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mercoledì 14 dicembre 2011

Tavolo o Tavolata?

Immagino che la generalità degli sportivi, in particolare quelli di fede Juventina e di fede Interista, sapranno che oggi è il 14 dicembre 2011: cioè il giorno del “Tavolo” organizzato dal Coni.
Al riguardo, questo, è il pensiero del Presidente della FIGC Abete, espresso negli ultimi giorni, in varie occasioni:


"Penso che andiamo al tavolo con grande serenità, è un momento importante di confronto, un'occasione di chiarimento collegata ad una progettualità. C'è una necessità per tutti di guardare avanti, per il Paese e per il mondo del calcio. La Figc andrà con lo spirito giusto, sapendo che ha un ruolo di terzietà rispetto ai tanti interessi legittimi e alle faziosità fisiologiche del mondo del calcio. La Federcalcio, per cultura istituzionale, ritiene che questo incontro sia giusto, ma non si farà strattonare. Siamo molto disponibili, ma non subiremo pressioni che determinino delle forzature. Mi aspetto che i problemi vengano affrontati nel modo giusto, e cercheremo, a conclusione di questa chiacchierata, di fare una sintesi. È scorretto nei confronti dei protagonisti fare delle previsioni. I dirigenti si siederanno al tavolo con lo spirito giusto. Sarà un bel lavoro per tutti”.

E questo è il pensiero del Presidente del CONI, Petrucci, espresso negli ultimi giorni, in varie occasioni:

"C'è mancanza di rispetto per le regole e per l'etica… Se va avanti così (il calcio, ndr) sarà commissariato dall'opinione pubblica. Condivido quello che ha fatto la Figc, e il Tnas l'ha confermato. Perché è sbagliata quella decisione e chi lo ha detto che non è giusta? Poi ognuno faccia i ricorsi che vuole, Abete non ha sbagliato, ce ne fossero come lui. Non so se sia giusto aver dato quello scudetto all'Inter, non sta al Coni dirlo. Le regole però sono state rispettate e per il Coni il discorso è chiuso. Una Federazione ben diretta e lo difendo e lo difenderò sempre il presidente Abete perché sta facendo il suo dovere fino in fondo. Sottolineo l'ottimo lavoro del presidente della Figc, Giancarlo Abete: è attaccato perché non mostra i muscoli. I presidenti lo sapevano quando sono entrati nel mondo dello sport: i soldi sono loro, le regole sono nostre. Ci sono delle regole che valgono per tanti anni, scopriamo dopo tanti anni che non sono più valide, perché non si sa. Quando si hanno a cuore le sorti della propria squadra nello sport, si deve pensare che facendo un passo indietro se ne fanno due avanti. Io parlo anche di etica, etica. Tante volte ritirare un ricorso ti fa fare più bella figura che vincere una causa. Lei dice che è stata una giustizia parziale, ma io non la definisco tale, perché deve essere stata una giustizia parziale? Lo diciamo noi? Ma perché? Noi sappiamo più dei magistrati? Invito ad essere meno tifosi e di usare il buonsenso, perché il tifo tante volte quando eccede non è un tifo buono, è un tifo malsano. Questo dico. Col buonsenso si va dappertutto".

Bene. Una domanda: qualcuno è in grado di dirci di cosa si parlerà, oggi, a questo “Tavolo”?
Noi non lo abbiamo capito, nonostante (ma forse proprio per questo?) la notevole quantità di argomentazioni  esternate dai due personaggi e come sopra fedelmente riportate.

Esternazioni frutto di stati confusionali, che consentono di esprimere solo frasi fatte, burocratese e sindacalese esasperato, flash di pensieri contorti, senza capo né coda, senza logica: caratteristiche, appunto, di stati confusionali. E che, alla fine, servono solo a confondere anche le idee altrui.

