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domenica 22 aprile 2012

SCONCERTI: tra senilità e "Sconcerto quotidiano"

Abbiamo già avuto modo di porre all’attenzione dei lettori, alcune scellerate argomentazioni  che, di tanto in tanto, vengono esternate  da Mario Sconcerti, nella (quasi) quotidiana rubrica Lo sconcerto quotidiano, sul “Corriere della Sera”.

Cominciamo a pensare che mai titolo di rubrica si sia dimostrato più appropriato; e non solo per il “richiamo” al cognome dell’articolista; ma, bensì e soprattutto, per il contenuto degli articoli.
Così, ad esempio, in un recente “sconcerto”, il nostro Mario sostiene:

“Ma davvero siete convinti che i giornali e le televisioni siano contro Juve, Inter o MIlan? Davvero pensate che qualcuno possa essere scientificamente contro i clienti a cui si rivolge? Conoscete commercianti così stupidi? E perchè le televisioni dovrebbero dare centinaia di milioni a squadre di cui vorrebbero il male? Non è meglio accettare che a volte esista anche chi ha opinioni diverse dalle nostre? [...] Nessuno va contro la massa dei propri clienti. Esistono giornalisti tifosi, come esistono medici, farmacisti, impiegati tifosi. Ma che un grande mezzo di comunicazione sia contro un grande pubblico è una contraddizione in termini.”
Con ogni buona volontà, e dopo tante riflessioni, confessiamo di essere rimasti  indecisi  su due correnti di opinione dirette a far luce sulle cause di  tali  esternazione:
  1. Sconcerti è in piena senilità, e, quindi, non vede nulla oltre il suo naso: perciò, ormai,  parla per truismi (“lo zucchero è dolce”...) e non va oltre;
  2. Sconcerti scrive sciocchezze (perché di questo si tratta!) costretto, com’è,  a sintetizzare il proprio pensiero (fino a travisare idee e fatti), dalla  ristrettezza dello spazio a disposizione per il (quasi) quotidiano sconcerto (una decina di righe per volta!).
E’ assai credibile che la migliore approssimazione al vero sia quelle che contiene entrambe le citate ipotesi.
Nel caso specifico sopra riportato, Sconcerti sostiene che i media (giornali, tv, radio, ecc.) non  possono parlare male dei propri clienti (lettori, ecc.). E’ un non senso. Una contraddizione in termini.

La tesi espressa è talmente buffa che faremmo un torto ai nostri lettori a indicare idee contrarie a tale tesi (fra l’altro, sarebbero tali e tante, da poterne ricavare un trattato!).
Ci limitiamo a pochissimi rilievi dai quali emergono, di volta in volta, la vanità, la grossolanità, la insostenibilità e, infine, per tutte, la falsità della tesi sostenuta:
- ha mai letto Sconcerti un giornale di destra parlare bene della sinistra (e viceversa)?
- ha mai sentito Sconcerti un venditore di qualsiasi merce magnificare la stessa merce venduta dal concorrente vicino?
- per rimanere in campo sportivo: dove era Sconcerti, nel 2006, quando il suo quotidiano (Gazzetta dello Sport) e il suo Direttore (Candido Cannavò) tirarono fuori “dal nulla” "Moggiopoli", poi derubricata, a furor di popolo, in "Calciopoli" e, infine, in “Farsopoli”, affossando una squadra del nostro Campionato di calcio, seguita dal maggior numero di tifosi in Italia?
- e, addirittura mettiamogli, sotto il naso, al caro Mario, perché se ne faccia una ragione (se è ancora in grado di farsene), quello che sta scrivendo, la Gazzetta dello Sport, da qualche settimana, sul nuovo scandalo del “calcio scommesse”, con lo stesso ardore/rancore nei confronti della squadra che sta lottando per lo scudetto contro una dei “poteri forti” di Milano (e dei suoi due quotidiani, politico e sportivo):
  1. in  via successiva, sono state messe in evidenza, sempre in prima pagina, presunti coinvolgimenti nella “scommessopoli”, prima di Bonucci, poi di Pepe, poi di Quagliarella: tutte “ipotesi” e “voci” riprese dalla Gazzetta, messe in prima pagine salvo, dopo pochi giorni,  non parlarne più,  per evidente  insussistenza delle “voci”;
  2. non contenti di ciò,  i colleghi gazzettari del nostro Mario, ora che il gioco si sta facendo duro (mancano pochi turni a fine campionato...) anch’essi vanno giù duro ed alzano il tiro: l’allenatore Conte. E via con le supposizioni (sempre in prima pagina!) circa l’eventuale “pena” da affibbiargli: sei mesi, un anno, due anni, radiazione!
E tutto questo, i colleghi del nostro Mario, lo hanno letteralmente inventato.
Infatti, il nome di Conte sembra risulti da un verbale di confessione (del Calciatore Carobbio, ex Siena) , secretato dagli inquirenti.

