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sabato 4 febbraio 2012

SPORT E BUSINESS: Da Calciopoli a Scommessopoli

Le scandalose vicende che hanno scosso il mondo del calcio in Italia negli ultimi sei anni (e che presumibilmente si protrarranno fino a raggiungere almeno il decennio, prima di trovare un’equa conclusione per tutte le parti coinvolte), generalmente conosciute come “Calciopoli” e “Scommessopoli” ci inducono ad una riflessione circa le origini e i caratteri sostanziali del malessere.

Siamo, infatti, convinti che prima di enunciare ipotetiche soluzioni o presunti palliativi al malessere, ormai degenerato in cancrena, occorra individuarne le cause.
Senza di che, il rischio di un ipotetico flop appare alquanto fondato.
L’analisi che condurremo si limita al mondo del calcio Italiano, sebbene alcuni caratteri che verranno in evidenza, siano ormai presenti anche in altre discipline sportive.

Sport e spettacolo
Va, in primis, esaminata l’ormai annosa questione se “lo sport del calcio” (in Italia, ma anche nel resto del mondo) possa ancora annoverarsi tra le attività qualificabili “sport”.
Noi riteniamo, da tempo, che ormai lo “sport del calcio” debba correttamente qualificarsi “spettacolo del calcio”. E ciò in considerazione della generalizzata nozione di impiego del tempo libero da dedicare, appunto, alla scelta ed all’utilizzo di strumenti di evasione dallo stress lavorativo quotidiano (leggere un libro, assistere ad un film o ad una rappresentazione teatrale, o ad un concerto e così via. Cui va aggiunto, ormai, l’assistere, allo stadio o in tv, ad una “partita di calcio”).
Insomma, nulla a che vedere, ormai, con la nozione di “sport” quale “manifestazione agonistica individuale o di gruppo” (Zingarelli - Vocabolario della lingua italiana).
Ma non basta; perché lo stesso Zingarelli ci insegna che per “sport”, in origine, si intendeva un “divertimento” (la parola "sport", di origine anglosassone, indicava, appunto, divertimento; mentre nell’accezione francofona, deriva da “desport” che equivale a diporto, svago, divertimento; quindi, spettacolo per il divertimento proprio e/o altrui).

Spettacolo a fine di business
Quindi, per identificare correttamente la moderna degenerazione concettuale dello “sport del calcio”, occorre aggiungere, alla nozione di “spettacolo del calcio”, la qualificazione “a fini di business”.
In definitiva, occorre prendere atto, ormai, che la nozione dello “sport del calcio” si è rigenerata nella nozione di “spettacolo del calcio a fine di business”.

Business, cupole e mafie
Con questa nozione di spettacolo del calcio a fine di business, cominciamo a meglio comprendere:
- le motivazioni degenerative in atto: dove c’è denaro (in abbondanza!), è inevitabile che si ritrovino anche, malversazioni, attività delittuose, reati vari, cupole e mafie: guarda caso, proprio le degenerazioni che hanno prodotto “Calciopoli “e “Scommessopoli”;
- le conseguenti, ipotetiche soluzioni alla degenerazione in atto.

Origini della degenerazione
Quindi, nessuna meraviglia: gli scandali passati, presenti e futuri, sono le conseguenze della modificazione, concettuale e sostanziale, verificatasi nello “sport del calcio”, ormai non più tale, ma diventato affarismo spinto, degenerante, per ciò stesso, in attività delittuose.

Ipotetiche soluzioni
Se la disamina prospettata appare realistica, e quindi condivisibile, si potrebbero tracciare alcune conseguenti, ipotetiche soluzioni:
- lo “spettacolo del calcio a fini di business” va escluso dal sistema del CONI e delle federazioni sportive, in quanto non trattasi più di “sport”;
- con buona pace di Petrucci (CONI) ed Abete (FIGC), le relative strutture, ormai chiaramente incapaci di svolgere correttamente le proprie funzioni su una attività sfuggita alle loro “competenze”, vanno chiuse;
- l’attività stessa va lasciata alla libera iniziativa e gestione di persone fisiche o giuridiche operanti nel settore degli spettacoli;
- la regolamentazione normativa dovrebbe fare riferimento alle leggi che regolano, appunto, gli spettacoli pubblici, con adeguamenti specifici, sull’esempio di quanto già accade in altre nazioni (come, ad esempio, nel basket USA, NBA).

