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martedì 8 maggio 2012

Buffon, Del Piero e la terza stella della Juventus



Dice Buffon: i nostri scudetti sono trenta perché li abbiamo vinti sul campo; e non è una scusa, ma un dato di fatto.

Dice Del Piero: noi sentiamo di aver vinto trenta scudetti, ma bisogna rispettare le sentenze.

BUFFON- Sostanzialmente, Buffon evita di affrontare il problema “limitandosi” ad una considerazione parziale del problema (le vittorie “di fatto”). Appare sincero, ma non risponde esaustivamente al quesito;

DEL PIERO- La risposta di Del Piero, invece, è completa. Apparentemente, perfetta. Ma non lo è.

COME STANNO LE COSE
Come ormai dovrebbe essere generalmente noto (perciò, pensiamo di poter riassumere), in Italia:
  1. esiste la “giustizia sportiva” (ogni Federazione organizza la sua ed il CONI organizza la propria Giustizia, come sistema di appello alle sentenze emesse dai giudici delle singole Federazioni);
  2. le regole sportive prevedono che le controversie debbano essere risolte esclusivamente nell’ambito della giustizia sportiva;
  3. chi non trova soddisfazione dalla giustizia sportiva, può, tuttavia, con particolari conseguenze di carattere “sportivo”, rivolgersi alla Giustizia Ordinaria (quella dello Stato: Civile, Penale ed Amministrativa). Al limite, anche a quella sovranazionale (Corti Europee);
  4. nel 2006, la Juventus, è stata condannata dalla giustizia sportiva; mentre, negli anni 2010 e 2011, a seguito della “ritardata scoperta” (?) di migliaia di nuove intercettazioni, la stessa giustizia Sportiva si è rifiutata di rivedere  le sentenze del 2006, adducendo la propria “incompetenza”;
  5. nel 2011, intanto, nel processo Penale di Napoli, quasi tutti gli imputati sono stati condannati, confermando, in modo alquanto singolare ed inaspettato rispetto alle risultanze del processo, quanto fu stabilito nel 2006 dalla giustizia sportiva (qualcuno ha avanzato l’ipotesi del “copia e incolla”): con una eccezione, anzi con queste due eccezioni dichiarate in sentenza:

  • il campionato di calcio 2004/2005 (scudetto revocato dalla giustizia sportiva), si svolse e si concluse regolarmente senza alcuna anomalia direttamente o indirettamente imputabile alla Società sportiva Juventus (vincitrice sul campo);
  • il campionato di calcio 2005/2006 (scudetto assegnato all’Inter dalla giustizia sportiva, invece che alla Juventus, vincitrice sul campo), non è mai stato oggetto di indagine (né dalla giustizia sportiva, né, tantomeno, da quella ordinaria-penale), per mancanza, ovviamente, di fatti e/o motivazioni che le giustificassero.

Tutto ciò considerato, sempre nel 2011, la Juventus si è rivolta al TAR del Lazio (giudice ordinario amministrativo, per vedersi riconoscere il danno subito dalle sentenze sportive nella misura (dimostrata con documentazione agli atti del processo) di € 444 milioni circa (processo in corso).

Con questi fatti, cosa possiamo concludere? Che Buffon e Del Piero sbagliano entrambi.
  • Buffon, sbaglia perché omette di considerare la situazione giuridica della vicenda, limitandosi a considerare quella “del campo”.
  • Del Piero, sbaglia perché, pur considerando la situazione (anche) giuridica, tuttavia la esprime in  modo (volutamente?) equivoco: perché non dice a quali sentenze occorre riferirsi per la soluzione del problema e cioè:
- a quelle sportive, che dicono 28 scudetti
- a quella della giustizia statale-penale (sentenza di primo grado di Napoli ed in attesa della sentenza Amministrativa del TAR-Lazio), che dice: 30 scudetti.

Cosa diciamo noi
La giustizia sportiva si è dimostrata inaffidabile (a dir poco!). Alcuni  esempi tra i tanti:
  • il terzo grado (secondo di appello) della giustizia sportiva, venne abrogato, in occasione del  processo alla Juventus (cioè, cambiando le  regole nel corso dei procedimenti! - Non accade neppure nei regimi dittatoriali più violenti!);
  • furono tenute (volutamente, secondo le dichiarazioni degli inquirenti, risultanti agli atti del processo di Napoli) nascoste migliaia di intercettazioni che, da una parte, scagionavano la Juventus e i suoi dirigenti (“cupola”, associazione per delinquere,  ecc.); dall’altra, implicavano fortemente le responsabilità di altre Società sportive (in primis l’Inter, cioè la Società sportiva destinataria dello scudetto 2005/2006!);
  • lo scudetto 2005/2006 fu assegnato dal faccendiere Guido Rossi (nominato Commissario straordinario) già consigliere del CDA dell’Inter, amico intimo di Massimo Moratti e di Tronchetti Provera, alla sua ex Società sportiva (Inter, appunto).  
Conclusione: per noi sono 30 scudetti, di fatto, sul campo e giuridicamente per sentenza  statuale (con conseguente diritto alla terza stella).

venerdì 13 gennaio 2012

Dell'illecito strutturato

Molto probabilmente, la generalità dei lettori avranno sentito parlare, o, quanto meno, avranno letto in qualche articolo di giornale, di uno e, forse, il più importante, dei capi di accusa emersi nel corso del processo sportivo conosciuto come “Calciopoli”, a carico della Juventus: l’”illecito strutturato”.
Incuriosito, anche perché alquanto dubbioso circa la portata e l’esistenza stessa di tale istituto (?) giuridico (non avendone mai sentito parlare prima del processo in questione), ho cercato di approfondire.


