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mercoledì 28 novembre 2012

"L'Amor che move il sole e l'altre stelle"



Nel recente Milan-Juventus, finito, come è noto, con la vittoria del Milan grazie ad un gol segnato su calcio di rigore concesso dal “solito” (così qualificato dal Direttore del Corriere dello Sport, per sottolinearne le ripetute nefandezze) arbitro Nicola Rizzoli, dopo tante discussioni, pareri e moviole si sarebbe raggiunta l’unanimità dei  giudizi: non era rigore (perfino lo stesso allenatore del Milan, Allegri, intervistato dai giornalisti SKY, ha ammesso: “non è rigore”).


Ma, in tutto questo discutere, ci piace porre all’attenzione dei lettori, una tesi, davvero estemporanea ed originale, emersa nel bailamme delle dichiarazioni. Ci riferiamo a quanto affermato da Galliani, Amministratore Delegato del Milan, il quale, sempre ai cronisti di SKY, con la moviola che faceva rivedere l’azione incriminata, ha detto: “Vedete, la palla scende dopo aver toccato Isla” e, poi, ha dedotto e affermato: “significa che la palla ha toccato il braccio di Isla che l’ha respinta in basso”.
Queste parole ci hanno riportato alla mente il versetto con cui il nostro Sommo Poeta chiude la “Divina Commedia”: “L’Amor che move il sole e l’altre stelle”.
Certo, stiamo peccando nell’accomunare sacro e profano: ma quando ci vuole, ci vuole. Sbagliava Dante Alighieri, affermando che il Sole si muove (seppure  spinto dall’Amore). Sbaglia Galliani, affermando che il pallone “scende” cioè, non sale, secondo le sue aspettative,  contravvenendo alla legge di gravità (seppure spinto, a suo errato parere, dal braccio di Isla).
Ma la differenza tra i due errori è abissale.
Dante sbagliava perché, all’epoca, la convinzione era che fosse il Sole a girare intorno alla Terra, e non viceversa (come dicono i giuristi: tempus regit actum); Galliani, che avrà certamente frequentato le scuole elementari (peraltro obbligatorie) non può non conoscere la legge di gravità che governa la nostra vita terrestre: qualunque oggetto, abbandonato a se stesso e non altrimenti ostacolato, tende a scendere in ragione della forza di gravità terrestre (e non occorre alcuna spinta...).

giovedì 27 settembre 2012

Doppio miracolo a Milano



L’edizione odierna della Gazzetta dello Sport, si apre, a tutta pagina, con il titolo “Miracolo a Milano”.
Siamo del parere che, per la  Milano calcistica, di miracoli, ieri, ne siano accaduti due: il primo, quello (il solo) celebrato dalla rosea, è la prima vittoria sul terreno di S.Siro/Meazza del Milan.
Ma noi vorremmo celebrare un altro “miracolo”, peraltro non solo ignorato, ma, addirittura, generato dalla stessa Gazzetta: hanno cambiato le regole  (e la logica matematica) di stilare la classifica del nostro massimo campionato di calcio.

In effetti, i lettori possono verificare che, al momento in cui scriviamo, i tre quotidiani sportivi italiani stilano la loro classifica, dopo la quinta giornata,  come segue:
- Corriere dello Sport: in testa la Juventus;
- Tuttosport: in testa la Juventus;
- Gazzetta dello Sport: in testa il Napoli.

Dov’è  il “miracolo”? Non certo nel fatto che la “rosea” si discosta dagli altri due quotidiani, ma nei “perché” (nascosti). 

Leggendo attentamente i numeri della classifica, se ne deduce che Napoli e Juventus hanno lo stesso punteggio (13); hanno giocato lo stesso numero di  partite (5); hanno segnato lo stesso numero di gol in totale (11) ; hanno subito lo stesso numero di gol in totale (2). Perfetta parità.

Chi conosce poco di calcio potrebbe optare per una elencazione in ordine alfabetico (sarebbe comunque prima Juve e seconda il Napoli). Ma la Gazzetta dovrebbe conoscere bene il calcio.

Chi, invece, conosce bene il calcio, sa che esiste un altro “indicatore” che comporta una notevole differenza nella rappresentazione di contingenti  valori delle squadre in parità totale.

