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martedì 19 marzo 2013

Prandelli ha adottato il politichese



I lettori che hanno anche saltuariamente seguito le nostre argomentazioni sportive, ricorderanno come, spesso, siamo stati critici nei confronti nel nostro selezionatore unico della Nazionale maggiore di Calcio (Prandelli).

In particolare, gli abbiamo addebitato l’incongruenza di convocare l’intero reparto difensivo della Juventus per farlo poi giocare schierati “a quattro” (invece che “a  tre”come ormai giocano ( e  bene,lo dicono i numer), da qualche anno. Ma non basta: ormai giocano “a quattro” solo le squadre di secondo livello  che mirano, soprattutto quando incontrano squadre di livello superiore, allo zero a zero iniziale.

Dobbiamo, ora, di nuovo, “dare addosso” allo stesso Prandelli, per un altro aspetto, della sua attività di responsabile della nostra Nazionale di calcio; aspetto che da tempo ci frullava  per la mente, ma ci mancava “l’occasio juris”. Che, ora, è arrivata.

Facciamo un po’ di cronologia, sugli antefatti.

Sabato sera 16 Marzo
A pochi secondi dalla fine della partita giocata allo Stadio Dall’Ara di Bologna, l’allenatore della Juventus, Conte, stante il risultato (0-2) ormai acquisito si rivolgeva ai tifosi Juventini incitandoli ad esultare e ad applaudire la propria squadra(ed inviando due baci verso la telecamera,diretti, come chiarirà in seguito,  alla sua bambina Vittoria).

A fine partita, l’allenatore del Bologna, Pioli,con aria da cane bastonato e denutrito, mani tassativamente in tasca a mò di disoccupato o scioperato (ed aspirerebbe ad allenare una “grande squadra?”- Mah.), lasciava il campo sentenziando a tutti quelli che camminavano attorno a lui: “non si fa così” (riferendosi, molto verosimilmente all’esultanza di Conte diretta ai propri tifosi).

Successivamente, intervistato dai giornalisti  Sky , e vistosi rinfacciato della scarsa sportività derivante dal proprio modo di fare, Conte,  con toni  alquanto adirati, ha così precisato:
«Se non posso nemmeno esultare con i miei tifosi dopo una vittoria basilare per centrare il traguardo (dello scudetto, ndr) ditemi che si deve fare. Io ho solo esultato con i tifosi juventini. So che dà fastidio a tanti quando vinciamo, ma non c'e stata alcuna mancanza di rispetto. Parliamo piuttosto delle cose serie, gente che ci accoglie con pietre e bastoni, gente con bambini in braccio che bestemmia: questi sì che si devono vergognare, non io. Io con i miei tifosi festeggerò sempre e comunque. Se sto vincendo lo scudetto non vedo perché non debba esultare insieme ai miei tifosi»(da Il Messaggero- di Roma).
Lunedi 18 Marzo
interviene,  sulla questione,  il DG della Juventus Marotta, affermando:
“La situazione sta degenerando: ogni volta che andiamo in trasferta veniamo scortati da blindati della polizia e accolti da bastonate e lanci di pietre" . Marotta interviene anche sulla polemiche che ha visto coinvolto l'allenatore, Antonio Conte, criticato per l'esultanza un po' sopra le righe durante il finale di Bologna-Juventus: "Si è trattato di piccoli gesti di libertà da tollerare - spiega il dirigente - Quella di Conte è stata un'esultanza rivolta solo alla nostra gente, senza assolutamente mancare di rispetto agli avversari, nonostante lui sia stato insultato dai tifosi avversari in tribuna. Il calcio è un contenitore di emozioni che a mio parere non vanno represse"(da Tuttosport di Torino).

Nella stessa giornata, nel pomeriggio, sulle edizioni  elettroniche dei vari giornali sportivi è apparso il seguente comunicato ANSA, che riporta l’opinione espressa, in merito, dal “nostro” Prandelli:
(ANSA) - FIRENZE - ''Conte e' esasperato e vorrebbe andare a lavorare all'estero? In effetti questo clima non piace neanche a me, lui ha ragione davanti a certi atteggiamenti esasperati e violenti, pero' tutti noi dobbiamo dare un contributo per migliorare questo clima, con i nostri comportamenti: il calcio regala emozioni ma c'e' una linea sottile tra l'esultare e il rispetto verso i tifosi e gli avversari''. 

E qui veniamo a noi, esplicitando quello che, appunto, da tempo ci frullava nel cervello: dal  modo di parlare e NON dire, di NON affrontare i  VERI problemi e di esprimere le proprie opinioni, una cosa viene a galla in modo limpido: da tempo il caro Prandelli ha adottato il politichese: cioè un linguaggio diretto a prendere gli interlocutori (nel caso, noi lettori sportivi) per la parte bassa del di dietro!

E questo ci ha immediatamente richiamato alla mente le foto sopra postate; delle quali, la seconda, si riferisce proprio allo striscione esposto al Dall'Ara nel corso dell partita in questione!