A conferma di ciò, vorrei porre in rilievo, un aspetto non emerso nella stampa “che conta”. Il 16 Novembre scorso, tra  le 18,00 e le 19,00, ho avuto la fortuna (perché non sapevo che sarebbe accaduto) di assistere al botta e risposta tra Agnelli e Petrucci, in diretta SKY. Ho avuto, poi, l’accortezza di registrare il tutto su DVD.

Già in “diretta”, mi ero accorto dello stato confusionale del Petrucci; che, parlando, come si dice, “a braccio” (cioè senza leggere; cosa cui, evidentemente, non è abituato); che si manifestava attraverso parole inadeguate, salti di logica, e di argomenti, ma, soprattutto, la ripetitività quasi ossessiva (ho rivisto la registrazione ed ho contato:diciotto volte, in pochi minuti!!) caratteristica, appunto, di uno stato confusionale, di uno stesso concetto: “buon senso”. Fino all’indecoroso: “con il buon senso, non occorre la giustizia“.

Ecco il punto: in un momento di confusione mentale, quindi, senza rendersene conto, Petrucci, ha tirato fuori ciò che covava dentro e che, probabilmente, è all’origine della organizzazione del “Tavolo”: la paura sprigionata dal ricorso della Juventus, al TAR, con richiesta di danni per oltre 400 milioni di €. Quindi, il tentativo di convincere la Juventus, attraverso l’organizzazione di una “Tavolata” (con tarallucci e vino buono, cercando di “ubriacare“ il giovine Agnelli) a ritirare il ricorso, portarlo quindi, al “buon senso” che supera la giustizia.

E allora, Caro Petrucci, ci dica: sono stati, questi, gli esempi di buon senso, cui si riferisce?

- Buonsenso è quello che usò la Federazione quando chiese a Caianiello un parere su "passaportopoli" ed usò mano leggerissima, senza mandare in B chi ci sarebbe dovuto andare?
- Buon senso fu quello di nominare Guido Rossi, faccendiere, già consigliere di Amministrazione dell’Inter, quale Commissario straordinario per la soluzione di Calciopoli?
- Buon senso è avere una miriade di organi di giustizia sportiva nessuno dei quali  si dichiara competente a risolvere il problema dello scudetto 2006?
- Buon senso fu quello del 2006 quando fu  usato il machete, assecondando le richieste dei media. (Gazzetta, in primis)?
- Buonsenso fu quello della Juve ad accettare la propria distruzione e la serie la B?;
- Buon senso è stato quello di far trascorrere i termini di prescrizione per non svolgere il processo sportivo a carico dell’Inter?
- il buonsenso è quello di non adeguarsi alle leggi europee?;
- il buon senso è stato quello di emanare sentenze ascoltando “il sentir comune” invece che seguire le regole di giustizia (dichiarazione ufficiale , alla stampa, di uno dei giudici)?;
- il buon senso è stato quello di soggiacere alle pressioni mediatiche e di ogni tipo che hanno costretto la Juventus ritirare il ricorso al TAR nel 2006?
- il buonsenso è quello che ha portato i "troppo tifosi" della Juventus a pacifiche marce dell'orgoglio e non ad assaltare caserme dei carabinieri, ad incendiare cassonetti o a lanciare motorini all’interno di uno stadio, come ben si è visto da cronache provenienti da altre sedi sportive?

E ci fermiamo. Perché Petrucci queste cose le sa bene. Meglio di noi, ovviamente. Solo che fa finta di non capire una cosa : che quelle sopra elencate sono la vergogna dello sport italiano, e non dimostrazioni di “buon senso”.

E allora, cosa ci faranno intorno al “Tavolo”, oggi, questi Signori? A parlare di “buon senso”? cioè del nulla?
Dice bene Moratti (quando ci vuole, ci vuole): “ci andrò, sono curioso!“; ben detto. Anche noi siamo curiosi!

Ed allora, ribadiamo quanto già prospettato  il giorno dopo l’idea di organizzare questo “Tavolo”: portateci anche Berlusconi e Galliani (barzellettieri rinomati), un po’ di tarallucci e del vino altrettanto rinomato, e la “Tavolata” è ben servita.