Allora i casi sono due:
- o i gazzettari hanno inventato il tutto e “sbattuto il mostro in prima pagina” (come riteniamo);
- o gli stessi, in qualche modo, illegale per forza di cose, hanno potuto conoscere ciò che, per definizione, non doveva essere conosciuto (qualcuno, responsabile della violazione, dovrebbe essere incriminato!).

CONLUSIONE: pur con questi pochissimi esempi (ma se ne potrebbero citare all’infinito!), Mario Sconcerti è ancora in grado di sostenere, come ha fatto, “che un grande mezzo di comunicazione (come la Gazzetta  dello Sport ndr) sia contro un grande pubblico (tifosi della squadra più seguita dagli italiani ndr) è una contraddizione in termini.”
Una contraddizione (in termini, addirittura!) che solo Mario Sconcerti, vede (non vedendo altro): che sia ora di godersi la pensione?

lunedì 27 febbraio 2012

MILAN-JUVENTUS - Ultimo capitolo: le conseguenze


Chiudiamo l’argomento Milan – Juve con una carrellata sui problemi emersi nelle due giornate successive e prima che il giudice Tosel esprima le sue decisioni (mentre scriviamo, sono le 10,27 di lunedi 27).

Prova tv
Dalla diretta televisiva di SKY, e neppure nel lungo post-partita di SKY, era emerso un altro comportamento alquanto violento tenuto da Muntari, che, per sfuggire alla marcatura di Lichtsteiner, in area della Juventus, lo prende letteralmente a pugni e gomitate, atterrandolo come un pugile che manda il suo avversario ko.
La vicenda, riteniamo sia sfuggita completamente alla quaterna arbitrale (ed ai telespettatori), anche perché in quel momento, nell’area juventina, sostava il fumo di in petardo o di un fumogeno piovuto poco prima dagli spalti. In effetti, almeno noi, nella diretta televisiva, non avevamo notato alcunché di particolare.
Solo domenica mattina le riprese, con moviola, sono apparse sugli schermi di SKY - almeno, solo allora chi scrive ne ha preso visione.
Mentre lunedi mattina il fatto narrato viene messo in risalto sia da Tuttosport, sia dal Corriere dello Sport, sia nelle edizioni cartacee che in quelle informatiche (entrambi, prevedono la prova tv); nessun cenno è fatto da parte della “Moviola della Gazzetta”: sfuggito anche alla “moviola della Gazzetta”? O non si fida della moviola altrui?
Riteniamo che, se il fatto non è stato verbalizzato dal gruppo arbitrale, e considerato normale contrasto di gioco, debba essere oggetto di “prova tv” come per il pugno sferrato da Mexes a Borriello.

