitolo, la sciarpa dei tifosi napoletani a Londra, non era previsto. Soprattutto, perché imprevedibile.
Ma, essendo accaduto, si è prepotentemente inserito nel nostro progetto di capitolato.
Gli appassionati di calcio, di qualunque squadra tifosi, avranno notato, ieri sera, come la regia della trasmissione televisiva di SKY, alcuni minuti prima che iniziasse, a Londra, l’incontro tra il Chelsea ed il Napoli, abbia inquadrato e, stranamente, indugiato anche con una zoomata ravvicinata, su alcuni tifosi napoletani che esponevano con evidente orgoglio e risate, come si dice, “a tutto tondo”, una sciarpa (ripetiamo, non uno striscione o un tabellone cartaceo, ma proprio una sciarpa), con la scritta “Juventus m....”.

Omettiamo la parola “m....” perché, sebbene chiaramente intuibile, potremmo, se la scrivessimo come era scritta su quella sciarpa, essere perseguiti per offesa alla pubblica morale. E sarebbe giusto, secondo legge.
Il fatto ci ha lasciato alquanto turbati; non solo come appassionati di calcio, ma soprattutto come cittadini attenti alla moralità delle cose pubbliche. E, in tale veste, proponiamo, ai lettori, i seguenti argomenti di riflessione:

- la partita Chelsea-Napoli, in nessun modo poteva implicare la Juventus; allora, come si spiega quella sciarpa?
Perché il regista televisivo ha indugiato, probabilmente commettendo un reato (lo stesso per il quale sarebbe perseguibile chi scrive), su quella sciarpa dal contenuto scurrile? Col merito, tuttavia e forse, di aver bene inquadrato i volti dei tifosi che la esponevano, e che, quindi, potrebbero essere perfettamente riconosciuti e perseguiti;
- il fatto appena narrato, fino ad ora (sono le ore 13,30 del giorno dopo), nessun giornale, né cartaceo, né in versione telematica lo ha riportato e, tantomeno, documentato visivamente: perché?;
- lo stesso fatto, passato sotto silenzio mediatico (a volte, accade...), purtroppo è, sempre fino ad oggi, passato anche sotto silenzio della giustizia, sia sportiva che ordinaria/penale: perché?

Lasciamo le risposte ai suddetti quesiti alla sensibilità dei lettori.
Noi ci soffermiamo, perché attinente all’argomento che stiamo trattando (Giustizia e sentimento popolare), solo sul primo quesito: perché, in un incontro di calcio, peraltro a livello europeo, in cui in alcun modo è interessata la Juventus, la stessa viene volgarmente insultata?
Riportiamo, letteralmente, la risposta a casi analoghi già trattati nel capitolo precedente (in merito al caso Pessotto e al caso Dalla): perché chi, nei casi citati, era tenuto ad intervenire, sia per perseguire il reato (sportivo e penale) sia per ristabilire la correttezza etica del vivere civile, non è intervenuto.

Queste sono le cause che originano i famigerati “sentimenti popolari”: l’ignavia di chi viene pagato (da noi) ed omette di esercitare le proprie funzioni.
Nel caso specifico, trattandosi di incontro di Champions League, e, quindi, organizzato dalla UEFA, non possiamo non rivolgerci al Presidente Platini (e chiudiamo):

Egregio Presidente dell’UEFA Platini, invece di perdere il suo tempo a narrarci le sue insulse barzellette, ed a prenderci bellamente in giro (vedi articolo precedente “le ultime parole famose di Platini”), perché non prende in esame questo problemi?  Perché non applica i suoi stessi regolamenti sportivi? Perché fa finta di non aver visto niente?.

Al prossimo capitolo.

giovedì 23 febbraio 2012

MILAN-JUVENTUS - Capitolo 4: Il nuovo "sentire popolare"-Ibra non gioca


Quarto Capitolo: Ibrahimovic non giocherà la partita dell’anno, Milan-Juventus.

