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sabato 4 febbraio 2012

SPORT E BUSINESS: Da Calciopoli a Scommessopoli

Le scandalose vicende che hanno scosso il mondo del calcio in Italia negli ultimi sei anni (e che presumibilmente si protrarranno fino a raggiungere almeno il decennio, prima di trovare un’equa conclusione per tutte le parti coinvolte), generalmente conosciute come “Calciopoli” e “Scommessopoli” ci inducono ad una riflessione circa le origini e i caratteri sostanziali del malessere.

Siamo, infatti, convinti che prima di enunciare ipotetiche soluzioni o presunti palliativi al malessere, ormai degenerato in cancrena, occorra individuarne le cause.
Senza di che, il rischio di un ipotetico flop appare alquanto fondato.
L’analisi che condurremo si limita al mondo del calcio Italiano, sebbene alcuni caratteri che verranno in evidenza, siano ormai presenti anche in altre discipline sportive.

Sport e spettacolo
Va, in primis, esaminata l’ormai annosa questione se “lo sport del calcio” (in Italia, ma anche nel resto del mondo) possa ancora annoverarsi tra le attività qualificabili “sport”.
Noi riteniamo, da tempo, che ormai lo “sport del calcio” debba correttamente qualificarsi “spettacolo del calcio”. E ciò in considerazione della generalizzata nozione di impiego del tempo libero da dedicare, appunto, alla scelta ed all’utilizzo di strumenti di evasione dallo stress lavorativo quotidiano (leggere un libro, assistere ad un film o ad una rappresentazione teatrale, o ad un concerto e così via. Cui va aggiunto, ormai, l’assistere, allo stadio o in tv, ad una “partita di calcio”).
Insomma, nulla a che vedere, ormai, con la nozione di “sport” quale “manifestazione agonistica individuale o di gruppo” (Zingarelli - Vocabolario della lingua italiana).
Ma non basta; perché lo stesso Zingarelli ci insegna che per “sport”, in origine, si intendeva un “divertimento” (la parola "sport", di origine anglosassone, indicava, appunto, divertimento; mentre nell’accezione francofona, deriva da “desport” che equivale a diporto, svago, divertimento; quindi, spettacolo per il divertimento proprio e/o altrui).

Spettacolo a fine di business
Quindi, per identificare correttamente la moderna degenerazione concettuale dello “sport del calcio”, occorre aggiungere, alla nozione di “spettacolo del calcio”, la qualificazione “a fini di business”.
In definitiva, occorre prendere atto, ormai, che la nozione dello “sport del calcio” si è rigenerata nella nozione di “spettacolo del calcio a fine di business”.

Business, cupole e mafie
Con questa nozione di spettacolo del calcio a fine di business, cominciamo a meglio comprendere:
- le motivazioni degenerative in atto: dove c’è denaro (in abbondanza!), è inevitabile che si ritrovino anche, malversazioni, attività delittuose, reati vari, cupole e mafie: guarda caso, proprio le degenerazioni che hanno prodotto “Calciopoli “e “Scommessopoli”;
- le conseguenti, ipotetiche soluzioni alla degenerazione in atto.

Origini della degenerazione
Quindi, nessuna meraviglia: gli scandali passati, presenti e futuri, sono le conseguenze della modificazione, concettuale e sostanziale, verificatasi nello “sport del calcio”, ormai non più tale, ma diventato affarismo spinto, degenerante, per ciò stesso, in attività delittuose.

Ipotetiche soluzioni
Se la disamina prospettata appare realistica, e quindi condivisibile, si potrebbero tracciare alcune conseguenti, ipotetiche soluzioni:
- lo “spettacolo del calcio a fini di business” va escluso dal sistema del CONI e delle federazioni sportive, in quanto non trattasi più di “sport”;
- con buona pace di Petrucci (CONI) ed Abete (FIGC), le relative strutture, ormai chiaramente incapaci di svolgere correttamente le proprie funzioni su una attività sfuggita alle loro “competenze”, vanno chiuse;
- l’attività stessa va lasciata alla libera iniziativa e gestione di persone fisiche o giuridiche operanti nel settore degli spettacoli;
- la regolamentazione normativa dovrebbe fare riferimento alle leggi che regolano, appunto, gli spettacoli pubblici, con adeguamenti specifici, sull’esempio di quanto già accade in altre nazioni (come, ad esempio, nel basket USA, NBA).