Buone risate a tutti!

Aldo

sabato 19 novembre 2011

Il valore di una sentenza di primo grado (in Italia)

Capisco che oggigiorno, in era telematica, trattare di un argomento (nella specie, del valore sociale da riconoscere alla sentenza del processo di Napoli su Calciopoli)  a circa dieci giorni dalla sua divulgazione mediatica, può apparire alquanto inusuale oltre che inattuale.

Perciò, ritengo quanto mai opportuna una brevissima premessa: corrisponde al mio abitus (mentale, non certo sartoriale) documentarmi, capire per quanto possibile, e, solo dopo, dire la mia. Come ho fatto in questo caso. Donde, i dieci giorni di ritardo.

Dunque, la sera dell’8 novembre scorso, alle ore 20, la Giudice Casoria ha così sentenziato: 16 condanne e 8 assoluzioni; confermato l'impianto accusatorio e condannato a 5 anni e 4 mesi Luciano Moggi per "promozione della associazione a delinquere a fini di frode sportiva"; escluse tutte le istanze risarcitorie contro la Juventus.

Ora, ritengo interessante ed utile  procedere con un breve excursus sulle prime valutazioni ed esternazioni in ordine ai vari aspetti del problema, apparse sui media,  nei giorni immediatamente successivi alla sentenza e, subito dopo, aggiungere le mie considerazioni.

IL DIRETTORE della Gazzetta dello Sport - 9.11.2011
“È chiaro che l'esito penale conferma per ora l'impianto delle sentenze che la giustizia sportiva ha già pronunciato in via definitiva. Abbiamo compreso (anche grazie alle nuove intercettazioni presentate dalla difesa di Moggi) che l'inchiesta fu lacunosa se non sul piano delle responsabilità penali, almeno sotto il profilo sportivo e che furono molte le società di blasone, Inter compresa, a rimanere impigliate in un sistema che non può e non deve più riproporsi. La Juve, per esempio, esce dal processo di Napoli completamente assolta dalla responsabilità civile che le era contestata anche se insiste a definire "giustizia sommaria" quella sportiva, che invece proprio sulla responsabilità oggettiva si basa.”

Considerazioni:
1)    questa sentenza di Napoli non “conferma” quella sportiva (finale) del 2006”. No, perché, se vogliamo dare un senso preciso alle parole che utilizziamo, possiamo solo dire che  la “riproduce”(che è cosa diversa da “conferma”): qualcuno l’ha definita, perfino, “sentenza fotocopia”. Come è stato possibile? . Lo vedremo più avanti.
2)    “abbiamo compreso anche grazie alle nuove intercettazioni presentate dalla difesa di Moggi...”: andiamo, Signor Direttore, diciamolo tutto e chiaro, non abbia pudori o reverenze nei confronti di chicchessia (!...): le cose le abbiamo conosciute soprattutto grazie alla relazione del Procuratore della giustizia sportiva  Palazzi;
3)    Il riferimento al concetto di “giustizia sommaria”  richiamato dalla Juve nel suo comunicato ( riportato al punto successivo),  si riferisce,  con ogni evidenza,  alla “procedura” adottata nel 2006; vale a dire  ai tempi, alle modalità, alla  parzialità delle prove esibite e, soprattutto, delle prove”escluse” dal processo (si rilegga la relazione del  Palazzi, per favore, e la tenga bene a mente!). Quindi, non si riferisce alla diversità (peraltro solo parziale) tra giustizia sportiva e giustizia ordinaria, come afferma lei. Lo avrebbe capito anche “un ragazzo delle elementari”(come si usa dire). Che facciamo, Direttore, giochiamo agli equivoci?

