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martedì 19 marzo 2013

Prandelli ha adottato il politichese



I lettori che hanno anche saltuariamente seguito le nostre argomentazioni sportive, ricorderanno come, spesso, siamo stati critici nei confronti nel nostro selezionatore unico della Nazionale maggiore di Calcio (Prandelli).

In particolare, gli abbiamo addebitato l’incongruenza di convocare l’intero reparto difensivo della Juventus per farlo poi giocare schierati “a quattro” (invece che “a  tre”come ormai giocano ( e  bene,lo dicono i numer), da qualche anno. Ma non basta: ormai giocano “a quattro” solo le squadre di secondo livello  che mirano, soprattutto quando incontrano squadre di livello superiore, allo zero a zero iniziale.

Dobbiamo, ora, di nuovo, “dare addosso” allo stesso Prandelli, per un altro aspetto, della sua attività di responsabile della nostra Nazionale di calcio; aspetto che da tempo ci frullava  per la mente, ma ci mancava “l’occasio juris”. Che, ora, è arrivata.

Facciamo un po’ di cronologia, sugli antefatti.

Sabato sera 16 Marzo
A pochi secondi dalla fine della partita giocata allo Stadio Dall’Ara di Bologna, l’allenatore della Juventus, Conte, stante il risultato (0-2) ormai acquisito si rivolgeva ai tifosi Juventini incitandoli ad esultare e ad applaudire la propria squadra(ed inviando due baci verso la telecamera,diretti, come chiarirà in seguito,  alla sua bambina Vittoria).

A fine partita, l’allenatore del Bologna, Pioli,con aria da cane bastonato e denutrito, mani tassativamente in tasca a mò di disoccupato o scioperato (ed aspirerebbe ad allenare una “grande squadra?”- Mah.), lasciava il campo sentenziando a tutti quelli che camminavano attorno a lui: “non si fa così” (riferendosi, molto verosimilmente all’esultanza di Conte diretta ai propri tifosi).

Successivamente, intervistato dai giornalisti  Sky , e vistosi rinfacciato della scarsa sportività derivante dal proprio modo di fare, Conte,  con toni  alquanto adirati, ha così precisato:
«Se non posso nemmeno esultare con i miei tifosi dopo una vittoria basilare per centrare il traguardo (dello scudetto, ndr) ditemi che si deve fare. Io ho solo esultato con i tifosi juventini. So che dà fastidio a tanti quando vinciamo, ma non c'e stata alcuna mancanza di rispetto. Parliamo piuttosto delle cose serie, gente che ci accoglie con pietre e bastoni, gente con bambini in braccio che bestemmia: questi sì che si devono vergognare, non io. Io con i miei tifosi festeggerò sempre e comunque. Se sto vincendo lo scudetto non vedo perché non debba esultare insieme ai miei tifosi»(da Il Messaggero- di Roma).
Lunedi 18 Marzo
interviene,  sulla questione,  il DG della Juventus Marotta, affermando:
“La situazione sta degenerando: ogni volta che andiamo in trasferta veniamo scortati da blindati della polizia e accolti da bastonate e lanci di pietre" . Marotta interviene anche sulla polemiche che ha visto coinvolto l'allenatore, Antonio Conte, criticato per l'esultanza un po' sopra le righe durante il finale di Bologna-Juventus: "Si è trattato di piccoli gesti di libertà da tollerare - spiega il dirigente - Quella di Conte è stata un'esultanza rivolta solo alla nostra gente, senza assolutamente mancare di rispetto agli avversari, nonostante lui sia stato insultato dai tifosi avversari in tribuna. Il calcio è un contenitore di emozioni che a mio parere non vanno represse"(da Tuttosport di Torino).

Nella stessa giornata, nel pomeriggio, sulle edizioni  elettroniche dei vari giornali sportivi è apparso il seguente comunicato ANSA, che riporta l’opinione espressa, in merito, dal “nostro” Prandelli:
(ANSA) - FIRENZE - ''Conte e' esasperato e vorrebbe andare a lavorare all'estero? In effetti questo clima non piace neanche a me, lui ha ragione davanti a certi atteggiamenti esasperati e violenti, pero' tutti noi dobbiamo dare un contributo per migliorare questo clima, con i nostri comportamenti: il calcio regala emozioni ma c'e' una linea sottile tra l'esultare e il rispetto verso i tifosi e gli avversari''. 