“Peso specifico” delle sviste arbitrali
L’argomento è stato dibattuto, con toni anche accesi, la prima volta, nel corso del dopo partita andato in onda su SKY, tra Boban (commentatore SKY) e l’allenatore della Juventus Conte.
Ricordiamo che, al 25° del primo tempo, è accaduto il fattaccio del gol “non visto” di Muntari. Mentre, verso il 75° è accaduto l’altro fattaccio dell’ “annullamento del gol” di Matri, regolare secondo l’opinione della generalità degli addetti ai lavori e dei moviolisti.
Dicono i milanisti (e Boban): il gol non visto di Muntari ha pesato di più (maggiore “peso specifico”, per usare le parole di Boban), rispetto a quello annullato a Matri, sulla partita, perché andando sul 2-0 la partita sarebbe stata diversa (intendendo, forse, due cose: il Milan avrebbe gestito meglio la partita; la Juve l’avrebbe considerata “persa”);
Dicono gli juventini (e Conte): non esiste, nel calcio, un peso specifico di due gol (uno per parte) non concessi. Due gol non concessi sono tali e basta.

Riteniamo che entrambi abbiano in parte ragione:
- ha ragione il Milan, perché, in generale, raggiungere il 2 a 0, dà maggiore sicurezza e rende l’incontro (cioè, la parte rimanente dell’incontro!) meglio gestibile dalla squadra in vantaggio (il contrario accade alla squadra in svantaggio);
- ha ragione la Juventus, perché, in particolare, nel caso in esame, il secondo gol era stato segnato al 25° del primo tempo, quando restavano, perciò, 65 minuti ancora da giocare; in una partita che metteva in gioco enormi chances di scudetto; contro una squadra fino ad allora imbattuta, e che, per atteggiamento generalmente riconosciuto, non si dà mai per vinta e che gioca sempre “per vincere” (come, poi, infatti, è accaduto, ha segnato davvero due gol, sebbene uno annullato, dallo stesso segnalinee, con forte odore di “compensazione”).

Adriano Galliani: rottura dei rapporti tra le due società
Apprendiamo, dalle edizioni informatiche dei quotidiani sportivi, che la dirigenza milanista ha dichiarato lo “stop ai rapporti di alleanza” fino ad ora intercorsi con la Juventus (l’articolo, apparso sulla Gazzetta dello Sport, è visibile solo sulla edizione cartacea e non anche su quella elettronica).
La cosa è spiacevole ed è auspicabile che, nei prossimi giorni, con il decantare della ruggine emersa a fine partita, tutto rientri nella normalità.
Certo, appare davvero esilarante (se non peggio) che uno dei massimi artefici delle incomprensioni di questo periodo, tra le due società (lo stesso Galliani, cioè), si ritenga, poi, danneggiato al punto da rompere le relazioni di amicizia (ma non si sa bene per cosa: sembra che, a suo dire, la Juventus stia operando una nuova “Calciopoli”; ma, mancando, al momento, l’ufficialità della decisione, ci asteniamo da ogni commento).

domenica 18 dicembre 2011

Milan-Siena: un 2-0 molto discutibile


La partita di ieri sera sabato 17 dicembre, anticipo della sedicesima giornata del campionato di calcio serie A, apparentemente senza storia per la diversità dei valori in campo, ha riservato, invece, alcuni spunti importanti per analisi critiche e costruttive:

A-   primo gol del Milan segnato da Nocerino, su rinvio dei difensori del Siena a seguito di calcio d’angolo,  con botta dai 25 metri.
La  diretta televisiva lasciava qualche dubbio, perché, in effetti, si vedeva immediatamente la posizione strana del portiere del Siena come se stesse per tuffarsi sulla destra, mentre, invece, il pallone, non molto violento a fine traiettoria, si insaccava sulla sinistra. Ai  cronisti di SKY, tuttavia, il dubbio di qualche deviazione è sorto immediatamente; ed infatti il replay ha mostrato che almeno una deviazione, determinante sui movimenti del portiere (che, perciò, era pronto a tuffarsi sulla destra, invece che sulla sinistra), c’era stata. Tant’è che l’argomento in discussione tra i cronisti di SKY non era questo, ma se c’erano state due, e non solo una deviazione da parte dei difensori del Siena;

B-   secondo gol del Milan, segnato su calcio di rigore.
La diretta televisiva, ha dato l’impressione, almeno a chi scrive, che il rigore ci fosse tutto. Perchè il portiere del Siena nell’uscita a valanga verso Boateng, non toccava la palla, mentre Boateng rovinava a terra.
Ma, anche qui, i cronisti di SKY hanno immediatamente avanzato dubbi; soprattutto l’addetto al commento tecnico, ha subito esclamato: “si è buttato”.
Il replay ha in effetti dimostrato che, quando il ginocchio di Boateng ha toccato la mano del portiere (e non viceversa!) lo stesso Boateng era già quasi in posizione orizzontale per il classico “tuffo” (come si dice in questi casi, e come ha esclamato il commentatore di SKY: “si è buttato”).