IL DIRETTORE di Tuttosport – 10.11.11
 “La sentenza di Napoli assolve la Juventus (unico fra i club coinvolti) dalla responsabilità civile a fronte di una richiesta danni per 120 milioni. Ciò significa che la Juventus è stata riconosciuta estranea alle attività del suo ex direttore generale. Non solo, siccome tale scissione non era stata riconosciuta dalla giustizia sportiva, la Juventus intende rivalersi sulla Figc. Nessuno degli avvocati del collegio difensivo si aspettava una mazzata così pesante. Erano convinti, gli avvocati di Moggi, Trofino e Prioreschi, di aver contribuito,  con le nuove prove, ad allargare il fronte dei colpevoli per dimostrare l’assenza di una vera “cupola”. Della bontà di questa strategia erano sicuri in molti, ma evidentemente non è stata accettata. Bisogna prendere atto della sentenza e avere il coraggio di voltare pagina” (SIC!).

LA JUVENTUS - 9.11.2011
“La sentenza odierna afferma la totale estraneità ai fatti contestati della Juventus, che presso il tribunale di Napoli era citata in giudizio come responsabile civile a titolo di responsabilità oggettiva ai sensi dell'articolo 2049 c.c. Tale decisione, assunta all'esito di un dibattimento approfondito e all'analisi di tutte le prove, stride con la realtà di una giustizia sportiva sommaria dalla quale Juventus è stata l'unica società gravemente colpita e l'unica a dover pagare con due titoli sottratti, dopo aver conseguito le vittorie sul campo, con una retrocessione e con relativi ingenti danni”.

Considerazioni:
1)    L’aver escluso, in sentenza, la responsabilità risarcitoria  della  Juventus ex art. 2049 (simile alla “responsabilità oggettiva” prevista dall’ordinamento della giustizia sportiva- chiaro , Direttore della Gazzetta?), e sebbene  trattasi solo del primo grado della giustizia ordinaria, ciò dovrebbe essere già sufficiente  affinchè  la FIGC  iniziasse la revisione del processo sportivo del 2006. Neanche a parlarne!
2)    Uno dei punti più oscuri di questa sentenza di Napoli , è, appunto,  l’evidente disconoscimento, come se nulla fosse stato portato in aula, delle circa 170.000 intercettazioni sfuggite ( ...?),  al processo sportivo del 2006; con la conseguenza, quasi ovvia, della “riproduzione”,  in sede penale,  della sentenza sportiva(finale) adottata nel 2006  (donde,  la “sentenza fotocopia”).Sostanzialmente, due anni di dibattiti sulla  valutazione delle nuove prove esibite, dalla difesa non sono serviti a nulla;  quindi,   ci si domanda:  perché non è stata accolta la strategia difensiva? Proviamo a rispondere: perché le nuove prove (le  170.000 nuove intercettazioni esibite ) non sono state considerate, in qualche modo,  pertinenti all’oggetto della causa in discussione. Incredibile, ma può essere . E solo dalle motivazioni della sentenza (cioè fra tre mesi!) scopriremo l’arcano. Non possiamo che attendere.
3)    La Juve prenda atto della sentenza e volti  pagina. Andiamo, Direttore di Tuttosport, non diciamo sconcezze. Siamo al primo grado e cioè, come vedremo meglio in appresso e nelle “conclusioni”  di questo articolo, ad una sentenza, il cui valore, nel sistema della giustizia ordinaria italiana, è quasi vicino allo zero. E lei chiede ( ad  un presunto innocente), di rinunciare ai milioni (oltre 400) di euro di danni subiti?.  Incredibile e sconvolgente. Una domanda Direttore: se questo interessato (presunto innocente) fosse lei, rinuncerebbe ai successivi gradi di giustizia e, quindi, alla possibilità di recuperare i suoi 400 milioni di euro?. Non si preoccupi, non attendiamo risposta. Troppo ovvia.