E qui veniamo a noi, esplicitando quello che, appunto, da tempo ci frullava nel cervello: dal  modo di parlare e NON dire, di NON affrontare i  VERI problemi e di esprimere le proprie opinioni, una cosa viene a galla in modo limpido: da tempo il caro Prandelli ha adottato il politichese: cioè un linguaggio diretto a prendere gli interlocutori (nel caso, noi lettori sportivi) per la parte bassa del di dietro!

E questo ci ha immediatamente richiamato alla mente le foto sopra postate; delle quali, la seconda, si riferisce proprio allo striscione esposto al Dall'Ara nel corso dell partita in questione!

Il caro Prandelli, e tutti i colleghi “ politichesi”, non hanno neppure ora (dopo l’esito delle ultime elezioni politiche) capito cosa sta accadendo in Italia: i cittadini sono, appunto, stufi delle vostre  “fughe dalla realtà”. Cioè delle vostre fughe dai VERI problemi, per infinocchiare gli italiani su argomenti apparentemente “buonisti” ma sostanzialmente diretti, appunto, a fuggire dai veri problemi, incapaci e timorosi, come sono,  di perdere le loro poltrone.

Il vero problema, scaturito dopo Bologna – Juventus  del 16 marzo 2013, è quello indicato sia da Conte che dal DG Marotta e sul quale il caro (si fa per dire) Prandelli, tace, da buon politichese: non sono le esultanze di Conte (per aver quasi vinto il secondo scudetto !), che vanno condannate. Ma, come dice lo stesso Conte (e riportiamo nuovamente):
 
“Parliamo piuttosto delle cose serie, gente che ci accoglie con pietre e bastoni, gente con bambini in braccio che bestemmia: questi sì che si devono vergognare, non io”.

Prandelli, sai leggere l’Italiano? O  il “politichese”  ti ha totalmente oscurato il cervello?

 Hai nulla da dire sulle foto sopra postate? ; tutto normale? tutto "politically correct" ?


martedì 19 febbraio 2013

Stadio S.Paolo: rizollato o rizzolato?



           

Al momento in cui scriviamo (ore 13.30 del  19.2.2013), appare ancora, sull’edizione elettronica del quotidiano sportivo “Tuttosport”, edito a Torino, un articolo giornalistico col seguente titolo: “Per la sfida Napoli-Juventus il San Paolo sarà rizzolato”


Gli amanti del calcio che seguono, anche con distacco, il nostro massimo campionato di calcio, avranno avuto notizia della situazione indecorosa del terreno di gioco dello Stadio S.Paolo su cui si è disputata l’ultima partita di campionato, Napoli-Sampdoria, finita con un risultato di parità e che potrebbe aver  determinato una grossa occasione persa, dal Napoli, per avvicinarsi alla Juventus nella corsa allo scudetto.


Sapranno anche, i citati sportivi, che il prossimo 1 marzo, proprio allo Stadio S. Paolo, è in programma quel Napoli-Juventus che potrebbe, in effetti, essere decisivo per lo scudetto 2012-2013.


In previsione di ciò è stata disposta, ed  iniziata proprio questa mattina, la “rizollatura” (con una “z” e due "l") del manto erboso del S. Paolo, in modo da poter giocare “la partita dell’anno” in condizioni ambientali (terreno di gioco) almeno decenti.


Nel titolo dell’articolo sopra riportato, purtroppo, invece di “rizollatura” (con una “z”), si riporta “rizzolatura” (con due “z” ed una "l").


Errore madornale del giornalista (ci verrebbe da scrivere del “giornalaio”, con rispetto parlando per i rivenditori di giornali)?


Troppo grossa la svista! Non ci crediamo!

Se fosse realmente un errore, esso sarebbe talmente marchiano che il giornalista responsabile  meriterebbe il licenziamento in tronco.