Il caro Prandelli, e tutti i colleghi “ politichesi”, non hanno neppure ora (dopo l’esito delle ultime elezioni politiche) capito cosa sta accadendo in Italia: i cittadini sono, appunto, stufi delle vostre  “fughe dalla realtà”. Cioè delle vostre fughe dai VERI problemi, per infinocchiare gli italiani su argomenti apparentemente “buonisti” ma sostanzialmente diretti, appunto, a fuggire dai veri problemi, incapaci e timorosi, come sono,  di perdere le loro poltrone.

Il vero problema, scaturito dopo Bologna – Juventus  del 16 marzo 2013, è quello indicato sia da Conte che dal DG Marotta e sul quale il caro (si fa per dire) Prandelli, tace, da buon politichese: non sono le esultanze di Conte (per aver quasi vinto il secondo scudetto !), che vanno condannate. Ma, come dice lo stesso Conte (e riportiamo nuovamente):
 
“Parliamo piuttosto delle cose serie, gente che ci accoglie con pietre e bastoni, gente con bambini in braccio che bestemmia: questi sì che si devono vergognare, non io”.

Prandelli, sai leggere l’Italiano? O  il “politichese”  ti ha totalmente oscurato il cervello?

 Hai nulla da dire sulle foto sopra postate? ; tutto normale? tutto "politically correct" ?


domenica 22 aprile 2012

SCONCERTI: tra senilità e "Sconcerto quotidiano"

Abbiamo già avuto modo di porre all’attenzione dei lettori, alcune scellerate argomentazioni  che, di tanto in tanto, vengono esternate  da Mario Sconcerti, nella (quasi) quotidiana rubrica Lo sconcerto quotidiano, sul “Corriere della Sera”.

Cominciamo a pensare che mai titolo di rubrica si sia dimostrato più appropriato; e non solo per il “richiamo” al cognome dell’articolista; ma, bensì e soprattutto, per il contenuto degli articoli.
Così, ad esempio, in un recente “sconcerto”, il nostro Mario sostiene:

“Ma davvero siete convinti che i giornali e le televisioni siano contro Juve, Inter o MIlan? Davvero pensate che qualcuno possa essere scientificamente contro i clienti a cui si rivolge? Conoscete commercianti così stupidi? E perchè le televisioni dovrebbero dare centinaia di milioni a squadre di cui vorrebbero il male? Non è meglio accettare che a volte esista anche chi ha opinioni diverse dalle nostre? [...] Nessuno va contro la massa dei propri clienti. Esistono giornalisti tifosi, come esistono medici, farmacisti, impiegati tifosi. Ma che un grande mezzo di comunicazione sia contro un grande pubblico è una contraddizione in termini.”
Con ogni buona volontà, e dopo tante riflessioni, confessiamo di essere rimasti  indecisi  su due correnti di opinione dirette a far luce sulle cause di  tali  esternazione:
  1. Sconcerti è in piena senilità, e, quindi, non vede nulla oltre il suo naso: perciò, ormai,  parla per truismi (“lo zucchero è dolce”...) e non va oltre;
  2. Sconcerti scrive sciocchezze (perché di questo si tratta!) costretto, com’è,  a sintetizzare il proprio pensiero (fino a travisare idee e fatti), dalla  ristrettezza dello spazio a disposizione per il (quasi) quotidiano sconcerto (una decina di righe per volta!).
E’ assai credibile che la migliore approssimazione al vero sia quelle che contiene entrambe le citate ipotesi.
Nel caso specifico sopra riportato, Sconcerti sostiene che i media (giornali, tv, radio, ecc.) non  possono parlare male dei propri clienti (lettori, ecc.). E’ un non senso. Una contraddizione in termini.