LO SCONCERTO QUOTIDIANO - Corriere della Sera  9.11.11
“La sentenza di Napoli su Calciopoli dice che allora era tutto vero(SIC!) Moggi guidava un’organizzazione che mirava ad alterare i risultati. La condanna è molto dura e non lascia spazio a interpretazioni (secondo SIC!). Confesso di essere sorpreso, mi è sempre sembrata esagerata l’accusa di associazione a delinquere. Così come mi era sembrato sbagliato togliere il secondo scudetto. La sentenza di ieri dice che sbagliavo (terzo SIC!).  La condanna non riguarda un episodio, riguarda un’intera gestione. Ci sono dentro anni e anni di calcio che siamo condannati a guardare in modo diverso. Se hanno ragione i giudici del tribunale di Napoli, che calcio abbiamo visto negli anni di Moggi? O c’è ancora chi pensa sia tutto un equivoco, peggio, un complotto?”.

Considerazioni:
Anche lei; anche lei cambia opinione di fronte ad una “sentenza” (si fa per dire, perché così la chiamano) di primo grado che, nel nostro sistema di giustizia ordinaria,  vale quasi zero? e addirittura ancora prima di leggerne le motivazioni? Dottor Sconcerti , si ricordi che il suo cognome non l’autorizza in alcun modo dall’assumere decisioni “sconcertanti”. Certo, possiamo capire che, in ragione della sua venerabile età , ormai si esprima più con la sensibilità (del cuore) che con il raziocinio (della mente). Più per belle espressioni idiomatiche,  che per  aderenza alla sostanza dei fatti. Pazienza. La comprendiamo ma, ovviamente , no siamo d’accordo.

LO SCONCERTO QUAOTIDIANO - Corsera - 11.11.11
“La sentenza di Napoli ha ancora di più diviso la gente, soprattutto juventini e interisti. Con un avvertimento: sta diventando un problema solo vostro(SIC!) quindi eccessivo, inutile per tutti gli altri. Si può dimenticare o farsene semplicemente e civilmente una ragione?”
Considerazioni:
Spiacente Dottor Sconcerti; anche stavolta (nonostante la bellezza idiomatica...) è fuori dalla realtà e dalla sostanza delle cose. Il problema, certo, ha rilevanza, in primis, per la Juventus (e relativi tifosi); poi per l’Inter ( e relativi  tifosi).  Ma non basta, caro Sconcerti! dimentica le malefatte di una  FIGC e relativi Commissario (Guido Rossi) e  Presidente        (Giancalo Abete); dimentica le “incompetenze” espresse dagli Organi di giustizia sportiva; dimentica il CONI e relativo presidente Petrucci(che dopo anni di silenzio, ora è esploso); dimentica il modo dell’AIA (cioè degli arbitri); dimentica le 170.000 intercettazioni; dimentica la relazione Palazzi: dobbiamo continuare? non basta ancora?. E allora, il problema, caro Sconcerti, è proprio il contrario di quello che lei dice: il problema è di tutto il “sistema calcio italiano”, dal primo funzionario responsabile, all’ultimo dei tifosi.
Altro che “problema solo vostro,juventini ed interisti, inutile per tutti gli altri”. Idee fuori dal mondo. Insostenibili, con ogni buona volontà!

LIBERO - 9.11. 11
“Ci sono sentenze che sorprendono e altre che non sorprendono. Quella partorita dopo un lustro di chiacchiere e colpi di scena nell’aula 216 del tribunale di Napoli ha sbalordito tutti quanti: non colpevolisti, colpevolisti, menefreghisti, informatissimi. Si può essere amici di Moggi o acerrimi nemici, si può tifare la Juve, l’Inter, l’Oratorio Mariuccia. Si può amare il calcio o detestarlo; ma quel che è accaduto ieri deve far riflettere tutti quanti. La sentenza di ieri dice una cosa più di altre: sforzarsi di dimostrare la propria innocenza a volte non basta. Succede quando l’opinione pubblica vive di un imprinting vecchio cinque anni. Nel 2006 per tutti Moggi era un Padrino. Non importa, ora, se il suo lavoro e quello dei suoi avvocati ha stravolto le carte. C’è di che preoccuparsi, soprattutto quando ti accorgi che, calcio o “vita”, certe consuetudini non cambiano”.