Infatti, è appena stata resa pubblica la sentenza della Corte di Giustizia Federale che ha respinto il ricorso presentato dal Milan e confermato le tre giornate di squalifica che erano state inflitte al giocatore dopo l'espulsione rimediata contro il Napoli, per aver colpito Aronica, nel match del 5 febbraio scorso.
Pur non conoscendo ancora la motivazione, confessiamo che la decisione ci sorprende; meglio: ci sorprende dal punto di vista dell’applicazione del regolamento: le tre giornate si applicano ai comportamenti classificabili come “violenti”.

Le immagini televisive evidenziano chiaramente che Aronica neppure si è accorto del buffetto (perché di questo, si è trattato) di Ibrahimovic.
E comunque, classificarlo “comportamento violento” è fuori luogo; non corrisponde alla nozione di “violenza” che possa essere acquisita da un qualsiasi “buon padre di famiglia”.

E allora? Come spiegare questa decisione chiaramente irrispettosa della lettera e dello spirito delle regole?
In questa nuova tragicomica decisione della giustizia (si fa per dire) sportiva, riteniamo che stiano tornando prepotentemente alla ribalta i retaggi di Calciopoli: gli organismi sportivi, politici, arbitrali e giudiziari, sono in piena confusione.
La giustizia sportiva, ormai, non decide più secondo i canoni previsti dalle leggi e dai regolamenti sportivi; ma, come accaduto per “Calciopoli” , e chiaramente affermato dai giudici che hanno sentenziato la condanna della Juventus, si decide secondo gli umori del momento e cioè, secondo l’ormai famosa espressione adottata, appunto, dai giudici di calciopoli, nella sentenza contro la Juventus: “abbiamo deciso dando ascolto al sentire popolare”.

Chiariamo: non intendiamo assolutamente affermare che il “sentire popolare” che nel 2006 era avverso alla Juventus si sia ora rivoltato verso il l Milan. Assolutamente no.
Intendiamo dire, invece, che è stato penalizzato il modo di fare e di esternare di Galliani, che, mettendo subito le mani avanti (“non più di due giornate”), ha chiaramente indispettito i giudici. I quali, ripetiamo, ormai, decidono senza applicare i regolamenti, ma secondo le sensazioni; secondo l’aria che tira al momento delle decisioni.

A conferma di quanto andiamo sostenendo, riportiamo il comunicato emanato dal Milan, subito dopo aver conosciuto l’esito del ricorso:

"La decisione della Corte di Giustizia Federale è ingiusta, perché ha applicato una sanzione destinata agli atti violenti, ad un atto che violento non è stato. È un grave errore giuridico".

D’accordo. Perfettamente d’accordo su tutto (tranne che sul “giuridico”. Non è un errore “giuridico”, ma un errore “giudiziario”. Scherzi del nervosismo immediato; ma non dovrebbe succedere).
Ora, il caro Galliani, che tocca per mano, in prima persona, la pseudo-filosofia di cui è impregnata “Calciopoli”, potrà cominciare a farsene una ragione e magari ad apprezzare nella giusta misura gli sforzi del Presidente Agnelli, diretti a ristabilire una giustizia sportiva “giusta”, anche ricorrendo alla giustizia ordinaria.
Buon Milan-Juventus a tutti

mercoledì 28 dicembre 2011

CALCIOPOLI: materia di scoop (anonimi)


Sul “Corriere dello Sport” del 23 dicembre 2011, in prima pagina, con le caratteristiche dello scoop, è stato pubblicato “Calciopoli choc: clamorosa confessione”.

Di che si tratta?

Uno degli investigatori dell’affaire Calciopoli si presenta all’appuntamento con un cronista, del “Corriere dello Sport” e ne scaturisce un’intervista che il giorno dopo, sempre sullo stesso giornale, viene presentata come “clamorosa confessione” e “quello che non sapete” (ovviamente, di Calciopoli).

Attirati dalla solita curiosità che ci assale quando si tratta di questo affaire, leggiamo tutta l’intervista (che i nostri lettori potranno accertare utilizzando il seguente file).

http://www.corrieredellosport.it/calcio/serie_a/2011/12/23-211889/Calciopoli+choc%3A+%C2%ABTutto+quello+che+non+sapete%C2%BB

Analizziamo.

