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domenica 8 luglio 2012

Chi ha paura di Zdenek Zeman?



Recentemente, nel corso di una discussione con un tifoso romanista, circa la validità della scelta di Zeman, quale nuovo allenatore della Roma, dopo aver attentamente ascoltato le perplessità che, al riguardo, gli avevo prospettato, alla fine dice: “Va bene lo stesso, basta che ricominci a punzecchiare la Juventus”.

Detto, fatto.

E’ di ieri una intervista rilasciata da Zeman, alla Gazzetta della Sport (tanto nomine!) nel corso della quale, richiesto di un parere circa il trentesimo scudetto della Juventus, si è espresso, letteralmente, in questi termini:

"Per me sono soltanto quelli che sono stati assegnati. Poi se vado fuori e leggo qualche libro scritto, penso che già 28 sono troppi".

Fra le perplessità che ci eravamo premurati di illustrare, al tifoso romanista, ne riassumiamo  alcune, molto brevemente:

1. In un club come la Roma, avente sede in Roma (capitale d’Italia), appare sconcertante affidare le fortune del Club stesso a persona: 

  • scarsamente acculturata sotto tutti i punti di vista (anche sportivo-calcistico...);
  • non propriamente estetizzante, nella “presenza” e nell’”aspetto”;
  • che in tutta la carriera, ad oggi, non ricordiamo che abbia vinto qualche titolo o trofeo di un certo valore (al più, qualche promozione dalle categorie inferiori);
  • che manca, oltretutto, di valide esperienze calcistiche internazionali;
  • che è affetto da evidenti turbe caratteriali, sia nello svolgimento dell’attività professionale, sia nelle relazioni interpersonali.

2. Tutte queste lacune, per giunta, proprio ora che, come è noto, la Roma è stata acquisita “dagli Americani”;

3. Prevediamo un difficile “panettone”, per questa avventura, che si trasformerà, evidentemente, in una disavventura...


Ora, poche annotazioni  sulla infelice esternazione alla “rosea” (che, detto per inciso, non se l’è lasciata scappare...):

a) dice  Zeman: “se leggo qualche libro scritto”:
- qualche lettore ha mai saputo che esistono anche libri NON scritti?”;
- pur riconoscendo (nel dubbio...) che Zeman sappia leggere libri (ma solo quelli scritti...), dimostra, purtroppo, di non saper leggere le sentenze (come quella di Napoli, che ha riconosciuto indenne la Juventus da qualsiasi violazione di legge), e neppure le Relazioni del Procuratore della giustizia sportiva, Palazzi, come quella presentata nell’estate scorsa, agli Organi di Giustizia sportiva ed archiviata per (volontariamente intervenuta) prescrizione!

b) dice Zeman: “per me [gli scudetti] sono solo quelli assegnati”:
- da chi? Da personaggi come il faccendiere Guido Rossi?
- e come? Con un articolo di stampa sulla Gazzetta dello Sport, come nel caso dello scudetto numero 29 tolto alla Juventus e comunicato da Guido Rossi alla Gazzetta dello Sport, ritenendo, ciò, sufficiente per “assegnare” lo scudetto all’Inter?

c) dice Zeman: “penso che già 28 [scudetti della Juventus] sono troppi”:
- ma NON dice perché; NON dice in quale libro (scritto) lo ha letto; non dice chi lo ha affermato (e, ovviamente, provato);
- perché il problema è questo: se Zeman afferma che “già 28 scudetti per la Juventus sono troppi”, vuol dire che, per le conoscenze che ha (o che millanta?), qualcuno di essi è stato “assegnato”, alla Juventus in modo irregolare.


Conclusione
Crediamo che questo Zeman, lettore di “libri scritti”, debba essere, prima che sia troppo tardi, chiamato dal Procuratore della Giustizia sportiva (Palazzi) per rivolgergli, in primis, come si fa sull’altare nel corso della celebrazione dei matrimoni la domanda: “chi conosce qualche ostacolo a questo matrimonio (alias: ai trenta scudetti della Juventus), parli subito o taccia per sempre.
E per sempre, vuol dire proprio “per sempre”.
Coraggio, si muova chi deve! Anche con denunce penali... O qualcuno ha paura di Zdenek Zeman?

domenica 18 marzo 2012

GIUSTIZIA E SENTIMENTO POPOLARE - Capitolo 3: L'origine


Abbiamo spesso manifestato questo nostro parere: crediamo che in nessuna Costituzione al mondo (nei paesi che, ovviamente, ne adottano una) sia previsto che i Giudici di qualsiasi giurisdizione, possano sentenziare sulla base del “sentire/sentimento popolare”, così come lo abbiamo definito ed analizzato nel precedente Capitolo (Caso Pessotto).

Eppure c’è chi la pensa diversamente, sebbene non abbia indicato quale sia la Costituzione cui si riferisce; ma appare abbastanza evidente che debba trattarsi della Costituzione italiana.

Ecco, infatti, cosa disse, nel 2005, l’allora nostro Ministro della Giustizia, Roberto Castelli: “la Giustizia, secondo la Costituzione, è amministrata in nome del popolo, questo hanno stabilito i padri costituenti. Il magistrato deve sentenziare secondo il comune sentire del popolo e ciò significa saper interpretare quel che, in un dato momento storico, è il sentimento popolare”.

Con ciò, riteniamo di aver soddisfatto la curiosità dei lettori, circa la primogenitura di questa bizzarra idea (almeno, per quanto concerne la massima autorità italiana in fatto di “Giustizia”), a livello teorico/concettuale.