Premetto che nella letteratura della giurisdizione sportiva, l’”illecito strutturato” viene talvolta denominato “illecito associativo” e tal’altra “illecito ambientale”, con totale equipollenza tra esse. Noi preferiamo la dizione “illecito strutturato” perché meglio delle altre due denominazioni, che evocano altri contenuti, definisce il contenuto di cui appresso riferiamo:
- è certo che nel Codice di Giustizia Sportiva (in seguito, CGS) vigente all’epoca dei fatti (estate 2006), non esisteva (ma non esiste neppure oggi, salvo che le sentenze sportive non valgano come legge sportiva “erga omnes”, invece che “inter partes”; cosa che sarebbe, invero, un aborto giuridico, in uno stato di diritto) un illecito o comunque una condotta antisportiva classificabile come “illecito strutturato”;
- chi lo ha introdotto (meglio sarebbe dire “inventato”) nel sistema giudiziario sportivo? facciamo rispondere direttamente il Prof. Piero Sandulli, Presidente della Corte D’Appello Disciplinare che condannò definitivamente la Juventus: "L’illecito associativo (strutturato, ndr) non esisteva, era una falla nel sistema giuridico (sportivo, ndr), ed è stato da noi introdotto".
- quale ne è il contenuto? Riportiamo dalla citata sentenza di Appello: “la inammissibile somma algebrica di (più violazioni, ndr) art. 1 è da considerarsi piuttosto come ineliminabili tasselli funzionali alla realizzazione dell’art. 6”. Senza offesa per nessuno (degli estensori della sentenza), traduciamo in italiano:
a - l’articolo 1 del CGS prevede e penalizza violazioni di etica sportiva: sostanzialmente, comportamenti scorretti, mancanze di rispetto verso altri tesserati e così via - sanzioni leggere.
b - l’articolo 6 del CGS prevede e penalizza violazioni per illeciti sportivi: partite comprate, truccate, arbitri corrotti, e comunque effettive utilità sportive conseguite con metodi truffaldini -  sanzioni pesantissime.
Ciò premesso, sapete cosa vuol dire (in italiano) la sentenza sopra descritta?
1 - Non abbiamo nessuna prova che la Juventus abbia commesso un “illecito sportivo” (inquadrabile direttamente nell’art. 6).
2 - Abbiamo però una molteplicità di violazioni, da parte della stessa Juventus, dell’art. 1 (esempio: telefonate, cene conviviali, vietate dall’etica sportiva).
3 - Non possiamo fare la somma (algebrica?) di più violazioni dell’art. 1 per arrivare ad una applicazione dell’art. 6 (strabiliante! anche quell’”algebrica” cosa vorrà mai dire? Che esistono anche violazioni penalmente favorevoli a chi le commette?).
4 - Non possiamo fare la suddetta somma, ma possiamo considerare tutte queste violazioni dell’articolo 1 come “ineliminabili tasselli alla realizzazione dell’art. 6”. Ecco il punto: ancora traducendo in italiano, il Sandulli (e colleghi) hanno sostanzialmente detto: non possiamo entrare dalla porta (somma delle violazioni dell’art. 1) ed allora entriamo dalla finestra (tasselli per arrivare all’art. 6).
Ancora più chiaramente: la classifica del campionato 2004/2005 non è stata alterata per un illecito sportivo (esempio: corruzione di un arbitro), ma per una molteplicità di condotte etiche riprovevoli (più colloqui telefonici e inviti a cena eticamente riprovevoli come violazioni dell’etica sportiva).
Ancora più chiaramente: la classifica del campionato 2004/2005 è stata alterata, ma non possiamo dimostrare come, quando, da chi, perché; non abbiamo prove. Si sostenne nella sentenza che “le classifiche sarebbero state alterate senza alterare le singole partite”. Ma non si dice come, chi, dove, quando.
Ancora più chiaramente: la Juventus è stata condannata per omicidio. Peccato che non si siano trovati il cadavere, il complice, il movente, l’arma del delitto. Nulla di nulla. In compenso (per chi?...) il Sandulli sembra vantarsi di aver “inventato” (per l’occasione!) un nuovo istituto giuridico, non previsto dal CGS, applicandolo immediatamente, per fatti accaduti prima ancora di inventarlo!
Un ulteriore commento parrebbe, e certamente sarebbe, offesa per i nostri lettori.