Naturalmente, questa non è una “cronaca” di una partita di calcio (che qui finirebbe), ma un articolo di analisi ed approfondimenti di argomenti sportivi.

Cominciamo col punto A: gol di Nocerino o autorete di Rossettini?
Chi scrive propenderebbe per il gol di Nocerino perché la deviazione c’è stata, ma non talmente evidente da determinare il gol. Intendo dire che il portiere è rimasto, sì, ingannato dalla deviazione, ma non totalmente (era ancora in piedi quando il pallone era in prossimità della linea del gol) e con una maggiore attenzione e con adeguato scatto di reni forse sarebbe stato in grado di intercettare il pallone.

Veniamo al punto B: rigore?
Chi scrive, come probabilmente anche la generalità degli spettatori televisivi, sul momento non aveva notato alcunché, se non la posizione strana del portiere.
Ora, accertato, con i replay televisivi, che, invece, si tratta di una gran “furbata” tendente ad ingannare, come in effetti è accaduto, l’arbitro, ritengo che il fatto debba essere trattato dalla giustizia sportiva (se esiste ancora...) alla stregua di come fu trattato un caso analogo occorso un paio di stagioni or sono, al calciatore della Juventus Krasic, che, nel corso della partita Bologna-Juventus, si lasciò andare ottenendo, appunto, il rigore con analoga furbata. La giustizia sportiva, anche a seguito di una campagna di stampa alquanto  estesa ed accanita, comminò a Krasic tre giornate di squalifica, sulla base del cosiddetto procedimento della “prova televisiva”.
E qui, occorre approfondire.
Intanto, va rilevato cosa e come si esprime La Gazzetta dello Sport, nell’edizione telematica di questa mattina, sui due punti sopra trattati: nulla, proprio nulla. Tutto normale. Non è accaduto nulla. Cecità assoluta? Ignoranza delle regole del gioco? O “abuso di potere”, come direbbero i giuristi, per falsa rappresentazione della realtà?
Non ci credete? eccovi l’articolo:

L’arbitro concede il rigore. Il Milan doveva vincere. Il Milan ha vinto. È primo in classifica. Tutto normale. Fine.
L’autore di questo articolo e il Direttore responsabile della testata giornalistica, andrebbero penalizzati da chi di dovere.
Ora, attendiamo il giudice sportivo.
Ultima considerazione: il portiere Brkic, appena ha visto Boateng a terra, ha subito alzato le mani affermando  di non averne provocato la caduta. Altrettanto hanno fatto i compagni di squadra. Il quartetto arbitrale non ha creduto alle proteste. Tutti ciechi?
Ma andiamo oltre. Si presume, ovviamente, che i quattro addetti al regolare svolgimento della partita non abbiano visto nulla; ma perché non dare credito alle proteste dei giocatori (soprattutto, in questo caso, al portiere) o, almeno, confrontarsi tra di loro per approfondire l’accaduto? Nulla di nulla.

Ma perché accade questo?
Chi scrive ritiene che una delle cause della evidente repulsione degli arbitri italiani a ridiscutere o rivedere una decisione discenda proprio dal comportamento ormai generalizzato degli atleti: non c’è fischio arbitrale che non venga contestato, con gesti e con parole spesso chiarissime (e qui non ripetibili...). Con questi comportamenti, come distinguere la protesta giusta da quella falsa?
Per farla breve: chi semina vento, raccoglie tempesta.
Naturalmente, l’argomento è alquanto meritevole di analisi più approfondite che pensiamo di svolgere in un prossimo articolo.
Intanto, come già detto, aspettiamo di capire se anche il giudice sportivo è affetto da cecità acuta.