Questo indicatore si chiame “media inglese” che assegna un peso diverso in relazione alle partite giocate in casa ed alla partite giocate fuori casa. Questo indicatore, dopo la quinta partita dice: Juventus +4; Napoli +2 (ovviamente, perché la Juventus ha giocato 3 partite in trasferta, mentre il Napoli, in trasferta,  ne ha giocate solo 2).

La cosa strabiliante è che, dei tre giornali sopra citati, solo la Gazzetta riporta, nella classifica, questo indicatore (comunque facilmente calcolabile per chi ne conosce la struttura); e, nonostante ciò (questo è il miracolo: il non rispetto dei valori espressi dai numeri),  inverte la classifica: primo il Napoli con +2, seconda la Juventus +4.

Pechè  è accaduto questo?  E perché è accaduto proprio ad un giornale (appunto, la Gazzetta dello Sport) che si vanta di “fare tendenza?”.

Sorge il dubbio (non il sospetto...) che la questione sia da ricondurre proprio a questa pseudo filosofia; a questo indirizzo a sfondo tendenziale/moralistico; sfortunatamente (?) utilizzato con una evidente anti-juventinità e, quindi, anti-sportività.

Come ormai tutti sanno, è da questo modo di “fare tendenza” (anti Juventus) che è nata la famosa “volontà popolare” sulla quale i giudici sportivi hanno fondato la loro sentenza nell'affare “Calciopoli” di condanna della Juventus.

domenica 8 luglio 2012

Chi ha paura di Zdenek Zeman?



Recentemente, nel corso di una discussione con un tifoso romanista, circa la validità della scelta di Zeman, quale nuovo allenatore della Roma, dopo aver attentamente ascoltato le perplessità che, al riguardo, gli avevo prospettato, alla fine dice: “Va bene lo stesso, basta che ricominci a punzecchiare la Juventus”.

Detto, fatto.

E’ di ieri una intervista rilasciata da Zeman, alla Gazzetta della Sport (tanto nomine!) nel corso della quale, richiesto di un parere circa il trentesimo scudetto della Juventus, si è espresso, letteralmente, in questi termini:

"Per me sono soltanto quelli che sono stati assegnati. Poi se vado fuori e leggo qualche libro scritto, penso che già 28 sono troppi".

Fra le perplessità che ci eravamo premurati di illustrare, al tifoso romanista, ne riassumiamo  alcune, molto brevemente:

1. In un club come la Roma, avente sede in Roma (capitale d’Italia), appare sconcertante affidare le fortune del Club stesso a persona: 

  • scarsamente acculturata sotto tutti i punti di vista (anche sportivo-calcistico...);
  • non propriamente estetizzante, nella “presenza” e nell’”aspetto”;
  • che in tutta la carriera, ad oggi, non ricordiamo che abbia vinto qualche titolo o trofeo di un certo valore (al più, qualche promozione dalle categorie inferiori);
  • che manca, oltretutto, di valide esperienze calcistiche internazionali;
  • che è affetto da evidenti turbe caratteriali, sia nello svolgimento dell’attività professionale, sia nelle relazioni interpersonali.

2. Tutte queste lacune, per giunta, proprio ora che, come è noto, la Roma è stata acquisita “dagli Americani”;

3. Prevediamo un difficile “panettone”, per questa avventura, che si trasformerà, evidentemente, in una disavventura...


Ora, poche annotazioni  sulla infelice esternazione alla “rosea” (che, detto per inciso, non se l’è lasciata scappare...):

a) dice  Zeman: “se leggo qualche libro scritto”:
- qualche lettore ha mai saputo che esistono anche libri NON scritti?”;
- pur riconoscendo (nel dubbio...) che Zeman sappia leggere libri (ma solo quelli scritti...), dimostra, purtroppo, di non saper leggere le sentenze (come quella di Napoli, che ha riconosciuto indenne la Juventus da qualsiasi violazione di legge), e neppure le Relazioni del Procuratore della giustizia sportiva, Palazzi, come quella presentata nell’estate scorsa, agli Organi di Giustizia sportiva ed archiviata per (volontariamente intervenuta) prescrizione!

b) dice Zeman: “per me [gli scudetti] sono solo quelli assegnati”:
- da chi? Da personaggi come il faccendiere Guido Rossi?
- e come? Con un articolo di stampa sulla Gazzetta dello Sport, come nel caso dello scudetto numero 29 tolto alla Juventus e comunicato da Guido Rossi alla Gazzetta dello Sport, ritenendo, ciò, sufficiente per “assegnare” lo scudetto all’Inter?

c) dice Zeman: “penso che già 28 [scudetti della Juventus] sono troppi”:
- ma NON dice perché; NON dice in quale libro (scritto) lo ha letto; non dice chi lo ha affermato (e, ovviamente, provato);
- perché il problema è questo: se Zeman afferma che “già 28 scudetti per la Juventus sono troppi”, vuol dire che, per le conoscenze che ha (o che millanta?), qualcuno di essi è stato “assegnato”, alla Juventus in modo irregolare.


