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venerdì 10 agosto 2012

LA VERGOGNA: talora rosa, talora Rossi



In questo Paese, come abbiamo già avuto modo di rilevare con riferimenti ad atteggiamenti e/o comportamenti di persone e personaggi sportivi, non c’è ormai più limite per due particolari tipologie etiche:
- la spudoratezza: come rappresentata in misura ormai industriale su ogni tipo di media (come, ad esempio, dall’accoppiata Magnini-Pellegrini);
- la vergogna:  talora colorata di rosa (Gazzetta dello Sport); talora colorata di Rossi (Valentino).

Circa la spudoratezza dei comportamenti, della ossessione di “apparire” (per beneficiare di laute prebende, ovviamente) senza alcun pudore per la decenza comune, abbiamo già scritto in precedenti articoli con riferimento sia a Federica Pellegrini, sia alla “accoppiata” Magnini-Pellegrini.
Non ci vogliamo ripetere, anche perché le loro sconcezze sono sotto gli occhi di tutti. 

Ci soffermiamo, invece,  sulla vergogna.

1) colorata di Rosa
Gli sportivi che seguono il tormentone di questa estate, etichettato dai media come “scommessopoli”, avranno notato, come il giornalista (“g” rigorosamente minuscola, prego) Ruggiero Palombo, della Gazzetta dello Sport,  nella edizione di Mercoledì 8 Agosto, si sia “fatto bello”, in prima pagina, di un presunto “scoop”, anticipando due giorni prima della pubblicazione, quella che sarebbe stata la sentenza della Commissione disciplinare (effettivamente pubblicata  oggi, 10 Agosto, con decisioni perfettamente identiche, anche nelle motivazioni, a quelle anticipate); addirittura, nella stessa mattinata di mercoledì, intervenendo a Radio  Radio, lo stesso Palombo ha avuto (anche) la spudoratezza di avvertire gli ascoltatori che, in quel preciso momento,  la Commissione "stava scrivendo" la sentenza!

La cosa, in Italia, ormai non desta più tanto stupore.
Viviamo in un Paese dove i processi (sportivi ed ordinari) sembra che si siano  spostati dalle aule dei tribunali  alle riunioni di redazione di certe testate, o,  per lo meno, che questi due ambienti lavorino in simbiosi; un Paese dove le intercettazioni  ambientali, pur “secretate” , si leggono bellamente nelle stesse, notorie testate giornalistiche (per lo sport, la rosea Gazzetta).
Ma c’è un limite, alla vergogna, che è stato superato: la giustizia sportiva (anche qui, “g” minuscola, per indegnità) non sentenzia più in autonomia (checchè ne dica Abete, ormai pienamente svergognato);  ma  si adatta “alla prevalente  opinione”;  segue “il comune sentire” che, guarda caso, viene creato (in ragione dei propri interessi, talora non proprio limpidi)  dalle testate giornalistiche in questione (per lo sport, in primis, la rosea Gazzetta).
Il precedente, disgustoso andazzo di Calciopoli, tirato fuori dal nulla, dall’allora Direttore della rosea, Candido Cannavò, che lo "battezzò" Moggiopoli (poi, a furor di popolo, ribattezzato  Calciopoli),  è lì a fare Storia. Che nulla ha insegnato e tantomeno cambiato. Vero Abete?

2) colorata di Rossi
Ci voleva (per evitare il fallimento!)  la cessione della gloriosa Ducati ai tedeschi dell’Audi, per potersi sbarazzare di uno dei “business” sportivi più “flop” di tutti i tempi della storia dello  sport italiano: Valentino Rossi.
Due anni in Ducati, zero vittorie. Ma, tuttavia, con stipendi, come si dice,“fuori mercato”, che, alla lunga, in uno con le zero vittorie, hanno portato la Ducati esattamente fuori mercato ed al passaggio di proprietà. Una vergogna totale.
La sciaguratezza dell’affare, la facemmo rilevare in un articolo di oltre un anno fa; qualcuno, ci prese a male parole; è proprio vero: il problema, non sono i non vedenti; ma i ciechi di intelletto.
Ma non basta, lo stesso Rossi, negli ultimi tempi, accasatosi altrove (buona fortuna, Yamaha!), non ha perso occasione  per “scaricare” le colpe della sua decadenza (morale, prima che fisica) sugli incapaci (a suo dire) ingegneri della Ducati. Doppia vergogna.

Addio con molto piacere (se lo tenga il suo “bye bye baby” irridente, come suo solito: quando diventerà un uomo?). Restituisse, almeno, il mal tolto (milioni e milioni...) alla Ducati!

domenica 8 luglio 2012

Chi ha paura di Zdenek Zeman?



Recentemente, nel corso di una discussione con un tifoso romanista, circa la validità della scelta di Zeman, quale nuovo allenatore della Roma, dopo aver attentamente ascoltato le perplessità che, al riguardo, gli avevo prospettato, alla fine dice: “Va bene lo stesso, basta che ricominci a punzecchiare la Juventus”.

Detto, fatto.

E’ di ieri una intervista rilasciata da Zeman, alla Gazzetta della Sport (tanto nomine!) nel corso della quale, richiesto di un parere circa il trentesimo scudetto della Juventus, si è espresso, letteralmente, in questi termini:

"Per me sono soltanto quelli che sono stati assegnati. Poi se vado fuori e leggo qualche libro scritto, penso che già 28 sono troppi".

Fra le perplessità che ci eravamo premurati di illustrare, al tifoso romanista, ne riassumiamo  alcune, molto brevemente:

1. In un club come la Roma, avente sede in Roma (capitale d’Italia), appare sconcertante affidare le fortune del Club stesso a persona: 

  • scarsamente acculturata sotto tutti i punti di vista (anche sportivo-calcistico...);
  • non propriamente estetizzante, nella “presenza” e nell’”aspetto”;
  • che in tutta la carriera, ad oggi, non ricordiamo che abbia vinto qualche titolo o trofeo di un certo valore (al più, qualche promozione dalle categorie inferiori);
  • che manca, oltretutto, di valide esperienze calcistiche internazionali;
  • che è affetto da evidenti turbe caratteriali, sia nello svolgimento dell’attività professionale, sia nelle relazioni interpersonali.