Invece, a livello realistico, cioè in sede di effettiva applicazione di tale bizzarra idea, in una effettiva sentenza, soccorrono le parole del Prof. Mario Serio, uno dei cinque componenti della Corte Federale (sportiva) che condannò, in secondo grado, nel processo “Calciopoli” (secondo ed ultimo, perché il terzo grado di appello fu, per l’occasione, eliminato dalle carte federali!), la Juventus.

Giunto all’aeroporto di Palermo, di ritorno a casa per riprendere il suo normale lavoro (Direttore del Dipartimento di diritto privato presso la facoltà di Giurisprudenza di Palermo), il Professor Serio, intervistato in ordine alla sentenza “Calciopoli” appena emessa rispose: “è stata un’aberrante sentenza adottata sull’onda del sentimento popolare”.


Naturalmente, la Costituzione italiana detta principi e regole in ordine all’amministrazione della Giustizia. Infatti, all’art. 10, recita chiaramente che la Giustizia è “amministrata in nome del popolo” e che i “giudici sono soggetti soltanto alla legge”. Del “sentimento popolare” uscito dalla fantasia del Ministro Castelli, e messo a fondamento della propria sentenza su “Calciopoli” dalla Corte Federale, neppure l’ombra. E, di conseguenza, neppure nei codici ordinari (che regolano i vari aspetti della vita civile) ed in quelli sportivi (che regolano i vari aspetti delle attività sportive) si rinviene alcuna nozione a carattere giuridico/garantista, che preveda qualcosa anche di solo assimilabile alla nozione di “sentimento popolare”, quale presupposto di sentenze giurisdizionali.


Chiudiamo anche questo terzo (ed ultimo) capitolo, chiedendo a chi di dovere (Petrucci, Abete e Palazzi): tutto questo lo sapete. E vi astenete?

sabato 10 marzo 2012

GIUSTIZIA E SENTIMENTO POPOLARE - Cap.1: Il caso Pessotto


Come già promesso ai lettori in precedenti articoli (vedasi, in particolare, “Gobbi 39”), riteniamo giunto il momento di approfondire il rapporto tra la giustizia (sia sportiva che ordinaria), ed il concetto di “sentimento popolare”, emerso agli onori della cronaca sportiva nel corso del tragicomico affaire “Calciopoli”.

L’occasione, per tornare ad approfondire il problema, ci è stata data da quanto accaduto allo Stadio Dall’Ara, nel corso dell’incontro disputatosi tra il Bologna e la Juventus nel tardo pomeriggio del 7 marzo scorso.
E non ci riferiamo, almeno questa volta, ad aspetti squisitamente agonistici della partita (sebbene anch’essi meriterebbero rilevanza ma, come insegnano gli antichi romani: ubi major, minor cessat).
Ci riferiamo, invece, allo striscione apparso per alcuni minuti in “Curva Bulgarelli”, dal contenuto che, definire spregevole, non rende abbastanza.
Lo potete ammirare, si fa per dire, nella foto in alto: “Pessotto simulatore.... Si è buttato o era rigore?”.

Non credo di dover ricordare il fatto cui lo striscione si riferisce: a suo tempo, per alcuni giorni, le cronache (sportive e non sportive) ne parlarono abbondantemente: anche troppo, per la verità, sbizzarrendosi sulle modalità e sui motivi dell’accaduto, in barba ad elementari principi di riservatezza e di rispetto della persona.
Invece, sul fatto ora ricordato (lo striscione), che meriterebbe il massimo approfondimento soprattutto a fini di giustizia, sia sportiva che ordinaria penale, dobbiamo constatare, con immenso rincrescimento, il quasi completo silenzio degli organi di stampa e dei notiziari sportivi televisivi.
In particolare, andrebbe fortemente biasimata La Gazzetta dello Sport: unica, dei tre quotidiani sportivi a carattere nazionale, ad aver totalmente ignorato il fatto: sia sull’accaduto, sia sulla successiva notizia, divulgata ieri dall’Ansa, che il Procuratore Federale Palazzi avrebbe “aperto un fascicolo” sullo striscione incriminato. Paura? E di che?

Chiariamo bene: non stiamo affermando che il fatto, in sè, meritava di essere divulgato e diffuso nella massima ampiezza; assolutamente no.
Intendiamo affermare, invece, che il fatto avrebbe meritato un approfondimento non solo da parte dei media, ma anche da parte degli organi della giustizia non solo sportiva, ma anche, e, forse, soprattutto, di quella ordinaria penale. Cosa che nessun organo di informazione, che pure hanno riportato la scarna notizia, si sono premurati di fare: pura notizia e basta. Troppo poco; troppo facile: non serve a nulla, anzi, peggio, diffonde un “sentire IMpopolare”, che nelle frange di personaggi squilibrati, diventa “sentire popolare”.

E allora, pur nel nostro piccolo, cerchiamo di analizzare come stanno le cose.
Va premesso, intanto, che la materia dei rapporti intercorrenti tra la giustizia (sportiva ed ordinaria) nei confronti del “sentire/sentimento popolare” appare alquanto ostica e, in campo sportivo, si pone come novità assoluta (nata, come già riferito, nelle pieghe della vicenda “Calciopoli”, nel corso della quale, per la prima volta, in una sentenza della giustizia sportiva, è stata utilizzata la connessione concettuale, a livello giuridico e giurisdizionale, “sentenza basata sul sentimento/sentire popolare”.
Per questo motivo, abbiamo necessariamente dovuto disporre la partizione dell’analisi della tematica in più “capitoli” (cioè in più articoli per i lettori).