1- Chi è che “parla”?

Non si sa; afferma, infatti, il cronista: “(l’intervistato, ndr) chiede che il suo nome non venga svelato”. Troppo comodo; troppo facile. Siamo tutti stanchi di questi “omissis”. È ora di smetterla. Questo affaire è abbastanza serio, per poterci ancora giocare a nascondino.

2- Quali “fatti nuovi” racconta?

Nulla. Nulla di nulla rispetto a quanto già notorio ed, addirittura, pubblicato su atti ufficiali o contenuto in dichiarazioni altrettanto ufficiali da parte di responsabili di club, responsabili di poteri CONI, FIGC, Procuratore Palazzi, Giudici Sportivi ed Ordinari, Commissario Rossi, e così via.

Ci racconta tutto quello che non serve, particolari minuziosi su procedure di intercettazione che, appunto, nulla aggiungono, a quanto già noto ai fini della emersione delle verità (eventualmente ancora) nascoste.

3- Quali “opinioni personali” mette in evidenza?

Certo, ve ne sono, ma, purtroppo, non essendo riferibili a un “Nome e Cognome” (avendo chiesto di conservare l’anonimato), sono aria fritta: che serve solo ad impregnare l’aria dell’affaire e renderla ancora più irrespirabile. E comunque, anche le opinioni espresse, non appaiono caratterizzate da novità; soprattutto alcune, come le seguenti, che sembrerebbero le più interessanti (e sulle quali ci soffermiamo commentandole molto brevemente):

Ci spieghi una cosa: come mai le telefonate che riguardavano l’Inter non sono entrate nell’inchiesta? Eppure il loro tenore non era diverso da quelle che abbiamo letto, dal 2006 ad oggi...

“Noi facevamo i baffetti: dopo ogni telefonata usavamo il verde se le conversazioni erano ininfluenti, l’arancione se c'era qualche cosettina. Col rosso parlavano di calcio...”

COMMENTO: nulla di nuovo, tutto già saputo, tutto già pubblicato dai giornali.

Ha mai intercettato una telefonata dell’Inter? Le ha mai sentite? Sapeva che c’erano?
«Che ci stavano sì, ma io personalmente no. Io facevo altro...»

COMMENTO: Bravo! Io non c’ero; se c’ero dormivo...o facevo altro. Nulla di nuovo.

Ha detto che non c’era nulla di penalmente rilevante: c’è stato qualcuno che, ad un certo punto, ha avuto dubbi sul peso dell’indagine, sulla necessità di continuare ad andare avanti?
«Sì, Arcangioli. Disse: basta. E lì è nato lo scontro con Auricchio, arrivarono ai ferri corti».

COMMENTO: qui qualche accenno di novità sembra esserci; ma attenzione: da anni si parla solo di Auricchio quale principale artefice e responsabile delle indagini. Evidentemente, Arcangioli, è già stato superato come responsabile o corresponsabile. Sostanzialmente, non aggiunge nulla di nuovo rispetto a quanto già si conosce.


Torniamo alle telefonate alle quali avevate messo i baffetti rossi: non sono finite nell’inchiesta.

«Evidentemente non ci dovevano andare, che devo dire.... Non lo so questo. So soltanto che quello che veniva fatto, veniva fatto per costruire. Poi io ti porto il materiale, t’ho portato il mattone ma se tu non ce lo metti, sto mattone..».

COMMENTO: ovvio, fino alla spudoratezza, oltre che inutilità.

Tra quelli che sono stati condannati in primo grado, quali sono quelli che pagano troppo o ingiustamente?
«Io dico la verità, la maggior parte. Cioè, è una cosa fatta, forzata un po’, ci stava la telefonata, però se vai a vedere effettivamente le partite, partite veramente truccate, dove l’arbitro è stato veramente coinvolto. Non ci sono. Non c’è la partita dove si dice: adesso li abbiamo beccati.

