Abbiamo già avuto modo di porre all’attenzione dei
lettori, alcune scellerate argomentazioni
che, di tanto in tanto, vengono esternate da Mario Sconcerti, nella (quasi) quotidiana
rubrica Lo sconcerto quotidiano, sul “Corriere
della Sera”.
Cominciamo a pensare che mai titolo di rubrica si sia dimostrato più appropriato; e non solo
per il “richiamo” al cognome dell’articolista; ma, bensì e soprattutto, per il
contenuto degli articoli.
Così, ad esempio, in un recente “sconcerto”, il nostro
Mario sostiene:
“Ma davvero siete convinti che i
giornali e le televisioni siano contro Juve, Inter o MIlan? Davvero pensate che
qualcuno possa essere scientificamente contro i clienti a cui si rivolge?
Conoscete commercianti così stupidi? E perchè le televisioni dovrebbero dare
centinaia di milioni a squadre di cui vorrebbero il male? Non è meglio
accettare che a volte esista anche chi ha opinioni diverse dalle nostre? [...] Nessuno
va contro la massa dei propri clienti. Esistono giornalisti tifosi, come
esistono medici, farmacisti, impiegati tifosi. Ma che un grande mezzo di
comunicazione sia contro un grande pubblico è una contraddizione in termini.”
Con ogni buona volontà, e dopo tante riflessioni,
confessiamo di essere rimasti indecisi
su due correnti di opinione dirette a far luce sulle cause di tali
esternazione:
- Sconcerti è in piena senilità, e, quindi, non vede nulla oltre il suo naso: perciò, ormai, parla per truismi (“lo zucchero è dolce”...) e non va oltre;
- Sconcerti scrive sciocchezze (perché di questo si tratta!) costretto, com’è, a sintetizzare il proprio pensiero (fino a travisare idee e fatti), dalla ristrettezza dello spazio a disposizione per il (quasi) quotidiano sconcerto (una decina di righe per volta!).
E’ assai credibile che la migliore approssimazione al vero sia quelle che contiene entrambe le
citate ipotesi.
Nel caso specifico sopra riportato, Sconcerti sostiene
che i media (giornali, tv, radio, ecc.) non
possono parlare male dei propri clienti (lettori, ecc.). E’ un non senso.
Una contraddizione in termini.
La tesi espressa è
talmente buffa che faremmo un torto ai nostri lettori a indicare idee contrarie
a tale tesi (fra l’altro, sarebbero tali e tante, da poterne ricavare un
trattato!).
Ci limitiamo a pochissimi rilievi dai quali emergono, di
volta in volta, la vanità, la
grossolanità, la insostenibilità e, infine, per tutte, la falsità della tesi
sostenuta:
- ha mai letto Sconcerti un giornale di destra parlare
bene della sinistra (e viceversa)?
- ha mai sentito Sconcerti un venditore di qualsiasi
merce magnificare la stessa merce venduta dal concorrente vicino?
- per rimanere in campo sportivo: dove era Sconcerti, nel
2006, quando il suo quotidiano (Gazzetta dello Sport) e il suo Direttore
(Candido Cannavò) tirarono fuori “dal
nulla” "Moggiopoli", poi derubricata, a furor di popolo, in "Calciopoli" e, infine, in “Farsopoli”,
affossando una squadra del nostro Campionato di calcio, seguita dal maggior
numero di tifosi in Italia?
- e, addirittura mettiamogli, sotto il naso, al caro Mario, perché se ne
faccia una ragione (se è ancora in grado di farsene), quello che sta scrivendo, la Gazzetta dello
Sport, da qualche settimana, sul nuovo
scandalo del “calcio scommesse”, con lo stesso ardore/rancore nei confronti della
squadra che sta lottando per lo scudetto contro una dei “poteri forti” di Milano
(e dei suoi due quotidiani, politico e sportivo):
- in via successiva, sono state messe in evidenza, sempre in prima pagina, presunti coinvolgimenti nella “scommessopoli”, prima di Bonucci, poi di Pepe, poi di Quagliarella: tutte “ipotesi” e “voci” riprese dalla Gazzetta, messe in prima pagine salvo, dopo pochi giorni, non parlarne più, per evidente insussistenza delle “voci”;
- non contenti di ciò, i colleghi gazzettari del nostro Mario, ora che il gioco si sta facendo duro (mancano pochi turni a fine campionato...) anch’essi vanno giù duro ed alzano il tiro: l’allenatore Conte. E via con le supposizioni (sempre in prima pagina!) circa l’eventuale “pena” da affibbiargli: sei mesi, un anno, due anni, radiazione!
E tutto questo, i colleghi del nostro Mario, lo hanno
letteralmente inventato.
Infatti, il nome
di Conte sembra risulti da un verbale di confessione (del Calciatore Carobbio,
ex Siena) , secretato dagli inquirenti.
Allora i casi sono due:
- o i gazzettari hanno inventato il tutto e “sbattuto il
mostro in prima pagina” (come riteniamo);
- o gli stessi, in qualche modo, illegale per forza di cose, hanno potuto conoscere ciò
che, per definizione, non doveva essere conosciuto (qualcuno, responsabile
della violazione, dovrebbe essere
incriminato!).
CONLUSIONE: pur con questi pochissimi esempi (ma se ne
potrebbero citare all’infinito!), Mario Sconcerti è ancora in grado di
sostenere, come ha fatto, “che un grande mezzo di comunicazione
(come la Gazzetta dello Sport ndr) sia
contro un grande pubblico (tifosi della squadra più seguita dagli italiani ndr)
è una contraddizione in termini.”
Una contraddizione (in termini, addirittura!) che solo
Mario Sconcerti, vede (non vedendo altro): che sia ora di godersi la pensione?

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