1- Come nasce e si consolida un “sentimento popolare”, a carattere negativo, in ambito sportivo.
Come in tutti i campi della vita (quindi, non solo in quello sportivo), un’idea, un concetto etico, un modo di dire o di fare, una volta espresso, può espandersi, “fare presa” e diventare, quindi, parte del “sentire popolare”; oppure decadere, sublimare all’istante e scomparire, appunto, dal comune pensare, dal “comune sentire”.
Ora, queste idee possono comportare aspetti positivi, nel senso che si conformino e/o migliorino l’etica positiva dominante in un certo luogo ed in una certa epoca storica; oppure comportare aspetti negativi, nel senso opposto.
Per quelle a carattere positivo, qui non ce ne occupiamo.
Per quelle a carattere negativo, di cui qui ci occupiamo, è nostro parere che, soprattutto se incardinano reati nei confronti di terzi, penalmente perseguibili, anche d’ufficio, esse non dovrebbero essere lasciate liberamente circolare; ma, chi è preposto all’amministrazione della giustizia (sportiva o ordinaria, meglio se entrambe, ciascuna per la parte di rispettiva competenza) dovrebbe, appunto, intervenire e stroncarne la libera circolazione, al fine non solo di evitare il perpetrarsi del reato, ma, soprattutto, di evitare che una idea malsana faccia “presa”, inquinando il civile ed ordinato svolgersi dei rapporti interpersonali.
Per uscire dalla teoria (ma anche per meglio illustrarla) sottoponiamo ai lettori questi semplici quesiti tutti, ovviamente, concernenti il nostro malandato sport (?) del calcio:
- perché l’ignobile concetto di “Rubentus” (reato: accusa di furto a Società sportiva) ha fatto presa ed è diventata parte del “sentire popolare”?
- perché l’altrettanto ignobile concetto di “Gobbi 39” (reato: apologia di una strage - Heysel) è diventato “sentire popolare”?
- perché è emersa e fatto presa, l’idea malsana di “Pessotto cascatore?” (reato: oltraggio, aggravato dalla ostentazione in luogo pubblico mediante esposizione di striscione)?
- perché lo scorso sabato, allo stadio Braglia di Modena, è emerso lo spregevole coro/concetto “Bolognese di m...” con riferimento al bolognese Lucio Dalla, appena deceduto; coro ripetuto costantemente, mentre veniva suonata la canzone “Caruso” in omaggio ed alla memoria dello stesso Dalla? (reato: oltraggio aggravato alla memoria di defunto).
Ci fermiamo nella elencazione, non perché non ce ne siano altre, ma perché supponiamo che la risposta dei lettori dovrebbe essere ormai alquanto univoca e conforme alla parte teorica sopra illustrata: perché chi, nei casi citati, era tenuto ad intervenire, sia per perseguire il reato (sportivo e penale) sia per ristabilire la correttezza etica del vivere civile, non è intervenuto.
Che ne dite Petrucci (CONI), Abete (FIGC), e Palazzi (Procuratore FIGC)? Siete d’accordo? Il vostro silenzio (come si usa dire, assordante), passato, presente (e, speriamo, senza futuro), la dice lunga.
Appuntamento al prossimo capitolo, nel quale affronteremo il problema di chi, come e in che modo, ha introdotto, nella giustizia sportiva (ed ordinaria), l’idea di sentenziare in base al "sentimento popolare".

venerdì 20 gennaio 2012

Sentenze conformi al sentimento popolare: Gobbi -39


I lettori più attenti alle cose di “Calciopoli” avranno certamente presente che, all’indomani della sentenza definitiva che condannò la Juventus, uno dei giudici componenti la Corte Federale, il Professore Mario Serio, Direttore del Dipartimento di Diritto Privato presso l’Università di Palermo, intervistato all’aeroporto di Palermo di ritorno a casa, dichiarò che trattavasi di una sentenza aberrante, emanata “sull’onda del sentimento popolare”.

Lo stesso concetto fu ripetuto dal Procuratore federale Palazzi, per il quale la sentenza in questione: “rifletteva un diffuso sentimento popolare”.

Non occorre essere giuristi per capire che stiamo parlando del nulla. Non esiste, crediamo, al mondo, una costituzione o una legge che preveda l’adozione di una sentenza fondata sul "sentimento popolare".
Eppure, nelle pieghe dello scandalo Calciopoli che ha travolta il calcio italiano, è accaduto.

Gli stessi attenti lettori, conosceranno anche cosa hanno inteso dire il Professor Serio ed il Procuratore Palazzi con queste espressioni: che in Italia la volontà popolare era indirizzata in senso contrario alla Juventus.

Non intendiamo, ora, approfondire chi, come e perché abbia originato questo sentimento popolare avverso alla Juventus (forse, ne riparleremo).

Oggi, intendiamo sottoporre al lettore un evento accaduto nei giorni scorsi, che si inquadra, appunto, in questo “sentimento popolare”. Su questo “sentimento” sono sorte iniziative che, qualificare “di cattivo gusto” appare davvero eufemistico.

A beneficio dei lettori che non ne fossero a conoscenza, riportiamo, qui di seguito, un file di queste sconcezze; quelle che sostanziano, cioè, il concetto di “sentimento popolare” (avverso alla Juventus), e sul quale si sarebbe fondata la sentenza sportiva di condanna.

http://www.google.it/search?q=rubentus&hl=it&sa=X&prmd=imvns&tbm=isch&tbo=u&source=univ&ei=exQZT772JNCaOuCZ8ZsL&ved=0CEwQsAQ&biw=1068&bih=628

Già la visione di questo file incardinerebbe il rinvio a giudizio sportivo (per responsabilità oggettiva dei club responsabili) e penale (per i rispettivi autori materiali delle sconcezze).