COMMENTO: saputo e risaputo; scritto e riscritto.

Sì, ma sono state condannate tante persone. Lei, invece, parla di spacconate: qualcosa non torna....
«Secondo me, di veramente importante, che uno deve prendere cinque anni, sei anni, non ci sta niente. Poi magari pensi all’eccessivo modo spavaldo di Moggi che può dare anche fastidio, questo ci può stare, quello è il periodo in cui era prepotente, arrogante. Ma da lì ad arrivare a.... Bisognava dimostrare che c’era un’associazione. Lui, solo lui (Moggi, ndr) fa l’associazione? Così è un’altra cosa... È una questione di prestigio, di carriera».

COMMENTO: Evidentemente ha letto gli argomenti proposti dagli Avvocati della difesa di Moggi nel corso del processo di Napoli: già tutto detto e scritto abbondantemente.

Concludendo:

in tema di Calciopoli, sembra di assistere ad una penosa corsa giornalistica all’ultimo scoop, che tali non sono né possono essere; perché chi abbia appena superficialmente seguito l’affaire, dovrebbe aver ormai capito che tutto, o quasi, quello che si doveva dire e sapere è già emerso: nei tribunali sportivi e ordinari; sulla stampa; sulle inchieste televisive; e perfino nelle dichiarazioni dei responsabili delle Strutture Ufficiali addette ai lavori.

Le ulteriori novità, se ci saranno, non potranno che riguardare che l’accertamento delle responsabilità dell’accaduto (e del non accaduto!); quindi, la chiamata in causa dei livelli decisionali, sotto ogni profilo, anche della giustizia sportiva (che si è “chiamata fuori” ad ogni livello o grado di giurisdizione); in primis, i Presidenti di Coni e FIGC.

Ma ciò, in questo Paese, generalmente, non è fattibile; al meglio, si chiude per prescrizione.

sabato 19 novembre 2011

Il valore di una sentenza di primo grado (in Italia)

Capisco che oggigiorno, in era telematica, trattare di un argomento (nella specie, del valore sociale da riconoscere alla sentenza del processo di Napoli su Calciopoli)  a circa dieci giorni dalla sua divulgazione mediatica, può apparire alquanto inusuale oltre che inattuale.

Perciò, ritengo quanto mai opportuna una brevissima premessa: corrisponde al mio abitus (mentale, non certo sartoriale) documentarmi, capire per quanto possibile, e, solo dopo, dire la mia. Come ho fatto in questo caso. Donde, i dieci giorni di ritardo.

Dunque, la sera dell’8 novembre scorso, alle ore 20, la Giudice Casoria ha così sentenziato: 16 condanne e 8 assoluzioni; confermato l'impianto accusatorio e condannato a 5 anni e 4 mesi Luciano Moggi per "promozione della associazione a delinquere a fini di frode sportiva"; escluse tutte le istanze risarcitorie contro la Juventus.

Ora, ritengo interessante ed utile  procedere con un breve excursus sulle prime valutazioni ed esternazioni in ordine ai vari aspetti del problema, apparse sui media,  nei giorni immediatamente successivi alla sentenza e, subito dopo, aggiungere le mie considerazioni.

IL DIRETTORE della Gazzetta dello Sport - 9.11.2011
“È chiaro che l'esito penale conferma per ora l'impianto delle sentenze che la giustizia sportiva ha già pronunciato in via definitiva. Abbiamo compreso (anche grazie alle nuove intercettazioni presentate dalla difesa di Moggi) che l'inchiesta fu lacunosa se non sul piano delle responsabilità penali, almeno sotto il profilo sportivo e che furono molte le società di blasone, Inter compresa, a rimanere impigliate in un sistema che non può e non deve più riproporsi. La Juve, per esempio, esce dal processo di Napoli completamente assolta dalla responsabilità civile che le era contestata anche se insiste a definire "giustizia sommaria" quella sportiva, che invece proprio sulla responsabilità oggettiva si basa.”