2. Tutte queste lacune, per giunta, proprio ora che, come è noto, la Roma è stata acquisita “dagli Americani”;

3. Prevediamo un difficile “panettone”, per questa avventura, che si trasformerà, evidentemente, in una disavventura...


Ora, poche annotazioni  sulla infelice esternazione alla “rosea” (che, detto per inciso, non se l’è lasciata scappare...):

a) dice  Zeman: “se leggo qualche libro scritto”:
- qualche lettore ha mai saputo che esistono anche libri NON scritti?”;
- pur riconoscendo (nel dubbio...) che Zeman sappia leggere libri (ma solo quelli scritti...), dimostra, purtroppo, di non saper leggere le sentenze (come quella di Napoli, che ha riconosciuto indenne la Juventus da qualsiasi violazione di legge), e neppure le Relazioni del Procuratore della giustizia sportiva, Palazzi, come quella presentata nell’estate scorsa, agli Organi di Giustizia sportiva ed archiviata per (volontariamente intervenuta) prescrizione!

b) dice Zeman: “per me [gli scudetti] sono solo quelli assegnati”:
- da chi? Da personaggi come il faccendiere Guido Rossi?
- e come? Con un articolo di stampa sulla Gazzetta dello Sport, come nel caso dello scudetto numero 29 tolto alla Juventus e comunicato da Guido Rossi alla Gazzetta dello Sport, ritenendo, ciò, sufficiente per “assegnare” lo scudetto all’Inter?

c) dice Zeman: “penso che già 28 [scudetti della Juventus] sono troppi”:
- ma NON dice perché; NON dice in quale libro (scritto) lo ha letto; non dice chi lo ha affermato (e, ovviamente, provato);
- perché il problema è questo: se Zeman afferma che “già 28 scudetti per la Juventus sono troppi”, vuol dire che, per le conoscenze che ha (o che millanta?), qualcuno di essi è stato “assegnato”, alla Juventus in modo irregolare.


Conclusione
Crediamo che questo Zeman, lettore di “libri scritti”, debba essere, prima che sia troppo tardi, chiamato dal Procuratore della Giustizia sportiva (Palazzi) per rivolgergli, in primis, come si fa sull’altare nel corso della celebrazione dei matrimoni la domanda: “chi conosce qualche ostacolo a questo matrimonio (alias: ai trenta scudetti della Juventus), parli subito o taccia per sempre.
E per sempre, vuol dire proprio “per sempre”.
Coraggio, si muova chi deve! Anche con denunce penali... O qualcuno ha paura di Zdenek Zeman?

martedì 22 maggio 2012

Da l'esprit des lois a l'esprit du roi



Ovvero: dal pensiero di uno dei massimi filosofi del diritto e della politica (Montesquieu - 1748) al non-pensiero di una delle massime espressioni del potere politico di oggi, in ambito sportivo (Michel Platini, Presidente UEFA).

Ovvero, ancora, dalle prime geniali intuizioni  di diritto e politica della governance dei paesi democratici (occidentali), che hanno giustificato, nel tempo, la grandeur della Francia (appunto, “L’esprit des lois”), alle recenti, vergognose deviazioni dei poteri che non-amministrano le varie politiche e le varie giurisdizioni, ma ne esprimono solo la “violenza bianca”. Con le conseguenze che, oggi, sono sotto gli occhi di tutti:

- le quotidiane violenze delle varie in-giustizie (sentenze civili, penali, amministrative, fiscali e, non ultime, sportive) che inondano la nostra civile convivenza, adottate in violazione (ma le chiamano, invece, “rispetto delle leggi”) dei più elementari principi desumibili anche dalla nostra Carta Costituzionale;

- i quotidiani suicidi, quali conseguenze dirette delle citate “violenze legali”, che inducono alla disperazione più sofferta e talora all’autodistruzione, proprio per l’impossibilità di difendersi dalla “violenza bianca”. E si archivia il caso con questa orribile sequenza logica: non c’è violenza fisica. Non c’è sangue. Non c’è responsabile. Chiuso.

Ed una delle massime espressioni di queste “violenze”, in materia di calcio, è appunto, Michel  Platini, presidente dell’UEFA.

L’esprit di PLATINI (“le roi”)
In alcune recenti dichiarazioni, Platini, già calciatore imme-nso, ma ormai imme-desimato nel “sistema” politico-burocratico del calcio europeo, ha dato illustri esempi di questa “violenza”, edulcorandola, apparentemente, con il famoso “esprit” francese per la battuta tagliente e dissacrante. Ne illustriamo solo  alcune, più recenti ed attuali, di queste inaudite “violenze”: 

- sull’esposto inviatogli dalla Juventus, che rappresentava all’UEFA le “violenze” del CONI e della FIGC per varie omissioni e violazioni di giustizia sportiva, disse: “La Juventus si poteva risparmiare il francobollo” - non commentiamo!

- in relazione all'eventualità di un boicottaggio da parte di molti politici europei, per protestare contro il trattamento che l’Ucraina sta riservando all'ex premier Iulia Timoshenko, ha risposto:  "Avremo più posti in tribuna, se alcuni politici non vengono” - non commentiamo!

- sul “ritorno” della Juventus dopo il disastro di Calciopoli, ha detto: “La Juventus è andata in B, ora il conto è finito, ha pagato e bisogna girare pagina”.
Commento: esempio sublime di adesione alla violenza del potere. Dice, sostanzialmente, Platini: “ingiustizia è fatta", “il conto è stato pagato”, perciò, chiuso, non se ne parla più. Troppo facile. Troppo comodo. Chi ha sbagliato, in realtà, NON ha (ancora) pagato: questa è la “violenza bianca”: far finta che tutto sia stato regolare e “chiudere” il caso.

- in relazione a cosa pensasse di Prandelli (CT della Nazionale italiana) ha risposto: "Non mi stupisce che sia diventato un buon allenatore: era già abituato alla panchina quando era alla Juve" - non commentiamo!