Considerazioni e conclusione:
Perfetto. Ci siamo. Nonostante le espressioni talora poco eleganti (a differenza di quelle, talora sublimi nella forma ma cervellotiche nella sostanza, del Dottor Sconcerti), qui ritroviamo  in pieno il nostro pensiero, la nostra conclusione e la giustificazione  del “Titolo” di questo articolo; e cioè: quanto vale, oggi, nel nostro sistema di giustizia ordinaria, una sentenza di primo grado?
La generalità degli italiani (in particolare, quelli che hanno avuto la sfortuna di sperimentarla personalmente) credo ne fosse già cosciente: vale pressochè zero. E questa sentenza di Napoli ne è una eclatante conferma: ha copiato la sentenza sportiva del 2006. Perciò, sottoscriviamo tutto quello che afferma “Libero”: rileggetelo, per cortesia.
Ci sarebbe, ora, da domandarsi perché questo accade. Ma il discorso si farebbe troppo lungo, col rischio di tediare i lettori. Forse, faremo un seguito su questo “perché”.

Aldo

giovedì 17 novembre 2011

Fare un passo indietro? No, avanti!

È molto probabile che sfondi una porta aperta, facendo rilevare come, in questo Paese, accade spesso che una parola, o una frase, venga continuamente usata, abusata, usata impropriamente, usata in modo stucchevole, esasperato ed esasperante.
E lo scalpore lo creano non tanto i media nella loro molteplice diversificazione, quanto, soprattutto, quelle persone e personaggi che, per lignaggio, funzioni e cultura, ci si aspetterebbe affrancati da tali storture espressive.

L’ultima (stortura espressiva): “fare un passo indietro”.
In genere, viene utilizzata con riferimento, e come invito o consiglio, ad una persona con la quale ci si trova (quantomeno) in contrapposizione  dialettica.
Potrei sbagliare, ma questa frase, a mio parere, andrebbe assegnata alla paternità del Segretario del PD, Onorevole Bersani, che, imperterrito, per mesi e mesi, ha continuato ad esternarla in ogni occasione e con ogni mezzo di comunicazione, con riferimento al (ormai ex) Capo del Governo On.le Berlusconi: ”Berlusconi faccia un passo indietro”. Immancabile. Come le previsioni del tempo. Tutte le sere, in tutti i telegiornali (ed altro).
Forse, qualcuno, spazientito, si starà domandando: e tutto questo cosa c’entra con lo sport? Arrivo.

È di ieri mattina questa esternazione : “La Juventus faccia un passo indietro”. È stato Moratti? Un giornalista della Gazzetta dello Sport? Un tifoso interista? Niente. La maleodorante esternazione (condita, peraltro, da altre “perle” indegne di cotanto personaggio e sulle quali soprassediamo per non dilungarci troppo) è stata fatta dal Presidente del CONI (massima carica dello sport italiano) Gianni Petrucci. Proprio uno di quei personaggi da cui non ti aspetteresti una frase del genere!
Ma qui è davvero cascato l’asino: nei modi, nei tempi e nella sostanza. Vediamo.

NEI MODI
L’intervista-bomba, rilasciata dal Petrucci è scoppiata ieri, di buon mattino, senza alcun preventivo segnale che ne facesse intuire l’arrivo (in realtà, come vedremo al punto successivo, qualcosa era accaduto, il giorno prima, che ne potesse far intuire lo sfogo). La generalità dei media, dei cronisti sportivi, della carta stampata (nella versione elettronica) e televisivi, sono rimasti spiazzati, non tanto per il particolare aspetto lessicale di cui ci stiamo qui occupando (figuriamoci, sono i primi, loro, ad abusarne...) quanto per la “durezza” inusitata delle espressioni utilizzate e per la fine maliziosità di attaccare la Juventus senza mai pronunciarla: bassezze, appunto, indegne.