mercoledì 2 novembre 2011

Non mangeranno il Panettone

Seconda puntata: David Stern

Come gli sportivi appassionati di basket sapranno, nello scorso mese di luglio è scattato  il secondo lockout (corrispondente alla serrata, attuata dai datori di lavoro, nel nostro diritto sindacale) della storia della NBA, poiché la lega dei proprietari e il sindacato  dei giocatori non hanno trovato l'accordo sul rinnovo del contratto collettivo.
Dopo alcune precedenti giornate di meeting alquanto fruttuosi, lo scorso venerdì, 28 ottobre 2011, l’incontro tra i  proprietari delle “franchigie” (rappresentati dal Commissioner David Stern) e il sindacato dei giocatori (rappresentato da Derek Fisher) era stato accompagnato da un certo ottimismo. Qualcuno ipotizzava perfino un accordo in vista, entro la fine della giornata. Invece, ancora una volta, appena le due parti hanno affrontato  il punto più dolente delle negoziazioni, il tanto discusso “BRI” (Basketball Related Income- cioè la torta dei proventi generati dalla Nba), è arrivato, puntuale, il brusco stop.
I proprietari continuano a insistere nel voler dividere la torta 50-50 (fino allo scorso giugno, il 57% dei profitti andava nelle casse dei giocatori); il sindacato dei giocatori, a sua volta,  non sembra avere nessuna intenzione di scendere sotto il 52% (cui erano pervenuti nei precedenti meeting, dimostrando buona volontà nell’abbassare le loro pretese, di cinque punti percentuali).
Così com’è successo troppe volte durante queste settimane di meeting, le due parti hanno deciso di interrompere le trattative e David Stern ha ufficialmente annunciato la cancellazione di altre due settimane di regular season.
Da notare che durante questo periodo di forzata inattività, molti giocatori NBA, soprattutto europei, hanno lasciato gli Stati Uniti, per tornare a giocare (o, almeno, tentare) nel vecchio continente, specialmente nel campionato turco. Deron Williams, giocatore dei New Jersey Nets, decide di giocare in Turchia con il Besiktas finché il lockout non avrà termine;  anche Danilo Gallinari si è messo  sotto contratto con l’Armani Jeans di Milano fino al termine del lockout; mentre Dwyane Wade, Dirk Nowitzki, Kobe Bryant e Kevin Garnett hanno più volte dichiarato di avere l'intenzione di andare a giocare in Europa, se la stagione non si dovesse svolgere regolarmente.
Con le complicazioni che immancabilmente sorgeranno, se e quando dovesse cessare il lockout.
In buona sostanza, attualmente risulta cancellato tutto il mese di novembre, e qualsiasi opportunità di veder disputare le canoniche 82 partite di stagione regolare è andata in fumo.
Sindacato e proprietari sostengono di non avere in programma nessun altro meeting.
Stern, intanto, lancia messaggi nemmeno troppo criptati sostenendo che “adesso, a causa delle perdite dovute alla cancellazione del primo mese di regular season, i nostri parametri nelle trattative con il sindacato cambieranno”. Come dire, più si va avanti con questo lockout e meno siamo disposti a concedere al sindacato.
Brutto affare.
Soprattutto perché comincia a sorgere il sospetto che non si tratti più (solo) di spartizione di proventi; ma che comincino a serpeggiare ripicche e “ideologie politiche” nelle fazioni contendenti.
Altrimenti, sarebbe difficile capire come mai non si trovi un accordo tra il 50% ed il 52%! Certo, avvicinandosi il periodo natalizio, e  rivolto il dovuto pensiero ai tifosi del Basket americano per il mancato divertimento,  resta solo da constatare come il caro Stern rischi, appunto, di non assaporare, anche lui, il dolce Panettone natalizio (solo perché il turkey per il Thanksgiving è già stato servito in tavola…)!

Aldo

sabato 2 luglio 2011

Lock Out!