- sul problema della terza stella che la stessa Juventus pretenderebbe di esibire dice: “Seguiremo ciò che dice la Federazione italiana".
Commento: altro limpido esempio di violenza del potere, mediante omologazione di una violenza perpetrata da altro potere, invertendo le gerarchie: sono, infatti, le Federazioni Nazionali (nel caso: FIGC) che devono seguire le direttive della Unione Europea (UEFA), e non viceversa!

Non per nulla "La Gazzetta dello Sport” gli ha assegnato, molto recentemente, il premio “Giacinto Facchetti” (vedi foto).

Conclusione
Quelli illustrati sono solo un infinitesimo dei casi di violenza bianca (riferibili, peraltro, al solo settore dello sport, anzi al solo sport del calcio) attuati coscientemente dai “poteri forti”, fra loro collusi, che costituiscono la causa principale del malessere e della rovina delle moderne democrazie occidentali. A Platini: de la grandeur à la mineure.

domenica 22 aprile 2012

SCONCERTI: tra senilità e "Sconcerto quotidiano"

Abbiamo già avuto modo di porre all’attenzione dei lettori, alcune scellerate argomentazioni  che, di tanto in tanto, vengono esternate  da Mario Sconcerti, nella (quasi) quotidiana rubrica Lo sconcerto quotidiano, sul “Corriere della Sera”.

Cominciamo a pensare che mai titolo di rubrica si sia dimostrato più appropriato; e non solo per il “richiamo” al cognome dell’articolista; ma, bensì e soprattutto, per il contenuto degli articoli.
Così, ad esempio, in un recente “sconcerto”, il nostro Mario sostiene:

“Ma davvero siete convinti che i giornali e le televisioni siano contro Juve, Inter o MIlan? Davvero pensate che qualcuno possa essere scientificamente contro i clienti a cui si rivolge? Conoscete commercianti così stupidi? E perchè le televisioni dovrebbero dare centinaia di milioni a squadre di cui vorrebbero il male? Non è meglio accettare che a volte esista anche chi ha opinioni diverse dalle nostre? [...] Nessuno va contro la massa dei propri clienti. Esistono giornalisti tifosi, come esistono medici, farmacisti, impiegati tifosi. Ma che un grande mezzo di comunicazione sia contro un grande pubblico è una contraddizione in termini.”
Con ogni buona volontà, e dopo tante riflessioni, confessiamo di essere rimasti  indecisi  su due correnti di opinione dirette a far luce sulle cause di  tali  esternazione:
  1. Sconcerti è in piena senilità, e, quindi, non vede nulla oltre il suo naso: perciò, ormai,  parla per truismi (“lo zucchero è dolce”...) e non va oltre;
  2. Sconcerti scrive sciocchezze (perché di questo si tratta!) costretto, com’è,  a sintetizzare il proprio pensiero (fino a travisare idee e fatti), dalla  ristrettezza dello spazio a disposizione per il (quasi) quotidiano sconcerto (una decina di righe per volta!).
E’ assai credibile che la migliore approssimazione al vero sia quelle che contiene entrambe le citate ipotesi.
Nel caso specifico sopra riportato, Sconcerti sostiene che i media (giornali, tv, radio, ecc.) non  possono parlare male dei propri clienti (lettori, ecc.). E’ un non senso. Una contraddizione in termini.

La tesi espressa è talmente buffa che faremmo un torto ai nostri lettori a indicare idee contrarie a tale tesi (fra l’altro, sarebbero tali e tante, da poterne ricavare un trattato!).
Ci limitiamo a pochissimi rilievi dai quali emergono, di volta in volta, la vanità, la grossolanità, la insostenibilità e, infine, per tutte, la falsità della tesi sostenuta:
- ha mai letto Sconcerti un giornale di destra parlare bene della sinistra (e viceversa)?
- ha mai sentito Sconcerti un venditore di qualsiasi merce magnificare la stessa merce venduta dal concorrente vicino?
- per rimanere in campo sportivo: dove era Sconcerti, nel 2006, quando il suo quotidiano (Gazzetta dello Sport) e il suo Direttore (Candido Cannavò) tirarono fuori “dal nulla” "Moggiopoli", poi derubricata, a furor di popolo, in "Calciopoli" e, infine, in “Farsopoli”, affossando una squadra del nostro Campionato di calcio, seguita dal maggior numero di tifosi in Italia?
- e, addirittura mettiamogli, sotto il naso, al caro Mario, perché se ne faccia una ragione (se è ancora in grado di farsene), quello che sta scrivendo, la Gazzetta dello Sport, da qualche settimana, sul nuovo scandalo del “calcio scommesse”, con lo stesso ardore/rancore nei confronti della squadra che sta lottando per lo scudetto contro una dei “poteri forti” di Milano (e dei suoi due quotidiani, politico e sportivo):
  1. in  via successiva, sono state messe in evidenza, sempre in prima pagina, presunti coinvolgimenti nella “scommessopoli”, prima di Bonucci, poi di Pepe, poi di Quagliarella: tutte “ipotesi” e “voci” riprese dalla Gazzetta, messe in prima pagine salvo, dopo pochi giorni,  non parlarne più,  per evidente  insussistenza delle “voci”;
  2. non contenti di ciò,  i colleghi gazzettari del nostro Mario, ora che il gioco si sta facendo duro (mancano pochi turni a fine campionato...) anch’essi vanno giù duro ed alzano il tiro: l’allenatore Conte. E via con le supposizioni (sempre in prima pagina!) circa l’eventuale “pena” da affibbiargli: sei mesi, un anno, due anni, radiazione!
E tutto questo, i colleghi del nostro Mario, lo hanno letteralmente inventato.
Infatti, il nome di Conte sembra risulti da un verbale di confessione (del Calciatore Carobbio, ex Siena) , secretato dagli inquirenti.

Allora i casi sono due:
- o i gazzettari hanno inventato il tutto e “sbattuto il mostro in prima pagina” (come riteniamo);
- o gli stessi, in qualche modo, illegale per forza di cose, hanno potuto conoscere ciò che, per definizione, non doveva essere conosciuto (qualcuno, responsabile della violazione, dovrebbe essere incriminato!).