lunedì 14 novembre 2011

La caduta degli Dei: dall'Olimpo all'Olimpia

Dopo la sconfitta con Caserta (65-69) alla terza di campionato, qualcuno riteneva che, per la Montepaschi Siena Basket, si fosse trattato di un incidente di percorso; come ne accadono, talora, alle grandi squadre quando incontrano una delle “piccole” (o, almeno, non potenzialmente dotate per concorrere allo scudetto).
Chi, invece, avesse visto la partita e considerate le vicende del gioco, aveva già intuito che quella sconfitta era l’indizio (e l’inizio) di un nuovo cammino; al ribasso: verso “la caduta degli dei”.

Ed infatti, ieri, nel posticipo della sesta giornata, in quel di Milano, ex Armani Jeans, ora EA7, dopo ben 21vittorie consecutive nei precedenti incontri, la Montepaschi Siena è uscita (nuovamente) battuta: 63-56;

E qui non si può più pensare ad una sconfitta casuale contro una piccola perché:

1-    L’Olimpia Milano, da alcuni anni, ma, soprattutto, in questa stagione, ha migliorato costantemente il proprio “roster”, rimanendo comunque sempre nei quartieri alti della classifica: quindi, non propriamente una “piccola” contro cui si può “casualmente” perdere;

2-    l’andamento della gara ha scritto nello score, che Milano ha vinto tutti e quattro i tempi parziali (+1,+1,+2 e +3 = +7); vuol dire, sostanzialmente, che Siena, ormai, è alla portata di Milano, e che gli dei dell’”Olimpo”, sono (s)caduti al livello dell’”Olimpia”;

3-    l’attuale classifica, dopo la sesta giornata, dice  : prima Milano con 5-1 e seconda Siena (assieme ad  altre) con 4-2; ed è la prima volta, negli ultimi sei anni, che ciò accade:  vorrà pur  dire qualcosa!

La  partita è stata emozionante, intensa ed equilibrata (come,  appunto, dimostra lo score). Ma la vera notizia è che la serie A è di nuovo un campionato vero. Siena è ancora grande, ma non fa più corsa da sola verso lo scudetto (chiudere il match a 56 non è solo deludente, ma è un ulteriore, eloquente segnale che qualcosa ormai si è inceppato...).

Come è potuto accadere tutto ciò? Vediamo.

A- Gli allenatori

Intanto, a  Milano è arrivato un certo Scariolo; chi si intende di basket italiano ed europeo sa chi è; e conosce il suo palmarès; mentre a Siena, da circa sette anni, è seduto sulla panca un certo Pianigiani che, per carità, nulla da dire, ottimo allenatore, ma l’abitudine, la routine, ed altro (incarico part-time con la Nazionale...) incidono sulla “presenza” del coach; e non tanto nella caratteristica attività di campo, quanto nell’attività, altrettanto importante, in seno alla società, quando si tratta di impostare annualmente la miglior formazione titolare (in buona sostanza, nell’attività di compra-vendita dei giocatori).

B- I giocatori

Appunto: i giocatori. Da Siena sono partiti, negli ultimi anni,  giocatori come McIntyre, Eze e Sato non adeguatamente sostituiti (vero Rakocevic?).

A Milano, invece, sono arrivati, giocatori come Mancinelli, Bouroussis, Fotsis  e Gallinari; certo, quest’ultimo, come “precario” (come si usa dire spesso, oggi, a volte anche in modo improprio), approfittando del lockout (serrata dei proprietari delle franchigie) in corso nella NBA; ma, per ribadire il concetto sopra riportato di “attenzione” al mercato dei giocatori, perché Siena non ha fatto altrettanto?

E ci vogliamo aggiungere che gli anni e l’usura incidono (anche) su giocatori come Stonerook, Kaukenas e Lavrinovic, che pure “hanno fatto” la storia recente della Montepaschi Siena?

Insomma, come direbbe Peterson: “Mamma, butta la pasta!” (che comincia un’altra storia nel campionato italiano di basket).

Aldo

sabato 5 novembre 2011

Da Basket City a Boxe City

Riteniamo che ogni amante della Pallacanestro, sappia quale sia la città italiana denominata (ancora?) “Basket City”, cioè Bologna.