Aldo

sabato 17 dicembre 2011

Calciopoli: una logica condizionata


Come ormai è noto, le dichiarazioni ufficiali riportate dalla generalità degli organi di stampa, sono concordi: il “tavolo della pace” si è risolto con un nulla di fatto.
Qualcuno (come lo scrivente) ha anche fatto rilevare che si è trattato addirittura di uno sperpero di pubblico denaro, considerato che il “nulla di fatto” era abbondantemente ed agevolmente previsto e prevedibile.
Ha fatto eccezione, ieri, Tuttosport, che ha riportato, in bella evidenza, in prima pagina:

“Ecco il documento che cancella Calciopoli”

Spinti dalla curiosità, derivante dalla ormai pluriennale dimestichezza con questo affaire, siamo andati a leggere e, prima di commentare, ne riportiamo il contenuto letteralmente, nonché il link perché anche i lettori di questo articolo possano prendere coscienza di cosa si tratta:

“[...] Convinti che il fenomeno chiamato Calciopoli – contraddistinto da comportamenti deliberati o solo indotti da clima di quel periodo e a prescindere dalle sentenze e dalle decisioni sin qui assunte dagli organi competenti – rappresenta nel suo insieme il periodo più oscuro nella storia del calcio italiano considerato che gli stessi organi federali di allora seguirono le logiche condizionate dal momento adottando in qualche caso provvedimenti che in circostanze diverse e con analisi più complete e approfondite, avrebbero potuto avere forme e contenuti differenti”.


Ora, prima di analizzare il contenuto del “documento”, vorremmo far notare:
·         in realtà non si tratta di un “documento”; o, almeno, non è un documento ufficiale; Tuttosport, infatti,  afferma di avere il documento, ma si affretta a chiarire che non è uscito dal “tavolo della pace”;
·         se non è uscito dal “tavolo”, da dove è uscito? Chi lo ha redatto? Possibile che ciò che gira intorno all’affaire Calciopoli debba costantemente essere oggetto di misteriose vicende?
·         come mai di questo “documento” (non ufficiale) parla, affermando di “possederlo”, solo Tuttosport (notoriamente, quotidiano sportivo di Torino, che di Calciopoli fa una battaglia vitale, a difesa della Juventus) e nessun altro quotidiano? La cosa appare alquanto sospetta, è ovvio. Tuttavia, stante la clamorosità e le conseguenti responsabilità che ne potrebbero derivare anche alla stessa testata giornalistica, siamo portati a credere che “qualcosa” in realtà, esiste.

Ma, supponiamo per un istante che tale “documento”, pur non essendo ufficiale, riporti fedelmente il comunicato che si intendeva ufficializzare, ma che, per l’opposizione di qualcuno seduto al tavolo (peraltro, ben individuabile da chi conosce le vicende...) non è diventato tale.
E cerchiamo di analizzarne il contenuto:

1.    “[…] Calciopoli, contraddistinto da comportamenti deliberati o solo indotti da clima di quel periodo”
Per la prima volta emerge un concetto: “comportamenti indotti dal clima di quel periodo”. Cosa vorrà dire? Non difficilmente, riteniamo: nella gestione di “Calciopoli” ci sono stati (anche) comportamenti illegali, ”indotti dal clima”  che si era creato in quei frangenti.
Quale “clima”? Non certamente quello meteorologico (era l’estate del 2006, e il “clima” era generoso)! Bensì il clima di avversità sportiva creatasi negli anni, nei confronti del club calcistico Juventus (e di alcuni suoi dirigenti), colpevole di null’altro se non di essere “troppo” forte e “troppo” vincente. Questa avversità emergeva in tutta evidenza non solo nella generalità dei tifosi (ovviamente, non juventini), donde le famigerate t-shirt “Rubentus” (molto sintomatico...) andavano a ruba, ma, soprattutto, anche in alcune testate giornalistiche: in primis La Gazzetta dello Sport, il cui Direttore dell’epoca, creò addirittura il fantasioso termine “Moggiopoli”, non accorgendosi (o non volendo accorgersi?) che, in realtà, era il calcio, nella sua generalità, malato (donde: ”Calciopoli”), come troppo tardi, a prescrizione (volutamente?) intervenuta, emerso con la relazione di Palazzi (luglio 2011).
Infine, trova plateale conferma quel che disse un giudice partecipe della sentenza finale che condannò la Juve: “abbiamo deciso tenendo conto della volontà popolare”. Se c’era ancora qualche dubbio, ora non più.