Nel “Corriere dello Sport”, giornale di  Roma (e, generalmente, del Sud dell'Italia), proprio  stamane, si pone in bella evidenza l’eventualità che la partita in questione possa essere affidata alla direzione dell’arbitro bolognese Rizzoli (giustamente, con due “z” ed una "l").


Donde il sospetto che, scrivendo “rizzolatura”, non di errore marchiano si tratti, ma di una voluta, provocatoria allusione ai precedenti fatti della Supercoppa italiana, giocata alla fine dell’estate scorsa, appunto tra la Juventus ed il Napoli, con  le plateali contestazioni finali del Napoli dirette all’operato del citato Rizzoli, responsabile di alcune decisioni, a loro dire, notevolmente dannose nei loro confronti.


Forse fantastichiamo, ma è sempre meglio che considerare un errore marchiano di chi scrive “rizzolatura” (da “Rizzoli”) invece che “rizollatura” (da “zolla”).

giovedì 27 settembre 2012

Doppio miracolo a Milano



L’edizione odierna della Gazzetta dello Sport, si apre, a tutta pagina, con il titolo “Miracolo a Milano”.
Siamo del parere che, per la  Milano calcistica, di miracoli, ieri, ne siano accaduti due: il primo, quello (il solo) celebrato dalla rosea, è la prima vittoria sul terreno di S.Siro/Meazza del Milan.
Ma noi vorremmo celebrare un altro “miracolo”, peraltro non solo ignorato, ma, addirittura, generato dalla stessa Gazzetta: hanno cambiato le regole  (e la logica matematica) di stilare la classifica del nostro massimo campionato di calcio.

In effetti, i lettori possono verificare che, al momento in cui scriviamo, i tre quotidiani sportivi italiani stilano la loro classifica, dopo la quinta giornata,  come segue:
- Corriere dello Sport: in testa la Juventus;
- Tuttosport: in testa la Juventus;
- Gazzetta dello Sport: in testa il Napoli.

Dov’è  il “miracolo”? Non certo nel fatto che la “rosea” si discosta dagli altri due quotidiani, ma nei “perché” (nascosti). 

Leggendo attentamente i numeri della classifica, se ne deduce che Napoli e Juventus hanno lo stesso punteggio (13); hanno giocato lo stesso numero di  partite (5); hanno segnato lo stesso numero di gol in totale (11) ; hanno subito lo stesso numero di gol in totale (2). Perfetta parità.

Chi conosce poco di calcio potrebbe optare per una elencazione in ordine alfabetico (sarebbe comunque prima Juve e seconda il Napoli). Ma la Gazzetta dovrebbe conoscere bene il calcio.

Chi, invece, conosce bene il calcio, sa che esiste un altro “indicatore” che comporta una notevole differenza nella rappresentazione di contingenti  valori delle squadre in parità totale.

Questo indicatore si chiame “media inglese” che assegna un peso diverso in relazione alle partite giocate in casa ed alla partite giocate fuori casa. Questo indicatore, dopo la quinta partita dice: Juventus +4; Napoli +2 (ovviamente, perché la Juventus ha giocato 3 partite in trasferta, mentre il Napoli, in trasferta,  ne ha giocate solo 2).

La cosa strabiliante è che, dei tre giornali sopra citati, solo la Gazzetta riporta, nella classifica, questo indicatore (comunque facilmente calcolabile per chi ne conosce la struttura); e, nonostante ciò (questo è il miracolo: il non rispetto dei valori espressi dai numeri),  inverte la classifica: primo il Napoli con +2, seconda la Juventus +4.

Pechè  è accaduto questo?  E perché è accaduto proprio ad un giornale (appunto, la Gazzetta dello Sport) che si vanta di “fare tendenza?”.

Sorge il dubbio (non il sospetto...) che la questione sia da ricondurre proprio a questa pseudo filosofia; a questo indirizzo a sfondo tendenziale/moralistico; sfortunatamente (?) utilizzato con una evidente anti-juventinità e, quindi, anti-sportività.