Ma non è mai accaduto nulla: diciamo bene Petrucci e Abete?

Purtroppo, c’è di peggio.

Alcuni giorni or sono, su Facebook, il Viola Club Modena ha riportato la foto di otto adepti del club che, fattisi fotografare di schiena (perché la viltà è il loro principale connotato) mostrano indosso una maglietta viola con la scritta: "Gobbi -39".

A beneficio dei più giovani lettori e di quelli più anziani ma con memoria labile, ricordiamo che circa 27 anni or sono, nello Stadio Heysel, in Belgio, prima che iniziasse la finale della Coppa dei Campioni tra la Juventus ed il Liverpool, i tifosi inglesi, allora chiamati “Hooligans”, cercarono di assaltare la curva dei tifosi Juventini provocando il crollo di parte della struttura e la morte di 39 di essi (tifosi juventini). Questo spiega il -39.

Con la parola "Gobbi", poi, si individuano, da sempre, i tifosi juventini: tifosi, cioè, della “Vecchia Signora” (che, per ciò stesso, non può che presentare delle gibbosità).
Nel complesso: meno 39 tifosi juventini in circolazione.

Senza commenti.

Ma, Petrucci e Abete, sappiamo (perché siete soliti chiedere pareri a presunti esperti, a spese nostre...) che non sapete né leggere e né scrivere (e neppure parlare l’italiano comprensibile); ma, ora che vi abbiamo chiarito il tutto come se avessimo parlato a scolari delle elementari, avete nulla da dire? Nulla da fare?
Anche questo è il “sentire popolare” sul quale si fondano le sentenze dei vostri organismi sportivi.

E non avete nulla da dire o da fare? Continuate a fare le scimmiette mute, sorde e cieche?

Senza commenti, noi.

Senza pudore, voi.

mercoledì 4 gennaio 2012

MALA TEMPORA CURRUNT 2: Petrucci e Abete

E’ per non dare l’impressione di essere stato imparziale (ce n’è stata fin troppa, di imparzialità, in questa storia di Calciopoli, per aggiungerne altra, sebbene assolutamente innocua...) con il precedente articolo, avente lo stesso titolo ma indirizzato solo a Moratti, Auricchio e (Guido) Rossi, che ci corre l’obbligo di fare analoghi “auguri” ai due supremi manovratori-responsabili di questo scandalo nazionale: il presidente del CONI, Gianni Petrucci ed il Presidente della FIGC, Giancarlo Abete.
Perché meritano i nostri (catastrofici) auguri per l’anno 2012? Ecco i perché.

Gianni PETRUCCI
Da buon politico sportivo, è da tempo immemore incollato sulla poltrona del massimo Organo sportivo italiano (il CONI, appunto). Al quarto mandato consecutivo che scadrà, guarda caso, nell’anno 2012 ma con segni premonitori disastrosi in ordine all’eventuale (sperato...) rinnovo del mandato, anche per quanto sarà qui di seguito evidenziato;
- è colui che ha personalmente disposto la scelta più catastrofica nella storia dello Sport italiano: quella di nominare, nel 2006, Commissario straordinario della FIGC, il faccendiere Guido Rossi, amico e già stipendiato (come Consigliere del CDA) dal Presidente dell’Inter Moratti, poi ricambiato (il Moratti) con l’assegnazione dello scudetto di Campione d’Italia del 2005/06 (donde, l’origine del vero, scandalo Calciopoli);
- è colui che ha dato in pasto ai media, all’indomani del ricorso risarcitorio della Juventus al Tar del Lazio, il grido (di dolore?, lo crediamo bene...): “il calcio è malato di doping legale”; preoccupato, con ogni evidenza, delle conseguenze che ne potrebbero derivare, per le proprie tasche (oltre, ovviamente, che per quelle dell’ amico Abete, di cui si dirà in appresso); ma non si accorge che tra i tanti Organi di Giurisdizione Sportiva, facenti capo, direttamente o indirettamente, al Coni (quindi, a Petrucci stesso) tutti (ripetiamo, senza timore di essere smentiti: tutti) si sono dichiarati “incompetenti” a risolvere il problema del trattamento (non ) paritario adottato dalla stessa giustizia sportiva o comunque da Organi sportivi dirigenti, ed emerso, con stupefacente evidenza, con la relazione Palazzi e nel corso del Processo di Napoli e costringedo, perciò, la Juventus a rivolgersi alla giustizia statuale (Amministrativa, per ora) per ottenere la giustizia negata dai giudici sportivi;
- è colui che, non riuscendo a trovare più un Santo cui rivolgersi per risolvere lo scandalo, ha pensato bene (cioè, male) di organizzare (utilizzando i soldi dei cittadini contribuenti...) un “tavolo della pace” che, fin dall’inizio, è parso una pia illusione, venendo vergognosamente ribattezzato come “tavolata” (a tarallucci e vino buono... dove solo si chiacchiera a buon prezzo, cioè a spese altrui, cioè, in questo caso, nostre);
- è colui che, nel corso di una dichiarazione televisiva sulla rete SKY del 16 Novembre scorso, in circa 20 minuti, ha ripetuto, per una dozzina di volte, la frase “col buon senso...” (di chi? Il suo, evidentemente), in chiara crisi nervosa che non gli consentiva di frenare la ripetitività ossessiva delle sue parole, fino alla frase finale: ”col buon senso, non occorre neppure la giustizia”, priva di significato reale e pronunciabile solo da chi, in stato confusionale, ha perso la percezione del significato delle parole.
Basta così; i lettori avranno già realizzato che, quanto sopra riportato, appare oltremodo sufficiente per pronosticare (augurare?) al Petrucci, nel 2012, solo quello che merita: cioè un catastrofico “ anno nuovo” ad iniziare dalla fine del suo mandato (se non lo dovesse, come ormai dovrebbe, licenziare, prima della scadenza, il Ministro dello Sport).