Considerazioni:
1)    questa sentenza di Napoli non “conferma” quella sportiva (finale) del 2006”. No, perché, se vogliamo dare un senso preciso alle parole che utilizziamo, possiamo solo dire che  la “riproduce”(che è cosa diversa da “conferma”): qualcuno l’ha definita, perfino, “sentenza fotocopia”. Come è stato possibile? . Lo vedremo più avanti.
2)    “abbiamo compreso anche grazie alle nuove intercettazioni presentate dalla difesa di Moggi...”: andiamo, Signor Direttore, diciamolo tutto e chiaro, non abbia pudori o reverenze nei confronti di chicchessia (!...): le cose le abbiamo conosciute soprattutto grazie alla relazione del Procuratore della giustizia sportiva  Palazzi;
3)    Il riferimento al concetto di “giustizia sommaria”  richiamato dalla Juve nel suo comunicato ( riportato al punto successivo),  si riferisce,  con ogni evidenza,  alla “procedura” adottata nel 2006; vale a dire  ai tempi, alle modalità, alla  parzialità delle prove esibite e, soprattutto, delle prove”escluse” dal processo (si rilegga la relazione del  Palazzi, per favore, e la tenga bene a mente!). Quindi, non si riferisce alla diversità (peraltro solo parziale) tra giustizia sportiva e giustizia ordinaria, come afferma lei. Lo avrebbe capito anche “un ragazzo delle elementari”(come si usa dire). Che facciamo, Direttore, giochiamo agli equivoci?

IL DIRETTORE di Tuttosport – 10.11.11
 “La sentenza di Napoli assolve la Juventus (unico fra i club coinvolti) dalla responsabilità civile a fronte di una richiesta danni per 120 milioni. Ciò significa che la Juventus è stata riconosciuta estranea alle attività del suo ex direttore generale. Non solo, siccome tale scissione non era stata riconosciuta dalla giustizia sportiva, la Juventus intende rivalersi sulla Figc. Nessuno degli avvocati del collegio difensivo si aspettava una mazzata così pesante. Erano convinti, gli avvocati di Moggi, Trofino e Prioreschi, di aver contribuito,  con le nuove prove, ad allargare il fronte dei colpevoli per dimostrare l’assenza di una vera “cupola”. Della bontà di questa strategia erano sicuri in molti, ma evidentemente non è stata accettata. Bisogna prendere atto della sentenza e avere il coraggio di voltare pagina” (SIC!).

LA JUVENTUS - 9.11.2011
“La sentenza odierna afferma la totale estraneità ai fatti contestati della Juventus, che presso il tribunale di Napoli era citata in giudizio come responsabile civile a titolo di responsabilità oggettiva ai sensi dell'articolo 2049 c.c. Tale decisione, assunta all'esito di un dibattimento approfondito e all'analisi di tutte le prove, stride con la realtà di una giustizia sportiva sommaria dalla quale Juventus è stata l'unica società gravemente colpita e l'unica a dover pagare con due titoli sottratti, dopo aver conseguito le vittorie sul campo, con una retrocessione e con relativi ingenti danni”.