2.    “[…] Considerato che gli stessi organi federali di allora seguirono le logiche condizionate dal momento”
Ripetiamo: se questo “documento”, non ufficiale, riporta fedelmente il contenuto di quello che doveva diventare ufficiale, siamo veramente di fronte a quello che dice Tuttosport: questo (pseudo)documento “cancella Calciopoli”.
Ma non basta. Qui non solo si cancella Calciopoli, ma si dichiarano apertamente le responsabilità della Federazione (FIGC, cioè Abete e precursori) e dello stesso CONI (cioè Petrucci), responsabile della scelta dirompente di nominare il faccendiere Guido Rossi quale Commissario straordinario per gestire “Calciopoli”.
3.    “[…] Adottando in qualche caso provvedimenti che in circostanze diverse e con analisi più complete e approfondite, avrebbero potuto avere forme e contenuti differenti”
È il de profundis di Calciopoli, perché qui emergono le responsabilità per le decisioni, le delibere e le sentenze  adottate dagli organi federali che, si ribadisce, furono assunte senza “analisi più complete e approfondite”: quindi, con superficialità inconcepibile soprattutto per gli Organi di Giustizia sportiva.
Va notato e sottolineato che, anche qui, per la prima volta, emerge il concetto di “analisi non complete e non approfondite” che hanno costituito la base delle decisioni, delle delibere e delle sentenze degli organi federali. Infine, si afferma sempre per la prima volta e con parole chiarissime, che le decisioni e le sentenze di Calciopoli (soprattutto la “distruzione” della Juventus) “avrebbero potuto avere forme e contenuti differenti”.

Conclusione
Chi scrive è scettico: non sembra vero, che, tutte insieme e in poche righe, siano state riassunte e,  contemporaneamente, chiaramente evidenziate, le molteplici discrasie, di vario genere (“nel suo insieme...”), emerse fino ad ora e che ormai sono diventate patrimonio culturale di chi segue costantemente la vicenda Calciopoli.
Ma di una cosa si può essere certi: se qualcosa di vero contiene questo documento, ci saranno, a breve, conseguenze (denunce) sulla giustizia ordinaria penale per cui Calcipoli non solo non si potrà dire “cancellata”, ma incancrenita. Fino a quando gli organi di giustizia (ordinaria, perché quella sportiva si è dichiarata spudoratamente “fuori”) non faranno veramente giustizia.
Altro che il “buon senso” tanto conclamato dal Presidente del CONI Petrucci…
Solo la “giustizia”, con l’emergere e la condanna delle responsabilità, può portare ad una vera pacificazione.

Diego Della Valle denuncia Guido Rossi. A confermarlo è lo stesso patron della Fiorentina sul sito della società:

“Ho conferito mandato ai miei legali di agire, nelle sedi competenti, nei confronti dell’allora Commissario Federale Guido Rossi e di altri per la gestione assunta dagli stessi durante il processo sportivo di Calciopoli celebrato nell’estate 2006. Le azioni legali verranno avviate per censurare i comportamenti assunti dagli stessi nella gestione del processo sportivo”.


