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lunedì 25 aprile 2011

Due sex symbol per Pepsi (e Twitter)

Carino il recente spot della Pepsi, starring Sofia Vergara e David Beckham. Lei è una formosissima attrice colombiana, attualmente famosa – oltre che per le sue curve – per la sua partecipazione alla serie Modern Family; lui lo conoscete e lo conoscono tutti.
            Su una spiaggia di Los Angeles, alla formosissima viene voglia di rinfrescarsi un po’ con una bella Diet Pepsi. Il problema è che la coda al baraccozzo è lunga eterna. Cosa fa la formosissima? Prende in mano il suo smartphone, va su Twitter e scrive che ha appena visto Beckham sul molo: insomma, la più vecchia delle gag. Ovviamente tutte le signore e signorine in coda al baraccozzo non solo hanno uno smartphone in mano, ma stanno anche guardando Twitter – effettivamente molto popolare negli USA – e sono iscritte alla pagina di Sofia Vergara – effettivamente molto popolare, ma immagino più presso il pubblico maschile –. Fuggi fuggi generale dal baraccozzo, con direzione molo per ammirare Becks.
            La formosissima, opportunamente inquadrata da dietro mentre si dirige al baraccozzo, può così godersi la sua Diet Pepsi. Dopo il claim, la coda con Becks.

Clicca il link qui sotto per vedere il video dello spot:

mercoledì 30 marzo 2011

Moderno martire sportivo

C’è un uomo 46enne, che vive alla periferia di Liegi, in Belgio. Ha una moglie e due figli, ma viene praticamente costretto a vivere lontano da loro, per paura di perdere il diritto al sussidio pubblico. Non ha un lavoro, nemmeno saltuario, ed è stato dimenticato da tutti: è uscito miracolosamente dal tunnel dell’alcol e ora tira avanti solamente grazie appunto a un sussidio statale di meno di 700 Euro al mese.
            Eppure quest’uomo per lo sport europeo, e per il calcio in particolare, è stato probabilmente il giocatore più importante degli ultimi vent’anni: forse più di Nedved, Stankovic o Seedorf (giusto per fare degli esempi), se non altro perché molto probabilmente questi ultimi tre, se non fosse stato per lui, non sarebbero mai venuti a giocare in Italia.
            Sto parlando di Jean-Marc Bosman, proprio quello della famosa Sentenza Bosman, che il 15 dicembre 1995 sancì la possibilità per i calciatori professionisti aventi cittadinanza dell'Unione Europea di trasferirsi gratuitamente a un altro club alla scadenza del contratto con l'attuale squadra – il vero punto di svolta del cambio del potere contrattuale tra società e calciatori. Fateci caso: da quel periodo in avanti gli ingaggi dei calciatori si sono moltiplicati.
            Dopo tanti anni di silenzio, Bosman ha deciso di vuotare il sacco e ha rilasciato un’intervista al quotidiano UK The Sun. Alcuni virgolettati riportati dai maggiori siti italiani di informazione sportiva sono molto duri e critici nei confronti dell’ambiente. L’ex calciatore belga avrebbe infatti dichiarato: “È stata molto dura perché sono l’unico ad aver pagato. Con quello che ho incassato da quella sentenza pagherei un solo giorno dello stipendio di Wayne Rooney. Tutti i soldi sono stati mangiati dagli avvocati e dalle spese processuali”.
            La parte più brutta delle sue dichiarazioni, quella che si riferisce all’escalation di avvenimenti che fa di Bosman una sorta di martire moderno dello sport, sotto un certo punto di vista recita così: “Sono finito in depressione e ho cominciato a bere. Stavo sempre in casa e bevevo di tutto, birra o vino […] Voglio solo che mi sia riconosciuto il merito di ciò che ho fatto: la gente deve sapere che esiste una legge Bosman, ma esiste anche un ragazzo che per quella legge è diventato un alcolizzato”.
            Persino l’idea della partita d’addio è tramontata e Bosman ha dovuto accontentarsi di un match contro il Lille, davanti a meno di duemila anime.