Con piazze ed angoli  ripieni di tabelloni con relativi canestri; con  giocatori, anche in erba , a divertirsi ad ogni ora; e con due delle più gloriose (ancora?) squadre di basket del massimo campionato italiano di pallacanestro (Fortitudo e Virtus) la denominazione di “Basket City”, fino a qualche tempo addietro, non poteva certamente dirsi usurpato da parte della città di Bologna.

Ma ora? Cosa è accaduto? Vediamo.

La decadenza  della “Basket City” è cominciata con il dissesto finanziario della Virtus.

All'inizio della stagione 2001/2002 sebbene la fosse tra le squadre più forti d'Europa, il presidente Madrigali pensa di rafforzarla ulteriormente con l'ingaggio milionario (quinquennale da 7 milioni di dollari!) dello sloveno Sani Becirovic.

Nel corso della stagione sportiva, Becirovic, costretto all'inattività da problemi al ginocchio, apre una vertenza contro la società (il cosiddetto "lodo Becirovic"), lamentando la mancanza del pagamento degli emolumenti da parte della Virtus. Nel corso dell'estate, parallelamente alla causa Becirovic sopraggiungono altre richieste di "lodo", nei giorni in cui scricchiola anche l'azienda di Madrigali, la C.T.O. s.p.a.. Tutto precipita il 4 agosto 2003, giorno in cui il Consiglio Federale della Federazione Italiana Pallacanestro decreta la radiazione della Virtus e la sua esclusione dal tutti i campionati nazionali per la stagione 2003/2004.

Il fallimento societario della Virtus viene scongiurato dall'intervento dell'imprenditore Claudio Sabatini (già organizzatore del Futurshow), che, con un'opera finanziaria encomiabile, transa tutti i debiti della società, ottiene le liberatorie dei creditori e, a pochi giorni dall'udienza innanzi al Giudice fallimentare, rileva la società da Madrigali.

Per farla breve, il 3 giugno 2005,  dopo due stagioni, la Virtus, battendo per 3-0 in finale la Premiata Montegranaro, rientra nel massimo campionato italiano di Serie A, non riuscendo più a rinverdire, però, i fasti del glorioso passato anche perché, nel frattempo, a Siena è  stata messa su, e dura ancora oggi, una società ed una squadra di livello europeo (sei scudetti consecutivi vinti fino ad oggi).

E sull’altra sponda dei “cugini” della Fortitudo, come sono andate le cose? (“non ho cugini”, si legge, ancora, sui cartelli esposti nelle gare di entrambe le concittadine…)

Anche qui, tutto comincia con un dissesto finanziario.

Nell'ottobre 2009 la Fortitudo non ha pagato l'ennesima rata del mutuo contratto con il Credito Sportivo per la ristrutturazione del Paladozza. Non ottemperando agli impegni presi con l’Ente finanziatore, la società ha costretto il Comune di Bologna, in qualità di garante, a versare oltre 6 milioni di euro (prelevandoli dalle  casse comunali!)  per sanare i debiti della società sportiva.

Per la stagione 2009/2010, per disputare il campionato di Serie A Dilettanti,  il compito di allestire la formazione è stato assegnato al coach Alessandro Finelli. Nella stagione regolare, la Fortitudo si classifica seconda. Nei playoff batte Castelletto Ticino (Ottavi), Ozzano (Quarti) e San Severo (Semifinali). Disputa, perciò, la serie finale promozione a Forlì proprio contro il Forlì. In gara 5, vince la Fortitudo grazie a un canestro all'ultimo secondo di Matteo Malaventura, scatenando la gioia di migliaia di tifosi giunti per sostenere la squadra in quello che è stato un esodo senza precedenti nella storia della serie A Dilettanti.

Ma un mese dopo la vittoria, sulla società è piovuta una pesante tegola: la Commissione Tecnica di Controllo (l'ente che verifica la regolarità dei bilanci delle società professionistiche di pallacanestro) sancisce che la Fortitudo non possiede i requisiti per l'iscrizione ai campionati professionistici. Il 17 luglio 2010 è il giorno più nero nella storia della società: la Fortitudo deve ripartire dai campionati Dilettanti Regionali.

E, per concludere, veniamo ad oggi.

