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martedì 19 marzo 2013

Prandelli ha adottato il politichese



I lettori che hanno anche saltuariamente seguito le nostre argomentazioni sportive, ricorderanno come, spesso, siamo stati critici nei confronti nel nostro selezionatore unico della Nazionale maggiore di Calcio (Prandelli).

In particolare, gli abbiamo addebitato l’incongruenza di convocare l’intero reparto difensivo della Juventus per farlo poi giocare schierati “a quattro” (invece che “a  tre”come ormai giocano ( e  bene,lo dicono i numer), da qualche anno. Ma non basta: ormai giocano “a quattro” solo le squadre di secondo livello  che mirano, soprattutto quando incontrano squadre di livello superiore, allo zero a zero iniziale.

Dobbiamo, ora, di nuovo, “dare addosso” allo stesso Prandelli, per un altro aspetto, della sua attività di responsabile della nostra Nazionale di calcio; aspetto che da tempo ci frullava  per la mente, ma ci mancava “l’occasio juris”. Che, ora, è arrivata.

Facciamo un po’ di cronologia, sugli antefatti.

Sabato sera 16 Marzo
A pochi secondi dalla fine della partita giocata allo Stadio Dall’Ara di Bologna, l’allenatore della Juventus, Conte, stante il risultato (0-2) ormai acquisito si rivolgeva ai tifosi Juventini incitandoli ad esultare e ad applaudire la propria squadra(ed inviando due baci verso la telecamera,diretti, come chiarirà in seguito,  alla sua bambina Vittoria).

A fine partita, l’allenatore del Bologna, Pioli,con aria da cane bastonato e denutrito, mani tassativamente in tasca a mò di disoccupato o scioperato (ed aspirerebbe ad allenare una “grande squadra?”- Mah.), lasciava il campo sentenziando a tutti quelli che camminavano attorno a lui: “non si fa così” (riferendosi, molto verosimilmente all’esultanza di Conte diretta ai propri tifosi).

Successivamente, intervistato dai giornalisti  Sky , e vistosi rinfacciato della scarsa sportività derivante dal proprio modo di fare, Conte,  con toni  alquanto adirati, ha così precisato:
«Se non posso nemmeno esultare con i miei tifosi dopo una vittoria basilare per centrare il traguardo (dello scudetto, ndr) ditemi che si deve fare. Io ho solo esultato con i tifosi juventini. So che dà fastidio a tanti quando vinciamo, ma non c'e stata alcuna mancanza di rispetto. Parliamo piuttosto delle cose serie, gente che ci accoglie con pietre e bastoni, gente con bambini in braccio che bestemmia: questi sì che si devono vergognare, non io. Io con i miei tifosi festeggerò sempre e comunque. Se sto vincendo lo scudetto non vedo perché non debba esultare insieme ai miei tifosi»(da Il Messaggero- di Roma).
Lunedi 18 Marzo
interviene,  sulla questione,  il DG della Juventus Marotta, affermando:
“La situazione sta degenerando: ogni volta che andiamo in trasferta veniamo scortati da blindati della polizia e accolti da bastonate e lanci di pietre" . Marotta interviene anche sulla polemiche che ha visto coinvolto l'allenatore, Antonio Conte, criticato per l'esultanza un po' sopra le righe durante il finale di Bologna-Juventus: "Si è trattato di piccoli gesti di libertà da tollerare - spiega il dirigente - Quella di Conte è stata un'esultanza rivolta solo alla nostra gente, senza assolutamente mancare di rispetto agli avversari, nonostante lui sia stato insultato dai tifosi avversari in tribuna. Il calcio è un contenitore di emozioni che a mio parere non vanno represse"(da Tuttosport di Torino).

Nella stessa giornata, nel pomeriggio, sulle edizioni  elettroniche dei vari giornali sportivi è apparso il seguente comunicato ANSA, che riporta l’opinione espressa, in merito, dal “nostro” Prandelli:
(ANSA) - FIRENZE - ''Conte e' esasperato e vorrebbe andare a lavorare all'estero? In effetti questo clima non piace neanche a me, lui ha ragione davanti a certi atteggiamenti esasperati e violenti, pero' tutti noi dobbiamo dare un contributo per migliorare questo clima, con i nostri comportamenti: il calcio regala emozioni ma c'e' una linea sottile tra l'esultare e il rispetto verso i tifosi e gli avversari''. 