Conclusione
Crediamo che questo Zeman, lettore di “libri scritti”, debba essere, prima che sia troppo tardi, chiamato dal Procuratore della Giustizia sportiva (Palazzi) per rivolgergli, in primis, come si fa sull’altare nel corso della celebrazione dei matrimoni la domanda: “chi conosce qualche ostacolo a questo matrimonio (alias: ai trenta scudetti della Juventus), parli subito o taccia per sempre.
E per sempre, vuol dire proprio “per sempre”.
Coraggio, si muova chi deve! Anche con denunce penali... O qualcuno ha paura di Zdenek Zeman?

domenica 1 aprile 2012

GALLIANI, Ambo secco sulla ruota di Catania: 12 e 17



Nel corso della partita giocata ieri sera al Cibali di Catania tra il Milan e, appunto, il Catania, è accaduto un altro episodio che ripropone il tema dell’aiuto tecnologico agli arbitri di calcio.
Una bella azione di Robinho si conclude con un tiro a rete ravvicinato, che, dopo aver superato due difensori del Catania si avvia verso la rete ma interviene un altro difensore, Marchese (col n. 12 sulla schiena), il quale rinvia la palla.
Dentro o fuori? Prima o dopo che “nessuna proiezione della palla tocchi la linea di porta” (come si esprime il regolamento, per assegnare un gol)?

I cronisti televisivi, a caldo, sono indecisi. E restano indecisi anche dopo varie “moviole” e riprese televisive da varie angolazioni.
Intanto, noi siamo del parere che, in questo caso, neppure se ci fosse stato un altro uomo-arbitro dietro la porta (come si usa in Champions League) il problema sarebbe stato risolto con buona approssimazione alla realtà. Forse, solo con uno strumento tecnologico molto, ma molto raffinato, si sarebbe arrivati ad ipotizzare un’accettabile soluzione del caso.

Certo, non stiamo scrivendo questo articolo solo per raccontare questo fatto. I lettori ci potrebbero prendere a pernacchie, con piena ragione.
In effetti “dopo” il fatto raccontato, sono successe altre cose molto più meritevoli di essere evidenziate, non fosse altro che per sdrammatizzare questo periodo alquanto problematico che sta vivendo il nostro campionato di calcio.
Nei giornali telematici di stamane abbiamo subito letto parole di fuoco sia di Allegri sia, in particolare, di Galliani avverso la decisione arbitrale di non concedere il “presunto gol”.

“Gol presunto”, infatti, per tutti, ma non per la sponda Milan: per loro non ci sono dubbi, la palla ha superato la linea di porta e lo dimostrano con una foto pubblicata sul sito ufficiale dell'A.C. Milan in cui, in effetti, si vede che la palla, prima di essere respinta da Marchese, ha inequivocabilmente superato la linea di porta.
Peccato solo che in questa foto Marchese indossi la maglia col n. 17 (invece di quella col n. 12 che, in realtà, indossava nel corso della partita in questione).
Suvvia ragazzi, mettiamola sul ridere! Oggi è il primo di aprile: diciamo che qualche buontempone del sito ufficiale del AC Milan ha voluto affibbiarci un bel Pesce d’Aprile.
Male che vada, suvvia, Galliani, non se la prenda troppo: si giochi un bell’ambo secco sulla ruota di Catania: 12 e 17, appunto.
E auguri per il Camp Nou.