Conclusione: con la dizione “Illecito strutturato” si intende una molteplicità di fatti e/o presunzioni la cui somma (algebrica?) fa presumere la violazione di un illecito sanzionabile come tale (e non ciascuno per se stesso). Aberrante: non siete d’accordo, Guido Rossi, Petrucci ed Abete?

venerdì 6 gennaio 2012

Dall'Horror vacui all'Amor vacui

Penso che gran parte dei lettori avranno sentito parlare dell’”horror vacui”; almeno sui banchi di scuola e, soprattutto, coloro che hanno frequentato gli studi umanistici.
La traduzione dal latino, alquanto semplice, ci ricorda che, generalmente, esiste la “paura del vuoto”, inteso come paura del nulla, paura del burrone infinito, paura del buio infinito, paura della morte.
In filosofia, l'horror vacui indica una teoria ideata da Aristotele che afferma che la natura (anche umana) rifugge dal vuoto e perciò lo riempie costantemente.
Dalla fisica apprendiamo che ogni gas o liquido tenta costantemente di riempire ogni spazio circostante, evitando di lasciarne porzioni vuote.
Ora, penso che altrettanta parte dei lettori, avranno ormai percepito come, nel mondo politico italiano, esiste il principio inverso: cioè l’”amor vacui” inteso come amore per il nulla, amore per il vuoto, amore per la morte, amore (scusate l’apparente volgarità, ma quando ci vuole ci vuole) per l’aria fritta.
Riteniamo che uno dei più eccelsi rappresentanti di personaggi politici (sportivi, per restare nel nostro campo giornalistico), fautori dell’”amor vacui”, si sia dimostrato e continua imperterrito a dimostrarsi, il Presidente della FIGC, Giancarlo Abete.
Naturalmente, non posso esimermi dal dare valida dimostrazione per quanto ora sostenuto. Vediamo.

- Giancarlo Abete è colui che quando, a proposito delle intercettazioni sfuggite al processo sportivo, e non avendo fatto nulla per cercare la verità, ebbe a dire: "Come presidente della Federcalcio oltre un certo livello non la cercherò (la verità), perché devo tenere conto del ruolo istituzionale della FIGC".
Qualcuno capisce ed è in grado di spiegarci cosa avrà voluto dire? Sono parole senza senso reale, allucinanti se considerate alla lettera ; esse sono chiaramente dettate dall’amore per il nulla, per il vuoto, per ciò che è irreale, per l’inesistente; in breve: dall’”amor vacui”;

- Abete è colui che, non molto tempo addietro, riferendosi alle diatribe in corso tra Juventus ed Inter circa lo scudetto 2006, vinto sul campo dalla Juventus, ed assegnato, dal Commissario della FIGC Guido Rossi, all’Inter, ha affermato: “I due club stanno ognuno cercando di difendere la propria posizione. In questo, noi (FIGC) abbiamo un ruolo marginale”
Cosa avrà voluto dire? che dello scandalo Calciopoli la Federazione (che insieme al Coni,ne sono stati i responsabili principali) non si interessa? è o non è una manifestazione di amore della nullità, del buio, della rimozione delle responsabilità, della morte? E' “amor vacui”;

- Abete è colui che, in occasione di una premiazione postuma, organizzata dalla Gazzetta dello Sport, all’ex presidente dell’Inter Giacinto Facchetti, che coincideva con il giorno in cui la Juventus presentava ricorso al TAR del Lazio ha dichiarato: “Questo è un giorno di festa, per il riconoscimento di una grande persona, e non credo sia opportuno chiudersi in posizioni di parte, legittime da parte dei soggetti, ma sempre di parte: in fondo, ognuno ha il proprio stile”.
Tralasciando tutto il resto, di per sé, alquanto opinabile, dice:“Ognuno ha il suo stile”: un truismo; un assioma. Una espressione insignificante senza una specificazione e senza un riferimento a un determinato soggetto (ma, come disse Manzoni riferendosi a Don Abbondio, il nostro personaggio non è certamente dotato di un “cuor di leone”). E’ un modo di parlare vuoto, inutile, insulso, caratteristico di chi, appunto, è affetto dall’”amor vacui”;
- Abete è colui che, all’indomani della pubblicazione della Relazione Palazzi che inchioda l’Inter alle proprie responsabilità affermandone tuttavia l’impunibilità per intervenuta prescrizione, dichiarò: “ l’etica non va in prescrizione”. Anche qui: truismi ed assiomi inutili. Non servono e non sono serviti a nulla. Finiti nel dimenticatoio, nel vuoto: risucchiati dall’”amor vacui” del personaggio;