E qui veniamo a noi, esplicitando quello che, appunto, da tempo ci frullava nel cervello: dal  modo di parlare e NON dire, di NON affrontare i  VERI problemi e di esprimere le proprie opinioni, una cosa viene a galla in modo limpido: da tempo il caro Prandelli ha adottato il politichese: cioè un linguaggio diretto a prendere gli interlocutori (nel caso, noi lettori sportivi) per la parte bassa del di dietro!

E questo ci ha immediatamente richiamato alla mente le foto sopra postate; delle quali, la seconda, si riferisce proprio allo striscione esposto al Dall'Ara nel corso dell partita in questione!

Il caro Prandelli, e tutti i colleghi “ politichesi”, non hanno neppure ora (dopo l’esito delle ultime elezioni politiche) capito cosa sta accadendo in Italia: i cittadini sono, appunto, stufi delle vostre  “fughe dalla realtà”. Cioè delle vostre fughe dai VERI problemi, per infinocchiare gli italiani su argomenti apparentemente “buonisti” ma sostanzialmente diretti, appunto, a fuggire dai veri problemi, incapaci e timorosi, come sono,  di perdere le loro poltrone.

Il vero problema, scaturito dopo Bologna – Juventus  del 16 marzo 2013, è quello indicato sia da Conte che dal DG Marotta e sul quale il caro (si fa per dire) Prandelli, tace, da buon politichese: non sono le esultanze di Conte (per aver quasi vinto il secondo scudetto !), che vanno condannate. Ma, come dice lo stesso Conte (e riportiamo nuovamente):
 
“Parliamo piuttosto delle cose serie, gente che ci accoglie con pietre e bastoni, gente con bambini in braccio che bestemmia: questi sì che si devono vergognare, non io”.

Prandelli, sai leggere l’Italiano? O  il “politichese”  ti ha totalmente oscurato il cervello?

 Hai nulla da dire sulle foto sopra postate? ; tutto normale? tutto "politically correct" ?


sabato 10 marzo 2012

GIUSTIZIA E SENTIMENTO POPOLARE - Cap.1: Il caso Pessotto


Come già promesso ai lettori in precedenti articoli (vedasi, in particolare, “Gobbi 39”), riteniamo giunto il momento di approfondire il rapporto tra la giustizia (sia sportiva che ordinaria), ed il concetto di “sentimento popolare”, emerso agli onori della cronaca sportiva nel corso del tragicomico affaire “Calciopoli”.

L’occasione, per tornare ad approfondire il problema, ci è stata data da quanto accaduto allo Stadio Dall’Ara, nel corso dell’incontro disputatosi tra il Bologna e la Juventus nel tardo pomeriggio del 7 marzo scorso.
E non ci riferiamo, almeno questa volta, ad aspetti squisitamente agonistici della partita (sebbene anch’essi meriterebbero rilevanza ma, come insegnano gli antichi romani: ubi major, minor cessat).
Ci riferiamo, invece, allo striscione apparso per alcuni minuti in “Curva Bulgarelli”, dal contenuto che, definire spregevole, non rende abbastanza.
Lo potete ammirare, si fa per dire, nella foto in alto: “Pessotto simulatore.... Si è buttato o era rigore?”.

Non credo di dover ricordare il fatto cui lo striscione si riferisce: a suo tempo, per alcuni giorni, le cronache (sportive e non sportive) ne parlarono abbondantemente: anche troppo, per la verità, sbizzarrendosi sulle modalità e sui motivi dell’accaduto, in barba ad elementari principi di riservatezza e di rispetto della persona.
Invece, sul fatto ora ricordato (lo striscione), che meriterebbe il massimo approfondimento soprattutto a fini di giustizia, sia sportiva che ordinaria penale, dobbiamo constatare, con immenso rincrescimento, il quasi completo silenzio degli organi di stampa e dei notiziari sportivi televisivi.
In particolare, andrebbe fortemente biasimata La Gazzetta dello Sport: unica, dei tre quotidiani sportivi a carattere nazionale, ad aver totalmente ignorato il fatto: sia sull’accaduto, sia sulla successiva notizia, divulgata ieri dall’Ansa, che il Procuratore Federale Palazzi avrebbe “aperto un fascicolo” sullo striscione incriminato. Paura? E di che?