Giancarlo ABETE
È stato eletto presidente della FIGC il 2.4.2007, succedendo al breve periodo di commissariamento di Luca Pancalli, subentrato in FIGC, sempre nel 2006, dopo i disastri procedurali messi in atto da Guido Rossi nella gestione di Calciopoli;
- sembra avere il dono dell’ubiquità: è, infatti, un “sempre presente” dove ci sia un microfono ed una cameramen ; fateci caso: al termine dei primi tempi delle partite di calcio di una certa importanza, soprattutto se gioca la Nazionale, è ai microfoni per dire, in politichese, formalmente tutto, ma sostanzialmente nulla!
- il suo politichese è ormai una leggenda; se solo facesse qualche giretto in qualche bar di sportivi, arrossirebbe di vergogna nel sentire gli sberleffi e le battutacce coniate utilizzando le sue “ultime parole famose”!
- è l’uomo che disse: “l’etica non si prescrive”. Peccato che lui e Petrucci, avevano appena incassato, col loro comportamento dilatorio (relazione Palazzi del 1.7.2011 - ma l’avranno letta?) la prescrizione delle violazioni, non solo etiche ( cioè non solo dell’art. 1 - etica sportiva - ma, anche e soprattutto, dell’art. 6- illecito sportivo) del Codice di giustizia sportiva da parte dei dirigenti dell’Inter. Frase ad effetto, come si dice, e come tale caduta nel dimenticatoio; anzi, ormai chiaramente osteggiata, facendo ricorso all’altra famosa frase ad effetto del Petrucci: “col buon senso...” (il loro, immaginiamo);
- è (ancora) l’uomo che in questi giorni è tornato, col suo politichese ad effetto, dicendo: “la dignità non ha prezzo” e specificando, poi, riferendosi a se stesso: "di averlo dimostrato in tutti questi anni". Peccato, che dal dopo gestione di Guido Rossi, il nostro Abete abbia trascorso “tutti questi anni” in cui, assieme al Presidente del Coni Petrucci, hanno accuratamente omesso di cercare la verità, portandola a prescrizione, e, quando questa verità è venuta alla luce per meriti altrui, essi (Abete e Petrucci) hanno fatto come le famose tre scimmiette: non vedo, non sento non parlo; in ciò emulati dai loro organismi di giustizia sportiva tutti dichiaratisi “fuori” (cioè incompetenti). Questo è il vero scandalo di Calciopoli. E’ questa la “dignità”, secondo Abete (quindi, la sua!).
Anche qui, diciamo basta, perché ae qunchi i lettori si saranno sufficientemente informati per convenire che al Presidente della FIGC, Abete, non si può non prevedere (augurare?) un 2012 pieno di meritate catastrofi, a cominciare dal licenziamento per Commissariamento della FIGC per mano del competente Ministro dello Sport.


Mala tempora currunt, appunto.

mercoledì 28 dicembre 2011

CALCIOPOLI: materia di scoop (anonimi)


Sul “Corriere dello Sport” del 23 dicembre 2011, in prima pagina, con le caratteristiche dello scoop, è stato pubblicato “Calciopoli choc: clamorosa confessione”.

Di che si tratta?

Uno degli investigatori dell’affaire Calciopoli si presenta all’appuntamento con un cronista, del “Corriere dello Sport” e ne scaturisce un’intervista che il giorno dopo, sempre sullo stesso giornale, viene presentata come “clamorosa confessione” e “quello che non sapete” (ovviamente, di Calciopoli).

Attirati dalla solita curiosità che ci assale quando si tratta di questo affaire, leggiamo tutta l’intervista (che i nostri lettori potranno accertare utilizzando il seguente file).

http://www.corrieredellosport.it/calcio/serie_a/2011/12/23-211889/Calciopoli+choc%3A+%C2%ABTutto+quello+che+non+sapete%C2%BB

Analizziamo.

1- Chi è che “parla”?

Non si sa; afferma, infatti, il cronista: “(l’intervistato, ndr) chiede che il suo nome non venga svelato”. Troppo comodo; troppo facile. Siamo tutti stanchi di questi “omissis”. È ora di smetterla. Questo affaire è abbastanza serio, per poterci ancora giocare a nascondino.

2- Quali “fatti nuovi” racconta?

Nulla. Nulla di nulla rispetto a quanto già notorio ed, addirittura, pubblicato su atti ufficiali o contenuto in dichiarazioni altrettanto ufficiali da parte di responsabili di club, responsabili di poteri CONI, FIGC, Procuratore Palazzi, Giudici Sportivi ed Ordinari, Commissario Rossi, e così via.

Ci racconta tutto quello che non serve, particolari minuziosi su procedure di intercettazione che, appunto, nulla aggiungono, a quanto già noto ai fini della emersione delle verità (eventualmente ancora) nascoste.

3- Quali “opinioni personali” mette in evidenza?

Certo, ve ne sono, ma, purtroppo, non essendo riferibili a un “Nome e Cognome” (avendo chiesto di conservare l’anonimato), sono aria fritta: che serve solo ad impregnare l’aria dell’affaire e renderla ancora più irrespirabile. E comunque, anche le opinioni espresse, non appaiono caratterizzate da novità; soprattutto alcune, come le seguenti, che sembrerebbero le più interessanti (e sulle quali ci soffermiamo commentandole molto brevemente):

Ci spieghi una cosa: come mai le telefonate che riguardavano l’Inter non sono entrate nell’inchiesta? Eppure il loro tenore non era diverso da quelle che abbiamo letto, dal 2006 ad oggi...