CONLUSIONE: pur con questi pochissimi esempi (ma se ne potrebbero citare all’infinito!), Mario Sconcerti è ancora in grado di sostenere, come ha fatto, “che un grande mezzo di comunicazione (come la Gazzetta  dello Sport ndr) sia contro un grande pubblico (tifosi della squadra più seguita dagli italiani ndr) è una contraddizione in termini.”
Una contraddizione (in termini, addirittura!) che solo Mario Sconcerti, vede (non vedendo altro): che sia ora di godersi la pensione?

domenica 18 marzo 2012

GIUSTIZIA E SENTIMENTO POPOLARE - Capitolo 3: L'origine


Abbiamo spesso manifestato questo nostro parere: crediamo che in nessuna Costituzione al mondo (nei paesi che, ovviamente, ne adottano una) sia previsto che i Giudici di qualsiasi giurisdizione, possano sentenziare sulla base del “sentire/sentimento popolare”, così come lo abbiamo definito ed analizzato nel precedente Capitolo (Caso Pessotto).

Eppure c’è chi la pensa diversamente, sebbene non abbia indicato quale sia la Costituzione cui si riferisce; ma appare abbastanza evidente che debba trattarsi della Costituzione italiana.

Ecco, infatti, cosa disse, nel 2005, l’allora nostro Ministro della Giustizia, Roberto Castelli: “la Giustizia, secondo la Costituzione, è amministrata in nome del popolo, questo hanno stabilito i padri costituenti. Il magistrato deve sentenziare secondo il comune sentire del popolo e ciò significa saper interpretare quel che, in un dato momento storico, è il sentimento popolare”.

Con ciò, riteniamo di aver soddisfatto la curiosità dei lettori, circa la primogenitura di questa bizzarra idea (almeno, per quanto concerne la massima autorità italiana in fatto di “Giustizia”), a livello teorico/concettuale.

Invece, a livello realistico, cioè in sede di effettiva applicazione di tale bizzarra idea, in una effettiva sentenza, soccorrono le parole del Prof. Mario Serio, uno dei cinque componenti della Corte Federale (sportiva) che condannò, in secondo grado, nel processo “Calciopoli” (secondo ed ultimo, perché il terzo grado di appello fu, per l’occasione, eliminato dalle carte federali!), la Juventus.

Giunto all’aeroporto di Palermo, di ritorno a casa per riprendere il suo normale lavoro (Direttore del Dipartimento di diritto privato presso la facoltà di Giurisprudenza di Palermo), il Professor Serio, intervistato in ordine alla sentenza “Calciopoli” appena emessa rispose: “è stata un’aberrante sentenza adottata sull’onda del sentimento popolare”.


Naturalmente, la Costituzione italiana detta principi e regole in ordine all’amministrazione della Giustizia. Infatti, all’art. 10, recita chiaramente che la Giustizia è “amministrata in nome del popolo” e che i “giudici sono soggetti soltanto alla legge”. Del “sentimento popolare” uscito dalla fantasia del Ministro Castelli, e messo a fondamento della propria sentenza su “Calciopoli” dalla Corte Federale, neppure l’ombra. E, di conseguenza, neppure nei codici ordinari (che regolano i vari aspetti della vita civile) ed in quelli sportivi (che regolano i vari aspetti delle attività sportive) si rinviene alcuna nozione a carattere giuridico/garantista, che preveda qualcosa anche di solo assimilabile alla nozione di “sentimento popolare”, quale presupposto di sentenze giurisdizionali.


Chiudiamo anche questo terzo (ed ultimo) capitolo, chiedendo a chi di dovere (Petrucci, Abete e Palazzi): tutto questo lo sapete. E vi astenete?

lunedì 6 febbraio 2012

Burocratese, politichese; ed ora anche giuridichese?


Apprendiamo che il Tribunale penale di Napoli ha depositato (rendendole, quindi, pubbliche) presso la Cancelleria, le motivazioni della sentenza adottata nel dicembre scorso, per il processo “Calciopoli”.

Le redazioni giornalistiche (ed, ovviamente, gli studi legali degli interessati) sono impegnate, in questo momento, nella lettura di tali motivazioni (trattasi di circa 500 pagine); ma, nel frattempo, sono stati pubblicati, dalle edizioni informatiche dei vari quotidiani, alcuni “passaggi” ritenuti più importanti ai fini della comprensione della sentenza, che lasciò, ricordiamo, spazio ad ampie discussioni e divergenze interpretative.

Fra i vari “passaggi” motivazionali ne riportiamo uno alquanto rappresentativo del tutto, commentandolo.

In ordine alla alterazione dei risultati sportivi dell’annata calcistica 2004/2005, per la quale la sentenza sportiva e la stessa sentenza penale ora motivata, hanno disposto pesanti condanne e comportato danni economici rilevanti per i soggetti incriminati (in primis, Moggi e la Juventus), si legge:

“Non ve n'è prova; trattasi invero di un reato di pericolo, in quanto il processo non ha in verità dato conferma del procurato effetto di alterazione del risultato finale del campionato di calcio 2004-2005 a beneficio di questo o quel contendente, ma appaiono sufficienti le parole pronunciate nelle conversazioni intercettate, nel cumulo con il contatto telefonico ammantato di clandestinità rappresentato dall'uso di schede straniere, per integrare gli estremi del reato di frode sportiva che è un reato di tentativo”

In questa sede vorrei solo evidenziare come, già in un breve passaggio (seppure tra i più decisivi al fine della comprensione dei motivi della sentenza), esistono espressioni che, seppure inquadrate in un testo di tecnica giuridica, creano disagio di comprensione nel lettore di media cultura.

Non basta; facendo una ricerca sul Codice Penale, non abbiamo trovato alcunché circa i due reati (che potrebbero indicare la stessa cosa, se interpretiamo correttamente il passaggio sopra riportato):
- Reato di pericolo;
- Reato di tentativo.

Anche sfogliando l'enciclopedia elettronica Wikipedia abbiamo accertato che non esistono pagine o articoli aventi ad oggetto i due suddetti reati. Non esistono.
Abbiamo, invece, trovato all’articolo 56 del Codice Penale, il reato riguardante il “Delitto tentato” la cui lettura non dovrebbe creare difficoltà di comprensione allo stesso “lettore di media cultura”.

Allora cosa avranno voluto intendere i giudici con le citate espressioni?