Nel corso della mattinata, a quanto pare, il Petrucci sarebbe stato bersagliato di telefonate che ne stigmatizzavano l’operato; e non solo per le  forme e i modi; ma soprattutto per la sostanza non rispettosa dei fatti (ovviamente, riguardanti la Juventus, Calciopoli, ricorsi vari). In generale, lo si metteva all’erta, perché la Juventus avrebbe, certamente, “risposto per le rime”.

NEI TEMPI
Il giorno precedente l’esternazione di Petrucci, la Juventus, terminati tutti i gradi della giustizia sportiva, dichiaratisi tutti incompetenti (in tutti i sensi ?...), a decidere sulle varie richieste, e come aveva già preannunciato fin dal mese di agosto scorso, aveva presentato ricorso al TAR del Lazio con richiesta di risarcimento dei danni subiti dal 2006 (condanna sportiva), da parte della FIGC, per un importo complessivo di € 443.725.200 (con elencazione dei vari danni e relativi importi).

Ci sono fondati motivi per credere che questo sia stato l’elemento scatenante lo sfogo di Petrucci che, molto probabilmente, non deve averci dormito sopra, la notte precedente. Magari, pressato dal collega Abete, presidente della FIGC.

NELLA SOSTANZA
Ma, in sostanza, cosa ha chiesto Petrucci alla Juventus (puerilmente, senza mai nominarla)? Appunto: “di fare un passo indietro”. Cosa avrà voluto dire? Vediamo.

Dalle vicende che si sono succedute nel corso di una giornata convulsa trascorsa “a suon di comunicati“ (ed attraverso la mediazione del canale sportivo Tv “SKYSport“) tra Petrucci e la Juventus (nella persona del presidente Agnelli), possiamo dedurne e sintetizzare il pensiero di Petrucci nei modi che seguono:
- basta con i ricorsi della Juventus, ormai è un “doping  giudiziario” (parole testuali!);
- in particolare, ritirare il ricorso al Tar e relativa richiesta di risarcimento.

CONCLUSIONE E RISPOSTA DELLA JUVENTUS
Noi “non facciamo un passo indietro” ma chiediamo al CONI e a Petrucci di “fare un passo avanti”. Questa è stata la risposta della Juventus (in estrema sintesi).

Un passo avanti, in che modo? Convocando un tavolo politico!
Se la cosa non fosse davvero tragica, per il calcio italiano e per la Juventus in particolare, verrebbe da ridere: un tavolo politico,  per raccontarsi barzellette (magari inviteranno anche Berlusconi e Galliani, barzellettieri di professione; e poi tarallucci e vino buono!)…

Nulla di nuovo sotto il cielo italiano: parole, parole, usate, abusate... In questo senso, davvero sarebbe necessario “un passo indietro”!
 
Aldo

mercoledì 2 novembre 2011

Non mangeranno il Panettone

Prima puntata: Giancarlo Abete

Finita la nona giornata del Campionato di calcio  (cioè superato un quarto della stagione) ed approssimandosi il Natale, sono cominciate, come ormai è consuetudine, le considerazioni e le previsioni su chi, appunto a Natale, “non mangerà il panettone”; intendendosi, con ciò, come i conoscitori di cose calcistiche (e non) sapranno,  l’individuazione di quegli addetti ai lavori (in genere, gli allenatori...) a rischio licenziamento nel periodo natalizio.

Vorremmo dedicare alcuni articoli a questo aspetto; cominciando con la massima carica della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC): il Presidente Giancarlo Abete.

Nato a Roma, il 26.8.1950 (in piena calura, donde la testa calda che si ritrova!), è diventato Presidente della FIGC subito alla fine (meglio, alle sentenze del 2006)  di Calciopoli 1, essendo stato eletto il 2.4.2007; quindi: alla cessazione del commissariamento della stessa FIGC operata, ad inizio Calciopoli 1, dal CONI per inettitudine della precedente governance.

Diciamolo chiaro, perché ormai è di pubblico dominio: “dalla padella alla brace” (per la FIGC)  e, “al posto giusto al momento sbagliato” (per “il nostro”).