“Noi facevamo i baffetti: dopo ogni telefonata usavamo il verde se le conversazioni erano ininfluenti, l’arancione se c'era qualche cosettina. Col rosso parlavano di calcio...”

COMMENTO: nulla di nuovo, tutto già saputo, tutto già pubblicato dai giornali.

Ha mai intercettato una telefonata dell’Inter? Le ha mai sentite? Sapeva che c’erano?
«Che ci stavano sì, ma io personalmente no. Io facevo altro...»

COMMENTO: Bravo! Io non c’ero; se c’ero dormivo...o facevo altro. Nulla di nuovo.

Ha detto che non c’era nulla di penalmente rilevante: c’è stato qualcuno che, ad un certo punto, ha avuto dubbi sul peso dell’indagine, sulla necessità di continuare ad andare avanti?
«Sì, Arcangioli. Disse: basta. E lì è nato lo scontro con Auricchio, arrivarono ai ferri corti».

COMMENTO: qui qualche accenno di novità sembra esserci; ma attenzione: da anni si parla solo di Auricchio quale principale artefice e responsabile delle indagini. Evidentemente, Arcangioli, è già stato superato come responsabile o corresponsabile. Sostanzialmente, non aggiunge nulla di nuovo rispetto a quanto già si conosce.


Torniamo alle telefonate alle quali avevate messo i baffetti rossi: non sono finite nell’inchiesta.

«Evidentemente non ci dovevano andare, che devo dire.... Non lo so questo. So soltanto che quello che veniva fatto, veniva fatto per costruire. Poi io ti porto il materiale, t’ho portato il mattone ma se tu non ce lo metti, sto mattone..».

COMMENTO: ovvio, fino alla spudoratezza, oltre che inutilità.

Tra quelli che sono stati condannati in primo grado, quali sono quelli che pagano troppo o ingiustamente?
«Io dico la verità, la maggior parte. Cioè, è una cosa fatta, forzata un po’, ci stava la telefonata, però se vai a vedere effettivamente le partite, partite veramente truccate, dove l’arbitro è stato veramente coinvolto. Non ci sono. Non c’è la partita dove si dice: adesso li abbiamo beccati.

COMMENTO: saputo e risaputo; scritto e riscritto.

Sì, ma sono state condannate tante persone. Lei, invece, parla di spacconate: qualcosa non torna....
«Secondo me, di veramente importante, che uno deve prendere cinque anni, sei anni, non ci sta niente. Poi magari pensi all’eccessivo modo spavaldo di Moggi che può dare anche fastidio, questo ci può stare, quello è il periodo in cui era prepotente, arrogante. Ma da lì ad arrivare a.... Bisognava dimostrare che c’era un’associazione. Lui, solo lui (Moggi, ndr) fa l’associazione? Così è un’altra cosa... È una questione di prestigio, di carriera».

COMMENTO: Evidentemente ha letto gli argomenti proposti dagli Avvocati della difesa di Moggi nel corso del processo di Napoli: già tutto detto e scritto abbondantemente.

Concludendo:

in tema di Calciopoli, sembra di assistere ad una penosa corsa giornalistica all’ultimo scoop, che tali non sono né possono essere; perché chi abbia appena superficialmente seguito l’affaire, dovrebbe aver ormai capito che tutto, o quasi, quello che si doveva dire e sapere è già emerso: nei tribunali sportivi e ordinari; sulla stampa; sulle inchieste televisive; e perfino nelle dichiarazioni dei responsabili delle Strutture Ufficiali addette ai lavori.

Le ulteriori novità, se ci saranno, non potranno che riguardare che l’accertamento delle responsabilità dell’accaduto (e del non accaduto!); quindi, la chiamata in causa dei livelli decisionali, sotto ogni profilo, anche della giustizia sportiva (che si è “chiamata fuori” ad ogni livello o grado di giurisdizione); in primis, i Presidenti di Coni e FIGC.

Ma ciò, in questo Paese, generalmente, non è fattibile; al meglio, si chiude per prescrizione.

sabato 19 novembre 2011

Il valore di una sentenza di primo grado (in Italia)

Capisco che oggigiorno, in era telematica, trattare di un argomento (nella specie, del valore sociale da riconoscere alla sentenza del processo di Napoli su Calciopoli)  a circa dieci giorni dalla sua divulgazione mediatica, può apparire alquanto inusuale oltre che inattuale.

Perciò, ritengo quanto mai opportuna una brevissima premessa: corrisponde al mio abitus (mentale, non certo sartoriale) documentarmi, capire per quanto possibile, e, solo dopo, dire la mia. Come ho fatto in questo caso. Donde, i dieci giorni di ritardo.

Dunque, la sera dell’8 novembre scorso, alle ore 20, la Giudice Casoria ha così sentenziato: 16 condanne e 8 assoluzioni; confermato l'impianto accusatorio e condannato a 5 anni e 4 mesi Luciano Moggi per "promozione della associazione a delinquere a fini di frode sportiva"; escluse tutte le istanze risarcitorie contro la Juventus.

Ora, ritengo interessante ed utile  procedere con un breve excursus sulle prime valutazioni ed esternazioni in ordine ai vari aspetti del problema, apparse sui media,  nei giorni immediatamente successivi alla sentenza e, subito dopo, aggiungere le mie considerazioni.