1 - volevano effettivamente riferirsi al “Delitto tentato” di cui all’art. 56 C.P.? Ma, nell’affermativa, perché modificare il “nomen juris” e confondere, così, la comprensione delle cose?
2 - se non volevano riferirsi all’art. 56, a quale articolo del C.P. fanno riferimento? Possibile che nel Codice Penale non esistano articoli rubricati “reato di pericolo” e “reato di tentativo”? Se li sono inventati i giudici per l’occasione? Difficile a sostenersi.

Fatta salva, ovviamente, la nostra ignoranza giuridica e la nostra incapacità di operare approfondimenti attraverso gli strumenti cartacei e multimediali, dobbiamo malinconicamente concludere, anche sulla base di altre esperienze analoghe già vissute, che, dopo il politichese, il burocratese, il sindacalese, siamo ormai arrivati al giuridichese; e così continuando, di “ese” in “ese” ci ritroveremo tutti nella nuova Babilonia.

sabato 4 febbraio 2012

SPORT E BUSINESS: Da Calciopoli a Scommessopoli

Le scandalose vicende che hanno scosso il mondo del calcio in Italia negli ultimi sei anni (e che presumibilmente si protrarranno fino a raggiungere almeno il decennio, prima di trovare un’equa conclusione per tutte le parti coinvolte), generalmente conosciute come “Calciopoli” e “Scommessopoli” ci inducono ad una riflessione circa le origini e i caratteri sostanziali del malessere.

Siamo, infatti, convinti che prima di enunciare ipotetiche soluzioni o presunti palliativi al malessere, ormai degenerato in cancrena, occorra individuarne le cause.
Senza di che, il rischio di un ipotetico flop appare alquanto fondato.
L’analisi che condurremo si limita al mondo del calcio Italiano, sebbene alcuni caratteri che verranno in evidenza, siano ormai presenti anche in altre discipline sportive.

Sport e spettacolo
Va, in primis, esaminata l’ormai annosa questione se “lo sport del calcio” (in Italia, ma anche nel resto del mondo) possa ancora annoverarsi tra le attività qualificabili “sport”.
Noi riteniamo, da tempo, che ormai lo “sport del calcio” debba correttamente qualificarsi “spettacolo del calcio”. E ciò in considerazione della generalizzata nozione di impiego del tempo libero da dedicare, appunto, alla scelta ed all’utilizzo di strumenti di evasione dallo stress lavorativo quotidiano (leggere un libro, assistere ad un film o ad una rappresentazione teatrale, o ad un concerto e così via. Cui va aggiunto, ormai, l’assistere, allo stadio o in tv, ad una “partita di calcio”).
Insomma, nulla a che vedere, ormai, con la nozione di “sport” quale “manifestazione agonistica individuale o di gruppo” (Zingarelli - Vocabolario della lingua italiana).
Ma non basta; perché lo stesso Zingarelli ci insegna che per “sport”, in origine, si intendeva un “divertimento” (la parola "sport", di origine anglosassone, indicava, appunto, divertimento; mentre nell’accezione francofona, deriva da “desport” che equivale a diporto, svago, divertimento; quindi, spettacolo per il divertimento proprio e/o altrui).

Spettacolo a fine di business
Quindi, per identificare correttamente la moderna degenerazione concettuale dello “sport del calcio”, occorre aggiungere, alla nozione di “spettacolo del calcio”, la qualificazione “a fini di business”.
In definitiva, occorre prendere atto, ormai, che la nozione dello “sport del calcio” si è rigenerata nella nozione di “spettacolo del calcio a fine di business”.

Business, cupole e mafie
Con questa nozione di spettacolo del calcio a fine di business, cominciamo a meglio comprendere:
- le motivazioni degenerative in atto: dove c’è denaro (in abbondanza!), è inevitabile che si ritrovino anche, malversazioni, attività delittuose, reati vari, cupole e mafie: guarda caso, proprio le degenerazioni che hanno prodotto “Calciopoli “e “Scommessopoli”;
- le conseguenti, ipotetiche soluzioni alla degenerazione in atto.

Origini della degenerazione
Quindi, nessuna meraviglia: gli scandali passati, presenti e futuri, sono le conseguenze della modificazione, concettuale e sostanziale, verificatasi nello “sport del calcio”, ormai non più tale, ma diventato affarismo spinto, degenerante, per ciò stesso, in attività delittuose.

Ipotetiche soluzioni
Se la disamina prospettata appare realistica, e quindi condivisibile, si potrebbero tracciare alcune conseguenti, ipotetiche soluzioni:
- lo “spettacolo del calcio a fini di business” va escluso dal sistema del CONI e delle federazioni sportive, in quanto non trattasi più di “sport”;
- con buona pace di Petrucci (CONI) ed Abete (FIGC), le relative strutture, ormai chiaramente incapaci di svolgere correttamente le proprie funzioni su una attività sfuggita alle loro “competenze”, vanno chiuse;
- l’attività stessa va lasciata alla libera iniziativa e gestione di persone fisiche o giuridiche operanti nel settore degli spettacoli;
- la regolamentazione normativa dovrebbe fare riferimento alle leggi che regolano, appunto, gli spettacoli pubblici, con adeguamenti specifici, sull’esempio di quanto già accade in altre nazioni (come, ad esempio, nel basket USA, NBA).

sabato 28 gennaio 2012

EPPUR SI MUOVE: La Corte dei Conti verso Abete

I lettori che avessero ritenuto utile e/o gradevole seguire con sufficiente costanza i nostri articoli, ricorderanno che, recentemente, in almeno due occasioni, ci siamo chiesti, con stupore, come mai la Corte dei Conti non intervenisse innanzi ad evidenti danni erariali procurati sia da Petrucci (Presidente del CONI) che da Abete (Presidente della FIGC).