La tesi espressa è talmente buffa che faremmo un torto ai nostri lettori a indicare idee contrarie a tale tesi (fra l’altro, sarebbero tali e tante, da poterne ricavare un trattato!).
Ci limitiamo a pochissimi rilievi dai quali emergono, di volta in volta, la vanità, la grossolanità, la insostenibilità e, infine, per tutte, la falsità della tesi sostenuta:
- ha mai letto Sconcerti un giornale di destra parlare bene della sinistra (e viceversa)?
- ha mai sentito Sconcerti un venditore di qualsiasi merce magnificare la stessa merce venduta dal concorrente vicino?
- per rimanere in campo sportivo: dove era Sconcerti, nel 2006, quando il suo quotidiano (Gazzetta dello Sport) e il suo Direttore (Candido Cannavò) tirarono fuori “dal nulla” "Moggiopoli", poi derubricata, a furor di popolo, in "Calciopoli" e, infine, in “Farsopoli”, affossando una squadra del nostro Campionato di calcio, seguita dal maggior numero di tifosi in Italia?
- e, addirittura mettiamogli, sotto il naso, al caro Mario, perché se ne faccia una ragione (se è ancora in grado di farsene), quello che sta scrivendo, la Gazzetta dello Sport, da qualche settimana, sul nuovo scandalo del “calcio scommesse”, con lo stesso ardore/rancore nei confronti della squadra che sta lottando per lo scudetto contro una dei “poteri forti” di Milano (e dei suoi due quotidiani, politico e sportivo):
  1. in  via successiva, sono state messe in evidenza, sempre in prima pagina, presunti coinvolgimenti nella “scommessopoli”, prima di Bonucci, poi di Pepe, poi di Quagliarella: tutte “ipotesi” e “voci” riprese dalla Gazzetta, messe in prima pagine salvo, dopo pochi giorni,  non parlarne più,  per evidente  insussistenza delle “voci”;
  2. non contenti di ciò,  i colleghi gazzettari del nostro Mario, ora che il gioco si sta facendo duro (mancano pochi turni a fine campionato...) anch’essi vanno giù duro ed alzano il tiro: l’allenatore Conte. E via con le supposizioni (sempre in prima pagina!) circa l’eventuale “pena” da affibbiargli: sei mesi, un anno, due anni, radiazione!
E tutto questo, i colleghi del nostro Mario, lo hanno letteralmente inventato.
Infatti, il nome di Conte sembra risulti da un verbale di confessione (del Calciatore Carobbio, ex Siena) , secretato dagli inquirenti.

Allora i casi sono due:
- o i gazzettari hanno inventato il tutto e “sbattuto il mostro in prima pagina” (come riteniamo);
- o gli stessi, in qualche modo, illegale per forza di cose, hanno potuto conoscere ciò che, per definizione, non doveva essere conosciuto (qualcuno, responsabile della violazione, dovrebbe essere incriminato!).

CONLUSIONE: pur con questi pochissimi esempi (ma se ne potrebbero citare all’infinito!), Mario Sconcerti è ancora in grado di sostenere, come ha fatto, “che un grande mezzo di comunicazione (come la Gazzetta  dello Sport ndr) sia contro un grande pubblico (tifosi della squadra più seguita dagli italiani ndr) è una contraddizione in termini.”
Una contraddizione (in termini, addirittura!) che solo Mario Sconcerti, vede (non vedendo altro): che sia ora di godersi la pensione?

lunedì 27 febbraio 2012

MILAN-JUVENTUS - Ultimo capitolo: le conseguenze


Chiudiamo l’argomento Milan – Juve con una carrellata sui problemi emersi nelle due giornate successive e prima che il giudice Tosel esprima le sue decisioni (mentre scriviamo, sono le 10,27 di lunedi 27).

Prova tv
Dalla diretta televisiva di SKY, e neppure nel lungo post-partita di SKY, era emerso un altro comportamento alquanto violento tenuto da Muntari, che, per sfuggire alla marcatura di Lichtsteiner, in area della Juventus, lo prende letteralmente a pugni e gomitate, atterrandolo come un pugile che manda il suo avversario ko.
La vicenda, riteniamo sia sfuggita completamente alla quaterna arbitrale (ed ai telespettatori), anche perché in quel momento, nell’area juventina, sostava il fumo di in petardo o di un fumogeno piovuto poco prima dagli spalti. In effetti, almeno noi, nella diretta televisiva, non avevamo notato alcunché di particolare.
Solo domenica mattina le riprese, con moviola, sono apparse sugli schermi di SKY - almeno, solo allora chi scrive ne ha preso visione.
Mentre lunedi mattina il fatto narrato viene messo in risalto sia da Tuttosport, sia dal Corriere dello Sport, sia nelle edizioni cartacee che in quelle informatiche (entrambi, prevedono la prova tv); nessun cenno è fatto da parte della “Moviola della Gazzetta”: sfuggito anche alla “moviola della Gazzetta”? O non si fida della moviola altrui?
Riteniamo che, se il fatto non è stato verbalizzato dal gruppo arbitrale, e considerato normale contrasto di gioco, debba essere oggetto di “prova tv” come per il pugno sferrato da Mexes a Borriello.

“Peso specifico” delle sviste arbitrali
L’argomento è stato dibattuto, con toni anche accesi, la prima volta, nel corso del dopo partita andato in onda su SKY, tra Boban (commentatore SKY) e l’allenatore della Juventus Conte.
Ricordiamo che, al 25° del primo tempo, è accaduto il fattaccio del gol “non visto” di Muntari. Mentre, verso il 75° è accaduto l’altro fattaccio dell’ “annullamento del gol” di Matri, regolare secondo l’opinione della generalità degli addetti ai lavori e dei moviolisti.
Dicono i milanisti (e Boban): il gol non visto di Muntari ha pesato di più (maggiore “peso specifico”, per usare le parole di Boban), rispetto a quello annullato a Matri, sulla partita, perché andando sul 2-0 la partita sarebbe stata diversa (intendendo, forse, due cose: il Milan avrebbe gestito meglio la partita; la Juve l’avrebbe considerata “persa”);
Dicono gli juventini (e Conte): non esiste, nel calcio, un peso specifico di due gol (uno per parte) non concessi. Due gol non concessi sono tali e basta.