mercoledì 14 marzo 2012

Applausi a un ciclo

Sono quelli che ha riservato il pubblico di San Siro ieri sera a una squadra che ha scritto pagine memorabili nella storia dell’Inter e più in generale del calcio italiano.
Struggente l’atteggiamento dei tifosi nerazzurri a fine gara che, riconoscendo lo sforzo e l’incapacità a fare di più dei propri beniamini, si lasciano andare a un omaggio a un gruppo di giocatori che in pochi anni ha regalato loro gioie immense, quasi dimenticate.
La squadra che è stata costruita sull’onda di Calciopoli non è più competitiva: né in Italia, né tantomeno a livello europeo. La squadra che vinse la Serie A con 22 punti di vantaggio sulla seconda nel 2006/07 stabilendo il record di punti fatti (97) non esiste semplicemente più. E il fatto che sia stata eliminata dalla Champions League da una squadra chiaramente inferiore non fa altro che mettere in risalto come l’attuale Inter non riesca più a imporsi sul rettangolo di gioco: tutto riesce faticoso a questa Inter, e l’idea di fragilità che ne deriva è troppo grande per poter conviverci ad alto livello.

È anche un semplice fatto anagrafico. Le carte di identità recitano:
-          Lucio 34 a maggio
-          Samuel 33
-          Maicon 31
-          Cordoba 35
-          Chivu 31
-          Zanetti 38
-          Cambiasso 31
-          Stankovic 33
-          Milito 32

Uno zoccolo duro così anziano si può mantenere solo se affiancato da giovane linfa di altissima qualità: e i vari tentativi fatti con Nagatomo, Ranocchia, Poli, Alvarez, Coutinho, Pazzini e Zarate non sono stati sufficienti.

Volendo si può far risalire l’inizio della fine anche a l’estate scorsa quando Eto’o (uno dei crocevia per l’ascesa dell’Inter al Triplete) decise di lasciare il club nerazzurro per andare in Russia a riempirsi di petroldollari. O volendo anche prima, con l’apice interista, raggiunto con la vittoria della Champions League sul Bayern, dal momento che dopo è stato un susseguirsi di incertezze (vedi il numero di allenatori), scelte sbagliate e delusioni.

Però in pratica, il gol di Brandao al 92’ di Inter-Olympique Marsiglia fa da spartiacque per la storia del club milanese, come chiaramente si evince anche dalle dichiarazioni di Massimo Moratti:

“Un'idea saggia potrebbe essere partire pensando al futuro non in termini immediati, costruendo con una squadra essenzialmente giovane. Il problema è che se dopo tre partite non va tutto bene cominci a pentirti..."

E quindi? Siamo alle solite: una delle big three della Serie A trova difficoltà a permettersi di programmare a lunga scadenza, i tifosi semplicemente non ne vogliono sapere. Però sembrerebbe proprio la strada da seguire per l’Inter, dal momento che le principali concorrenti si trovano in posizione migliore: il Milan è nel bel mezzo di raggiungere un apice (prima che alcuni giocatori chiave, Ibra su tutti, diminuiscano eccessivamente il proprio rendimento per colpe anagrafiche), la Juve ha appena iniziato un ciclo con il quale ha già posto solidissime basi per la prossima stagione (e oltre), la Roma ha iniziato un progetto di più ampio respiro simile a quello che dovrebbe intraprendere l’Inter per alcuni.

Il nodo è Sneijder: nelle ultime due stagioni (beh, soprattutto questa in corso), la cosa di cui si è sentita di più la mancanza è un punto di riferimento nella costruzione del gioco, nel trovare varchi nelle difese avversarie, nella creatività per andare in rete. Da un punto di vista calcistico occorre quindi fare una decisione molto chiara. O si mette l’olandese al centro della nuova squadra (Sneijder è classe 84), con tutti i rischi che ne possono convenire (l’abitudine all’infermeria del trequartista), o lo si cede per capitalizzare e rifondare il modulo di gioco, acquisendo giocatori promettenti e selezionando quali senatori trattenere.

lunedì 5 marzo 2012

Zamparini ed il Machiavellismo travisato


Gli studenti delle superiori ricorderanno certamente cosa disse Machiavelli (lo riportiamo in modo semplice e succinto):

“Io ho mille cavalli e cavalieri armati di tutto punto; tu ne hai solo cinquecento; perciò è inutile che combattiamo: ho vinto io e quindi consegnami i tuoi territori”.