Era difficile immaginare che si arrivasse a una soluzione in tempo utile. Dall'America rimbalzano da tempo voci di una serrata inevitabile, perché le posizioni erano e sono rimaste a distanze siderali. E' stato ironizzato che pure Cleveland e LeBron erano più vicini di quanto non lo siano giocatori e proprietari in questo momento.
Il 30 giugno è passato, i contratti sono scaduti. Qual è la prossima fase? Intanto, i giocatori se vigliono allenarsi devono farlo da soli, non potendo nemmeno mettere piede nelle palestre dei loro team: se hanno bisogno del medico, devono pagarsene uno, non potendo nemmeno telefonare a quello della squadra.
Chi ci rimette di più sono, come sempre, i più poveri (poveri per gli standard dei giocatori NBA). Immaginatevi Artest al campetto di Venice per tenersi in forma...
Ci saranno poi i classici tagli (perchè tutto il mondo è paese), ovvero licenziamenti a catena di gente che occupa ruoli minori all'interno delle società, da chi vende gli abbonamenti, i biglietti, al marketing.
 
Su alcuni siti si riporta che i cestisti abbiano pensato di non sciogliere il sindacato per poter aggirare la legge antitrust USA e fare come i colleghi della NFL di football (vedasi la famosa causa Brady vs. NFL); tuttavia pare che le parti in causa si incontreranno ancora per riprendere le trattative fra 2-3 settimane. A mio modo di vedere, come spesso nelle trattative, finché non si arriverà davvero a ridosso dell'inizio della stagione, non verrà raggiunto l'accordo ed entrambe le parti proveranno a tirare la corda il più possibile, sebbene (vedi link sotto) molti sostengano che il punto finale della trattativa già si sa quale sarà: 50 e 50 tra giocatori e società.
Qui sotto un link che vi porta a un video in cui Federico Buffa parla del lock-out. Al di là dell'aspetto contenutistico, per altro interessantissimo (anche non considerando la chicca del cricket indiano), è sempre un piacere ascoltare parlare Buffa.

sabato 18 giugno 2011

Mavs campioni

A detta di molti, i Dallas sono stati davvero la squadra migliore della NBA di quest'anno, forse secondi solo ai migliori Spurs della stagione regolare.

Di sicuro durante i playoff hanno spazzato via tutti:
  • 4-1 ai Portland Trail-Blazers
  • 4-1 agli Oklahoma City Thunder
  • 4-0 ai campioni uscenti, i Los Angeles Lakers
  • 4-2 ai favoriti di inizio anno, i Miami Heat dei big-three (o two?)
E così i Mavericks hanno meritatamente vinto il loro primo anello NBA, vendicando la sconfitta del 2006, per la gioia dell'eccentrico proprietario Mark Cuban, di coach Carlysle, e dell'MVP delle finali, il tedesco Dirk Nowitzki, che in Gara6 ha tirato abbastanza male (1/12 all'intervallo), riuscendo comunque a risultare positivo nel quarto periodo.
Forse l'MVP effettivo della serie avrebbe dovuto essere John "The Jet" Terry, decisivo in tutte le rimonte e in tutti i quarti periodi vinti dai Mavs, ma comunque i Mavs sono una squadra che gira attorno al tedesco, uno dei giocatori più difficili da marcare al pianeta.

Peccato per i vinti, giunti a un passo dall'unico possibile risultato (l'anello) che avevano a disposizione per l'esperimento più emozionante potenzialmente degli ultimi anni - 2 tra i primi 5 (o 2?) cestisti in campo assieme.
Ovviamente l'attenzione si dovrà ancora una volta concentrare su LeBron James, che perde ancora in finale (dopo aver perso coi Cavs contro gli Spurs), ma che soprattutto è sembrato bloccato psicologicamente a tratti. Troppa poca responsabilità presa nei quarti quarti di Gara5 e Gara6 da James.
Tecnicamente invece ci vuole un tiratore mortifero da 3 capace di capitalizzare i raddoppi e i movimenti delle difese avversarie verso James e Wade. Ma per una lettura più approfondita rimando al link sotto.