Considerazioni:
1)    L’aver escluso, in sentenza, la responsabilità risarcitoria  della  Juventus ex art. 2049 (simile alla “responsabilità oggettiva” prevista dall’ordinamento della giustizia sportiva- chiaro , Direttore della Gazzetta?), e sebbene  trattasi solo del primo grado della giustizia ordinaria, ciò dovrebbe essere già sufficiente  affinchè  la FIGC  iniziasse la revisione del processo sportivo del 2006. Neanche a parlarne!
2)    Uno dei punti più oscuri di questa sentenza di Napoli , è, appunto,  l’evidente disconoscimento, come se nulla fosse stato portato in aula, delle circa 170.000 intercettazioni sfuggite ( ...?),  al processo sportivo del 2006; con la conseguenza, quasi ovvia, della “riproduzione”,  in sede penale,  della sentenza sportiva(finale) adottata nel 2006  (donde,  la “sentenza fotocopia”).Sostanzialmente, due anni di dibattiti sulla  valutazione delle nuove prove esibite, dalla difesa non sono serviti a nulla;  quindi,   ci si domanda:  perché non è stata accolta la strategia difensiva? Proviamo a rispondere: perché le nuove prove (le  170.000 nuove intercettazioni esibite ) non sono state considerate, in qualche modo,  pertinenti all’oggetto della causa in discussione. Incredibile, ma può essere . E solo dalle motivazioni della sentenza (cioè fra tre mesi!) scopriremo l’arcano. Non possiamo che attendere.
3)    La Juve prenda atto della sentenza e volti  pagina. Andiamo, Direttore di Tuttosport, non diciamo sconcezze. Siamo al primo grado e cioè, come vedremo meglio in appresso e nelle “conclusioni”  di questo articolo, ad una sentenza, il cui valore, nel sistema della giustizia ordinaria italiana, è quasi vicino allo zero. E lei chiede ( ad  un presunto innocente), di rinunciare ai milioni (oltre 400) di euro di danni subiti?.  Incredibile e sconvolgente. Una domanda Direttore: se questo interessato (presunto innocente) fosse lei, rinuncerebbe ai successivi gradi di giustizia e, quindi, alla possibilità di recuperare i suoi 400 milioni di euro?. Non si preoccupi, non attendiamo risposta. Troppo ovvia.

LO SCONCERTO QUOTIDIANO - Corriere della Sera  9.11.11
“La sentenza di Napoli su Calciopoli dice che allora era tutto vero(SIC!) Moggi guidava un’organizzazione che mirava ad alterare i risultati. La condanna è molto dura e non lascia spazio a interpretazioni (secondo SIC!). Confesso di essere sorpreso, mi è sempre sembrata esagerata l’accusa di associazione a delinquere. Così come mi era sembrato sbagliato togliere il secondo scudetto. La sentenza di ieri dice che sbagliavo (terzo SIC!).  La condanna non riguarda un episodio, riguarda un’intera gestione. Ci sono dentro anni e anni di calcio che siamo condannati a guardare in modo diverso. Se hanno ragione i giudici del tribunale di Napoli, che calcio abbiamo visto negli anni di Moggi? O c’è ancora chi pensa sia tutto un equivoco, peggio, un complotto?”.

Considerazioni:
Anche lei; anche lei cambia opinione di fronte ad una “sentenza” (si fa per dire, perché così la chiamano) di primo grado che, nel nostro sistema di giustizia ordinaria,  vale quasi zero? e addirittura ancora prima di leggerne le motivazioni? Dottor Sconcerti , si ricordi che il suo cognome non l’autorizza in alcun modo dall’assumere decisioni “sconcertanti”. Certo, possiamo capire che, in ragione della sua venerabile età , ormai si esprima più con la sensibilità (del cuore) che con il raziocinio (della mente). Più per belle espressioni idiomatiche,  che per  aderenza alla sostanza dei fatti. Pazienza. La comprendiamo ma, ovviamente , no siamo d’accordo.

LO SCONCERTO QUAOTIDIANO - Corsera - 11.11.11
“La sentenza di Napoli ha ancora di più diviso la gente, soprattutto juventini e interisti. Con un avvertimento: sta diventando un problema solo vostro(SIC!) quindi eccessivo, inutile per tutti gli altri. Si può dimenticare o farsene semplicemente e civilmente una ragione?”
Considerazioni:
Spiacente Dottor Sconcerti; anche stavolta (nonostante la bellezza idiomatica...) è fuori dalla realtà e dalla sostanza delle cose. Il problema, certo, ha rilevanza, in primis, per la Juventus (e relativi tifosi); poi per l’Inter ( e relativi  tifosi).  Ma non basta, caro Sconcerti! dimentica le malefatte di una  FIGC e relativi Commissario (Guido Rossi) e  Presidente        (Giancalo Abete); dimentica le “incompetenze” espresse dagli Organi di giustizia sportiva; dimentica il CONI e relativo presidente Petrucci(che dopo anni di silenzio, ora è esploso); dimentica il modo dell’AIA (cioè degli arbitri); dimentica le 170.000 intercettazioni; dimentica la relazione Palazzi: dobbiamo continuare? non basta ancora?. E allora, il problema, caro Sconcerti, è proprio il contrario di quello che lei dice: il problema è di tutto il “sistema calcio italiano”, dal primo funzionario responsabile, all’ultimo dei tifosi.
Altro che “problema solo vostro,juventini ed interisti, inutile per tutti gli altri”. Idee fuori dal mondo. Insostenibili, con ogni buona volontà!