Come ormai tutti sanno, è da questo modo di “fare tendenza” (anti Juventus) che è nata la famosa “volontà popolare” sulla quale i giudici sportivi hanno fondato la loro sentenza nell'affare “Calciopoli” di condanna della Juventus.

sabato 25 agosto 2012

Petrucci, Abete e il dovuto a prescindere



Siamo convinti che l’ex allenatore del Siena, attualmente allenatore della Juventus, Antonio Conte si sia trovato nel posto sbagliato (allenatore del Siena), nel momento sbagliato (quando avvenivano le combine, o comunque se ne parlava), con le persone sbagliate (il calciatore Carobbio e Stellini).

Siamo altrettanto convinti che queste circostanze, innanzi ad un qualsiasi consesso giudiziario democraticamente organizzato e regolamentato, sarebbero emerse in modo evidente e puntuale, con le conseguenti dichiarazioni di insussistenza delle incolpazioni e, quindi, l’assoluzione dell’incolpato.

Questo NON è avvenuto innanzi alla “Giustizia domestica” della FIGC, perché, sostanzialmente, trattasi di una NON-Giustizia: non organizzata e non regolamentata democraticamente.

Ebbene, questa NON-Giustizia, così come è, viene strenuamente difesa, perché assertivamente valida, perché assertivamente indipendente dai responsabili politici della relativa organizzazione e regolamentazione (Petrucci per il CONI  ed  Abete per la FIGC); e ciò, contro ogni evidenza dei fatti, ormai chiara (e dichiarata) dalla generalità degli sportivi  italiani e dalle maggiori testate giornalistiche sportive e politiche italiane.

Vediamo, dalle stesse espressioni di Petrucci ed Abete, riportate dai media, come viene  esternata questa strenua difesa della loro NON-Giustizia (domestica). Dove necessario, intervalliamo tali manifestazioni di volontà, con il nostro commento:

Dice Petrucci:
"Basta con questi attacchi ai giudici e alla giustizia sportiva. In queste settimane assisto a esibizioni muscolari che mostrano il lato peggiore di uno sport che non merita mortificazioni. Sembra che l'unico colpevole di questo Calcioscommesse sia Palazzi e non chi ha commesso illeciti. Così non si può andare avanti. Il calcio non può pensare di vivere senza regole o in spregio di quelle esistenti, approfittando di casse di risonanza mediatiche superiori a quelle degli altri sport che invece rispettano le regole e i verdetti anche nei settori professionistici".
  • Ci dica, Petrucci, il nome di una sola persona, che abbia mai detto il contrario; che abbia detto, cioè, che il calcio (come qualsiasi altra attività, ovviamente), possa “vivere senza regole o in dispregio di quelle esistenti”.
  • Il problema caro Petrucci, che lei, da buon burocrate intellettualmente collassato, non riesce a vedere, non è che ci siano o non ci siano le regole e che queste vengano o meno rispettate; il problema che si pone, e che non volete affrontare, è che queste regole, quelle che ci sono oggi, sono inidonee a regolare un qualsiasi tipo di giustizia,  in qualsiasi settore della vita civile: sono, cioè, antidemocratiche e perfino anticostituzionali (e non ci voleva l’Avvocato Bongiorno, per affermarlo...).

Dice Petrucci:
"Non si può immaginare di commentare le sentenze ad ogni grado di giudizio".
  • Questa idea non ha senso; può essere valida solo se riferita al ("suo") Giudice (si fa per dire!) Sandulli, il quale, appena finita la riunione del consesso giudicante di secondo grado, va in onda radiofonica e commenta, in modo scellerato, la sentenza (si fa per dire) appena decisa, ma non ancora pubblicata! Come fate, Petrucci ed Abete, a consentire uno scempio del genere? E continuate a chiamare Giudici e Giustizia tutte queste sconcezze?
  • Altrimenti, questa idea (divieto ai cittadini di commentare le sentenze ad ogni grado) non ha alcun senso (guai, se ne avesse). Perché lei, Petrucci, dice, sostanzialmente: cari cittadini italiani, non pensate e neppure immaginate, di poter mai commentare le sentenze ad ogni grado di giudizio. Incredibile: neppure il più incallito dittatore penserebbe mai ad un divieto del genere, per i suoi sudditi!!