- Abete è colui (e concludiamo per non tediare i lettori, non perché non ci fossero altre clamorose dimostrazioni...) che, molto recentemente, ha dichiarato: “la dignità non ha prezzo”. Devo ancora rivolgermi ai lettori: qualcuno sa quanto costa (cioè, a quale prezzo si compra) la dignità? Abete dice che essa (dignità) non ha prezzo. Ripeto, qualcuno conosce questo prezzo? O forse stiamo parlando del nulla, di concetti vuoti, senza senso e senza utilità per alcuno?
Ma non basta, perché lo stesso Abete prosegue, “e penso di averlo dimostrato in tutti questi anni”.Bravo applausi a scena aperta: per la dignità di chi, limitandoci ai comportamenti espressi nel corso dello scandalo calciopoli, ha imitato le famose tra scimmiette: “non vedo, non sento, non parlo”.
Senza dignità, senza decoro e senza pudore; da mandare a casa a friggere le patatine; almeno, farà qualcosa di reale ed utile.

lunedì 2 gennaio 2012

MALA TEMPORA CURRUNT: Moratti, Auricchio e Rossi

Secondo le previsioni che inflazionano i giornali in questi giorni di fine 2011 ed inizio 2012, il nuovo anno dovrebbe essere davvero un disastro sotto vari punti di vista; lo dicono i sindacalisti (si perderanno 300.000 posti di lavoro); lo dicono i politici e gli esperti finanziari (la crisi si sentirà ancora nel 2012), lo dice il regista cinematografico Roland Emmerich (emerito catastrofista...) nel film “2012” e, dulcis in fundo, lo dissero, a suo tempo, anche i Maya (ci sarà la fine del mondo).

Noi ci limitiamo a fare una previsione, come si dice, molto meno “impegnativa”, perché riguardante il gioco del Calcio: prevediamo, infatti, un anno 2012 “terribilis” per i signori Moratti, Auricchio e Guido Rossi.
Come è ormai abbondantemente notorio, questi signori (con la “s” minuscola, perché non meritevoli della maiuscola) sono stati artefici, a vario titolo e con vario grado di responsabilità, della intricata vicenda venutasi a creare nel Calcio italiano, conosciuta come “Calciopoli”.
Perché questa previsione malefica? eccone, distintamente, i motivi.

Massimo Moratti
Da lungo tempo Presidente e “magnate” del Club calcistico Internazionale di Milano (in seguito: Inter), si ostina, contro ogni evidenza e contro ogni fatto accertato, e, soprattutto contro quanto ormai certificato nella relazione del primo luglio 2011, del Procuratore della giustizia sportiva Palazzi, a sostenere che il proprio Club, e i propri dirigenti, non hanno nulla a che vedere con l’affaire Calciopoli e che, pertanto, lo scudetto 2006, tolto alla Juventus ed assegnato all’Inter, non è in discussione.
Come gli sportivi che seguono le vicende calcistiche sanno, il citato Procuratore Palazzi, ha chiaramente evidenziato, nella sua citata relazione, le responsabilità dell’Inter (anche attraverso il suo ex Presidente – pro tempore ) “in violazione dell’art. 6 del pre vigente codice di giustizia sportiva oggi sostituito dall’art 9 “ ( cioè per responsabilità da illecito sportivo diretto) concludendo ed affermando, tuttavia, circa la impossibilità di procedere, per intervenuta prescrizione.
Naturalmente, il Moratti, si guarda bene dal rinunciare alla prescrizione per far sì che la giustizia sportiva proceda per il suo corso (come direbbero i napoletani: ccà nisciun è fess !); e ciò, nonostante la dichiarazione (invero alquanto infantile) del Presidente della FIGC Abete: “mi auguravo la rinuncia alla prescrizione da parte dell’Inter” .
La vicenda, ovviamente, non può (e non deve, in un paese “di diritto”) finire così. Ed infatti, sono subito intervenuti alcuni dei danneggiati dalla vicenda “Calciopoli” a cominciare dal Presidente della Juvenus, Agnelli, per proseguire con il Presidente della Fiorentina, Della Valle e per finire (almeno per ora) con l’ex arbitro Pieri: tutti a chiedere, per vari aspetti, giustizia reale, e, soprattutto, uniformità di giustizia. Cioè, quella uniformità di giustizia negata dagli organi della giurisdizione sportiva, tutti dichiaratisi “fuori” (in questo, sì, stranamente “uniformi”) per asserita incompetenza.
Quella Giustizia che molto probabilmente arriverà nel 2012, e saranno grossi dispiaceri e giornate amare per il caro Moratti.