Si viene a sapere dai media (nel silenzio,  ufficiale della società) che, nel corso dell’ultimo allenamento, Jared Homan, centro USA con passaporto bulgaro, richiamato, sembra, alquanto vigorosamente, ad un maggiore impegno, dall’attuale Coach Finelli (si, proprio lui, l’ex allenatore dei “cugini” della Fortitudo), abbia reagito sferrandogli un pugno in faccia. Il colpo di Homan gli ha procurato un taglio vicino l’orecchio sinistro che ha richiesto una visita di controllo al pronto soccorso.

I fatti raccontati ieri dai media, hanno trovato conferma, fugacemente, nelle parole del solo Patron, Claudio Sabatini, spiegando quanto fosse “assolutamente intollerabile” il gesto di Homan e facendo capire che per Homan è pronto il licenziamento per giusta causa.

Questo è lo stato dell’arte della pallacanestro, oggi, nella ex “Basket City”.

Tutto considerato, meglio ribattezzarla “Boxe City”.

Aldo

mercoledì 2 novembre 2011

Non mangeranno il Panettone

Seconda puntata: David Stern

Come gli sportivi appassionati di basket sapranno, nello scorso mese di luglio è scattato  il secondo lockout (corrispondente alla serrata, attuata dai datori di lavoro, nel nostro diritto sindacale) della storia della NBA, poiché la lega dei proprietari e il sindacato  dei giocatori non hanno trovato l'accordo sul rinnovo del contratto collettivo.
Dopo alcune precedenti giornate di meeting alquanto fruttuosi, lo scorso venerdì, 28 ottobre 2011, l’incontro tra i  proprietari delle “franchigie” (rappresentati dal Commissioner David Stern) e il sindacato dei giocatori (rappresentato da Derek Fisher) era stato accompagnato da un certo ottimismo. Qualcuno ipotizzava perfino un accordo in vista, entro la fine della giornata. Invece, ancora una volta, appena le due parti hanno affrontato  il punto più dolente delle negoziazioni, il tanto discusso “BRI” (Basketball Related Income- cioè la torta dei proventi generati dalla Nba), è arrivato, puntuale, il brusco stop.
I proprietari continuano a insistere nel voler dividere la torta 50-50 (fino allo scorso giugno, il 57% dei profitti andava nelle casse dei giocatori); il sindacato dei giocatori, a sua volta,  non sembra avere nessuna intenzione di scendere sotto il 52% (cui erano pervenuti nei precedenti meeting, dimostrando buona volontà nell’abbassare le loro pretese, di cinque punti percentuali).
Così com’è successo troppe volte durante queste settimane di meeting, le due parti hanno deciso di interrompere le trattative e David Stern ha ufficialmente annunciato la cancellazione di altre due settimane di regular season.
Da notare che durante questo periodo di forzata inattività, molti giocatori NBA, soprattutto europei, hanno lasciato gli Stati Uniti, per tornare a giocare (o, almeno, tentare) nel vecchio continente, specialmente nel campionato turco. Deron Williams, giocatore dei New Jersey Nets, decide di giocare in Turchia con il Besiktas finché il lockout non avrà termine;  anche Danilo Gallinari si è messo  sotto contratto con l’Armani Jeans di Milano fino al termine del lockout; mentre Dwyane Wade, Dirk Nowitzki, Kobe Bryant e Kevin Garnett hanno più volte dichiarato di avere l'intenzione di andare a giocare in Europa, se la stagione non si dovesse svolgere regolarmente.
Con le complicazioni che immancabilmente sorgeranno, se e quando dovesse cessare il lockout.
In buona sostanza, attualmente risulta cancellato tutto il mese di novembre, e qualsiasi opportunità di veder disputare le canoniche 82 partite di stagione regolare è andata in fumo.
Sindacato e proprietari sostengono di non avere in programma nessun altro meeting.
Stern, intanto, lancia messaggi nemmeno troppo criptati sostenendo che “adesso, a causa delle perdite dovute alla cancellazione del primo mese di regular season, i nostri parametri nelle trattative con il sindacato cambieranno”. Come dire, più si va avanti con questo lockout e meno siamo disposti a concedere al sindacato.
Brutto affare.
Soprattutto perché comincia a sorgere il sospetto che non si tratti più (solo) di spartizione di proventi; ma che comincino a serpeggiare ripicche e “ideologie politiche” nelle fazioni contendenti.
Altrimenti, sarebbe difficile capire come mai non si trovi un accordo tra il 50% ed il 52%! Certo, avvicinandosi il periodo natalizio, e  rivolto il dovuto pensiero ai tifosi del Basket americano per il mancato divertimento,  resta solo da constatare come il caro Stern rischi, appunto, di non assaporare, anche lui, il dolce Panettone natalizio (solo perché il turkey per il Thanksgiving è già stato servito in tavola…)!