Riteniamo che entrambi abbiano in parte ragione:
- ha ragione il Milan, perché, in generale, raggiungere il 2 a 0, dà maggiore sicurezza e rende l’incontro (cioè, la parte rimanente dell’incontro!) meglio gestibile dalla squadra in vantaggio (il contrario accade alla squadra in svantaggio);
- ha ragione la Juventus, perché, in particolare, nel caso in esame, il secondo gol era stato segnato al 25° del primo tempo, quando restavano, perciò, 65 minuti ancora da giocare; in una partita che metteva in gioco enormi chances di scudetto; contro una squadra fino ad allora imbattuta, e che, per atteggiamento generalmente riconosciuto, non si dà mai per vinta e che gioca sempre “per vincere” (come, poi, infatti, è accaduto, ha segnato davvero due gol, sebbene uno annullato, dallo stesso segnalinee, con forte odore di “compensazione”).

Adriano Galliani: rottura dei rapporti tra le due società
Apprendiamo, dalle edizioni informatiche dei quotidiani sportivi, che la dirigenza milanista ha dichiarato lo “stop ai rapporti di alleanza” fino ad ora intercorsi con la Juventus (l’articolo, apparso sulla Gazzetta dello Sport, è visibile solo sulla edizione cartacea e non anche su quella elettronica).
La cosa è spiacevole ed è auspicabile che, nei prossimi giorni, con il decantare della ruggine emersa a fine partita, tutto rientri nella normalità.
Certo, appare davvero esilarante (se non peggio) che uno dei massimi artefici delle incomprensioni di questo periodo, tra le due società (lo stesso Galliani, cioè), si ritenga, poi, danneggiato al punto da rompere le relazioni di amicizia (ma non si sa bene per cosa: sembra che, a suo dire, la Juventus stia operando una nuova “Calciopoli”; ma, mancando, al momento, l’ufficialità della decisione, ci asteniamo da ogni commento).

domenica 26 febbraio 2012

MILAN-JUVENTUS - Capitolo 5: risultato 2-2


Non c’è errore di stampa o di informazione, nel titolo di questo articolo.
Infatti, riteniamo giusto archiviare il risultato di questa memorabile partita con il risultato depurato dalle gaffes della quaterna arbitrale, viste e riconosciute tali, dalla generalità degli addetti ai lavori: quindi, due a due conteggiando anche il gol “non visto” di Muntari e il gol “segnato ed annullato”, per fuorigioco inesistente, a Matri.

Il Milan
Il Milan ha giocato, per circa 65 minuti, “alla Juventus”: cioè ferocemente, pressando alto e spendendo energie fino ad ora occulte ed incredibili a vedersi, anche perché effettuato con giocatori indicati più a giocare di fioretto (Robinho, Emanuelson, Pato, Van Bommel) che di esasperato agonismo, pressing e corsa.
In questo periodo, la Juventus ha fatto quello che il Milan le concedeva: cioè poco, quasi nulla; costretta (dal pressing e dall’agonismo inatteso del Milan) ad errori seriali e talora madornali, uno dei quali ha consentito il primo gol di Nocerino (che forse andrebbe catalogato come autorete di Bonucci, considerato che la deviazione è risultata decisiva avendo fatto cambiare direzione al pallone).

La Juventus
Ha “assistito” alla gara del Milan (travestita da Juve) per 65 minuti, nel corso dei quali ha rischiato anche di subire altri gol. Inguardabile.
Negli ultimi 25 minuti, con l’ingresso dei “titolari” , fino ad allora rimasti in panchina (Matri, Pepe e Vucinic) e con l’esaurirsi psicofisico dei milanisti (tornati a giocare “alla Milan”) la Juventus ha cominciato a macinare gioco, con assedio totale e continuo all’area milanista, e raggiungendo il pareggio, maturo, con un gol limpido, frutto di una potente girata al volo di Matri su cross di Pepe.