484 caratteri (il cuore del comunicato), virgolette escluse, che avrebbero fatto la rivoluzione, non la revisione di Calciopoli: è il testo finale del comunicato congiunto che Gianni Petrucci voleva e poteva far firmare alle parti al tavolo politico (perché la pace ci può essere solo se c’è giustizia).
Aveva ragione Diego Della Valle primogenitore dell’idea del tavolo: la parola “frettoloso” accanto al riferimento ai processi sportivi del 2006 manca, eppure proprio quel termine e il sostantivo da cui deriva l’aggettivo, fretta, è stato il leit motiv della convention di 300 minuti al Coni. Un leit motiv condiviso, anche implicitamente da tutti gli astanti. La parola frettoloso non l’avrebbe firmata mai, Moratti, perché le parallele senza convergenza possibile sono sembrate quelle del patron interista e del suo ex consigliere d’amministrazione in nerazzurro e amico, Diego Della Valle. Che è imbelvito da questa estate per la scoperta di telefonate sparite fino alla prescrizione, di baffi spuntati e tagliati prima del loro inserimento in quelle informative che hanno inchiodato anche la sua Fiorentina. E lasciato a goderne Inter, Roma e Messina.
Va fatta un’esegesi, però, di quelle 7 righe dattiloscritte che Tuttosport è in grado di fornirvi nella versione definitiva eppure abortita al Tavolo. Va anche radicata, ogni singola frase, nella storia, riletta alla luce di quanto successo prima, durante e dopo il periodo maggio-luglio 2006. Ricordando sempre la figura centrale nella vicenda di Guido Rossi .

“NEL SUO INSIEME” – Dopo l’intro che certifica il fatto che di Calciopoli si tratti, e che intende diversificare il tipo delle responsabilità e dei comportamenti (“deliberati o solo indotti”) e delle sentenze rese (con relative decisioni, anche quella dello scudetto 2006), ecco la prima svolta semantica partorita dal Coni di fronte alla federazione protagonista e interessata (al tavolo c’erano Abete e il dg Valentini). Quel periodo “nel suo insieme” rappresenta la pagina più oscura nella storia del calcio italiano. Nel suo insieme ricomprende - oltre ai fatti sanzionati: perché la Juve ha scontato! - il modo in cui si indagò, in cui si esclusero indizi di prova per un processo purificatore del calcio tutto, si selezionò. Rileggetevi interrogatori (cfr. Bergamo all’Ufficio indagini, 8 giugno 2006: “Parlavo con tutti” e fa i nomi), interviste come quelle di Tavaroli, Cipriani e Nucini (maggio-giugno 2006: indagine in corso) e passi delle stesse informative (Bergamo parla con la Fazi di incontri con Moratti, Spinelli e con Pairetto dei rapporti con Governato emissario di Corioni).

Aldo

sabato 15 ottobre 2011

Calciopoli2 o Calciopoli-bis?

Una formale questione di sostanza
Quando, nel 2006, sui quotidiani si cominciò a parlare diffusamente di Calciopoli, mi accorsi, fin da subito, che si erano create due tendenze: c’erano giornali  (e giornalisti)  che preferivano utilizzare il concetto di “Moggiopoli” (inizialmente, soprattutto “la Gazzetta dello sport”; poi, dopo qualche tempo, esclusivamente “la Gazzetta dello Sport”, infine, nessuno più utilizzò  tale concetto), mentre altri giornali (e giornalisti) preferivano utilizzare, appunto, il concetto di “Calciopoli”.
Come spesso accade anche nelle vicende della vita di tutti i giorni, la storia si ripete.
Da qualche tempo (anni 2010/2011), infatti, sui quotidiani (soprattutto sportivi) si assiste ad analoga diatriba: alcuni giornali, soprattutto “La Gazzetta dello Sport”, preferiscono utilizzare il concetto di “Calciopoli 2”; altri giornali, invece, in particolare “Tuttosport”, utilizzano il concetto di “Calciopoli bis”.
Le due vicende, apparentemente formali  perché  connesse a  formali  modi di esprimersi (?), nascondono, in realtà, questioni sostanziali di rilevanza enorme per il mondo del Calcio.
Su questi aspetti espressivi (apparentemente formali)  ritengo sia utile soffermarsi, per metterne in evidenza i caratteri profondamente sostanziali.