Molto brevemente, ricordiamo che ci siamo posti l’interrogativo in relazione alle due seguenti problematiche:

1 - come mai tra i tanti organismi, politici, amministrativi e giudiziari, facenti capo sia al Petrucci sia ad Abete, nessuno di essi si sia dichiarato competente a decidere (in via politica, amministrativa o giudiziaria) circa la richiesta del club Juventus, di riesaminare, alla luce della relazione del Procuratore federale Palazzi del 1.7.2011, la decisione, a suo tempo adottata, di revocare lo scudetto 2006 alla Juventus e di assegnarlo all’Inter;

2 - come mai sia stato organizzato il cosiddetto “Tavolo della pace” (avente ad oggetto lo scandalo Calciopoli) del 14.12.2011, quando, nella generalità degli opinionisti, era ormai radicata l’idea di una evidente inutilità del “Tavolo” stesso, come poi effettivamente verificatosi e come riferito sia dalla stessa generalità degli opinionisti, sia dagli stessi partecipanti al “Tavolo”.

Sul primo argomento, il danno erariale appare evidente ed inconfutabile: con i soldi dello Stato (cioè nostri), si tengono in attività organismi non in grado di svolgere compiutamente ed efficacemente le attività per le quali sono, appunto, costituiti; come già precisato in altri articoli, a parere di chi scrive andrebbero non solo penalizzati per danno procurato all’Erario (competenza della Corte dei Conti), ma andrebbero anche commissariati o aboliti, per evidente incapacità a conseguire gli obiettivi istituzionali (competenza del Ministro per lo Sport).

Sul secondo argomento, il danno erariale appare altrettanto evidente, quando si pensi alla entità delle spese sostenute (da CONI e FIGC), con soldi dello Stato (cioè nostri), per organizzare un evento di ampiamente prevista e poi accertata inutilità, destinato a non produrre efficacia alcuna e che, fra l’altro, ha generato ilarità e battutacce da bar dello sport (ad esempio: “Tavolo della pace” rinominato “Tavolata a tarallucci e vino”...) con altrettanto evidente perdita di immagine (per non dire dignità) per i due organismi sportivi in questione.

Ebbene, apprendiamo oggi con piacere, dal sito www.ju29ro.it, che, nel corso della tavola rotonda 'Diritto Sportivo e Giustizia Sportiva', l’avvocato Michele Briamonte, ha, tra l’altro, informato che: “ la Corte dei Conti sta mettendo sotto la sua lente di ingrandimento l'operato del Consiglio Federale per possibile responsabilità erariale”, cioè per accertare eventuali responsabilità per danni procurati dalla FIGC (Presidente Giancarlo Abete) mediante l’uso improprio di denaro dello Stato (cioè nostro).

Per completezza di informazione, riteniamo utile sintetizzare alcune caratteristiche della Corte dei Conti (in appresso, CdC):

- la CdC è organo Costituzionale (cioè previsto dalla nostra Carta Costituzionale agli articoli 100 e 103), come Organo ausiliario del Governo;

- la CdC è competente a svolgere, prevalentemente, due funzioni:
1) funzioni di Controllo della legalità e della legittimità sulla “Spesa pubblica” (con riguardo, cioè, non solo alle spese sostenute dagli Organi dello Stato (Ministeri) ma anche alle spese sostenute da tutti gli Enti/Organi/Organismi comunque interessati alla finanza pubblica, cioè, che utilizzano, per conseguire gli scopi istituzionali, soldi dello Stato (come, appunto, anche il CONI e la FIGC);
2) funzioni di Giurisdizione Contabile, nella quale rientrano, fra le altre, anche le attività di accertamento e di giudizio di responsabilità per danni procurati all’Erario attraverso il maneggio irregolare di denaro dello Stato (come nel caso di cui ci stiamo occupando).

Quest’ultima attività, si noti, può essere incardinata, dalla Procura della Corte stessa, non solo a seguito di specifiche denunce cui sono obbligati i pubblici funzionari, ma anche motu proprio attraverso, ad esempio, le cosiddette notitia criminis, cioè notizie, di una certa gravità, apprese attraverso i media, che comportino almeno un fumus di danno erariale, in atto o già perpetrato.

Come pure già riportato da chi scrive in articoli precedenti (“Mala tempora currunt...”), il 2012 si sta effettivamente presentando come un anno terribilis per Petrucci ed Abete.

E siamo ancora a gennaio.

venerdì 20 gennaio 2012

Sentenze conformi al sentimento popolare: Gobbi -39


I lettori più attenti alle cose di “Calciopoli” avranno certamente presente che, all’indomani della sentenza definitiva che condannò la Juventus, uno dei giudici componenti la Corte Federale, il Professore Mario Serio, Direttore del Dipartimento di Diritto Privato presso l’Università di Palermo, intervistato all’aeroporto di Palermo di ritorno a casa, dichiarò che trattavasi di una sentenza aberrante, emanata “sull’onda del sentimento popolare”.

Lo stesso concetto fu ripetuto dal Procuratore federale Palazzi, per il quale la sentenza in questione: “rifletteva un diffuso sentimento popolare”.

Non occorre essere giuristi per capire che stiamo parlando del nulla. Non esiste, crediamo, al mondo, una costituzione o una legge che preveda l’adozione di una sentenza fondata sul "sentimento popolare".
Eppure, nelle pieghe dello scandalo Calciopoli che ha travolta il calcio italiano, è accaduto.

Gli stessi attenti lettori, conosceranno anche cosa hanno inteso dire il Professor Serio ed il Procuratore Palazzi con queste espressioni: che in Italia la volontà popolare era indirizzata in senso contrario alla Juventus.

Non intendiamo, ora, approfondire chi, come e perché abbia originato questo sentimento popolare avverso alla Juventus (forse, ne riparleremo).

Oggi, intendiamo sottoporre al lettore un evento accaduto nei giorni scorsi, che si inquadra, appunto, in questo “sentimento popolare”. Su questo “sentimento” sono sorte iniziative che, qualificare “di cattivo gusto” appare davvero eufemistico.

A beneficio dei lettori che non ne fossero a conoscenza, riportiamo, qui di seguito, un file di queste sconcezze; quelle che sostanziano, cioè, il concetto di “sentimento popolare” (avverso alla Juventus), e sul quale si sarebbe fondata la sentenza sportiva di condanna.

http://www.google.it/search?q=rubentus&hl=it&sa=X&prmd=imvns&tbm=isch&tbo=u&source=univ&ei=exQZT772JNCaOuCZ8ZsL&ved=0CEwQsAQ&biw=1068&bih=628

Già la visione di questo file incardinerebbe il rinvio a giudizio sportivo (per responsabilità oggettiva dei club responsabili) e penale (per i rispettivi autori materiali delle sconcezze).