Attilio Auricchio
Già Tenente colonnello dell’Arma dei Carabinieri, ora Capo di Gabinetto del Sindaco di Napoli De Magistris, è stato il principale artefice della malaugurata indagine che ha prodotto lo scandalo “Calciopoli”, originariamente battezzato “Moggiopoli” (dalla Gazzetta dello Sport, del già Direttore Candido Cannavò).
Ancora oggi (novembre 2011- intervista sulla “solita” Gazzetta dello Sport) dichiara che tutto fu regolare. Che solo certa stampa ed i tifosi Juventini sollevano polveroni contro la sua indagine.
Ciò, nonostante le chiare accuse contenute nella Relazione Palazzi che evidenziano l’illegalità, la dabbenaggine, la superficialità, il “senso unico” utilizzate nel corso dell’indagine, con conseguenze devastanti per gli interessati colpevolizzati e penalizzati.
E’ colui che disse, spudoratamente : “ piaccia o non piaccia non ci sono telefonate di Moratti e Facchetti con i responsabili del settore arbitrale...”. Ma era lui, e non altri, che le aveva “nascoste”.
Smentito in modo clamoroso dalla relazione del Procuratore Palazzi.
E’ colui , come già rilevato, che ha eliminato e nascosto le telefonate poi tornate alla luce durante le indagini del Procuratore Palazzi e nel corso del Processo di Napoli, e che avrebbero modificato sostanzialmente le decisioni assunte su Calcioli.
Ma stia tranquillo (meglio: cominci a tremare!): il 2012 sarà una catastrofe (almeno giudiziaria!) anche per lui.

Guido Rossi
Meglio noto, ormai, alla generalità degli italiani, con la qualifica di “faccendiere”, in relazione alle innumerevoli faccende cui si è trovato (e ancora si ritrova!) a disbrigare (e la cui sola elencazione occuperebbe un articolo di due di queste pagine...).
Personaggio alquanto sinistro, oltre che uomo di sinistra (eletto in rappresentanza della sinistra indipendente nella X legislatura), tra i suddetti incarichi/faccende ha anche svolto, per quanto qui ci riguarda, i seguenti:

- è stato, tra la fine degli anni novanta e i primi anni del duemila, membro del Consiglio di amministrazione dell'Inter (ovviamente, profumatamente pagato dall’amico Presidente Massimo Moratti);

- nel 2006 viene nominato commissario straordinario della FIGC per gestire la situazione di emergenza creatasi con lo scandalo di Calciopoli. Rimarrà in carica per tre mesi, durante i quali assegnerà (guarda caso!) all'Inter, in qualità di prima squadra “onesta” (sic! Ma ora “prescritta”) classificata dopo Juventus e Milan, entrambe penalizzate perchè, ovviamente, considerate “disoneste”, lo scudetto 2006 (vinto, come è noto, sul campo, dalla Juventus);

- sfacciatamente presente allo stadio Santiago Bernabeu di Madrid (non aveva di meglio da fare, in altre faccende ?), il 22 maggio 2010, per la Finale di Champions tra il Bayern di Monaco e la stessa Inter, comodamente seduto nel settore Vip. Come mai? Ce lo spiegò, molto “Candidamente” (...), la stessa “Gazzetta dello sport”, nell’edizione del giorno dopo: era lì perché l’Inter di Moratti (guarda caso!) lo aveva designato all’UEFA come propria persona VIP con posto riservato, appunto, nel settore VIP;

- è l’uomo recentemente chiamato, dal Presidente della Fiorentina Diego Della Valle, al pubblico chiarimento delle proprie responsabilità perché: «sto ancora aspettando di capire perché la mia famiglia e la mia società sono stati coinvolti in una storia in cui siamo vittime e non colpevoli»; chiarimento sostanzialmente negato, perché espresso mediante dichiarazione in burocratese e politichese, sostanzialmente inutile, e, quindi, chiamato (il Rossi) dallo stesso Della Valle, ad una azione giudiziaria per abuso od omissione di atti d’ufficio in relazione ai suoi comportamenti nelle funzioni di Commissario straordinario della FIGC in materia di Calciopoli (e a ciò, non si potrà certo negare e dovrà parlare in Italiano corretto e comprensibile al “buon padre di famiglia”...);

http://www.corriere.it/sport/11_dicembre_16/della-valle-denuncia-guido-rossi_ed2120aa-281b-11e1-a7fa-64ae577a90ab.shtml

- è anche l’uomo recentemente coinvolto (assieme al succitato Auricchio) nell’esposto-denuncia presentato alla Procura della Repubblica di Roma dall’ex arbitro Tiziano Pieri perché "Sono migliaia le telefonate scomparse e ritrovate, ritenute frettolosamente irrilevanti dagli inquirenti, ma sicuramente determinanti per la ovvia potenziale decisività di ricaduta rispetto all'esito del processo" chiedendo, perciò: "che l'Autorità Giudiziaria competente accerti quali furono i metodi utilizzati che condussero al paradossale stato di cose, verificando le eventuali condotte penalmente rilevanti relative all'attività di indagine espletata nel procedimento di cui sopra... E per questo motivo mi batterò in tutte le sedi di Giustizia perchè sia riconosciuta nel merito la mia totale estraneità ai fatti".

http://www.corrieredellosport.it/calcio/calciopoli/2011/12/29-212712/Telefonate+scomparse.+Esposto+ex+arbitro+Pieri

Sebbene ci sia ancora molto da addebitare al “nostro” Rossi, pensiamo sia oltremodo sufficiente per pronosticargli un terrificante 2012, degno della profezia dei Maya: fine delle sue malefatte faccende.