Nel 2006
In quell’anno, iniziò la “Gazzetta dello Sport” a pubblicare, con insistenza,  articoli di presunti contatti telefonici (intercettati)  tra l’allora Direttore generale della Juventus, Moggi,  e il settore arbitrale e federale, diretti, evidentemente, a favorire in qualche modo la Juventus.
In questi articoli,  il caso venne, per alcuni anni, individuato, appunto, col termine “Moggiopoli” ; con ciò, ponendo in rilievo come, il malcostume oggetto di indagine, emerso da intercettazioni telefoniche, e per il quale la stessa “Gazzetta” ipotizzò anche l’esistenza di una “Cupola”,  fosse riferibile esclusivamente alla dirigenza della Juventus (Moggi, Giraudo e Bettega).
Nella generalità degli altri quotidiani, sportivi e non sportivi, invece, prevalse la denominazione di “Calciopoli”, volendo intendere, con ciò, che il malcostume venuto alla luce (contatti telefonici col settore arbitrale e federale, diretti ad ottenere “favori” di vario genere, per il proprio club), non fosse un fatto esclusivamente riferibile al club Juventus, bensì riferibile alla generalità dei club operanti nel  settore sportivo “calcio”.

Nel 2010/2011
Sulle vicende della giustizia sportiva,  conseguenti al rilevato malcostume, non è questa la sede per soffermarsi (lo faremo in altra occasione); occorre, però, ricordare , per meglio approfondire la nostra disamina odierna,  che, nel frattempo:
- il signor Moggi si è rivolto alla giustizia ordinaria (Tribunale di Napoli) che, a breve (probabilmente entro il 2011), andrà a sentenza;
- che il 10 maggio 2010, il club Juventus, sulla base degli atti già emersi nei dibattiti innanzi al citato Tribunale di Napoli, ha chiesto alla Federazione Calcio se non sia il caso di rivedere la decisione sportiva di assegnare lo scudetto di Campione d’Italia 2006, al club Inter;
- che il 4.7.2011, il procuratore federale Palazzi, sempre sulle risultanze del processo di Napoli, e sulla base dei propri accertamenti, ha consegnato, alla giustizia federale, una voluminosa relazione  in cui , fra l’altro, si accerta che il club calcistico Inter “ha violato l’art. 6 del regolamento di giustizia sportiva” ( ha commesso, cioè, un “ illecito sportivo”).
Orbene, l’insieme di tali vicende (e di quelle che seguiranno), la “Gazzetta dello Sport” le qualifica “Calciopoli 2”; mentre “Tuttosport” privilegia la qualificazione di “Calciopoli bis”.
Ed ecco che torniamo all’oggetto principale della nostra disamina.
Anche oggi, come nel 2006,  siamo a discutere di differenze dovute a semplici formalismi espressivi ?
Io credo di no. Ritengo, infatti :
-che parlare di Calciopoli 2 significhi che Calciopoli 1 si è chiuso definitivamente, non se ne parla più;  e parliamo, ora, di Calciopoli 2 cioè,  di qualcosa di nuovo;
-che, invece, parlare di Calciopoli bis significhi che Calciopoli 1 si riapre; e che stiamo, sostanzialmente, continuando a parlare di analoghe malefatte, che la giustizia sportiva, nel 2006, ignorò (perché si limitò ad indagare sulla presunta “cupola” Juventina - anche su questo, ritorneremo) e che, invece, la relazione  del Procuratore Palazzi e, soprattutto, la giustizia ordinaria del Tribunale di Napoli,  hanno  portato alla luce.
Alla sentenza del Tribunale di Napoli, la soluzione nel senso che, sulla base della ormai prossima sentenza, la giustizia sportiva non si potrà esimere:
- dal ritenere chiuso il processo denominato “calciopoli 1” ed, eventualmente, aprire un “nuovo” processo denominato “Calciopoli2”;
- ovvero, dal riaprire, ridiscutere e decidere nuovamente su calciopli 1 (in applicazione dell’art.39 del codice di Giustizia Sportiva intestato: ”Revocazione e revisione”);  con  ciò,  dando sostanza alla qualifica di “calciopoli bis” .

Aldo