Aldo

sabato 2 luglio 2011

Lock Out!

Era difficile immaginare che si arrivasse a una soluzione in tempo utile. Dall'America rimbalzano da tempo voci di una serrata inevitabile, perché le posizioni erano e sono rimaste a distanze siderali. E' stato ironizzato che pure Cleveland e LeBron erano più vicini di quanto non lo siano giocatori e proprietari in questo momento.
Il 30 giugno è passato, i contratti sono scaduti. Qual è la prossima fase? Intanto, i giocatori se vigliono allenarsi devono farlo da soli, non potendo nemmeno mettere piede nelle palestre dei loro team: se hanno bisogno del medico, devono pagarsene uno, non potendo nemmeno telefonare a quello della squadra.
Chi ci rimette di più sono, come sempre, i più poveri (poveri per gli standard dei giocatori NBA). Immaginatevi Artest al campetto di Venice per tenersi in forma...
Ci saranno poi i classici tagli (perchè tutto il mondo è paese), ovvero licenziamenti a catena di gente che occupa ruoli minori all'interno delle società, da chi vende gli abbonamenti, i biglietti, al marketing.
 
Su alcuni siti si riporta che i cestisti abbiano pensato di non sciogliere il sindacato per poter aggirare la legge antitrust USA e fare come i colleghi della NFL di football (vedasi la famosa causa Brady vs. NFL); tuttavia pare che le parti in causa si incontreranno ancora per riprendere le trattative fra 2-3 settimane. A mio modo di vedere, come spesso nelle trattative, finché non si arriverà davvero a ridosso dell'inizio della stagione, non verrà raggiunto l'accordo ed entrambe le parti proveranno a tirare la corda il più possibile, sebbene (vedi link sotto) molti sostengano che il punto finale della trattativa già si sa quale sarà: 50 e 50 tra giocatori e società.
Qui sotto un link che vi porta a un video in cui Federico Buffa parla del lock-out. Al di là dell'aspetto contenutistico, per altro interessantissimo (anche non considerando la chicca del cricket indiano), è sempre un piacere ascoltare parlare Buffa.

sabato 18 giugno 2011

Mavs campioni

A detta di molti, i Dallas sono stati davvero la squadra migliore della NBA di quest'anno, forse secondi solo ai migliori Spurs della stagione regolare.

Di sicuro durante i playoff hanno spazzato via tutti:
  • 4-1 ai Portland Trail-Blazers
  • 4-1 agli Oklahoma City Thunder
  • 4-0 ai campioni uscenti, i Los Angeles Lakers
  • 4-2 ai favoriti di inizio anno, i Miami Heat dei big-three (o two?)
E così i Mavericks hanno meritatamente vinto il loro primo anello NBA, vendicando la sconfitta del 2006, per la gioia dell'eccentrico proprietario Mark Cuban, di coach Carlysle, e dell'MVP delle finali, il tedesco Dirk Nowitzki, che in Gara6 ha tirato abbastanza male (1/12 all'intervallo), riuscendo comunque a risultare positivo nel quarto periodo.
Forse l'MVP effettivo della serie avrebbe dovuto essere John "The Jet" Terry, decisivo in tutte le rimonte e in tutti i quarti periodi vinti dai Mavs, ma comunque i Mavs sono una squadra che gira attorno al tedesco, uno dei giocatori più difficili da marcare al pianeta.

Peccato per i vinti, giunti a un passo dall'unico possibile risultato (l'anello) che avevano a disposizione per l'esperimento più emozionante potenzialmente degli ultimi anni - 2 tra i primi 5 (o 2?) cestisti in campo assieme.
Ovviamente l'attenzione si dovrà ancora una volta concentrare su LeBron James, che perde ancora in finale (dopo aver perso coi Cavs contro gli Spurs), ma che soprattutto è sembrato bloccato psicologicamente a tratti. Troppa poca responsabilità presa nei quarti quarti di Gara5 e Gara6 da James.
Tecnicamente invece ci vuole un tiratore mortifero da 3 capace di capitalizzare i raddoppi e i movimenti delle difese avversarie verso James e Wade. Ma per una lettura più approfondita rimando al link sotto.