Ecco, perché, per tutti i tre illustri (?) sopra ricordati, come dicevano i Romani: “Mala tempora currunt”.

mercoledì 28 dicembre 2011

CALCIOPOLI: materia di scoop (anonimi)


Sul “Corriere dello Sport” del 23 dicembre 2011, in prima pagina, con le caratteristiche dello scoop, è stato pubblicato “Calciopoli choc: clamorosa confessione”.

Di che si tratta?

Uno degli investigatori dell’affaire Calciopoli si presenta all’appuntamento con un cronista, del “Corriere dello Sport” e ne scaturisce un’intervista che il giorno dopo, sempre sullo stesso giornale, viene presentata come “clamorosa confessione” e “quello che non sapete” (ovviamente, di Calciopoli).

Attirati dalla solita curiosità che ci assale quando si tratta di questo affaire, leggiamo tutta l’intervista (che i nostri lettori potranno accertare utilizzando il seguente file).

http://www.corrieredellosport.it/calcio/serie_a/2011/12/23-211889/Calciopoli+choc%3A+%C2%ABTutto+quello+che+non+sapete%C2%BB

Analizziamo.

1- Chi è che “parla”?

Non si sa; afferma, infatti, il cronista: “(l’intervistato, ndr) chiede che il suo nome non venga svelato”. Troppo comodo; troppo facile. Siamo tutti stanchi di questi “omissis”. È ora di smetterla. Questo affaire è abbastanza serio, per poterci ancora giocare a nascondino.

2- Quali “fatti nuovi” racconta?

Nulla. Nulla di nulla rispetto a quanto già notorio ed, addirittura, pubblicato su atti ufficiali o contenuto in dichiarazioni altrettanto ufficiali da parte di responsabili di club, responsabili di poteri CONI, FIGC, Procuratore Palazzi, Giudici Sportivi ed Ordinari, Commissario Rossi, e così via.

Ci racconta tutto quello che non serve, particolari minuziosi su procedure di intercettazione che, appunto, nulla aggiungono, a quanto già noto ai fini della emersione delle verità (eventualmente ancora) nascoste.

3- Quali “opinioni personali” mette in evidenza?

Certo, ve ne sono, ma, purtroppo, non essendo riferibili a un “Nome e Cognome” (avendo chiesto di conservare l’anonimato), sono aria fritta: che serve solo ad impregnare l’aria dell’affaire e renderla ancora più irrespirabile. E comunque, anche le opinioni espresse, non appaiono caratterizzate da novità; soprattutto alcune, come le seguenti, che sembrerebbero le più interessanti (e sulle quali ci soffermiamo commentandole molto brevemente):

Ci spieghi una cosa: come mai le telefonate che riguardavano l’Inter non sono entrate nell’inchiesta? Eppure il loro tenore non era diverso da quelle che abbiamo letto, dal 2006 ad oggi...

“Noi facevamo i baffetti: dopo ogni telefonata usavamo il verde se le conversazioni erano ininfluenti, l’arancione se c'era qualche cosettina. Col rosso parlavano di calcio...”

COMMENTO: nulla di nuovo, tutto già saputo, tutto già pubblicato dai giornali.

Ha mai intercettato una telefonata dell’Inter? Le ha mai sentite? Sapeva che c’erano?
«Che ci stavano sì, ma io personalmente no. Io facevo altro...»

COMMENTO: Bravo! Io non c’ero; se c’ero dormivo...o facevo altro. Nulla di nuovo.

Ha detto che non c’era nulla di penalmente rilevante: c’è stato qualcuno che, ad un certo punto, ha avuto dubbi sul peso dell’indagine, sulla necessità di continuare ad andare avanti?
«Sì, Arcangioli. Disse: basta. E lì è nato lo scontro con Auricchio, arrivarono ai ferri corti».

COMMENTO: qui qualche accenno di novità sembra esserci; ma attenzione: da anni si parla solo di Auricchio quale principale artefice e responsabile delle indagini. Evidentemente, Arcangioli, è già stato superato come responsabile o corresponsabile. Sostanzialmente, non aggiunge nulla di nuovo rispetto a quanto già si conosce.


Torniamo alle telefonate alle quali avevate messo i baffetti rossi: non sono finite nell’inchiesta.

«Evidentemente non ci dovevano andare, che devo dire.... Non lo so questo. So soltanto che quello che veniva fatto, veniva fatto per costruire. Poi io ti porto il materiale, t’ho portato il mattone ma se tu non ce lo metti, sto mattone..».

COMMENTO: ovvio, fino alla spudoratezza, oltre che inutilità.

Tra quelli che sono stati condannati in primo grado, quali sono quelli che pagano troppo o ingiustamente?
«Io dico la verità, la maggior parte. Cioè, è una cosa fatta, forzata un po’, ci stava la telefonata, però se vai a vedere effettivamente le partite, partite veramente truccate, dove l’arbitro è stato veramente coinvolto. Non ci sono. Non c’è la partita dove si dice: adesso li abbiamo beccati.