Clicca sul link qui sotto per vedere le immagini della premiazione, tratte da SkySport.

domenica 1 maggio 2011

Ai caraibi



            Si è concluso il primo turno dei playoff NBA e, in attesa dell’inizio delle semifinali di conference, diamo una rapida occhiata a quello che è successo e a come si è evolve la situazione:

OVEST
San Antonio (1) – Memphis (8) 2-4
Oklahoma City (4) – Denver (5) 4-1
Dallas (3) – Portland (6) 4-2
Los Angeles (2) – New Orleans (7) 4-2

EST
Chicago (1) – Indiana (8) 4-2
Orlando (4) – Atlanta (5) 2-4
Boston (3) – New York (6) 4-0
Miami (2) – Philadelphia (7) 4-1

            Ed ecco come si configurano le semifinali di conference:

OVEST
Memphis (8) – Oklahoma City (3)
Dallas (4) – Los Angeles (2)

EST
Chicago (1) – Atlanta (5)
Boston (3) – Miami (2)

            Una sola vera sorpresa, ma di quelle col botto: fuori gli Spurs, che da oggi possono starsene al sole dei caraibi a guardare semmai i playoff alla tv. Davvero grossa questo risultato, ma Zack Randolph e soci hanno meritato il passaggio del turno contro la squadra che, per buona parte della stagione era apparsa la più completa ed attrezzata per la vittoria dell’anello, addirittura stra-favorita prima dell’All Star Weekend. E invece un po’ gli infortuni, un po’ il decadimento di alcuni giocatori, Duncan in primis, hanno prodotto il ribaltone. Si tratta della quarta volta nella storia dei playoff NBA che l’ottava estromette la prima del tabellone al primo turno (dopo Denver su Seattle, New York su Miami e Golden State contro Dallas, tutti in tempi abbastanza recenti).
            Strada “spianata” x i Thunder che hanno impressionato e chissà che non possano giocarsela in finale a ovest coi Lakers, che però pare stiano iniziando a macinare e fare sul serio…
            A est ha un po’ impressionato lo sweep dei Celtics (comunque favoriti) ai danni dei Knicks di Melo e Stoudemire; non è una vera sorpresa la vittoria degli Hawks sui deludenti Magic, mentre tutti aspettano ansiosi di vedere gli Heat dei big three alla prova del nove contro i Celtics…

lunedì 18 aprile 2011

Quando la strada si fa dura, il duro si fa strada

Si sa, i playoff NBA sono un’altra cosa rispetto alla stagione regolare. Non in generale, quanto nella singola partita: l’intensità sale a mille e generalmente vengono fuori i campioni quelli veri. Per questo è curioso per me dare un’occhiata al tabellone (nell’immagine) e alle probabilità di vittoria delle favorite, dando anche uno sguardo indietro all’inizio della stagione: in un post del 28 ottobre, infatti, avevo riportato le quote per il vincitore dell’anello. Vediamo come le 82 partite di questi 6 mesi hanno cambiato la situazione e le quote (chiaro che in generale le quote si sono abbassate anche per una questione statistica, che ha alla base il mero numero di squadre in lotta per l’anello stesso).

N.B.: purtroppo il confronto deve essere fatto con le quote di due bookmaker diversi, dato che William Hill (il bookmaker consultato a inizio anno) pare non quotare il vincitore della NBA in questo momento storico. Le quote attuali sono prese da bwin.

POS
SQUADRA
QUOTA APRILE
QUOTA OTTOBRE
CONSIDERAZIONI





1





LA Lakers





3,50





4,00
I campioni in carica sono ancora considerati i favoriti, o comunque tra i favoriti. Nel corso dell’anno sono sorti molti dubbi, la squadra spesso non ha risposto come vorrebbe coach Jackson, soprattutto dal punto di vista caratteriale. E in più c’erano degli Spurs in grandissima forma. Ma con i San Antonio in lieve calo fisico nei playoff potrebbero tornare i favoriti ad Ovest, e non solo per l’esperienza.



2



Miami Heat



4,00



2,87
I favoriti da tutti a inizio anno, soprattutto grazie alla presenza dei big 3, hanno evidenziato anche loro qualche problema, di amalgama, di sparring partner. Ma una squadra con Wade e un James affamato di anello in quintetto non può non essere tra le favorite.