Clicca sul link qui sotto per vedere le immagini della premiazione, tratte da SkySport.

lunedì 23 maggio 2011

KC & The Sunshine Band

Si è esibita questa sera alla Futurshow Station di Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna. Il palazzetto non era tutto esaurito, ma la performance è stata di livello assoluto.

Kelvin Creswell Rivers ha condotto la Virtus Bologna alla vittoria in Gara3 dei quarti di finale dei playoff contro il Montepaschi Siena. La serie è ora sul 2-1 per i favoritissimi senesi, che cercheranno in tutti i modi di chiudere i conti in Gara4, ancora in terreno nemico.

Infatti, non conviene proprio portarsi a Gara5 una Canadian Solar che non solo, come ha dichiarato Poeta a fine match, "ha gettato il cuore oltre l'ostacolo", ma che ha anche individuato, dopo la batosta di Gara1 (-39 al Pala MensSana), i temi tattici e la mentalità per poter contrastare gli uomini di Pianigiani, prova ne siano il quarto periodo di Gara2 e soprattutto la prestazione maiuscola per concentrazione e applicazione di Gara3.

Cuore, concentrazione, applicazione: tutti requisiti minimi di cui una squadra si deve dotare per battere Siena (comunque molto imprecisa al tiro, tolto Lavrinovic), ma che, in presenza di un'ottima (solita, direi) prestazione dei pluri-campioni d'Italia, potrebbero anche non bastare. Sarebbe stato il caso anche questa sera probabilmente, se non ci avesse pensato proprio KC Rivers (limitato dai falli nell'ultimo quarto): 4/5 da 3 punti e una prestazione offensiva mostruosa per percentuali e difficoltà di tiri presi (e messi, appunto): quasi tutte le conclusioni dell'ex-Treviso sono state create dall'uno contro uno e spesso e volentieri tirando in faccia al difensore (che era sempre più alto di lui, una volta Rakovic in recupero, a volte Carraretto, molto spesso Moss). A tratti immarcabile.

Ora Gara4: ci si aspetta qualche contromossa da parte di Pianigiani e il suo staff sia per imbrigliare l'attacco virtussino (cosa non sempre riuscita stasera), sia per trovare tiri migliori in contropiede, ma anche a difesa schierata.

domenica 1 maggio 2011

Ai caraibi



            Si è concluso il primo turno dei playoff NBA e, in attesa dell’inizio delle semifinali di conference, diamo una rapida occhiata a quello che è successo e a come si è evolve la situazione:

OVEST
San Antonio (1) – Memphis (8) 2-4
Oklahoma City (4) – Denver (5) 4-1
Dallas (3) – Portland (6) 4-2
Los Angeles (2) – New Orleans (7) 4-2

EST
Chicago (1) – Indiana (8) 4-2
Orlando (4) – Atlanta (5) 2-4
Boston (3) – New York (6) 4-0
Miami (2) – Philadelphia (7) 4-1

            Ed ecco come si configurano le semifinali di conference:

OVEST
Memphis (8) – Oklahoma City (3)
Dallas (4) – Los Angeles (2)

EST
Chicago (1) – Atlanta (5)
Boston (3) – Miami (2)

            Una sola vera sorpresa, ma di quelle col botto: fuori gli Spurs, che da oggi possono starsene al sole dei caraibi a guardare semmai i playoff alla tv. Davvero grossa questo risultato, ma Zack Randolph e soci hanno meritato il passaggio del turno contro la squadra che, per buona parte della stagione era apparsa la più completa ed attrezzata per la vittoria dell’anello, addirittura stra-favorita prima dell’All Star Weekend. E invece un po’ gli infortuni, un po’ il decadimento di alcuni giocatori, Duncan in primis, hanno prodotto il ribaltone. Si tratta della quarta volta nella storia dei playoff NBA che l’ottava estromette la prima del tabellone al primo turno (dopo Denver su Seattle, New York su Miami e Golden State contro Dallas, tutti in tempi abbastanza recenti).
            Strada “spianata” x i Thunder che hanno impressionato e chissà che non possano giocarsela in finale a ovest coi Lakers, che però pare stiano iniziando a macinare e fare sul serio…
            A est ha un po’ impressionato lo sweep dei Celtics (comunque favoriti) ai danni dei Knicks di Melo e Stoudemire; non è una vera sorpresa la vittoria degli Hawks sui deludenti Magic, mentre tutti aspettano ansiosi di vedere gli Heat dei big three alla prova del nove contro i Celtics…