Tutto il resto
  • il quartetto arbitrale ha lasciato molto a desiderare; e ciò non solo per le due gaffes già ricordate, ma, soprattutto, per aver permesso, per almeno 70 minuti, un gioco alquanto duro e, a volte, violento (soprattutto da parte dei giocatori del Milan, probabilmente non abituati al tipo di gioco “juventino” e portati, quindi, a strafare, magari senza volontà di far male, ma danneggiando comunque gli avversari, senza essere sanzionati dall’arbitro. Poi, nei 20 minuti finali, il metro di giudizio di Tagliavento è cambiato e sono stati mostrati cartellini gialli e rossi in modo seriale e senza criterio apparente;
  • un pugno ben potente di Mexes, a palla lontanissima, sferrato al costato di Borriello non è stato visto dalla quaterna. Se la giustizia sportiva è ancora tale (e su questo nutriamo enormi dubbi) sarebbe d’obbligo la prova televisiva e, come deciso per Ibrahimovic, penalizzare Mexes per tre giornate (questo sì che è stato comportamento “violento”);
  • il post-partita su SKY, è stato alquanto squallido ed indecoroso; con il commentatore Boban, solitamente tranquillo e molto obiettivo nelle valutazioni e nelle considerazioni, esibitosi, ovviamente a difesa dei colori milanisti, in un alterco pirandelliano con Conte; mentre Allegri, amaramente sorridente, vantava le proprie origini toscane che gli consentirebbero di ridere e scherzare di tutto (mentre, in realtà, sparava frecciate velenose verso lo staff Juventino);
  • infine, non poteva mancare il solito Galliani, il quale, ormai fuori dalle grazie, non riuscendo a capacitarsi dall’alto del suo “potere” come possa, a volte, girare storto, secondo le sue teorie, anche al Milan (assenza di Ibra, gol non visto su Muntari), a fine primo tempo, ha inscenato, stando alle cronache mediatiche (ma ad ora, nulla si è visto sulle reti televisive), incresciosi alterchi con l’arbitro (il che sarebbe vietato dal regolamento...) e con Conte.

Ulteriori considerazioni ed approfondimenti al prossimo ed ultimo capitolo di questo Milan Juventus.

martedì 8 novembre 2011

Da "O' sole mio" a "A' pioggia mia"...

Si legge sulla Gazzetta dello Sport di questa mattina: “la decisione del rinvio di Napoli-Juventus su ordinanza prefettizia è arrivata all'ora di pranzo (di ieri, ovviamente - NDR ). Al comitato per l'ordine pubblico riunitosi in mattinata in Piazza del Plebiscito hanno preso parte il prefetto, il sindaco di Napoli, l'assessore alla Protezione Civile della Regione Campania, e il direttore sportivo del Napoli Riccardo Bigon. La decisione è stata determinata per la tutela dell'incolumità dei tifosi che si sarebbero recati allo stadio (oltre 50 mila)”.

LA DECISIONE
Dunque, non per impraticabilità del campo,  che,  come dimostrano le foto delle zona antistante lo Stadio San Paolo di ieri (una è riportata qui sopra), alla stessa ora del comunicato,  era del tutto “normale”.
Infatti, sempre intorno all’ora di pranzo, il cronista Guido Vaciago, in una intervista televisiva (consultabile sul file che segue) faceva sapere che lo Stadio (nel senso di tutte le strutture necessarie per svolgere una partita di calcio) era, appunto, perfettamente agibile.

LA LEGA
Afferma, al riguardo, Maurizio Beretta, presidente della Lega di serie A (sempre sulla Gazzetta dello Sport): "La Lega non è stata coinvolta in questa decisione, l'abbiamo appresa dai mezzi di informazione. Nel pomeriggio poi è arrivata direttamente una comunicazione ufficiale della prefettura. Capisco il clima di preoccupazione, alla luce di quello che è successo in questi giorni, e quindi non entro nel merito: e certamente la sicurezza di tutti è un valore prioritario. […] Ma è un fatto che la scelta sia stata presa senza consultare la Lega, che è l'organizzatore del campionato".
Dunque, sostanzialmente, si rinvia uno spettacolo, a poche ore dalla sua programmazione, senza coinvolgere, nella decisione, gli organizzatori, ma avvertendoli a decisione presa.

BIGON (D.S. Napoli)
Afferma Bigon: "Prendiamo atto e dal punto di vista del Napoli è stata una decisione condivisibile”
Perfettamente attendibile. Unico intruso (al posto degli esclusi) nella riunione “istituzionale” del Comitato per l’ordine pubblico”, e la cui presenza ha, da subito, ingenerato polemiche e sospetti. Perché i fatti dicono che il rinvio “gioca” tutto a favore del Napoli, proveniente da una faticosissima trasferta in quel di Monaco, contro il Bayern in Champion League, di mercoledì sera; quindi, verosimilmente non in grado di sostenere un ulteriore sforzo, la domenica successiva, per una partita quasi determinante per il successivo svolgersi del campionato, contro una squadra riposata ed in perfetta condizione psicofisica come la Juventus attuale.
Il che, pur con qualche concessione alla diplomazia, traspare evidente dalle parole di Marotta (che seguono).

MAROTTA (D.G. JUVENTUS)
Afferma Marotta: "Dispiaciuti perché avevamo preparato a fondo questa partita e siamo in un buon momento di forma, reduci da una bella vittoria. Il Napoli, che ha partecipato al vertice, avrà certamente avuto qualche elemento in più per aiutare le autorità nell'analisi. Non abbiamo elementi per valutare ma c’è il massimo rispetto di ciò che le Autorità hanno deciso. Abbiamo appreso la notizia da Sky, ho chiamato immediatamente la Lega, che in quel momento non era a conoscenza. Successivamente ho ricevuto una telefonata del Direttore Sportivo del Napoli Bigon che mi ha comunicato quanto deciso al termine del vertice appena concluso".