LIBERO - 9.11. 11
“Ci sono sentenze che sorprendono e altre che non sorprendono. Quella partorita dopo un lustro di chiacchiere e colpi di scena nell’aula 216 del tribunale di Napoli ha sbalordito tutti quanti: non colpevolisti, colpevolisti, menefreghisti, informatissimi. Si può essere amici di Moggi o acerrimi nemici, si può tifare la Juve, l’Inter, l’Oratorio Mariuccia. Si può amare il calcio o detestarlo; ma quel che è accaduto ieri deve far riflettere tutti quanti. La sentenza di ieri dice una cosa più di altre: sforzarsi di dimostrare la propria innocenza a volte non basta. Succede quando l’opinione pubblica vive di un imprinting vecchio cinque anni. Nel 2006 per tutti Moggi era un Padrino. Non importa, ora, se il suo lavoro e quello dei suoi avvocati ha stravolto le carte. C’è di che preoccuparsi, soprattutto quando ti accorgi che, calcio o “vita”, certe consuetudini non cambiano”.

Considerazioni e conclusione:
Perfetto. Ci siamo. Nonostante le espressioni talora poco eleganti (a differenza di quelle, talora sublimi nella forma ma cervellotiche nella sostanza, del Dottor Sconcerti), qui ritroviamo  in pieno il nostro pensiero, la nostra conclusione e la giustificazione  del “Titolo” di questo articolo; e cioè: quanto vale, oggi, nel nostro sistema di giustizia ordinaria, una sentenza di primo grado?
La generalità degli italiani (in particolare, quelli che hanno avuto la sfortuna di sperimentarla personalmente) credo ne fosse già cosciente: vale pressochè zero. E questa sentenza di Napoli ne è una eclatante conferma: ha copiato la sentenza sportiva del 2006. Perciò, sottoscriviamo tutto quello che afferma “Libero”: rileggetelo, per cortesia.
Ci sarebbe, ora, da domandarsi perché questo accade. Ma il discorso si farebbe troppo lungo, col rischio di tediare i lettori. Forse, faremo un seguito su questo “perché”.

Aldo

venerdì 21 ottobre 2011

Dialogo sopra i massimi sistemi: giustizia sportiva / giustizia ordinaria

Per ogni cosa c’è il suo momento
(Ecclesiaste)

E il momento della verità, anzi, delle verità, nelle cose del calcio italiano (non giocato), è ormai prossimo. Infatti, entro la fine del 2011, dovremmo conoscere:
     - la sentenza sul processo penale, in corso presso il Tribunale di Napoli, a carico di Luciano Moggi, ex General Manager della Juventus, per i fatti di Calciopoli 1 (Sentenza prevista per Novembre 2011);
     - la Decisione del TNAS, circa la propria competenza a decidere sul ricorso della Juvenus in merito all’assegnazione, all’Inter, dello scudetto 2006, da essa (Juventus)  vinto “sul campo” (Decisione prevista per il giorno 29.12.2011);
     - la Sentenza dell’Alta Corte di Giustizia, circa il ricorso di Luciano Moggi avverso la sentenza di radiazione del 9 luglio scorso, emessa dalla Corte di giustizia Federale (sentenza prevista a giorni);
      - la Decisione della FIGC, circa l’opportunità di riaprire, attraverso la giustizia sportiva, il processo Calciopoli 1 (per cominciare il  Calciopoli bis), oppure aprire un nuovo processo (Calciopoli 2) per i fatti emersi, appunto, nel corso del processo penale di Napoli (la decisione, si presume, verrà presa poco dopo la sentenza di Napoli; quindi, presumibilmente, in Dicembre 2011).
Sperando che Platone e i suoi moderni seguaci non si offendano per l’usurpazione del titolo di questo articolo, ritengo che sia giunto il momento di dire “quattro parole” circa, appunto, i (massimi) sistemi della giustizia sportiva e della giustizia ordinaria;  che,  fra poco, ci inonderanno di sentenze e decisioni  di importanza estrema, non solo per i diretti interessati coinvolti  (Moggi, Juve, Inter, Moratti, Facchetti, ecc.) ma per tutto il movimento calcistico italiano (e,  probabilmente, per  via indiretta, anche internazionale).
Non starò certamente a tediarvi illustrandovi le  strutture, le composizioni, le competenze ed analoghi tecnicismi dei due sistemi di giustizia; preferisco evidenziarne i caratteri salienti  perché ciascuno possa farsi la migliore  idea possibile del valore dei rispettivi giudicati.