Il Presidente del Palermo, Zamparini, ormai avanti con l’età (che obnubila, forse, l’intelligenza, ma non la furbizia...) probabilmente ricordava le parole di Machiavelli; solo che lui non era in posizione dominante (mille cavalli e cavalieri), bensì in posizione subordinata (cinquecento cavalli e cavalieri). E, tuttavia, ha ordinato ai suoi prodi (ma non poteva fare diversamente, secondo le regole del Calcio): andate, combattete, e fatevi ammazzare; io consegnerò il territorio (i tre punti della partita persa) agli avversari.
Questo è il senso (occulto ma non tanto) delle parole di Zamparini prima della partita Palermo- Milan: "Abbiamo il 5% di possibilità di vincere perché il Milan è molto più forte di noi; al 95% perderemo e mica per colpa di Mutti”.


E qui occorre un’altra digressione di tipo, questa volta, concettuale/matematico.
Dovremmo tutti convenire che, in questa vita, di “sicuro” non c’è nulla (Cecco Angiolieri: “chi vuol essere lieto sia: di doman non c’è certezza”).
E allora il vero problema è: a quale percentuale di probabilità possiamo stabilire di poter fondatamente utilizzare il concetto: “è sicuro che...”?
Riteniamo, che la probabilità del 95 % sia talmente elevata da poterci autorizzare ad utilizzare il concetto: “è sicuro che”.
Bene; allora, alla luce di quanto chiarito, rileggiamo ora cosa ha detto Zamparini: “è sicuro che con il Milan perderemo”.
Quello che stiamo affermando non è un gioco di parole : ma è un metodo per “parlare chiaro”.

Detto e fatto: Palermo-Milan 0-4 di cui 0-3 entro i primi 37 minuti di gara. Con 3 gol di Ibrahimovic.

Ora, chi scrive è, per natura, un “malpensante”. E non se ne vergogna, perché, poi, ne dà ragione ai lettori. Inoltre, ricordo, sempre ai lettori, che secondo Andreotti, “a pensar male, si fa peccato, ma a volte ci si azzecca”.
E allora, poiché penso male, vorrei almeno giustificarmi sottoponendo ai tifosi non milanisti e non palermitani questi fatti:
  1. avete visto come hanno giocato il Novara (al Dall’Ara contro Bologna); il Catania (a San Siro contro l’Inter); il Parma (contro il Napoli) ed il Chievo (allo Stadium contro la Juventus)? Col coltello tra i denti per novanta minuti; cercando non solo di pareggiare (contro una più forte; anzi, molto più forte, secondo i dati della classifica ed i parametri valutativi di Zamparini...), ma addirittura cercando di vincere.Bene, ed ora confrontate l’atteggiamento di queste quattro squadre con quello tenuto dal Palermo, in casa, al Barbera, contro il Milan: il giorno e la notte.
  2. Poi, avete notato il modo di NON giocare del Palermo? Chi ha l’opportunità di rivedere almeno i primi 37 minuti (il resto non conta: è fumo negli occhi...): i milanisti avanzavano e i palermitani, anziché contrastarli, indietreggiavano! In particolare, rivedete i tre gol di Ibra: lui avanzava, aggiustandosi la palla per il tiro e i difensori, invece di contrastarlo, indietreggiavano, lasciandogli tempo e spazio per insaccare agevolmente. Con molto pudore... Lo ha sommessamente fatto notare anche il cronista di SKY, già nel primo tempo: “è strano” (riferendosi al non gioco del Palermo), “Mutti dovrebbe cambiare qualcosa”.
  3. Ora, caro Zamparini, questo modo di (non) giocare (che non è “colpa di Mutti”...) non si vede neppure nei campionati dei pulcini. I quali, invece, non indietreggiano, ma attaccano (pressano, come si dice oggi) su ogni pallone... In buona sostanza, come si usa dire a Palermo (vedi lo zio di Johnny Stecchino), i suoi prodi guerrieri, mandati da lei al macello, hanno pensato bene di non combattere, affidandosi al Machiavelli (e non a lei). E ciò, perché, come chi scrive hanno pensato (bene, e non male): così ci ha chiesto il Presidente. 
Per motivi che, ovviamente, solo Zamparini conosce e che la Procura Federale, purtroppo ignava, non si preoccupa di accertare e perseguire. Se ne vedrebbero delle belle!



lunedì 27 febbraio 2012

MILAN-JUVENTUS - Ultimo capitolo: le conseguenze


Chiudiamo l’argomento Milan – Juve con una carrellata sui problemi emersi nelle due giornate successive e prima che il giudice Tosel esprima le sue decisioni (mentre scriviamo, sono le 10,27 di lunedi 27).