IL DIRETTORE della Gazzetta dello Sport - 9.11.2011
“È chiaro che l'esito penale conferma per ora l'impianto delle sentenze che la giustizia sportiva ha già pronunciato in via definitiva. Abbiamo compreso (anche grazie alle nuove intercettazioni presentate dalla difesa di Moggi) che l'inchiesta fu lacunosa se non sul piano delle responsabilità penali, almeno sotto il profilo sportivo e che furono molte le società di blasone, Inter compresa, a rimanere impigliate in un sistema che non può e non deve più riproporsi. La Juve, per esempio, esce dal processo di Napoli completamente assolta dalla responsabilità civile che le era contestata anche se insiste a definire "giustizia sommaria" quella sportiva, che invece proprio sulla responsabilità oggettiva si basa.”

Considerazioni:
1)    questa sentenza di Napoli non “conferma” quella sportiva (finale) del 2006”. No, perché, se vogliamo dare un senso preciso alle parole che utilizziamo, possiamo solo dire che  la “riproduce”(che è cosa diversa da “conferma”): qualcuno l’ha definita, perfino, “sentenza fotocopia”. Come è stato possibile? . Lo vedremo più avanti.
2)    “abbiamo compreso anche grazie alle nuove intercettazioni presentate dalla difesa di Moggi...”: andiamo, Signor Direttore, diciamolo tutto e chiaro, non abbia pudori o reverenze nei confronti di chicchessia (!...): le cose le abbiamo conosciute soprattutto grazie alla relazione del Procuratore della giustizia sportiva  Palazzi;
3)    Il riferimento al concetto di “giustizia sommaria”  richiamato dalla Juve nel suo comunicato ( riportato al punto successivo),  si riferisce,  con ogni evidenza,  alla “procedura” adottata nel 2006; vale a dire  ai tempi, alle modalità, alla  parzialità delle prove esibite e, soprattutto, delle prove”escluse” dal processo (si rilegga la relazione del  Palazzi, per favore, e la tenga bene a mente!). Quindi, non si riferisce alla diversità (peraltro solo parziale) tra giustizia sportiva e giustizia ordinaria, come afferma lei. Lo avrebbe capito anche “un ragazzo delle elementari”(come si usa dire). Che facciamo, Direttore, giochiamo agli equivoci?

IL DIRETTORE di Tuttosport – 10.11.11
 “La sentenza di Napoli assolve la Juventus (unico fra i club coinvolti) dalla responsabilità civile a fronte di una richiesta danni per 120 milioni. Ciò significa che la Juventus è stata riconosciuta estranea alle attività del suo ex direttore generale. Non solo, siccome tale scissione non era stata riconosciuta dalla giustizia sportiva, la Juventus intende rivalersi sulla Figc. Nessuno degli avvocati del collegio difensivo si aspettava una mazzata così pesante. Erano convinti, gli avvocati di Moggi, Trofino e Prioreschi, di aver contribuito,  con le nuove prove, ad allargare il fronte dei colpevoli per dimostrare l’assenza di una vera “cupola”. Della bontà di questa strategia erano sicuri in molti, ma evidentemente non è stata accettata. Bisogna prendere atto della sentenza e avere il coraggio di voltare pagina” (SIC!).

LA JUVENTUS - 9.11.2011
“La sentenza odierna afferma la totale estraneità ai fatti contestati della Juventus, che presso il tribunale di Napoli era citata in giudizio come responsabile civile a titolo di responsabilità oggettiva ai sensi dell'articolo 2049 c.c. Tale decisione, assunta all'esito di un dibattimento approfondito e all'analisi di tutte le prove, stride con la realtà di una giustizia sportiva sommaria dalla quale Juventus è stata l'unica società gravemente colpita e l'unica a dover pagare con due titoli sottratti, dopo aver conseguito le vittorie sul campo, con una retrocessione e con relativi ingenti danni”.

Considerazioni:
1)    L’aver escluso, in sentenza, la responsabilità risarcitoria  della  Juventus ex art. 2049 (simile alla “responsabilità oggettiva” prevista dall’ordinamento della giustizia sportiva- chiaro , Direttore della Gazzetta?), e sebbene  trattasi solo del primo grado della giustizia ordinaria, ciò dovrebbe essere già sufficiente  affinchè  la FIGC  iniziasse la revisione del processo sportivo del 2006. Neanche a parlarne!
2)    Uno dei punti più oscuri di questa sentenza di Napoli , è, appunto,  l’evidente disconoscimento, come se nulla fosse stato portato in aula, delle circa 170.000 intercettazioni sfuggite ( ...?),  al processo sportivo del 2006; con la conseguenza, quasi ovvia, della “riproduzione”,  in sede penale,  della sentenza sportiva(finale) adottata nel 2006  (donde,  la “sentenza fotocopia”).Sostanzialmente, due anni di dibattiti sulla  valutazione delle nuove prove esibite, dalla difesa non sono serviti a nulla;  quindi,   ci si domanda:  perché non è stata accolta la strategia difensiva? Proviamo a rispondere: perché le nuove prove (le  170.000 nuove intercettazioni esibite ) non sono state considerate, in qualche modo,  pertinenti all’oggetto della causa in discussione. Incredibile, ma può essere . E solo dalle motivazioni della sentenza (cioè fra tre mesi!) scopriremo l’arcano. Non possiamo che attendere.
3)    La Juve prenda atto della sentenza e volti  pagina. Andiamo, Direttore di Tuttosport, non diciamo sconcezze. Siamo al primo grado e cioè, come vedremo meglio in appresso e nelle “conclusioni”  di questo articolo, ad una sentenza, il cui valore, nel sistema della giustizia ordinaria italiana, è quasi vicino allo zero. E lei chiede ( ad  un presunto innocente), di rinunciare ai milioni (oltre 400) di euro di danni subiti?.  Incredibile e sconvolgente. Una domanda Direttore: se questo interessato (presunto innocente) fosse lei, rinuncerebbe ai successivi gradi di giustizia e, quindi, alla possibilità di recuperare i suoi 400 milioni di euro?. Non si preoccupi, non attendiamo risposta. Troppo ovvia.