E LA FEDERAZIONE  (FIGC - Abete)?
Tace. Per fortuna. A ripensare alle ultime, cervellotiche esternazioni del presidente Abete, è già una fortuna, per tutti, che stia in silenzio; in ansiosa apprensione, come è, per le varie “sentenze” che in questo periodo, gli pioveranno addosso (qui, sì che minacciano disastrosi temporali; altro che stadio S. Paolo...).

Conclusione
Ancora una dimostrazione, come, in questo Paese, gli organismi preposti ai vari settori di competenza, facciano di tutto, per ingenerare sospetti e malcontenti;  non solo violando le “regole del gioco”, (a guerra ancora in corso, alcune competizioni sportive, come, appunto, il campionato di calcio, il giro d’Italia di ciclismo ed altre, vennero regolarmente disputate!...); ma facendo ricorso a procedure cervellotiche, non rispettose dei diritti altrui (nella specie: FIGC, Lega Calcio, Juventus) e, viceversa, “troppo” rispettosa di altri (Napoli); e dando, ancora, una dimostrazione di come “la furbizia” prenda, troppo spesso,  il sopravvento sulla “intelligenza”: se non altro, nei comportamenti.
E allora, considerato che il tutto si è verificato a Napoli, mettiamola in musica e cambiamo le parole della famosa canzone (salvando la musica?): da “o’ sole mio” a “a’ pioggia mia”.

Aldo

mercoledì 26 ottobre 2011

Alla ricerca del DNA perduto

Gli sportivi appassionati di calcio avranno certamente notato che Antonio Conte, nei suoi periodici commenti pre-partita (ma, a volte, senza ragione, anche nei post-partita) fa spesso riferimento al DNA della Juventus; intendendo, con ciò, l’applicazione feroce, la volontà di vincere che i giocatori della Juventus devono dimostrare comunque in ogni partita.
Alla luce delle prime otto giornate del campionato in corso, ritengo che del DNA della Juventus si sia visto ben poco.
Sono apparsi evidenti, infatti i seguenti aspetti:
- si entra in campo “per spaccare il mondo”; ma questo, dura il tempo di un gol; poi,  gli avversari prendono il sopravvento; e, spesso, pareggiano;
- si gioca con uno schema, il 4-2-4, chiaramente non adatto alle caratteristiche dei giocatori disponibili, e mai utilizzato nella storia centenaria della Juventus.
Ora, per quanto riguarda il secondo aspetto, alla luce di quanto emerso dalla partita giocata ieri sera contro la Fiorentina (vinta 2-1 dalla Juventus), dobbiamo dare atto, preliminarmente, a Conte, di aver finalmente capito (ma sarà così anche in futuro?) che occorreva rivedere il modulo di gioco in 4-3-3, di gran lunga più adatto alle caratteristiche  della rosa dei giocatori, soprattutto perché consente di far giocare Vidal, nel suo ruolo naturale di centrocampista, con benefici effetti anche su Pirlo e Marchisio, e su tutto l’impianto di gioco.
Detto ciò, tuttavia, occorre ribadire che, anche nella partita di ieri sera, dopo un primo tempo giocato (col 4-3-3) in costante pressing e giocando, praticamente, ad un sola porta,  è emersa la dura realtà: dopo aver segnato solo la miseria di un gol (con una decina di azioni potenzialmente da rete e dopo un dominio assoluto durato 45 minuti) nella ripresa la musica è cambiata. Le parti si sono invertite: il (presunto) DNA della Juve era miseramente evaporato e, come al solito, gli avversari hanno pareggiato e perfino provato a vincere.
Che, poi, con un gol di Matri (peraltro, alquanto fortunoso) la Juve abbia vinto l’incontro, non cambia la sostanza delle cose: la Juve  ha giocato tutto il secondo tempo in affanno, col terrore di subire anche altre reti fino alla fine, ha perfino inserito un nuovo mediano (Pazienza)  al  posto di Vidal (esausto) ed un ulteriore difensore (De Ceglie) al posto di uno dei tre attaccanti (Pepe, altrettanto esausto), passando ad un  vergognoso 5-4-1, che, oggi, nel campionato italiano, non viene utilizzato neppure dal Cesena (con tutto il rispetto e solo per citare la squadra attualmente ultima  in classifica).
Occorre applaudire, quindi, quel tifoso che, ieri sera, ha esposto il seguente cartello: “Fino al 90°!”.
Bravo. Perfetto. Poche parole ma molta (tutta?) sostanza. Soprattutto: centrato il problema. Calorosi applausi.
E infatti, nel complesso, il gioco della Juve, nel corso dei novanta minuti, nulla ha a che vedere col DNA Juventus; le partite, lo insegnano già ai “pulcini”, durano, appunto,  novanta minuti.
Per concludere: Conte, dopo aver provveduto (si spera, definitivamente) al riassetto del modulo di gioco, dovrà capire (e far capire ai giocatori) e prepararli adeguatamente che il vero DNA della Juve è “vincere”, e non semplicemente “fare un gol”.
E,  per vincere, occorre:
- giocare 90 minuti col proprio gioco, imponendolo agli avversari fino alla fine;
- raggiungere i due gol di vantaggio appena possibile, perchè non è, appunto, nel DNA della Juventus giocare i finali di partita “alla difesa del risultato” (ovviamente, con un solo gol di vantaggio) e costringere  i tifosi  a guardare l’orologio che non corre adeguatamente per le loro attese.

martedì 25 ottobre 2011

Juve: quale DNA?