Chiariamo bene: non stiamo affermando che il fatto, in sè, meritava di essere divulgato e diffuso nella massima ampiezza; assolutamente no.
Intendiamo affermare, invece, che il fatto avrebbe meritato un approfondimento non solo da parte dei media, ma anche da parte degli organi della giustizia non solo sportiva, ma anche, e, forse, soprattutto, di quella ordinaria penale. Cosa che nessun organo di informazione, che pure hanno riportato la scarna notizia, si sono premurati di fare: pura notizia e basta. Troppo poco; troppo facile: non serve a nulla, anzi, peggio, diffonde un “sentire IMpopolare”, che nelle frange di personaggi squilibrati, diventa “sentire popolare”.

E allora, pur nel nostro piccolo, cerchiamo di analizzare come stanno le cose.
Va premesso, intanto, che la materia dei rapporti intercorrenti tra la giustizia (sportiva ed ordinaria) nei confronti del “sentire/sentimento popolare” appare alquanto ostica e, in campo sportivo, si pone come novità assoluta (nata, come già riferito, nelle pieghe della vicenda “Calciopoli”, nel corso della quale, per la prima volta, in una sentenza della giustizia sportiva, è stata utilizzata la connessione concettuale, a livello giuridico e giurisdizionale, “sentenza basata sul sentimento/sentire popolare”.
Per questo motivo, abbiamo necessariamente dovuto disporre la partizione dell’analisi della tematica in più “capitoli” (cioè in più articoli per i lettori).

1- Come nasce e si consolida un “sentimento popolare”, a carattere negativo, in ambito sportivo.
Come in tutti i campi della vita (quindi, non solo in quello sportivo), un’idea, un concetto etico, un modo di dire o di fare, una volta espresso, può espandersi, “fare presa” e diventare, quindi, parte del “sentire popolare”; oppure decadere, sublimare all’istante e scomparire, appunto, dal comune pensare, dal “comune sentire”.
Ora, queste idee possono comportare aspetti positivi, nel senso che si conformino e/o migliorino l’etica positiva dominante in un certo luogo ed in una certa epoca storica; oppure comportare aspetti negativi, nel senso opposto.
Per quelle a carattere positivo, qui non ce ne occupiamo.
Per quelle a carattere negativo, di cui qui ci occupiamo, è nostro parere che, soprattutto se incardinano reati nei confronti di terzi, penalmente perseguibili, anche d’ufficio, esse non dovrebbero essere lasciate liberamente circolare; ma, chi è preposto all’amministrazione della giustizia (sportiva o ordinaria, meglio se entrambe, ciascuna per la parte di rispettiva competenza) dovrebbe, appunto, intervenire e stroncarne la libera circolazione, al fine non solo di evitare il perpetrarsi del reato, ma, soprattutto, di evitare che una idea malsana faccia “presa”, inquinando il civile ed ordinato svolgersi dei rapporti interpersonali.
Per uscire dalla teoria (ma anche per meglio illustrarla) sottoponiamo ai lettori questi semplici quesiti tutti, ovviamente, concernenti il nostro malandato sport (?) del calcio:
- perché l’ignobile concetto di “Rubentus” (reato: accusa di furto a Società sportiva) ha fatto presa ed è diventata parte del “sentire popolare”?
- perché l’altrettanto ignobile concetto di “Gobbi 39” (reato: apologia di una strage - Heysel) è diventato “sentire popolare”?
- perché è emersa e fatto presa, l’idea malsana di “Pessotto cascatore?” (reato: oltraggio, aggravato dalla ostentazione in luogo pubblico mediante esposizione di striscione)?
- perché lo scorso sabato, allo stadio Braglia di Modena, è emerso lo spregevole coro/concetto “Bolognese di m...” con riferimento al bolognese Lucio Dalla, appena deceduto; coro ripetuto costantemente, mentre veniva suonata la canzone “Caruso” in omaggio ed alla memoria dello stesso Dalla? (reato: oltraggio aggravato alla memoria di defunto).
Ci fermiamo nella elencazione, non perché non ce ne siano altre, ma perché supponiamo che la risposta dei lettori dovrebbe essere ormai alquanto univoca e conforme alla parte teorica sopra illustrata: perché chi, nei casi citati, era tenuto ad intervenire, sia per perseguire il reato (sportivo e penale) sia per ristabilire la correttezza etica del vivere civile, non è intervenuto.
Che ne dite Petrucci (CONI), Abete (FIGC), e Palazzi (Procuratore FIGC)? Siete d’accordo? Il vostro silenzio (come si usa dire, assordante), passato, presente (e, speriamo, senza futuro), la dice lunga.
Appuntamento al prossimo capitolo, nel quale affronteremo il problema di chi, come e in che modo, ha introdotto, nella giustizia sportiva (ed ordinaria), l’idea di sentenziare in base al "sentimento popolare".

