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mercoledì 2 novembre 2011

Non mangeranno il Panettone

Seconda puntata: David Stern

Come gli sportivi appassionati di basket sapranno, nello scorso mese di luglio è scattato  il secondo lockout (corrispondente alla serrata, attuata dai datori di lavoro, nel nostro diritto sindacale) della storia della NBA, poiché la lega dei proprietari e il sindacato  dei giocatori non hanno trovato l'accordo sul rinnovo del contratto collettivo.
Dopo alcune precedenti giornate di meeting alquanto fruttuosi, lo scorso venerdì, 28 ottobre 2011, l’incontro tra i  proprietari delle “franchigie” (rappresentati dal Commissioner David Stern) e il sindacato dei giocatori (rappresentato da Derek Fisher) era stato accompagnato da un certo ottimismo. Qualcuno ipotizzava perfino un accordo in vista, entro la fine della giornata. Invece, ancora una volta, appena le due parti hanno affrontato  il punto più dolente delle negoziazioni, il tanto discusso “BRI” (Basketball Related Income- cioè la torta dei proventi generati dalla Nba), è arrivato, puntuale, il brusco stop.
I proprietari continuano a insistere nel voler dividere la torta 50-50 (fino allo scorso giugno, il 57% dei profitti andava nelle casse dei giocatori); il sindacato dei giocatori, a sua volta,  non sembra avere nessuna intenzione di scendere sotto il 52% (cui erano pervenuti nei precedenti meeting, dimostrando buona volontà nell’abbassare le loro pretese, di cinque punti percentuali).
Così com’è successo troppe volte durante queste settimane di meeting, le due parti hanno deciso di interrompere le trattative e David Stern ha ufficialmente annunciato la cancellazione di altre due settimane di regular season.
Da notare che durante questo periodo di forzata inattività, molti giocatori NBA, soprattutto europei, hanno lasciato gli Stati Uniti, per tornare a giocare (o, almeno, tentare) nel vecchio continente, specialmente nel campionato turco. Deron Williams, giocatore dei New Jersey Nets, decide di giocare in Turchia con il Besiktas finché il lockout non avrà termine;  anche Danilo Gallinari si è messo  sotto contratto con l’Armani Jeans di Milano fino al termine del lockout; mentre Dwyane Wade, Dirk Nowitzki, Kobe Bryant e Kevin Garnett hanno più volte dichiarato di avere l'intenzione di andare a giocare in Europa, se la stagione non si dovesse svolgere regolarmente.
Con le complicazioni che immancabilmente sorgeranno, se e quando dovesse cessare il lockout.
In buona sostanza, attualmente risulta cancellato tutto il mese di novembre, e qualsiasi opportunità di veder disputare le canoniche 82 partite di stagione regolare è andata in fumo.
Sindacato e proprietari sostengono di non avere in programma nessun altro meeting.
Stern, intanto, lancia messaggi nemmeno troppo criptati sostenendo che “adesso, a causa delle perdite dovute alla cancellazione del primo mese di regular season, i nostri parametri nelle trattative con il sindacato cambieranno”. Come dire, più si va avanti con questo lockout e meno siamo disposti a concedere al sindacato.
Brutto affare.
Soprattutto perché comincia a sorgere il sospetto che non si tratti più (solo) di spartizione di proventi; ma che comincino a serpeggiare ripicche e “ideologie politiche” nelle fazioni contendenti.
Altrimenti, sarebbe difficile capire come mai non si trovi un accordo tra il 50% ed il 52%! Certo, avvicinandosi il periodo natalizio, e  rivolto il dovuto pensiero ai tifosi del Basket americano per il mancato divertimento,  resta solo da constatare come il caro Stern rischi, appunto, di non assaporare, anche lui, il dolce Panettone natalizio (solo perché il turkey per il Thanksgiving è già stato servito in tavola…)!

Aldo

sabato 2 luglio 2011

Lock Out!

Era difficile immaginare che si arrivasse a una soluzione in tempo utile. Dall'America rimbalzano da tempo voci di una serrata inevitabile, perché le posizioni erano e sono rimaste a distanze siderali. E' stato ironizzato che pure Cleveland e LeBron erano più vicini di quanto non lo siano giocatori e proprietari in questo momento.
Il 30 giugno è passato, i contratti sono scaduti. Qual è la prossima fase? Intanto, i giocatori se vigliono allenarsi devono farlo da soli, non potendo nemmeno mettere piede nelle palestre dei loro team: se hanno bisogno del medico, devono pagarsene uno, non potendo nemmeno telefonare a quello della squadra.
Chi ci rimette di più sono, come sempre, i più poveri (poveri per gli standard dei giocatori NBA). Immaginatevi Artest al campetto di Venice per tenersi in forma...
Ci saranno poi i classici tagli (perchè tutto il mondo è paese), ovvero licenziamenti a catena di gente che occupa ruoli minori all'interno delle società, da chi vende gli abbonamenti, i biglietti, al marketing.
 
Su alcuni siti si riporta che i cestisti abbiano pensato di non sciogliere il sindacato per poter aggirare la legge antitrust USA e fare come i colleghi della NFL di football (vedasi la famosa causa Brady vs. NFL); tuttavia pare che le parti in causa si incontreranno ancora per riprendere le trattative fra 2-3 settimane. A mio modo di vedere, come spesso nelle trattative, finché non si arriverà davvero a ridosso dell'inizio della stagione, non verrà raggiunto l'accordo ed entrambe le parti proveranno a tirare la corda il più possibile, sebbene (vedi link sotto) molti sostengano che il punto finale della trattativa già si sa quale sarà: 50 e 50 tra giocatori e società.
Qui sotto un link che vi porta a un video in cui Federico Buffa parla del lock-out. Al di là dell'aspetto contenutistico, per altro interessantissimo (anche non considerando la chicca del cricket indiano), è sempre un piacere ascoltare parlare Buffa.