Prova tv
Dalla diretta televisiva di SKY, e neppure nel lungo post-partita di SKY, era emerso un altro comportamento alquanto violento tenuto da Muntari, che, per sfuggire alla marcatura di Lichtsteiner, in area della Juventus, lo prende letteralmente a pugni e gomitate, atterrandolo come un pugile che manda il suo avversario ko.
La vicenda, riteniamo sia sfuggita completamente alla quaterna arbitrale (ed ai telespettatori), anche perché in quel momento, nell’area juventina, sostava il fumo di in petardo o di un fumogeno piovuto poco prima dagli spalti. In effetti, almeno noi, nella diretta televisiva, non avevamo notato alcunché di particolare.
Solo domenica mattina le riprese, con moviola, sono apparse sugli schermi di SKY - almeno, solo allora chi scrive ne ha preso visione.
Mentre lunedi mattina il fatto narrato viene messo in risalto sia da Tuttosport, sia dal Corriere dello Sport, sia nelle edizioni cartacee che in quelle informatiche (entrambi, prevedono la prova tv); nessun cenno è fatto da parte della “Moviola della Gazzetta”: sfuggito anche alla “moviola della Gazzetta”? O non si fida della moviola altrui?
Riteniamo che, se il fatto non è stato verbalizzato dal gruppo arbitrale, e considerato normale contrasto di gioco, debba essere oggetto di “prova tv” come per il pugno sferrato da Mexes a Borriello.

“Peso specifico” delle sviste arbitrali
L’argomento è stato dibattuto, con toni anche accesi, la prima volta, nel corso del dopo partita andato in onda su SKY, tra Boban (commentatore SKY) e l’allenatore della Juventus Conte.
Ricordiamo che, al 25° del primo tempo, è accaduto il fattaccio del gol “non visto” di Muntari. Mentre, verso il 75° è accaduto l’altro fattaccio dell’ “annullamento del gol” di Matri, regolare secondo l’opinione della generalità degli addetti ai lavori e dei moviolisti.
Dicono i milanisti (e Boban): il gol non visto di Muntari ha pesato di più (maggiore “peso specifico”, per usare le parole di Boban), rispetto a quello annullato a Matri, sulla partita, perché andando sul 2-0 la partita sarebbe stata diversa (intendendo, forse, due cose: il Milan avrebbe gestito meglio la partita; la Juve l’avrebbe considerata “persa”);
Dicono gli juventini (e Conte): non esiste, nel calcio, un peso specifico di due gol (uno per parte) non concessi. Due gol non concessi sono tali e basta.

Riteniamo che entrambi abbiano in parte ragione:
- ha ragione il Milan, perché, in generale, raggiungere il 2 a 0, dà maggiore sicurezza e rende l’incontro (cioè, la parte rimanente dell’incontro!) meglio gestibile dalla squadra in vantaggio (il contrario accade alla squadra in svantaggio);
- ha ragione la Juventus, perché, in particolare, nel caso in esame, il secondo gol era stato segnato al 25° del primo tempo, quando restavano, perciò, 65 minuti ancora da giocare; in una partita che metteva in gioco enormi chances di scudetto; contro una squadra fino ad allora imbattuta, e che, per atteggiamento generalmente riconosciuto, non si dà mai per vinta e che gioca sempre “per vincere” (come, poi, infatti, è accaduto, ha segnato davvero due gol, sebbene uno annullato, dallo stesso segnalinee, con forte odore di “compensazione”).

Adriano Galliani: rottura dei rapporti tra le due società
Apprendiamo, dalle edizioni informatiche dei quotidiani sportivi, che la dirigenza milanista ha dichiarato lo “stop ai rapporti di alleanza” fino ad ora intercorsi con la Juventus (l’articolo, apparso sulla Gazzetta dello Sport, è visibile solo sulla edizione cartacea e non anche su quella elettronica).
La cosa è spiacevole ed è auspicabile che, nei prossimi giorni, con il decantare della ruggine emersa a fine partita, tutto rientri nella normalità.
Certo, appare davvero esilarante (se non peggio) che uno dei massimi artefici delle incomprensioni di questo periodo, tra le due società (lo stesso Galliani, cioè), si ritenga, poi, danneggiato al punto da rompere le relazioni di amicizia (ma non si sa bene per cosa: sembra che, a suo dire, la Juventus stia operando una nuova “Calciopoli”; ma, mancando, al momento, l’ufficialità della decisione, ci asteniamo da ogni commento).