            Gonfio, grasso, pelato e triste, Jean-Marc Bosman sembra un’altra persona rispetto a quella che ha battagliato e vinto in tribunale per i propri (e dei colleghi) diritti professionali.
L’odissea di Bosman inizia nel 1988 quando il belga, dopo aver giocato per anni nello Standard Liegi, la sua squadra del cuore, passa all’RFC Liegi. Alla fine del contratto, però, nel 1990, la società si rifiutò di rinnovargli la fiducia e Bosman si ritrovò senza un lavoro. Provò quindi ad offrirsi ad alcune squadre francesi, tra cui il Dunkerque: sembra impensabile ora se si considera la situazione degli svincolati, ma l’RFC Liegi gli rifiutò il trasferimento. Eh sì, allora si poteva: non ti rinnovavano il contratto (ergo, non prendevi soldi), ma potevano impedirti di passare ad un’altra squadra! Bosman decise di portare il caso in tribunale, giocando nel frattempo nelle serie minori (dilettantistiche) francesi e addirittura sull’isola di Reunion, nell’Oceano Indiano, pur di sbarcare il lunario.
            Quando tornò in patria aveva ormai addosso l’etichetta di “giocatore a rischio”: trovò, sì, un ingaggio, con lo Charleroi, ma la paga era inferiore al minimo sindacale, appena 650 sterline al mese. Due anni dopo lo Charleroi decise addirittura di non pagarlo più! Lui resistette a tutta prima, giocando per il divertimento, ma, come si sa, il divertimento non paga le bollette, e Bosman dovette ritornare a Liegi.
            A casa fu pure costretto all’umiliazione di trasformare il garage di casa dei suoi genitori in un monolocale, dove visse per addirittura due anni. Per tutta la durata di questi due anni, il suo avvocato e procuratore lo propose a tutti i club belgi, ricevendo sempre un NO come risposta. L’etichetta di “scomodo” che si era guadagnato per la sua battaglia in tribunale gli aveva segnato irrimediabilmente la carriera.
            Da lì poi la storica vittoria in tribunale del ’95 e la conseguente caduta nel tunnel della depressione e dell’alcolismo, due avvenimenti strettamente collegati: “La pressione attorno al mio caso è stata enorme. La Comunità Europea non voleva accusare il sistema, il mio avvocato sapeva che mi avrebbero fatto sputare sangue e mi disse che potevo fermarmi quando volevo, ma era una faccenda importante e sono andato avanti. In genere, quando vinci in tribunale ti senti libero, ma la stampa belga mi si è scatenata contro: sono finito in depressione e ho cominciato a bere sempre di più”.
            Ricoverato in ospedale nel 1997, sull’orlo del precipizio, Bosman ha avuto la forza di aggrapparsi alla vita e chiede ora un po’ di riconoscimento: “La mia vittoria nel processo Bosman è stata enorme, ma la vittoria più grande è stata quella contro l’alcool. Dovrei essere il giocatore più famoso del Belgio, ho il mio posto nella storia e ho combattuto a lungo per conquistarlo, ma nessuno mi conosce. Non voglio aver fatto tutto questo per niente. Sono felice che ora i miei colleghi guadagnino un sacco di soldi, non sono geloso di questo e ho dato la mia carriera affinchè non fossero più trattati come degli schiavi. Voglio solo che il merito mi sia riconosciuto e che la gente sappia che come esiste una legge Bosman esiste anche un ragazzo che per quella legge ha dato tutto e che per questo è diventato un alcolizzato”.

sabato 5 marzo 2011

Il fake del momento: il video del Borussia Dortmund

Sta spopolando sulla Rete, con oltre 340mila visualizzazioni su YouTube. Non lo avete ancora visto? È il viral video del Borussia Dortmund, squadra che, nonostante stia dominando la Bundesliga in lungo e in largo, non è mediaticamente all’altezza delle grandi d’Europa. E forse è proprio per questo che questo video è stato girato, guarda caso proprio la settimana successiva alla vittoria dei giallo-neri all’Allianz Arena per 1-3.
            Il video però è palesemente il classico fake da Internet: il centrocampista Nuri Sahin calcia il pallone con il suo sinistro magico dalla porta anteriore del pullman del Borussia, in corsa su un’autostrada; il pallone rimbalza contro un ponte e rimbalza indietro di nuovo verso il pullman, dritto dritto tra le braccia del portiere Roman Weidenfeller che spunta dall’ultimo finestrino in coda al pullman…
            La voce di corridoio vuole che dietro al video ci sia la Seat. Effettivamente si nota molto bene (con tanto di zoom e primo piano) una Seat Ibiza in autostrada davanti al pullman che poi la supera.