La giustizia sportiva
Chi, meglio di un giudice (sportivo) poteva sintetizzare il carattere peculiare della Giustizia (sportiva) che egli stesso amministra?
Dopo le sentenze di condanna della Juventus, un giudice (Piero Sandulli), dichiarò: “Non c’erano illeciti, era tutto regolare, le violazioni sono state “etiche”, comportamentali…”.
Ma, allora, come si spiega l’affossamento della Juventus?
Ecco come: un altro giudice, infatti, dichiarò: “Abbiamo cercato di interpretare un sentimento collettivo ed abbiamo provato a metterci  sulla lunghezza d’onda”.
Ricordo, solo per dare un folcloristico esempio, che,  all’epoca, andava molto di moda una t-shirt con in bella evidenza la scritta: “Rubentus” (ovviamente: invece che “Juventus”).  Questo era “il sentimento comune” sulla cui lunghezza d’onda la giustizia sportiva sentenziò.
Questi erano, nel 2006, e sono ancora oggi, i canoni, le regole, i criteri che si utilizzano nella giustizia sportiva.

La giustizia ordinaria (civile e penale)
Viene amministrata:
-   “in nome del popolo italiano”  (con questa frase, infatti, cominciano le sentenze che vengono emesse; ma, attenzione, è cosa ben diversa dal dire “secondo la volontà popolare”);
-   applicando il principio  cardine del sistema: “La legge è uguale per tutti”;
-   utilizzando tempi biblici.
1 - “In nome del popolo italiano”, appare, ormai,  alquanto astruso; c’è, infatti,  chi,  ormai, dubita che si possa ancora parlare di “popolo italiano” ( vero Bossi, padre e figlio?). E c’è chi,  ormai,  dubita che alla maggior parte dei giudici, interessi alcunché del popolo italiano, attenti,  come sono , ad amministrare i propri interessi finanziari e politici (vero De Magistris? Vero Narducci? e ci fermiamo, per carità di Patria e perché lo spazio non basterebbe);
2 - “La legge è uguale per tutti”. Certo, tutti vediamo che questo principio, esposto solitamente alle spalle dei Giudici ma di fronte al pubblico ed alle televisioni, fa bella mostra di sé nelle aule giudiziarie. Peccato, però, che tutti lo vedono, lo leggono e se ne ricordano;  tranne i Giudici;  i quali, (perciò ?) non raramente, se ne dimenticano…
3 - I tempi dei giudizi. Sono pluriennali; quando va bene, occorre un lustro per arrivare a sentenza; tant’è che, ormai, per pudore, nel nostro Paese nessuno più parla di “certezza del diritto”; neppure nelle aule universitarie. Perché, sempre più spesso, interviene, prima della sentenza, un’altra “certezza”: quella della morte degli interessati (talora, interviene la prescrizione, che è sempre una morte: quella della giustizia).
Si dice, spesso, che il grado di civiltà di un popolo si ritrova, in primis, nel proprio sistema di applicazione della “Giustizia”.
Credo non sia necessario aggiungere altro.

Aldo