3




Chicago Bulls




5,50




17,00
La grande sorpresa dell’anno. Miglior record della NBA, presumibilmente miglior allenatore (Thibodeau) e miglior giocatore (Rose) della stagione. La difesa e il gioco di squadra dei Bulls non possono più essere sottovalutati: non sono in testa alle quote solo per una questione di esperienza.




4



San Antonio Spurs



7,00



26,00
Paurosa la quota a inizio anno, ma d’altra parte si sapeva che senza problemi fisici, bisognava fare i conti anche con loro. Nettamente la miglior squadra della Lega per quasi tutta la stagione, si sono fatti soffiare il primato dai Bulls nel finale. Spaventa un po’ l’infortunio al gomito patito da Ginobili proprio all’ultima partita di regular season.




5




Boston Celtics




7,50




9,00
Similarmente agli Spurs, ma a Est, i vice-campioni saranno un osso duro durante i playoff, specialmente se riusciranno a schierare Shaq per una ventina di minuti a partita, dal momento che hanno perso Kendrick Perkins. Grande esperienza, grande difesa, grande effetto pubblico in casa e zero paura in trasferta. Occhio ai Celtics di coach Rivers.



6



Oklahoma City Thunder



18,00



15,00
Durant ha vinto per la seconda volta consecutiva la classifica dei marcatori, Westbrook e soci attaccano il canestro con un’atleticità rara da vedere, anche nella NBA. Ma non sono ancora pronti per gestire un certo tipo di partite. Ne riparliamo tra un paio d’anni.


7


Dallas Mavericks


18,00


23,00
In pochi credono davvero in loro, che la grande occasione l’hanno avuta nel 2006 e persa in finale contro Miami. Classe Dirk avrà il suo bel daffare per arrivare in finale di conference.



8



Orlando Magic



20,00



11,00
Come i Mavs a Ovest, anche sui Magic in pochi punterebbero davvero fino in fondo. Orlando ha perso qualche punto per strada: nonostante il miglior pivot a Est, la regular season poteva vederli maggiori protagonisti, mentre invece si sono visti addirittura superare dai Bulls, oltre che dai più favoriti Heat e Celtics.


domenica 17 aprile 2011

MJ: di un altro pianeta

Grazie a un link di un mio amico mi è capitato di imbattermi nella seguente pagina Web:


La tesi che si vuole dimostrare in quel sito è che Kobe Bryant sia già “migliore” di Michael Jordan. Se poi cliccate su “Begin Slideshow”, dalla numero 10 alla numero 1, vi compariranno le 10 argomentazioni per le quali, per l’autore del sito, Kobe è appunto meglio di Jordan.
Al di là della difficoltà di confrontare personaggi e giocatori di epoche diverse – ma neanche troppo, in questo caso –, per uno cresciuto con le immagini di MJ nelle finali NBA degli anni ’90 leggere cose simili ha fatto alzare il sopracciglio, alla Ancelotti. Con tutto il bene che si può dire ovviamente di Bryant, il giocatore che di avvicina comunque di più a MJ, che io ho però sempre ritenuto di un altro pianeta.
Mi lancio allora in una obiezione della tesi sostenuta, attaccando una per una le 10 argomentazioni per poi finire con una personalissima considerazione (in corsivo le argomentazioni dell’autore del sito, la mia risposta in caratteri classici):

10. Nessuno stop in carriera
MJ: si è ritirato due anni per giocare a baseball, poi dopo il repeat-the-threepeat si è ritirato di nuovo perché sapeva che la sua squadra si stava sfaldando.
Kobe: ha giocato sempre nei Lakers, nelle belle come nelle brutte stagioni.
Al di là del fatto che è molto più facile fare la “bandiera” ai Lakers che ai Bulls, dal momento che la città (e la squadra) è la metà più ambita della lega dai giocatori e quindi c’è più possibilità di avere dei campioni in squadra e conseguentemente un bel roster, io direi proprio che MJ può essere considerato una bandiera dei Bulls: non scordiamoci gli anni precedenti al primo titolo conquistato. Vero è che poi si è ritirato due volte, per poi addirittura giocare per un’altra franchigia, però la sua immagine rimane indelebilmente quella legata ai Chicago Bulls.