domenica 18 dicembre 2011

Milan-Siena: un 2-0 molto discutibile


La partita di ieri sera sabato 17 dicembre, anticipo della sedicesima giornata del campionato di calcio serie A, apparentemente senza storia per la diversità dei valori in campo, ha riservato, invece, alcuni spunti importanti per analisi critiche e costruttive:

A-   primo gol del Milan segnato da Nocerino, su rinvio dei difensori del Siena a seguito di calcio d’angolo,  con botta dai 25 metri.
La  diretta televisiva lasciava qualche dubbio, perché, in effetti, si vedeva immediatamente la posizione strana del portiere del Siena come se stesse per tuffarsi sulla destra, mentre, invece, il pallone, non molto violento a fine traiettoria, si insaccava sulla sinistra. Ai  cronisti di SKY, tuttavia, il dubbio di qualche deviazione è sorto immediatamente; ed infatti il replay ha mostrato che almeno una deviazione, determinante sui movimenti del portiere (che, perciò, era pronto a tuffarsi sulla destra, invece che sulla sinistra), c’era stata. Tant’è che l’argomento in discussione tra i cronisti di SKY non era questo, ma se c’erano state due, e non solo una deviazione da parte dei difensori del Siena;

B-   secondo gol del Milan, segnato su calcio di rigore.
La diretta televisiva, ha dato l’impressione, almeno a chi scrive, che il rigore ci fosse tutto. Perchè il portiere del Siena nell’uscita a valanga verso Boateng, non toccava la palla, mentre Boateng rovinava a terra.
Ma, anche qui, i cronisti di SKY hanno immediatamente avanzato dubbi; soprattutto l’addetto al commento tecnico, ha subito esclamato: “si è buttato”.
Il replay ha in effetti dimostrato che, quando il ginocchio di Boateng ha toccato la mano del portiere (e non viceversa!) lo stesso Boateng era già quasi in posizione orizzontale per il classico “tuffo” (come si dice in questi casi, e come ha esclamato il commentatore di SKY: “si è buttato”).

Naturalmente, questa non è una “cronaca” di una partita di calcio (che qui finirebbe), ma un articolo di analisi ed approfondimenti di argomenti sportivi.

Cominciamo col punto A: gol di Nocerino o autorete di Rossettini?
Chi scrive propenderebbe per il gol di Nocerino perché la deviazione c’è stata, ma non talmente evidente da determinare il gol. Intendo dire che il portiere è rimasto, sì, ingannato dalla deviazione, ma non totalmente (era ancora in piedi quando il pallone era in prossimità della linea del gol) e con una maggiore attenzione e con adeguato scatto di reni forse sarebbe stato in grado di intercettare il pallone.

Veniamo al punto B: rigore?
Chi scrive, come probabilmente anche la generalità degli spettatori televisivi, sul momento non aveva notato alcunché, se non la posizione strana del portiere.
Ora, accertato, con i replay televisivi, che, invece, si tratta di una gran “furbata” tendente ad ingannare, come in effetti è accaduto, l’arbitro, ritengo che il fatto debba essere trattato dalla giustizia sportiva (se esiste ancora...) alla stregua di come fu trattato un caso analogo occorso un paio di stagioni or sono, al calciatore della Juventus Krasic, che, nel corso della partita Bologna-Juventus, si lasciò andare ottenendo, appunto, il rigore con analoga furbata. La giustizia sportiva, anche a seguito di una campagna di stampa alquanto  estesa ed accanita, comminò a Krasic tre giornate di squalifica, sulla base del cosiddetto procedimento della “prova televisiva”.
E qui, occorre approfondire.
Intanto, va rilevato cosa e come si esprime La Gazzetta dello Sport, nell’edizione telematica di questa mattina, sui due punti sopra trattati: nulla, proprio nulla. Tutto normale. Non è accaduto nulla. Cecità assoluta? Ignoranza delle regole del gioco? O “abuso di potere”, come direbbero i giuristi, per falsa rappresentazione della realtà?
Non ci credete? eccovi l’articolo:

L’arbitro concede il rigore. Il Milan doveva vincere. Il Milan ha vinto. È primo in classifica. Tutto normale. Fine.
L’autore di questo articolo e il Direttore responsabile della testata giornalistica, andrebbero penalizzati da chi di dovere.
Ora, attendiamo il giudice sportivo.
Ultima considerazione: il portiere Brkic, appena ha visto Boateng a terra, ha subito alzato le mani affermando  di non averne provocato la caduta. Altrettanto hanno fatto i compagni di squadra. Il quartetto arbitrale non ha creduto alle proteste. Tutti ciechi?
Ma andiamo oltre. Si presume, ovviamente, che i quattro addetti al regolare svolgimento della partita non abbiano visto nulla; ma perché non dare credito alle proteste dei giocatori (soprattutto, in questo caso, al portiere) o, almeno, confrontarsi tra di loro per approfondire l’accaduto? Nulla di nulla.