domenica 26 febbraio 2012

MILAN-JUVENTUS - Capitolo 5: risultato 2-2


Non c’è errore di stampa o di informazione, nel titolo di questo articolo.
Infatti, riteniamo giusto archiviare il risultato di questa memorabile partita con il risultato depurato dalle gaffes della quaterna arbitrale, viste e riconosciute tali, dalla generalità degli addetti ai lavori: quindi, due a due conteggiando anche il gol “non visto” di Muntari e il gol “segnato ed annullato”, per fuorigioco inesistente, a Matri.

Il Milan
Il Milan ha giocato, per circa 65 minuti, “alla Juventus”: cioè ferocemente, pressando alto e spendendo energie fino ad ora occulte ed incredibili a vedersi, anche perché effettuato con giocatori indicati più a giocare di fioretto (Robinho, Emanuelson, Pato, Van Bommel) che di esasperato agonismo, pressing e corsa.
In questo periodo, la Juventus ha fatto quello che il Milan le concedeva: cioè poco, quasi nulla; costretta (dal pressing e dall’agonismo inatteso del Milan) ad errori seriali e talora madornali, uno dei quali ha consentito il primo gol di Nocerino (che forse andrebbe catalogato come autorete di Bonucci, considerato che la deviazione è risultata decisiva avendo fatto cambiare direzione al pallone).

La Juventus
Ha “assistito” alla gara del Milan (travestita da Juve) per 65 minuti, nel corso dei quali ha rischiato anche di subire altri gol. Inguardabile.
Negli ultimi 25 minuti, con l’ingresso dei “titolari” , fino ad allora rimasti in panchina (Matri, Pepe e Vucinic) e con l’esaurirsi psicofisico dei milanisti (tornati a giocare “alla Milan”) la Juventus ha cominciato a macinare gioco, con assedio totale e continuo all’area milanista, e raggiungendo il pareggio, maturo, con un gol limpido, frutto di una potente girata al volo di Matri su cross di Pepe.

Tutto il resto
  • il quartetto arbitrale ha lasciato molto a desiderare; e ciò non solo per le due gaffes già ricordate, ma, soprattutto, per aver permesso, per almeno 70 minuti, un gioco alquanto duro e, a volte, violento (soprattutto da parte dei giocatori del Milan, probabilmente non abituati al tipo di gioco “juventino” e portati, quindi, a strafare, magari senza volontà di far male, ma danneggiando comunque gli avversari, senza essere sanzionati dall’arbitro. Poi, nei 20 minuti finali, il metro di giudizio di Tagliavento è cambiato e sono stati mostrati cartellini gialli e rossi in modo seriale e senza criterio apparente;
  • un pugno ben potente di Mexes, a palla lontanissima, sferrato al costato di Borriello non è stato visto dalla quaterna. Se la giustizia sportiva è ancora tale (e su questo nutriamo enormi dubbi) sarebbe d’obbligo la prova televisiva e, come deciso per Ibrahimovic, penalizzare Mexes per tre giornate (questo sì che è stato comportamento “violento”);
  • il post-partita su SKY, è stato alquanto squallido ed indecoroso; con il commentatore Boban, solitamente tranquillo e molto obiettivo nelle valutazioni e nelle considerazioni, esibitosi, ovviamente a difesa dei colori milanisti, in un alterco pirandelliano con Conte; mentre Allegri, amaramente sorridente, vantava le proprie origini toscane che gli consentirebbero di ridere e scherzare di tutto (mentre, in realtà, sparava frecciate velenose verso lo staff Juventino);
  • infine, non poteva mancare il solito Galliani, il quale, ormai fuori dalle grazie, non riuscendo a capacitarsi dall’alto del suo “potere” come possa, a volte, girare storto, secondo le sue teorie, anche al Milan (assenza di Ibra, gol non visto su Muntari), a fine primo tempo, ha inscenato, stando alle cronache mediatiche (ma ad ora, nulla si è visto sulle reti televisive), incresciosi alterchi con l’arbitro (il che sarebbe vietato dal regolamento...) e con Conte.