Il video:

lunedì 7 febbraio 2011

What so proudly we watched at the twilight's last reaming

“Ero presa dal pathos dell’inno e mi sono sbagliata. Posso solo sperare che tutti abbiano sentito il mio amore per questo Paese e il vero spirito dell’inno”. Più o meno queste le parole che Christina Aguilera ha detto per difendersi dalle tantissime critiche che le sono state mosse per aver sbagliato il testo dell’inno USA. Eh vabbè, un errore, una gaffe può capitare a tutti (vero, Marchisio?)…
Il problema è che l’inno lo stava cantando prima del 45° Super Bowl, a mani basse i minuti di TV più visti negli USA (a parte rari casi particolari, tipo i funerali di Lady D o il servizio commemorativo di Michael Jackson): si parla di record di telespettatori con 111 milioni di teste davanti al match più atteso dell’anno. E ovviamente l’eco amplifica la gaffe della cantante trentenne, che tra l’altro non era alla prima esibizione dell’inno prima di un evento sportivo (già a 11 anni cantava prima delle finali di Stanley Cup di hockey! Vedere per credere: http://www.youtube.com/watch?v=leTzT3v_mls).
È poi curioso andare a vedere l’errore nel dettaglio, perché l’indignazione dei tifosi al Cowboys Stadium di Dallas e davanti alla TV è nata sì dal fatto che la Aguilera abbia sbagliato le parole, ma anche dal fatto che le parole “ri-adattate” abbassino di molto il tono epico di Star-spangled banner. Gli statunitensi sono di solito molto patriottici quando si tratta della bandiera, che appunto è anche il titolo e l’oggetto del testo dell’inno. Questa è la prima strofa dell’inno:

Oh, say can you see, by the dawn's early light,
What so proudly we hailed at the twilight's last gleaming?
Whose broad stripes and bright stars, through the perilous fight,
O'er the ramparts we watched, were so gallantly streaming?

Di', puoi vedere alle prime luci dell'alba
ciò che abbiamo salutato fieri all'ultimo raggio del crepuscolo?
Le cui larghe strisce e brillanti stelle, nella battaglia pericolosa,
sui bastioni che sorvegliavamo, sventolavano valorosamente?

“Bastioni”, “fieri”, “valorosamente”, “battaglia”… Un inno epico insomma, come è giusto che sia. Questa invece la versione di Christina Aguilera (in grassetto il verso incriminato):

Oh, say can you see, by the dawn's early light,
What so proudly we hailed at the twilight's last gleaming?
Whose broad stripes and bright stars, through the perilous fight,
What so proudly we watched at the twilight's last reaming?

Di', puoi vedere alle prime luci dell'alba
ciò che abbiamo salutato fieri all'ultimo raggio del crepuscolo?
Le cui larghe strisce e brillanti stelle, nella battaglia pericolosa,
ciò che abbiamo guardato fieri all’ultima alesatura del crepuscolo?

            Al di là delle parole sbagliate, ma … alesatura? Esiste in italiano, ma forse è usato solo in ambito tecnico (io non sapevo dell’esistenza di questa parola), fatto sta che indica un oggetto che corregge il diametro dei buchi, detta terra terra; eh, ma in America il corrispettivo reaming è un vocabolo più noto del nostro alesatura, e se lo canti nell’inno al Super Bowl, riferito alla bandiera a stelle e strisce crea degli inconvenienti.
Su un sito web, un giornalista (o un semplice commentatore) che l’ha messa sul ridere ha commentato: “The twilight’s last reaming? That sounds painful. And pornographic. And kinda sexy now that I think about it” à “L’ultima alesatura del crepuscolo? Suona doloroso. E pornografico. E alquanto sexy ora che ci penso”. Ma non tutti gli americani l’hanno presa così bene…