Ma perché accade questo?
Chi scrive ritiene che una delle cause della evidente repulsione degli arbitri italiani a ridiscutere o rivedere una decisione discenda proprio dal comportamento ormai generalizzato degli atleti: non c’è fischio arbitrale che non venga contestato, con gesti e con parole spesso chiarissime (e qui non ripetibili...). Con questi comportamenti, come distinguere la protesta giusta da quella falsa?
Per farla breve: chi semina vento, raccoglie tempesta.
Naturalmente, l’argomento è alquanto meritevole di analisi più approfondite che pensiamo di svolgere in un prossimo articolo.
Intanto, come già detto, aspettiamo di capire se anche il giudice sportivo è affetto da cecità acuta.

Aldo

sabato 5 novembre 2011

Da Basket City a Boxe City

Riteniamo che ogni amante della Pallacanestro, sappia quale sia la città italiana denominata (ancora?) “Basket City”, cioè Bologna.

Con piazze ed angoli  ripieni di tabelloni con relativi canestri; con  giocatori, anche in erba , a divertirsi ad ogni ora; e con due delle più gloriose (ancora?) squadre di basket del massimo campionato italiano di pallacanestro (Fortitudo e Virtus) la denominazione di “Basket City”, fino a qualche tempo addietro, non poteva certamente dirsi usurpato da parte della città di Bologna.

Ma ora? Cosa è accaduto? Vediamo.

La decadenza  della “Basket City” è cominciata con il dissesto finanziario della Virtus.

All'inizio della stagione 2001/2002 sebbene la fosse tra le squadre più forti d'Europa, il presidente Madrigali pensa di rafforzarla ulteriormente con l'ingaggio milionario (quinquennale da 7 milioni di dollari!) dello sloveno Sani Becirovic.

Nel corso della stagione sportiva, Becirovic, costretto all'inattività da problemi al ginocchio, apre una vertenza contro la società (il cosiddetto "lodo Becirovic"), lamentando la mancanza del pagamento degli emolumenti da parte della Virtus. Nel corso dell'estate, parallelamente alla causa Becirovic sopraggiungono altre richieste di "lodo", nei giorni in cui scricchiola anche l'azienda di Madrigali, la C.T.O. s.p.a.. Tutto precipita il 4 agosto 2003, giorno in cui il Consiglio Federale della Federazione Italiana Pallacanestro decreta la radiazione della Virtus e la sua esclusione dal tutti i campionati nazionali per la stagione 2003/2004.

Il fallimento societario della Virtus viene scongiurato dall'intervento dell'imprenditore Claudio Sabatini (già organizzatore del Futurshow), che, con un'opera finanziaria encomiabile, transa tutti i debiti della società, ottiene le liberatorie dei creditori e, a pochi giorni dall'udienza innanzi al Giudice fallimentare, rileva la società da Madrigali.

Per farla breve, il 3 giugno 2005,  dopo due stagioni, la Virtus, battendo per 3-0 in finale la Premiata Montegranaro, rientra nel massimo campionato italiano di Serie A, non riuscendo più a rinverdire, però, i fasti del glorioso passato anche perché, nel frattempo, a Siena è  stata messa su, e dura ancora oggi, una società ed una squadra di livello europeo (sei scudetti consecutivi vinti fino ad oggi).

E sull’altra sponda dei “cugini” della Fortitudo, come sono andate le cose? (“non ho cugini”, si legge, ancora, sui cartelli esposti nelle gare di entrambe le concittadine…)

Anche qui, tutto comincia con un dissesto finanziario.

Nell'ottobre 2009 la Fortitudo non ha pagato l'ennesima rata del mutuo contratto con il Credito Sportivo per la ristrutturazione del Paladozza. Non ottemperando agli impegni presi con l’Ente finanziatore, la società ha costretto il Comune di Bologna, in qualità di garante, a versare oltre 6 milioni di euro (prelevandoli dalle  casse comunali!)  per sanare i debiti della società sportiva.