Dice Petrucci:
"Occorre rispettare i giudici, gli arbitri e quanti sono preposti al rispetto delle regole. Altrimenti sarebbe solo caos e questo il CONI non può consentirlo. Per questo: giù le mani dalla giustizia sportiva!”.
  • No, caro Petrucci, lei continua a chiamare giustizia (sportiva), qualcosa che della  Giustizia non contiene neppure i presupposti. E noi questa NON-Giustizia, la rifiutiamo. E se non verrà modificata, noi ci ribelliamo. Come ci si ribella alla dittatura. Qualsiasi. Come la vostra.
  • In democrazia NON esiste il vostro dovuto a prescindere. Al contrario: tutto deve passare attraverso il consenso dei cittadini!


Dice Abete:
"La fiducia nei confronti degli organi di giustizia sportiva è massima, queste realtà vanno rispettate."
  • La sua fiducia. Non la nostra. Perché questa NON-Giustizia è li a salvaguardia della sua  poltrona (e di quella di quei giudici lì), non dei nostri diritti. In democrazia, non esiste fiducia o qualsiasi aspetto della vita “dovuto  a prescindere”.

Dice Abete:
"Un giudice può come tutti giudicare bene o male, tutti possono criticare, ma va riconosciuta la funzione della giustizia che non è appiattita sugli interessi".
  • Tutti possono criticare? Cosa fa, smentisce il suo Capo, Petrucci, che ha appena detto il contrario (“non si può immaginare di commentare - figuriamoci criticare! ndr - le sentenze ad ogni grado”)? Attento alla poltrona!

Dice Abete:
"Chi attacca, non sa che la separazione dei poteri è garanzia di democrazia anche nello sport".
  • Dice, sostanzialmente, Abete: cari italiani se non sapete che la democrazia si regge sul principio della separazione dei poteri anche nello sport (grazie per la disistima!) non attaccateci. Siamo alle solite: si fa finta di non vedere il vero problema (terribile se non fosse una “finta”...), che non è conoscere o non conoscere,  ma: esiste o non esiste nel CONI e nella FIGC la separazione dei poteri rispetto alla NON-Giustizia (domestica)? La risposta, cari Abete e Petrucci, è ormai alla portata di tutte le tasche: NO... Non esiste nel CONI e nella FIGC una Giustizia indipendente dai vertici politici, semplicemente perché i componenti dei vari consessi giudicanti vengono scelti, nominati e pagati dagli stessi  vertici politici (Petrucci, Presidente del CONI e Abete, Presidente della FIGC). Anche per questo non si può parlare di giustizia “domestica”, ma si parla, correttamente, di giustizia “addomesticata”.


Dice Abete:

"Ognuno si assume le proprie responsabilità: il calcio non e proprietà privata, il miglioramento delle persone nel calcio deve essere fatto a 360 gradi e non bisogna bypassare le competenze federali. Noi vogliamo essere una federazione rispettosa delle regole, non accettiamo chi alimenta tensioni e fazioni. Le parole pronunciate ieri dal presidente Petrucci sono altamente condivisibili. Tutto si può migliorare, ma bisogna conoscere i fondamentali delle regole. Se non si conosce quello di cui si parla, si corre il rischio di dire cose che non stanno nè in cielo, nè in terra".

Conclusione
Nell’esercizio delle loro funzioni pubbliche ("E io pago!"...), questi personaggi esercitano il loro potere ricorrendo ad un abominevole conservatorismo delle idee e, non ultimo, delle loro poltrone, esercitandolo attraverso quella "violenza bianca” che al suo manifestarsi risparmia, sì, i corpi; ma distrugge le menti e le coscienze; che sono, poi, i caratteri discriminanti tra un uomo e una bestia.
E tale discrimine, i due personaggi dimostrano di non averlo ancora capito. E continuano, imperterriti, con la loro NON-Giustizia e nella conseguente devastazione delle menti e delle coscienze.

Basta. Il vostro dovuto a prescindere non lo passiamo più sopportare.

Petrucci ed Abete e tutte le vostre pseudo strutture giudiziarie: non ci rappresentate; ci fate  paura; non vi vogliamo più. Dimissioni, subito. E poi, una nuova, democratica, Giustizia.