Ma non è mai accaduto nulla: diciamo bene Petrucci e Abete?

Purtroppo, c’è di peggio.

Alcuni giorni or sono, su Facebook, il Viola Club Modena ha riportato la foto di otto adepti del club che, fattisi fotografare di schiena (perché la viltà è il loro principale connotato) mostrano indosso una maglietta viola con la scritta: "Gobbi -39".

A beneficio dei più giovani lettori e di quelli più anziani ma con memoria labile, ricordiamo che circa 27 anni or sono, nello Stadio Heysel, in Belgio, prima che iniziasse la finale della Coppa dei Campioni tra la Juventus ed il Liverpool, i tifosi inglesi, allora chiamati “Hooligans”, cercarono di assaltare la curva dei tifosi Juventini provocando il crollo di parte della struttura e la morte di 39 di essi (tifosi juventini). Questo spiega il -39.

Con la parola "Gobbi", poi, si individuano, da sempre, i tifosi juventini: tifosi, cioè, della “Vecchia Signora” (che, per ciò stesso, non può che presentare delle gibbosità).
Nel complesso: meno 39 tifosi juventini in circolazione.

Senza commenti.

Ma, Petrucci e Abete, sappiamo (perché siete soliti chiedere pareri a presunti esperti, a spese nostre...) che non sapete né leggere e né scrivere (e neppure parlare l’italiano comprensibile); ma, ora che vi abbiamo chiarito il tutto come se avessimo parlato a scolari delle elementari, avete nulla da dire? Nulla da fare?
Anche questo è il “sentire popolare” sul quale si fondano le sentenze dei vostri organismi sportivi.

E non avete nulla da dire o da fare? Continuate a fare le scimmiette mute, sorde e cieche?

Senza commenti, noi.

Senza pudore, voi.

venerdì 13 gennaio 2012

Dell'illecito strutturato

Molto probabilmente, la generalità dei lettori avranno sentito parlare, o, quanto meno, avranno letto in qualche articolo di giornale, di uno e, forse, il più importante, dei capi di accusa emersi nel corso del processo sportivo conosciuto come “Calciopoli”, a carico della Juventus: l’”illecito strutturato”.
Incuriosito, anche perché alquanto dubbioso circa la portata e l’esistenza stessa di tale istituto (?) giuridico (non avendone mai sentito parlare prima del processo in questione), ho cercato di approfondire.


Premetto che nella letteratura della giurisdizione sportiva, l’”illecito strutturato” viene talvolta denominato “illecito associativo” e tal’altra “illecito ambientale”, con totale equipollenza tra esse. Noi preferiamo la dizione “illecito strutturato” perché meglio delle altre due denominazioni, che evocano altri contenuti, definisce il contenuto di cui appresso riferiamo:
- è certo che nel Codice di Giustizia Sportiva (in seguito, CGS) vigente all’epoca dei fatti (estate 2006), non esisteva (ma non esiste neppure oggi, salvo che le sentenze sportive non valgano come legge sportiva “erga omnes”, invece che “inter partes”; cosa che sarebbe, invero, un aborto giuridico, in uno stato di diritto) un illecito o comunque una condotta antisportiva classificabile come “illecito strutturato”;
- chi lo ha introdotto (meglio sarebbe dire “inventato”) nel sistema giudiziario sportivo? facciamo rispondere direttamente il Prof. Piero Sandulli, Presidente della Corte D’Appello Disciplinare che condannò definitivamente la Juventus: "L’illecito associativo (strutturato, ndr) non esisteva, era una falla nel sistema giuridico (sportivo, ndr), ed è stato da noi introdotto".
- quale ne è il contenuto? Riportiamo dalla citata sentenza di Appello: “la inammissibile somma algebrica di (più violazioni, ndr) art. 1 è da considerarsi piuttosto come ineliminabili tasselli funzionali alla realizzazione dell’art. 6”. Senza offesa per nessuno (degli estensori della sentenza), traduciamo in italiano:
a - l’articolo 1 del CGS prevede e penalizza violazioni di etica sportiva: sostanzialmente, comportamenti scorretti, mancanze di rispetto verso altri tesserati e così via - sanzioni leggere.
b - l’articolo 6 del CGS prevede e penalizza violazioni per illeciti sportivi: partite comprate, truccate, arbitri corrotti, e comunque effettive utilità sportive conseguite con metodi truffaldini -  sanzioni pesantissime.
Ciò premesso, sapete cosa vuol dire (in italiano) la sentenza sopra descritta?
1 - Non abbiamo nessuna prova che la Juventus abbia commesso un “illecito sportivo” (inquadrabile direttamente nell’art. 6).
2 - Abbiamo però una molteplicità di violazioni, da parte della stessa Juventus, dell’art. 1 (esempio: telefonate, cene conviviali, vietate dall’etica sportiva).
3 - Non possiamo fare la somma (algebrica?) di più violazioni dell’art. 1 per arrivare ad una applicazione dell’art. 6 (strabiliante! anche quell’”algebrica” cosa vorrà mai dire? Che esistono anche violazioni penalmente favorevoli a chi le commette?).
4 - Non possiamo fare la suddetta somma, ma possiamo considerare tutte queste violazioni dell’articolo 1 come “ineliminabili tasselli alla realizzazione dell’art. 6”. Ecco il punto: ancora traducendo in italiano, il Sandulli (e colleghi) hanno sostanzialmente detto: non possiamo entrare dalla porta (somma delle violazioni dell’art. 1) ed allora entriamo dalla finestra (tasselli per arrivare all’art. 6).
Ancora più chiaramente: la classifica del campionato 2004/2005 non è stata alterata per un illecito sportivo (esempio: corruzione di un arbitro), ma per una molteplicità di condotte etiche riprovevoli (più colloqui telefonici e inviti a cena eticamente riprovevoli come violazioni dell’etica sportiva).
Ancora più chiaramente: la classifica del campionato 2004/2005 è stata alterata, ma non possiamo dimostrare come, quando, da chi, perché; non abbiamo prove. Si sostenne nella sentenza che “le classifiche sarebbero state alterate senza alterare le singole partite”. Ma non si dice come, chi, dove, quando.
Ancora più chiaramente: la Juventus è stata condannata per omicidio. Peccato che non si siano trovati il cadavere, il complice, il movente, l’arma del delitto. Nulla di nulla. In compenso (per chi?...) il Sandulli sembra vantarsi di aver “inventato” (per l’occasione!) un nuovo istituto giuridico, non previsto dal CGS, applicandolo immediatamente, per fatti accaduti prima ancora di inventarlo!
Un ulteriore commento parrebbe, e certamente sarebbe, offesa per i nostri lettori.