Prima di accomodarmi in poltrona a vedere Juventus-Fiorentina in programma questa sera, 25 ottobre 2011, alle 20.45, quale anticipo del turno infrasettimanale della nona giornata del campionato di calcio Serie A, vorrei svolgere alcune considerazioni che, nella  “stampa che conta”, non vengono a galla; sommersa, com’è, da una generalizzazione di elogi per il nuovo stadio; per la nuova Juve, ma, soprattutto, verso il nuovo trainer  Antonio Conte (ancora stamane, su “Tuttosport”, in prima pagina, si legge: “Sacchi: Conte cambierà il calcio”).
Da qualche tempo, la vista mi fa difetto ed uso, ovviamente, lenti correttive; e la prima impressione è stata quella di aver letto male; ma, dopo aver ben ripulito gli occhiali, ed ottenuto conferma di aver letto bene, ho cominciato a riflettere.
E qui riporto queste riflessioni.
Fino ad ora, dalle esternazioni di Antonio Conte, rilasciate ai media da quando è stato assunto quale allenatore della Juventus, si possono desumere le seguenti linee di pensiero prevalenti:
- dovremo riappropriarci del DNA della Juventus, che consiste nello scendere in campo sempre e comunque ricercando la vittoria;
- giocheremo col 4-2-4;
Cominciamo dal 4-2-4. E rileviamo, intanto, che in Italia, nessuno adotta, ed ha mai adottato questo schema di gioco. E questo sembrerebbe dare ragione a Sacchi (cambierà il calcio). Tuttavia mi permetto di far rilevare che in qualsiasi attività della vita quotidiana, non basta la conoscenza teorica dei fatti e delle circostanze, ma occorre anche tener conto delle molteplici e mutevoli condizioni di fatto, relative a luogo,  tempo e spazio.
Se conveniamo su ciò, occorre, nel caso in esame, domandarsi se la Juve di Conte (cioè con la rosa dei giocatori che possiede) è, nell’attuale stagione calcistica e nel campionato Italiano (cioè considerate la generale qualità delle altre squadre), in grado di applicare con successo il 4-2-4.
Io ritengo di no. E per due ragioni che illustro sinteticamente:
1-     per applicare tale schema di gioco occorrono almeno 4 giocatori d’ala (oggi si dicono “esterni”), due titolari e due pronti a subentrare in caso di necessità, che nel loro ruolo siano dei “crack”. Nessuno tra i giocatori a disposizione attualmente è un “crack”. Alcuni sono abbastanza efficaci (Pepe e Giaccherini) i quali, però,  sopperiscono con la volontà alla mancanza di classe/tecnica (ma quanto potranno  durare?); altri sono evanescenti (Elia, Estigarribia, e l’attuale, inguardabile  Krasic);
2-     per attuare tale schema di gioco occorrono almeno quattro centrali in attacco (due titolari e due riserve), pronti a mettere a frutto la quantità innumerevole di cross, che dovrebbero, in teoria, pervenire dagli esterni (per intenderci, tipi come Klose, Cissé, il Toni giovane…). Il che, nella attuale Ju ventus, non esiste. Fateci caso: i centrali, oggi, quasi tutti “piccoletti”, costantemente scavalcati dalle traiettorie o preda di difensori più alti e prestanti (Del Piero, Matri, Vucinic. Quagliarella: giocatori di gran classe, con palla a terra ma non con palla spiovente dai cross!).
Ormai, la situazione dovrebbe essere chiara a tutti (meno che a Conte?). In attesa di questi “crack” (gennaio 2012?), ormai Conte dovrebbe capire che è urgente passare dal 4-2-4, ad un più “realistico” 4-3-3,  inserendo in via definitiva Vidal accanto a Pirlo e Marchisio.
E passiamo al secondo punto: il DNA della Juventus: “sempre e comunque alla ricerca della vittoria”.
Anche qui, le intenzioni teoriche sono una cosa; le realtà del campo sono altra cosa.
Una serie continua di 4 pareggi (tutte a rischio sconfitta, con i tifosi con l’orologio in mano in attesa del fischio finale… questo non è nel DNA della Juve!) contro squadre di media/bassa classifica, ha  posto in evidenza che la Juve cerca sì il gol (appena entra in campo), ma ha anche evidenziato, con preoccupante ripetitività che, segnato un gol, il DNA (ricerca della vittoria) scompare: e gli avversari prendono il sopravvento e quasi sempre arrivano al pareggio.
Verrebbe da dire: ci risiamo (vero Ranieri, vero Ferrara, vero Del Neri?). Non basta un gol per “vincere” una partita. Soprattutto oggi, nel campionato di serie A, tremendamente livellato in alto e dove il cosiddetto DNA della Juventus (vincere sempre) è ormai diventato patrimonio comune anche delle cosiddette “piccole” (Genoa, Catania, Chievo, Atalanta, ecc.): anche esse, ormai, provano sempre a vincere, senza alcun “rispetto” per le cosiddette “grandi” (Milan, Inter, Juventus, Roma, Napoli ecc.).
Perciò diciamo: ci risiamo. Nulla di nuovo sul fronte della Juve (altro che “Conte cambierà il calcio”).
Conte, prima o poi dovrà capire che, nel calcio, la squadra va fatta giocare secondo le qualità tecniche dei giocatori a disposizione, e non, viceversa, secondo le teorie  (che possono anche essere “innovative”) del mister, non adatte ai giocatori disponibili (la recentissima vicenda Gasperini / Inter non ha insegnato nulla? Possibile?).
Questa è la lezione che Conte avrebbe dovuto apprendere anche dall’andamento dell’ultimo incontro con il Genoa (finito 2 a 2  con la Juve rimontata 2 volte e a rischio finale di sconfitta!)
Perciò, ci attendiamo, stasera, contro la Fiorentina, un “pratico” 4-3-3 con Vidal a fianco di Pirlo e Marchisio.
Vedremo…