LO SCONCERTO QUOTIDIANO - Corriere della Sera  9.11.11
“La sentenza di Napoli su Calciopoli dice che allora era tutto vero(SIC!) Moggi guidava un’organizzazione che mirava ad alterare i risultati. La condanna è molto dura e non lascia spazio a interpretazioni (secondo SIC!). Confesso di essere sorpreso, mi è sempre sembrata esagerata l’accusa di associazione a delinquere. Così come mi era sembrato sbagliato togliere il secondo scudetto. La sentenza di ieri dice che sbagliavo (terzo SIC!).  La condanna non riguarda un episodio, riguarda un’intera gestione. Ci sono dentro anni e anni di calcio che siamo condannati a guardare in modo diverso. Se hanno ragione i giudici del tribunale di Napoli, che calcio abbiamo visto negli anni di Moggi? O c’è ancora chi pensa sia tutto un equivoco, peggio, un complotto?”.

Considerazioni:
Anche lei; anche lei cambia opinione di fronte ad una “sentenza” (si fa per dire, perché così la chiamano) di primo grado che, nel nostro sistema di giustizia ordinaria,  vale quasi zero? e addirittura ancora prima di leggerne le motivazioni? Dottor Sconcerti , si ricordi che il suo cognome non l’autorizza in alcun modo dall’assumere decisioni “sconcertanti”. Certo, possiamo capire che, in ragione della sua venerabile età , ormai si esprima più con la sensibilità (del cuore) che con il raziocinio (della mente). Più per belle espressioni idiomatiche,  che per  aderenza alla sostanza dei fatti. Pazienza. La comprendiamo ma, ovviamente , no siamo d’accordo.

LO SCONCERTO QUAOTIDIANO - Corsera - 11.11.11
“La sentenza di Napoli ha ancora di più diviso la gente, soprattutto juventini e interisti. Con un avvertimento: sta diventando un problema solo vostro(SIC!) quindi eccessivo, inutile per tutti gli altri. Si può dimenticare o farsene semplicemente e civilmente una ragione?”
Considerazioni:
Spiacente Dottor Sconcerti; anche stavolta (nonostante la bellezza idiomatica...) è fuori dalla realtà e dalla sostanza delle cose. Il problema, certo, ha rilevanza, in primis, per la Juventus (e relativi tifosi); poi per l’Inter ( e relativi  tifosi).  Ma non basta, caro Sconcerti! dimentica le malefatte di una  FIGC e relativi Commissario (Guido Rossi) e  Presidente        (Giancalo Abete); dimentica le “incompetenze” espresse dagli Organi di giustizia sportiva; dimentica il CONI e relativo presidente Petrucci(che dopo anni di silenzio, ora è esploso); dimentica il modo dell’AIA (cioè degli arbitri); dimentica le 170.000 intercettazioni; dimentica la relazione Palazzi: dobbiamo continuare? non basta ancora?. E allora, il problema, caro Sconcerti, è proprio il contrario di quello che lei dice: il problema è di tutto il “sistema calcio italiano”, dal primo funzionario responsabile, all’ultimo dei tifosi.
Altro che “problema solo vostro,juventini ed interisti, inutile per tutti gli altri”. Idee fuori dal mondo. Insostenibili, con ogni buona volontà!

LIBERO - 9.11. 11
“Ci sono sentenze che sorprendono e altre che non sorprendono. Quella partorita dopo un lustro di chiacchiere e colpi di scena nell’aula 216 del tribunale di Napoli ha sbalordito tutti quanti: non colpevolisti, colpevolisti, menefreghisti, informatissimi. Si può essere amici di Moggi o acerrimi nemici, si può tifare la Juve, l’Inter, l’Oratorio Mariuccia. Si può amare il calcio o detestarlo; ma quel che è accaduto ieri deve far riflettere tutti quanti. La sentenza di ieri dice una cosa più di altre: sforzarsi di dimostrare la propria innocenza a volte non basta. Succede quando l’opinione pubblica vive di un imprinting vecchio cinque anni. Nel 2006 per tutti Moggi era un Padrino. Non importa, ora, se il suo lavoro e quello dei suoi avvocati ha stravolto le carte. C’è di che preoccuparsi, soprattutto quando ti accorgi che, calcio o “vita”, certe consuetudini non cambiano”.

Considerazioni e conclusione:
Perfetto. Ci siamo. Nonostante le espressioni talora poco eleganti (a differenza di quelle, talora sublimi nella forma ma cervellotiche nella sostanza, del Dottor Sconcerti), qui ritroviamo  in pieno il nostro pensiero, la nostra conclusione e la giustificazione  del “Titolo” di questo articolo; e cioè: quanto vale, oggi, nel nostro sistema di giustizia ordinaria, una sentenza di primo grado?
La generalità degli italiani (in particolare, quelli che hanno avuto la sfortuna di sperimentarla personalmente) credo ne fosse già cosciente: vale pressochè zero. E questa sentenza di Napoli ne è una eclatante conferma: ha copiato la sentenza sportiva del 2006. Perciò, sottoscriviamo tutto quello che afferma “Libero”: rileggetelo, per cortesia.
Ci sarebbe, ora, da domandarsi perché questo accade. Ma il discorso si farebbe troppo lungo, col rischio di tediare i lettori. Forse, faremo un seguito su questo “perché”.

Aldo