Conclusione: con la dizione “Illecito strutturato” si intende una molteplicità di fatti e/o presunzioni la cui somma (algebrica?) fa presumere la violazione di un illecito sanzionabile come tale (e non ciascuno per se stesso). Aberrante: non siete d’accordo, Guido Rossi, Petrucci ed Abete?

venerdì 6 gennaio 2012

Dall'Horror vacui all'Amor vacui

Penso che gran parte dei lettori avranno sentito parlare dell’”horror vacui”; almeno sui banchi di scuola e, soprattutto, coloro che hanno frequentato gli studi umanistici.
La traduzione dal latino, alquanto semplice, ci ricorda che, generalmente, esiste la “paura del vuoto”, inteso come paura del nulla, paura del burrone infinito, paura del buio infinito, paura della morte.
In filosofia, l'horror vacui indica una teoria ideata da Aristotele che afferma che la natura (anche umana) rifugge dal vuoto e perciò lo riempie costantemente.
Dalla fisica apprendiamo che ogni gas o liquido tenta costantemente di riempire ogni spazio circostante, evitando di lasciarne porzioni vuote.
Ora, penso che altrettanta parte dei lettori, avranno ormai percepito come, nel mondo politico italiano, esiste il principio inverso: cioè l’”amor vacui” inteso come amore per il nulla, amore per il vuoto, amore per la morte, amore (scusate l’apparente volgarità, ma quando ci vuole ci vuole) per l’aria fritta.
Riteniamo che uno dei più eccelsi rappresentanti di personaggi politici (sportivi, per restare nel nostro campo giornalistico), fautori dell’”amor vacui”, si sia dimostrato e continua imperterrito a dimostrarsi, il Presidente della FIGC, Giancarlo Abete.
Naturalmente, non posso esimermi dal dare valida dimostrazione per quanto ora sostenuto. Vediamo.

- Giancarlo Abete è colui che quando, a proposito delle intercettazioni sfuggite al processo sportivo, e non avendo fatto nulla per cercare la verità, ebbe a dire: "Come presidente della Federcalcio oltre un certo livello non la cercherò (la verità), perché devo tenere conto del ruolo istituzionale della FIGC".
Qualcuno capisce ed è in grado di spiegarci cosa avrà voluto dire? Sono parole senza senso reale, allucinanti se considerate alla lettera ; esse sono chiaramente dettate dall’amore per il nulla, per il vuoto, per ciò che è irreale, per l’inesistente; in breve: dall’”amor vacui”;

- Abete è colui che, non molto tempo addietro, riferendosi alle diatribe in corso tra Juventus ed Inter circa lo scudetto 2006, vinto sul campo dalla Juventus, ed assegnato, dal Commissario della FIGC Guido Rossi, all’Inter, ha affermato: “I due club stanno ognuno cercando di difendere la propria posizione. In questo, noi (FIGC) abbiamo un ruolo marginale”
Cosa avrà voluto dire? che dello scandalo Calciopoli la Federazione (che insieme al Coni,ne sono stati i responsabili principali) non si interessa? è o non è una manifestazione di amore della nullità, del buio, della rimozione delle responsabilità, della morte? E' “amor vacui”;

- Abete è colui che, in occasione di una premiazione postuma, organizzata dalla Gazzetta dello Sport, all’ex presidente dell’Inter Giacinto Facchetti, che coincideva con il giorno in cui la Juventus presentava ricorso al TAR del Lazio ha dichiarato: “Questo è un giorno di festa, per il riconoscimento di una grande persona, e non credo sia opportuno chiudersi in posizioni di parte, legittime da parte dei soggetti, ma sempre di parte: in fondo, ognuno ha il proprio stile”.
Tralasciando tutto il resto, di per sé, alquanto opinabile, dice:“Ognuno ha il suo stile”: un truismo; un assioma. Una espressione insignificante senza una specificazione e senza un riferimento a un determinato soggetto (ma, come disse Manzoni riferendosi a Don Abbondio, il nostro personaggio non è certamente dotato di un “cuor di leone”). E’ un modo di parlare vuoto, inutile, insulso, caratteristico di chi, appunto, è affetto dall’”amor vacui”;
- Abete è colui che, all’indomani della pubblicazione della Relazione Palazzi che inchioda l’Inter alle proprie responsabilità affermandone tuttavia l’impunibilità per intervenuta prescrizione, dichiarò: “ l’etica non va in prescrizione”. Anche qui: truismi ed assiomi inutili. Non servono e non sono serviti a nulla. Finiti nel dimenticatoio, nel vuoto: risucchiati dall’”amor vacui” del personaggio;

- Abete è colui (e concludiamo per non tediare i lettori, non perché non ci fossero altre clamorose dimostrazioni...) che, molto recentemente, ha dichiarato: “la dignità non ha prezzo”. Devo ancora rivolgermi ai lettori: qualcuno sa quanto costa (cioè, a quale prezzo si compra) la dignità? Abete dice che essa (dignità) non ha prezzo. Ripeto, qualcuno conosce questo prezzo? O forse stiamo parlando del nulla, di concetti vuoti, senza senso e senza utilità per alcuno?
Ma non basta, perché lo stesso Abete prosegue, “e penso di averlo dimostrato in tutti questi anni”.Bravo applausi a scena aperta: per la dignità di chi, limitandoci ai comportamenti espressi nel corso dello scandalo calciopoli, ha imitato le famose tra scimmiette: “non vedo, non sento, non parlo”.
Senza dignità, senza decoro e senza pudore; da mandare a casa a friggere le patatine; almeno, farà qualcosa di reale ed utile.