lunedì 18 aprile 2011

Quando la strada si fa dura, il duro si fa strada

Si sa, i playoff NBA sono un’altra cosa rispetto alla stagione regolare. Non in generale, quanto nella singola partita: l’intensità sale a mille e generalmente vengono fuori i campioni quelli veri. Per questo è curioso per me dare un’occhiata al tabellone (nell’immagine) e alle probabilità di vittoria delle favorite, dando anche uno sguardo indietro all’inizio della stagione: in un post del 28 ottobre, infatti, avevo riportato le quote per il vincitore dell’anello. Vediamo come le 82 partite di questi 6 mesi hanno cambiato la situazione e le quote (chiaro che in generale le quote si sono abbassate anche per una questione statistica, che ha alla base il mero numero di squadre in lotta per l’anello stesso).

N.B.: purtroppo il confronto deve essere fatto con le quote di due bookmaker diversi, dato che William Hill (il bookmaker consultato a inizio anno) pare non quotare il vincitore della NBA in questo momento storico. Le quote attuali sono prese da bwin.

POS
SQUADRA
QUOTA APRILE
QUOTA OTTOBRE
CONSIDERAZIONI





1





LA Lakers





3,50





4,00
I campioni in carica sono ancora considerati i favoriti, o comunque tra i favoriti. Nel corso dell’anno sono sorti molti dubbi, la squadra spesso non ha risposto come vorrebbe coach Jackson, soprattutto dal punto di vista caratteriale. E in più c’erano degli Spurs in grandissima forma. Ma con i San Antonio in lieve calo fisico nei playoff potrebbero tornare i favoriti ad Ovest, e non solo per l’esperienza.



2



Miami Heat



4,00



2,87
I favoriti da tutti a inizio anno, soprattutto grazie alla presenza dei big 3, hanno evidenziato anche loro qualche problema, di amalgama, di sparring partner. Ma una squadra con Wade e un James affamato di anello in quintetto non può non essere tra le favorite.




3




Chicago Bulls




5,50




17,00
La grande sorpresa dell’anno. Miglior record della NBA, presumibilmente miglior allenatore (Thibodeau) e miglior giocatore (Rose) della stagione. La difesa e il gioco di squadra dei Bulls non possono più essere sottovalutati: non sono in testa alle quote solo per una questione di esperienza.




4



San Antonio Spurs



7,00



26,00
Paurosa la quota a inizio anno, ma d’altra parte si sapeva che senza problemi fisici, bisognava fare i conti anche con loro. Nettamente la miglior squadra della Lega per quasi tutta la stagione, si sono fatti soffiare il primato dai Bulls nel finale. Spaventa un po’ l’infortunio al gomito patito da Ginobili proprio all’ultima partita di regular season.




5




Boston Celtics




7,50




9,00
Similarmente agli Spurs, ma a Est, i vice-campioni saranno un osso duro durante i playoff, specialmente se riusciranno a schierare Shaq per una ventina di minuti a partita, dal momento che hanno perso Kendrick Perkins. Grande esperienza, grande difesa, grande effetto pubblico in casa e zero paura in trasferta. Occhio ai Celtics di coach Rivers.



6



Oklahoma City Thunder



18,00



15,00
Durant ha vinto per la seconda volta consecutiva la classifica dei marcatori, Westbrook e soci attaccano il canestro con un’atleticità rara da vedere, anche nella NBA. Ma non sono ancora pronti per gestire un certo tipo di partite. Ne riparliamo tra un paio d’anni.


7


Dallas Mavericks


18,00


23,00
In pochi credono davvero in loro, che la grande occasione l’hanno avuta nel 2006 e persa in finale contro Miami. Classe Dirk avrà il suo bel daffare per arrivare in finale di conference.



8



Orlando Magic



20,00



11,00
Come i Mavs a Ovest, anche sui Magic in pochi punterebbero davvero fino in fondo. Orlando ha perso qualche punto per strada: nonostante il miglior pivot a Est, la regular season poteva vederli maggiori protagonisti, mentre invece si sono visti addirittura superare dai Bulls, oltre che dai più favoriti Heat e Celtics.