Ulteriori considerazioni ed approfondimenti al prossimo ed ultimo capitolo di questo Milan Juventus.

giovedì 23 febbraio 2012

MILAN-JUVENTUS - Capitolo 3: Arbitra Tagliavento


Nel momento in cui scriviamo (ore 14.00), la notizia è appena apparsa su “Tuttosport.com”.
Non ancora, su “Gazzetta.it”.

Come era oltremodo facile prevedere, la scelta dell’arbitro (e relativi collaboratori) per l’incontro di sabato prossimo in quel di San Siro-G.Meazza, tra il Milan e la Juventus non poteva che ricadere su Rizzoli o su Tagliavento.
Arbitrerà Tagliavento .
Scusandomi con i lettori che ne fossero già a conoscenza, vorrei riportare quello che avevo scritto nell’articolo di dissenso circa la “turnazione” che applicherebbe Braschi (con l’appoggio esplicito di Abete), nelle designazioni arbitrali per il campionato di calcio di Serie A (articolo pubblicato lo scorso Martedi, 21 febbraio alle ore 14,56 (a scanso di equivoci: non sono Luciano Moggi né, ovviamente, Giacinto Facchetti; ma un molto, molto modesto appassionato di cose calcistiche):


”Coraggio Abete e Braschi-Nicchi: lo vogliamo proporre? Facciamo una bella turnazione computerizzata e voi ve ne tornate a casa, a cucinare manicaretti. O sentite già le vostre tasche alleggerirsi, e magari all’incontro del prossimo Milan-Juventus, invece di mandare un Peruzzo (di turno) mandate un Rizzoli o un Tagliavento (non di turno)?”

Ed allora, cari Abete e Braschi, ora come la mettiamo? Non vorrete farci credere che per Milan-Juventus, nelle vostre “turnazioni” (peraltro top-secret, mai divulgate), ammesso che esistano, era previsto proprio Tagliavento e non, ad esempio, Peruzzo?
Ma davvero credete che gli italiani, in particolare gli sportivi appassionati di calcio, siano degli sprovveduti?
Allora, siamo a chiedervi un’altra prova di coraggio (poi basta, la pazienza ha un limite...): ammettete che, per le evidenti, inidonee, tragiche designazioni di cui si è lamentata recentemente la Juventus, non avete trovato di meglio che cadere dalla padella alla brace, dimenticando che non esiste migliore gratificazione, che l’ammettere i propri errori.
Buon Milan-Juventus a tutti

mercoledì 22 febbraio 2012

MILAN-JUVENTUS - Capitolo 2: Ibra o non Ibra: Emanuelson

Ed eccoci al secondo capitolo di Milan-Juventus del 25 corrente mese.
I due team, come da tradizione, hanno cominciato le loro schermaglie dialettiche; con l’intrusione, come al solito, indisponente, di una componente esterna: quell’Abete, Presidente della FIGC, che, dopo aver perso credibilità e prestigio (nella vicenda Calciopoli) ora perde anche la faccia, polemizzando indebitamente con la Juventus, in un momento in cui almeno gli organi sportivi ufficiali dovrebbero dimostrarsi “super partes”. Ma, come si suole dire: “la lingua batte dove il dente duole”.

In questo secondo capitolo vorremmo evidenziare un altro particolare aspetto di questo incontro Milan-Juventus.
Si fa tanto parlare di Ibra o non Ibra, pronosticando e/o augurandosi, o meno, la presenza in campo di Ibrahimovic, che, squalificato, come è noto, per tre giornate (incluso, l’incontro in discussione), potrebbe vedersi ridotta a due le giornate di squalifica, a seguito del ricorso del Milan e quindi essere della partita.
In realtà, allo stato attuale, noi non daremmo tanta importanza a questo "Ibra o non Ibra".
I lettori amanti ed intenditori del calcio, che avessero avuto l’occasione di vedere le ultime partite del Milan, si saranno resi conto che, attualmente, il vero “deus ex machina” del Milan è un certo Emanuelson.

Il quale, sempre modesto e poco propenso alla esposizione mediatica, è apparso, recentemente, il vero collante del gioco del Milan: sempre presente nel vivo della manovra, piedi e dribblig eccellenti, servizi “al bacio” per i compagni di attacco e, non ultima, grinta da vendere.
Quindi, ai nostri lettori, occhio ad Emanuelson: ne varrà la pena.

Buon Milan-Juventus a tutti