Aldo

martedì 18 ottobre 2011

Il fallo sistematico

Al termine della settima giornata del massimo campionato di calcio italiano, due allenatori hanno evidenziato, con notevole enfasi, nei loro commenti alle rispettive gare appena terminate, un particolare aspetto del comportamento dei giocatori: il ricorso al fallo sistematico.
Infatti, sia Mazzarri (allenatore del Napoli,  dopo la sconfitta in casa col Parma), sia Conte (allenatore della Juventus, dopo il pareggio a Verona col Chievo), hanno lamentato la difficoltà a fare gioco, per via dei falli sistematici adottati dai giocatori avversari, soprattutto all’inizio dello sviluppo delle azioni di ripartenza (cioè, non appena riconquistato il possesso del pallone).
Mazzarri, inoltre, ha posto in risalto anche la permissività degli arbitri, che non puniscono adeguatamente tali comportamenti.
Avendo assistito alla trasmissione televisiva di entrambe le partite (una il sabato sera ed una il pomeriggio della domenica successiva) posso dire che tale particolare aspetto del gioco, nonché la inadeguatezza delle sanzioni arbitrali, erano apparse evidenti anche nelle mie immediate valutazioni dei fatti, mentre accadevano.
Devo tuttavia evidenziare che tali comportamenti, sia dei giocatori sia degli arbitri, non mi erano apparsi come una “novità”.
Allora, dove sono gli aspetti “nuovi” venuti in risalto ?
Dopo averci abbondantemente riflettuto, ritengo che gli elementi di novità siano  questi:
1-     il ricorso al fallo sistematico, da sempre componente caratteristica del calcio italiano, è stato invocato, per la prima volta, da due allenatori, quasi in contemporanea,  come una causa del  “non gioco” delle loro squadre;
2-     l’evidenziazione è coincisa, in modo particolare ed eclatante, con una giornata calcistica in cui  si sono verificati ben cinque risultati di 0 a 0, anche in partite in cui alcune squadre, nettamente favorite dai pronostici , giocavano in casa; qualcuna ha addirittura perso in casa (vedi, appunto, il Napoli col Parma);
3-     l’evidenziazione è coincisa con un avvio di campionato alquanto singolare: pochi gol, pochi punti, molti pareggi, classifica cortissima (tredici squadre in quattro punti!);
4-     inoltre, almeno Mazzarri, ha fatto notare l’inadeguatezza delle decisioni arbitrali nei casi in esame: sostanzialmente, i falli sistematici o non vengono sanzionati col calcio di punizione o, se sanzionati, la sanzione appare inadeguata, perché, infatti,  con una semplice punizione con ripresa del gioco su calcio piazzato, si è ottenuto, intanto, di fermare il gioco degli avversari, e, contemporaneamente, si è concesso  alla propria squadra la possibilità di risistemarsi in campo in modo adeguato.
Chi conosce ed ama il calcio come spettacolo puro, non può non convenire sulla correttezza delle evidenze sopra illustrate.
Come venirne fuori ?
La risposta più semplice ed ovvia, sarebbe quella di instaurare una “prassi arbitrale” che preveda anche l’ammonizione, nei casi di fallo sistematico (che andrebbe, tuttavia, preliminarmente ed adeguatamente definito). Magari per un periodo sperimentale (una stagione calcistica) al fine di valutarne gli aspetti positivi e negativi che ne dovessero scaturire,  prima di farla diventare  “regola” o prassi definitiva.

Aldo