“And now, to honor America, five-time Grammy Award winner…Christina Aguilera”

PS: per la cronaca, i Green Bay Packers hanno battuto i Pittsburgh Steelers 31-25 e si sono aggiudicati il loro 4° titolo NFL.

venerdì 24 dicembre 2010

Federer e Nadal, due veri campioni

I due assi del tennis mondiale, che si sfidano ormai da anni nel circuito ATP, si sono affrontati due volte negli ultimi giorni: una volta a Zurigo, in casa di Federer, e una volta a Madrid, in casa di Nadal.
Si è trattato di due partite di esibizione, organizzate dai numeri 1 e 2 del ranking mondiale per raccogliere fondi per le rispettive Fondazioni di beneficenza. Missione compiuta: il Caja Magica di Madrid, palazzetto nel quale si è svolto il “ritorno” della sfida è stato facilmente riempito – 11442 spettatori.

Federer ha dichiarato: “Siamo stati numero uno e numero due del mondo per così tanto tempo che si è sviluppata una grande rivalità tra noi. Alla gente fa piacere vederci giocare, per me è molto bello. Ci siamo messi in moto e siamo riusciti a organizzare questo doppio evento ed è stato un gran successo in termini di biglietti venduti e attenzione mediatica. È un sogno diventato realtà”.

C’è chi sostiene che sia più signorile fare beneficienza in silenzio, senza finire sui giornali per farsi belli agli occhi del pubblico. A parte il fatto che in questo caso non sarebbe stato possibile, e che magari i due campioni del tennis questo già lo fanno per conto proprio, credo che quando si tratta di fare beneficienza vada anche bene guadagnarci in pubblicità: l’importanza di aiutare chi ne ha bisogno prevale sulle altre considerazioni.

Per la cronaca: il match di Zurigo l’ha vinto Federer, mentre quello di Madrid l’ha vinto Nadal, quasi fatto apposta per far vincere il beniamino di casa. E invece le due partite sono state anche agonisticamente molto valide – la rivalità in campo tra i due c’è e si vede – e hanno offerto al pubblico un ottimo spettacolo.

Video tratto da un TG spagnolo:
http://www.youtube.com/watch?v=ChBL2nqrZcA

sabato 13 novembre 2010

World Peace Award per Roberto Baggio

Già da qualche giorno è uscita la notizia che il comitato composto dai Premi Nobel per la pace ha scelto Roberto Baggio come vincitore del World Peace Award per il 2010.

Si tratta di un grande riconoscimento per l'ex calciatore di Caldogno, ora dirigente, che si è sempre distinto, in campo e fuori, per un'estrema correttezza e una grande generosità.
Oltre ad essere stato un fantastico calciatore (tra gli italiani forse il migliore, sicuramente il più famoso di ogni epoca), il Divin Codino ha infatti contribuito a parecchie opere benefiche e sociali, tra le quali la ricostruzione di aree devastate dal terremoto ad Haiti e la liberazione di di Aung San Suu Kyi.

Lui sì, è stato e continua ad essere un esempio di comportamento non solo per i bambini che hanno seguito il calcio, ma anche per diversi suoi (ex) colleghi calciatori, che settimanalmente si rendono protagonisti di episodi spiacevoli, dentro e fuori dal terreno di gioco.

La notizia sul sito ufficiale di Roberto Baggio:

Il gol di Italia '90 alla Cecoslovacchia:

martedì 26 ottobre 2010

Addio polpo Paul

È morto nell'acquario di Oberhausen (Germania) il polpo Paul, divenuto famoso per i suoi "pronostici" azzeccati per i match dei mondiali di calcio in Sudafrica.
Otto su otto per il polpo, che aveva indovinato l'esito di tutte e sette le partite della compagine tedesca (le viittorie contro Australia, Ghana, Inghilterra, Argentina e Uruguay e le sconfitte con Serbia e Spagna) e quello della finale tra Spagna e Olanda.
Chissà se è già finito in padella...