Per la stagione 2009/2010, per disputare il campionato di Serie A Dilettanti,  il compito di allestire la formazione è stato assegnato al coach Alessandro Finelli. Nella stagione regolare, la Fortitudo si classifica seconda. Nei playoff batte Castelletto Ticino (Ottavi), Ozzano (Quarti) e San Severo (Semifinali). Disputa, perciò, la serie finale promozione a Forlì proprio contro il Forlì. In gara 5, vince la Fortitudo grazie a un canestro all'ultimo secondo di Matteo Malaventura, scatenando la gioia di migliaia di tifosi giunti per sostenere la squadra in quello che è stato un esodo senza precedenti nella storia della serie A Dilettanti.

Ma un mese dopo la vittoria, sulla società è piovuta una pesante tegola: la Commissione Tecnica di Controllo (l'ente che verifica la regolarità dei bilanci delle società professionistiche di pallacanestro) sancisce che la Fortitudo non possiede i requisiti per l'iscrizione ai campionati professionistici. Il 17 luglio 2010 è il giorno più nero nella storia della società: la Fortitudo deve ripartire dai campionati Dilettanti Regionali.

E, per concludere, veniamo ad oggi.

Si viene a sapere dai media (nel silenzio,  ufficiale della società) che, nel corso dell’ultimo allenamento, Jared Homan, centro USA con passaporto bulgaro, richiamato, sembra, alquanto vigorosamente, ad un maggiore impegno, dall’attuale Coach Finelli (si, proprio lui, l’ex allenatore dei “cugini” della Fortitudo), abbia reagito sferrandogli un pugno in faccia. Il colpo di Homan gli ha procurato un taglio vicino l’orecchio sinistro che ha richiesto una visita di controllo al pronto soccorso.

I fatti raccontati ieri dai media, hanno trovato conferma, fugacemente, nelle parole del solo Patron, Claudio Sabatini, spiegando quanto fosse “assolutamente intollerabile” il gesto di Homan e facendo capire che per Homan è pronto il licenziamento per giusta causa.

Questo è lo stato dell’arte della pallacanestro, oggi, nella ex “Basket City”.

Tutto considerato, meglio ribattezzarla “Boxe City”.

Aldo

lunedì 23 maggio 2011

KC & The Sunshine Band

Si è esibita questa sera alla Futurshow Station di Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna. Il palazzetto non era tutto esaurito, ma la performance è stata di livello assoluto.

Kelvin Creswell Rivers ha condotto la Virtus Bologna alla vittoria in Gara3 dei quarti di finale dei playoff contro il Montepaschi Siena. La serie è ora sul 2-1 per i favoritissimi senesi, che cercheranno in tutti i modi di chiudere i conti in Gara4, ancora in terreno nemico.

Infatti, non conviene proprio portarsi a Gara5 una Canadian Solar che non solo, come ha dichiarato Poeta a fine match, "ha gettato il cuore oltre l'ostacolo", ma che ha anche individuato, dopo la batosta di Gara1 (-39 al Pala MensSana), i temi tattici e la mentalità per poter contrastare gli uomini di Pianigiani, prova ne siano il quarto periodo di Gara2 e soprattutto la prestazione maiuscola per concentrazione e applicazione di Gara3.

Cuore, concentrazione, applicazione: tutti requisiti minimi di cui una squadra si deve dotare per battere Siena (comunque molto imprecisa al tiro, tolto Lavrinovic), ma che, in presenza di un'ottima (solita, direi) prestazione dei pluri-campioni d'Italia, potrebbero anche non bastare. Sarebbe stato il caso anche questa sera probabilmente, se non ci avesse pensato proprio KC Rivers (limitato dai falli nell'ultimo quarto): 4/5 da 3 punti e una prestazione offensiva mostruosa per percentuali e difficoltà di tiri presi (e messi, appunto): quasi tutte le conclusioni dell'ex-Treviso sono state create dall'uno contro uno e spesso e volentieri tirando in faccia al difensore (che era sempre più alto di lui, una volta Rakovic in recupero, a volte Carraretto, molto spesso Moss). A tratti immarcabile.

Ora Gara4: ci si aspetta qualche contromossa da parte di Pianigiani e il suo staff sia per imbrigliare l'attacco virtussino (cosa non sempre riuscita stasera), sia per trovare tiri migliori in contropiede, ma anche a difesa schierata.