COMMENTO: saputo e risaputo; scritto e riscritto.

Sì, ma sono state condannate tante persone. Lei, invece, parla di spacconate: qualcosa non torna....
«Secondo me, di veramente importante, che uno deve prendere cinque anni, sei anni, non ci sta niente. Poi magari pensi all’eccessivo modo spavaldo di Moggi che può dare anche fastidio, questo ci può stare, quello è il periodo in cui era prepotente, arrogante. Ma da lì ad arrivare a.... Bisognava dimostrare che c’era un’associazione. Lui, solo lui (Moggi, ndr) fa l’associazione? Così è un’altra cosa... È una questione di prestigio, di carriera».

COMMENTO: Evidentemente ha letto gli argomenti proposti dagli Avvocati della difesa di Moggi nel corso del processo di Napoli: già tutto detto e scritto abbondantemente.

Concludendo:

in tema di Calciopoli, sembra di assistere ad una penosa corsa giornalistica all’ultimo scoop, che tali non sono né possono essere; perché chi abbia appena superficialmente seguito l’affaire, dovrebbe aver ormai capito che tutto, o quasi, quello che si doveva dire e sapere è già emerso: nei tribunali sportivi e ordinari; sulla stampa; sulle inchieste televisive; e perfino nelle dichiarazioni dei responsabili delle Strutture Ufficiali addette ai lavori.

Le ulteriori novità, se ci saranno, non potranno che riguardare che l’accertamento delle responsabilità dell’accaduto (e del non accaduto!); quindi, la chiamata in causa dei livelli decisionali, sotto ogni profilo, anche della giustizia sportiva (che si è “chiamata fuori” ad ogni livello o grado di giurisdizione); in primis, i Presidenti di Coni e FIGC.

Ma ciò, in questo Paese, generalmente, non è fattibile; al meglio, si chiude per prescrizione.

mercoledì 14 dicembre 2011

Tavolo o Tavolata?

Immagino che la generalità degli sportivi, in particolare quelli di fede Juventina e di fede Interista, sapranno che oggi è il 14 dicembre 2011: cioè il giorno del “Tavolo” organizzato dal Coni.
Al riguardo, questo, è il pensiero del Presidente della FIGC Abete, espresso negli ultimi giorni, in varie occasioni:


"Penso che andiamo al tavolo con grande serenità, è un momento importante di confronto, un'occasione di chiarimento collegata ad una progettualità. C'è una necessità per tutti di guardare avanti, per il Paese e per il mondo del calcio. La Figc andrà con lo spirito giusto, sapendo che ha un ruolo di terzietà rispetto ai tanti interessi legittimi e alle faziosità fisiologiche del mondo del calcio. La Federcalcio, per cultura istituzionale, ritiene che questo incontro sia giusto, ma non si farà strattonare. Siamo molto disponibili, ma non subiremo pressioni che determinino delle forzature. Mi aspetto che i problemi vengano affrontati nel modo giusto, e cercheremo, a conclusione di questa chiacchierata, di fare una sintesi. È scorretto nei confronti dei protagonisti fare delle previsioni. I dirigenti si siederanno al tavolo con lo spirito giusto. Sarà un bel lavoro per tutti”.

E questo è il pensiero del Presidente del CONI, Petrucci, espresso negli ultimi giorni, in varie occasioni:

"C'è mancanza di rispetto per le regole e per l'etica… Se va avanti così (il calcio, ndr) sarà commissariato dall'opinione pubblica. Condivido quello che ha fatto la Figc, e il Tnas l'ha confermato. Perché è sbagliata quella decisione e chi lo ha detto che non è giusta? Poi ognuno faccia i ricorsi che vuole, Abete non ha sbagliato, ce ne fossero come lui. Non so se sia giusto aver dato quello scudetto all'Inter, non sta al Coni dirlo. Le regole però sono state rispettate e per il Coni il discorso è chiuso. Una Federazione ben diretta e lo difendo e lo difenderò sempre il presidente Abete perché sta facendo il suo dovere fino in fondo. Sottolineo l'ottimo lavoro del presidente della Figc, Giancarlo Abete: è attaccato perché non mostra i muscoli. I presidenti lo sapevano quando sono entrati nel mondo dello sport: i soldi sono loro, le regole sono nostre. Ci sono delle regole che valgono per tanti anni, scopriamo dopo tanti anni che non sono più valide, perché non si sa. Quando si hanno a cuore le sorti della propria squadra nello sport, si deve pensare che facendo un passo indietro se ne fanno due avanti. Io parlo anche di etica, etica. Tante volte ritirare un ricorso ti fa fare più bella figura che vincere una causa. Lei dice che è stata una giustizia parziale, ma io non la definisco tale, perché deve essere stata una giustizia parziale? Lo diciamo noi? Ma perché? Noi sappiamo più dei magistrati? Invito ad essere meno tifosi e di usare il buonsenso, perché il tifo tante volte quando eccede non è un tifo buono, è un tifo malsano. Questo dico. Col buonsenso si va dappertutto".