Ma va rilevato, subito, che il momento sbagliato è apparso tale anche (se non soprattutto) per le nefandezze degli atti e dei comportamenti adottati dallo stesso Abete e dalla propria struttura (ma, come si sa, il pesce puzza dalla testa...).

Bene, ecco i “Panettoni” (prendi e porta a casa!) che si troveranno, sulla tavola imbandita, in occasione del prossimo Natale, Giancarlo Abete e la sua FIGC.

1 - Per l’8 novembre 2011 (massimo 15 novembre, come affermato nel corso dell’ultima udienza, dal Giudice Casoria) è prevista la sentenza del processo penale in corso a Napoli, per Calciopoli 1.

Non stiamo a fare la storia di Calciopoli 1 e del processo di Napoli; diciamo solo che le previsioni, secondo quanto emerso nel corso del processo, sono disastrose per Abete e FIGC (ed altri); al meglio le alternative sono due: fare un nuovo processo sportivo (Calciopoli 2); rifare il processo del 2006 (Calciopoli bis).

Non vorremmo essere nei panni di Abete, ma qui si rischia un nuovo “tutti a casa” per le pesanti manchevolezze di Abete e compagni federali, emerse nel processo di Napoli, e per quanto segue ai punti 2 e 3.

2 - Per il 27 novembre (corrente) è prevista un’altra sentenza: quella dell’Alta Corte di Giustizia presso il CONI, per l’affare delle radiazioni inflitte, a Moggi, Giraudo e Mazzini, con provvedimento dello stesso Abete, con procedura del tutto anomala ed arbitraria (regole nuove, emanate ed immediatamente applicate al caso: roba che neanche nelle dittature si sognano); la sentenza, prevista per fine ottobre, è slittata a fine novembre, perché, si legge nel comunicato in data 27.10.2011 del CONI: "Ritenuta l'esigenza di integrare la documentazione esistente agli atti, la Corte ha ordinato alle parti in causa l'espletamento di una serie di adempimenti istruttori, da effettuarsi entro il termine di 30 giorni".

3 - Per il 13 dicembre 2011 è prevista la sentenza del TNAS per i seguenti motivi (comunicato dello stesso TNAS) :  "Il Presidente del Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport, Alberto De Roberto, in merito alla controversia Juventus F.C. SpA / Federazione Italiana Giuoco Calcio e F.C. Internazionale Milano SpA, avente a oggetto l'atto del Consiglio Federale del 18 luglio 2011 di rigetto dell'istanza di revoca dell'assegnazione dello scudetto stagione sportiva 2005/2006, respinge le istanze di incompetenza del Tribunale in merito ai seguenti punti, legati ad altrettante domande arbitrali presentate della Juventus Fc SpA: Il Collegio Arbitrale:

I. revochi, con effetto ex tunc, per i vizi di legittimità dedotti nella presente istanza:

a. il provvedimento del Consiglio Federale della F.I.G.C. in data 18 luglio 2011 di reiezione dell’istanza di revoca, presentata dalla Juventus Football Club s.p.a. in data 18 luglio 2011;

b. l’atto del Commissario Straordinario della F.I.G.C., Avv. Guido Rossi, adottato in data 26 luglio 2006;

c. il titolo di Campione d’Italia per gli anni 2005-2006 assegnato al F.C. Internazionale Milano SpA;

II. dichiari “non assegnato” il titolo di Campione d’Italia per gli anni 2005-2006. Dichiara la manifesta incompetenza del Tribunale in relazione al seguente punto delle domande arbitrali della Juventus F.C. SpA.

III. dichiari e quantifichi, secondo un equo apprezzamento, il diritto soggettivo della Juventus Football Club s.p.a. al risarcimento dei danni patiti e patiendi, patrimoniali e non patrimoniali, causati dai provvedimenti indicati supra sub a. e b.”

Bene, dopo tutto quanto sopra elencato, qualcuno ha ancora il dubbio se Giancarlo Abete, il prossimo Natale, gusterà una fetta di panettone…?

 Aldo