9. Tiri liberi e tiri da 3
MJ: in carriera, ha tirato con l’83,5% ai liberi e con il 32,7% da tre.
Kobe: in carriera, ha tirato con l’83,8% ai liberi e con il 34,1% da tre.
Stiamo parlando di niente.

8. Derek Fisher non è Scottie Pippen
MJ: Pippen, l’unico giocatore che c’è sempre stato negli anelli di MJ, era illegale.
Kobe: Fisher, il compagno di più lungo corso ad aver giocato al fianco di Kobe, è stato ed è un buon giocatore, ma non ai livelli di Pippen. Inoltre Kobe ha visto cambiare molte volte la sua squadra.
Sì, è vero che Pippen è stato una delle “spalle” più forti della storia della NBA, ma comunque non si gioca in due, si gioca in 5 e poi c’è anche la panchina… Ah: Shaq?

7. Più cambiamenti nello staff
MJ: ha avuto alcuni cambiamenti in squadra.
Kobe: ne ha avuti molti, ma molti di più, da Kwame Brown a Payton, da Shaq ad Adam Morrison.
Vero, verissimo. Anzi, MJ tentava sempre di fare in modo che i suoi fedelissimi restassero. Un punto a favore di Kobe, se volete, ma non credo che sposti quanto altri fattori che si stanno discutendo.

6. Più competizione
MJ: squadre molto forti da affrontare.
Kobe: ha dovuto fronteggiare i Pistons e soprattutto gli Spurs, un’altra mini-dinastia, se volete, come la regular season di quest’anno sta dimostrando.
Boh, come dice l’autore stesso, è una questione di difficile soluzione: ai tempi del primo three-peat di MJ c’erano ancora – anche se in fase calante – i Lakers di Magic, i Celtics di Bird, i Suns di Barkley; ai tempi del secondo soprattutto i Jazz di Stockton e Malone, più che i Sonics di Kemp. Difficile dire l’ultima parola al riguardo.

5. I premi da MVP sono fuorvianti
MJ: vinti 5.
Kobe: vinto 1. Vuol davvero dire che Kobe è stato il miglior giocatore dell’NBA una volta sola? Ovviamente no. Il premio da MVP è fuorviante, a meno che non consideriate le carriere di Nowitzki e Iverson al livello di quella di Kobe.
Ovviamente Bryant sopra Nowitzki e anche ad Iverson (chissà però con The Answer a LA e il Black Mamba a Phila come sarebbero andate le cose): fatto sta che se vuoi perorare la causa di Kobe, dovresti tenerti il più lontano possibile dall’argomento MVP. Magari non è così importante come si può pensare, ma è per forza un punto a favore di MJ.

4. Kobe è la grande stella, non Shaq
La vecchia questione contro Bryant era: “Kobe ha vinto 3 titoli grazie a Shaq”. A tutto il 2010, Kobe ha 5 anell contro i 4 di Shaq, ed è stato la stella di entrambe le squadre, mentre Shaq a Miami era la spalla di Wade. Non sto dicendo che Kobe avrebbe comunque vinto i titoli senza Shaq, ma semplicemente che non li ha vinti solo grazie a Shaq.
Ma non si parlava di Kobe vs MJ? Comunque, questa della vecchia storia contro Kobe per cui i primi tre titoli li ha vinti grazie a Shaq rappresenta un nervo scoperto per i “kobisti”: chiaro ed evidente che la differenza in quella squadra di LA la faceva avere The Most Dominant Ever nelle due aree del campo, e non la classe e l’atletismo dei tempi di Kobe. D’altra parte, lo ammette lo stesso autore: Kobe non avrebbe mai vinto quei tre titoli senza Shaq, ma nemmeno con un altro al posto di Shaq, perché in quegli anni in cui Shaq era in forma fisica era davvero straripante fisicamente.