Bene. Una domanda: qualcuno è in grado di dirci di cosa si parlerà, oggi, a questo “Tavolo”?
Noi non lo abbiamo capito, nonostante (ma forse proprio per questo?) la notevole quantità di argomentazioni  esternate dai due personaggi e come sopra fedelmente riportate.

Esternazioni frutto di stati confusionali, che consentono di esprimere solo frasi fatte, burocratese e sindacalese esasperato, flash di pensieri contorti, senza capo né coda, senza logica: caratteristiche, appunto, di stati confusionali. E che, alla fine, servono solo a confondere anche le idee altrui.

A conferma di ciò, vorrei porre in rilievo, un aspetto non emerso nella stampa “che conta”. Il 16 Novembre scorso, tra  le 18,00 e le 19,00, ho avuto la fortuna (perché non sapevo che sarebbe accaduto) di assistere al botta e risposta tra Agnelli e Petrucci, in diretta SKY. Ho avuto, poi, l’accortezza di registrare il tutto su DVD.

Già in “diretta”, mi ero accorto dello stato confusionale del Petrucci; che, parlando, come si dice, “a braccio” (cioè senza leggere; cosa cui, evidentemente, non è abituato); che si manifestava attraverso parole inadeguate, salti di logica, e di argomenti, ma, soprattutto, la ripetitività quasi ossessiva (ho rivisto la registrazione ed ho contato:diciotto volte, in pochi minuti!!) caratteristica, appunto, di uno stato confusionale, di uno stesso concetto: “buon senso”. Fino all’indecoroso: “con il buon senso, non occorre la giustizia“.

Ecco il punto: in un momento di confusione mentale, quindi, senza rendersene conto, Petrucci, ha tirato fuori ciò che covava dentro e che, probabilmente, è all’origine della organizzazione del “Tavolo”: la paura sprigionata dal ricorso della Juventus, al TAR, con richiesta di danni per oltre 400 milioni di €. Quindi, il tentativo di convincere la Juventus, attraverso l’organizzazione di una “Tavolata” (con tarallucci e vino buono, cercando di “ubriacare“ il giovine Agnelli) a ritirare il ricorso, portarlo quindi, al “buon senso” che supera la giustizia.

E allora, Caro Petrucci, ci dica: sono stati, questi, gli esempi di buon senso, cui si riferisce?

- Buonsenso è quello che usò la Federazione quando chiese a Caianiello un parere su "passaportopoli" ed usò mano leggerissima, senza mandare in B chi ci sarebbe dovuto andare?
- Buon senso fu quello di nominare Guido Rossi, faccendiere, già consigliere di Amministrazione dell’Inter, quale Commissario straordinario per la soluzione di Calciopoli?
- Buon senso è avere una miriade di organi di giustizia sportiva nessuno dei quali  si dichiara competente a risolvere il problema dello scudetto 2006?
- Buon senso fu quello del 2006 quando fu  usato il machete, assecondando le richieste dei media. (Gazzetta, in primis)?
- Buonsenso fu quello della Juve ad accettare la propria distruzione e la serie la B?;
- Buon senso è stato quello di far trascorrere i termini di prescrizione per non svolgere il processo sportivo a carico dell’Inter?
- il buonsenso è quello di non adeguarsi alle leggi europee?;
- il buon senso è stato quello di emanare sentenze ascoltando “il sentir comune” invece che seguire le regole di giustizia (dichiarazione ufficiale , alla stampa, di uno dei giudici)?;
- il buon senso è stato quello di soggiacere alle pressioni mediatiche e di ogni tipo che hanno costretto la Juventus ritirare il ricorso al TAR nel 2006?
- il buonsenso è quello che ha portato i "troppo tifosi" della Juventus a pacifiche marce dell'orgoglio e non ad assaltare caserme dei carabinieri, ad incendiare cassonetti o a lanciare motorini all’interno di uno stadio, come ben si è visto da cronache provenienti da altre sedi sportive?

E ci fermiamo. Perché Petrucci queste cose le sa bene. Meglio di noi, ovviamente. Solo che fa finta di non capire una cosa : che quelle sopra elencate sono la vergogna dello sport italiano, e non dimostrazioni di “buon senso”.

E allora, cosa ci faranno intorno al “Tavolo”, oggi, questi Signori? A parlare di “buon senso”? cioè del nulla?
Dice bene Moratti (quando ci vuole, ci vuole): “ci andrò, sono curioso!“; ben detto. Anche noi siamo curiosi!

Ed allora, ribadiamo quanto già prospettato  il giorno dopo l’idea di organizzare questo “Tavolo”: portateci anche Berlusconi e Galliani (barzellettieri rinomati), un po’ di tarallucci e del vino altrettanto rinomato, e la “Tavolata” è ben servita.

Buone risate a tutti!

Aldo