3. Giocare infortunato
MJ: dopo la stagione del 1986, nella quale si ruppe il piede e saltò 64 partite, Jordan non ha mai sofferto di infortuni davvero debilitanti come Kobe. Certo, ha dominato nel corso della sua carriera, a dispetto di alcuni piccoli infortuni, e c’è stata anche la famigerata “flu game” delle Finali del 97.
Kobe: ha dovuto sopportare 3 operazioni chirurgiche al ginocchio – di cui una questa estate –, ha giocato con il morbillo e con infortuni al dito indice della mano destra, a causa del quale doveva giocare con un pesante bendaggio alla mano. Piccolo vantaggio per Kobe in questa categoria.
Già, forse sì, forse c’è un piccolissimo vantaggio per Kobe in questa categoria. Ma la citata “flu game” del 97 di His Airness potrebbe anche far pendere l’ago della bilancia dalla parte di MJ, considerando proprio che si trattava di una serie di finale. Io metterei una X su questo fattore.

2. Kobe è forse il miglior Laker di sempre
Recentemente, questo dibattito si è ristretto a Kobe vs Magic. Chi è il migliore di sempre? Beh, anche se pensate che Magic sia stato migliore di Kobe, solo il fatto che Bryant entri a far parte di un discorso simile è una certificazione dei suoi traguardi. I Lakers sono la migliore organizzazione nella storia dello sport, e Bryant è forse il miglior Laker di sempre. Questo è un fattore importante.
No, non lo è. Lasciando perdere il confronto Magic vs Kobe (più difficile da fare che MJ vs Kobe, per via dell’unicità di Magic come giocatore e come storia personale e nella lega), e il fatto che non tutti gli osservatori saranno d’accordo nel restringere la rosa dei candidati al premio di miglior Laker a questi due signori, si era partiti da un confronto tra Bryant e Jordan! Certo, i Lakers hanno avuto tra le loro fila un numero di grandissimi giocatori, paragonabile solo a quello dei Celtics forse, sicuramente più dei Bulls, ma questo non influisce minimamente a mio parere sul merito della discussione.

1. Nessun giocatore è un One-Man Show, ma Jordan aveva a disposizione un supporting cast migliore
Hanno giocato entrambi al fianco di ottimi, grandi giocatori, addirittura All-Stars e Hall of Famers. Ma…
MJ: ha giocato con 3 All-Stars (Pippen, Rodman e Grant), 2 tra i migliori difensori della NBA (Rodman e Pippen), uno dei migliori 50 giocatori di tutti i tempi della NBA (Pippen) e 2 ottimi tiratori da 3 (Kukoc e Kerr).
Kobe: ha avuto ragazzi come Shaq, Pau Gasol, Fisher, Lamar Odom, eccetera. Kobe ha avuto meno aiuto di Jordan.
Mai nella vita! A mio modo di vedere il supporting cast dell’ultimo anello di Kobe è di extra-lusso: 2 torri sotto canestro (Bynum e Gasol), forti sia tecnicamente che fisicamente in attacco e in difesa, di cui uno dei due è senza dubbio uno dei (se non il) miglior lungo della lega (Gasol, ovviamente); Artest, che gli difende sui migliori attaccanti avversari; Fisher, grande tiratore da 3; un all-around player dalla classe cristallina che farebbe 25 di media in moltissime franchigie, come Lamar Odom. Tutti All-Star, forse tranne Bynum, ma solo per via di una carriera tempestata di infortuni. Se vogliamo poi andare ai primi anelli, allora anche Kobe aveva in squadra uno dei migliori 50 giocatori di sempre della Lega (O’Neal).

Più in generale, la sensazione che mi ha sempre dato Jordan (chissà forse ero più piccolo e quindi più suggestionabile) era quella di un giocatore su cui potevi difendere al 100% e lui poteva segnarti in faccia lo stesso di straccio. Quando la palla scottava, c’era da fare un buzzer-beater o c’era da mettere il tiro decisivo, Jordan mi dava quella sensazione di ineluttabilità del destino (in realtà molti ne ha anche sbagliati in carriera, ovviamente) del pallone: se mai mi fossi ritrovato nelle condizioni di giocarmi la vita in un tiro finale, la palla l’avrei sempre data a Jordan.