mercoledì 27 aprile 2011

Troppo Pepe nel clasico di Champions

Alcuni storsero il naso quando il Pallone d’Oro 2010 fu assegnato a Messi, anziché a Xavi o Iniesta. Chiaramente l’oggetto del contendere erano soprattutto i criteri di valutazione nell’assegnazione del premio, e in quest’ottica ha pesato la fusione del premio di France Football con il FIFA World Player of the year, che generalmente badava meno alle conquiste di trofei dei giocatori in lizza. Ma a me era venuto spontaneo chiedere: si può davvero criticare l’assegnazione di un premio tale a quello che è indiscutibilmente il miglior calciatore del mondo?
            E che lo sia indiscutibilmente Messi lo ha dimostrato questa sera al Santiago Bernabeu, nell’andata della semifinale di Champions League, contro il Real Madrid, a casa del Real Madrid. Risultato finale: 0-2, Messi-Messi. Con questi due gol l’argentino raggiunge quota 52 (cinquantadue!) gol in stagione (in 50 partite), di cui 11 nelle 11 partite di Champions.
Da quando Guardiola lo ha spostato centralmente, a galleggiare tra centrocampo e attacco, Messi è diventato ancora più micidiale di prima, se possibile. Ora non parte più dalla fascia destra, con conseguente tutto sommato prevedibile movimento a rientrare verso il centro col piede sinistro e conseguente raddoppio automatico del centrocampista di fascia: parte dal centro, e non solo può puntare il difensore su entrambi i lati, ma è anche più difficile scegliere l’uomo con cui marcarlo per gli allenatori avversari.
            Mou era effettivamente riuscito a trovare una buona soluzione: Pepe, il suo uomo più dinamico e atletico e in più con spirito difensivo e combattivo, avanzato a centrocampo per dare man forte alla zona più pericolosa quando giochi contro il Barça, appunto davanti alla difesa. Molto dispendioso, ma molto efficace il lavoro richiesto ai 3 centrocampisti, sempre molto attenti a scalare a turno su Messi, su Xavi o nella propria posizione: questa tattica sembrava funzionare, un paio di invenzioni di Messi – una per Xavi – a parte, fino all’espulsione di Pepe.
            Intendiamoci: la tattica del Real era quella di chiudersi al massimo e provare, ma solo a sprazzi, a pressare altissimo per provare a rubare palla, e qualche volta con Mascherano e Busquets ci stava anche riuscendo, e ripartire dovendo puntare solo la difesa del Barça. Il possesso palla alla fine del primo tempo era 70-30 per i blaugrana, che però non riuscivano a creare le solite manciate di palle-gol: anche Guardiola, segnato dal pareggio in campionato e dalla sconfitta in finale di Copa del Rey, ha presentato una squadra un po’ più guardinga, limitando le scorribande di Daniel Alves e con Puyol terzino sinistro (vabbè, gli altri 3 terzini erano indisponibili).
            Il rosso per il fallo di Pepe, più stupido che violento (Dani Alves stava già togliendo la gamba), non si può dire che sia privo di fondamento: il portoghese ha incarnato lo spirito che voleva Mourinho per questo Real, ma galleggiando in quella zona-limite, sempre rischiosa, e, proprio quando non ci voleva, l’ha pure oltrepassata con la suo eccessiva foga. Chiaro come le conseguenze siano state disastrose per il Real Madrid, che non è riuscito a capitalizzare alcune occasioni da palla inattiva (3 punizioni di Cristiano Ronaldo) e da calcio d’angolo, e alla fine è dovuto soccombere alla forza del giocatore più forte del mondo.
            Primo gol: appena entrato Afellay fa quello che Pedro avrebbe potuto e dovuto fare di più, cioè puntare uno contro uno Marcelo, il quale scivola in partenza. Afellay è bravissimo ad accorgersene e ad attaccarlo, superarlo, alzare la testa per guardare in mezzo e darla forte e tesa sul primo palo. Messi si avventa come uno squalo e di sinistro anticipa Sergio Ramos e infila Casillas sotto le gambe.
            Secondo gol: capolavoro di Messi, che riceve da Xavi in corsa sulla trequarti, proprio quello che Mourinho voleva evitare. Ma Pepe è fuori causa e allora nessuno riesce a fermare l’asso argentino. La mia descrizione finisce qua, il gol potrete vederlo su YouTube, non vorrei sminuirlo con le parole.
            Il discorso qualificazione sembra in apparenza compromesso con il Real, ma non paragonerei la situazione a quella dell’altra semifinale, anche se il risultato dell’andata è stato identico: ragioni di organico e di rivalità mi danno l’idea che il Real abbia comunque una piccola speranza di farcela.
Per finire, un paio di pepate:
  1. El calienta el ambiente, scrivevo qualche mese fa: proprio sicuro che anche stavolta questo ambiente caliente abbia fatto il gioco della tua squadra?
  2. Chi hai tu in panchina? Adebayor, Benzema, Higuain e Kakà? A pochi minuti dalla fine tolgo Villa, e chi ti schiero in campo? Lo sconosciuto esordiente 17enne Sergi Roberto… Tiè!

martedì 26 aprile 2011

Il Manchester virtualmente in finale

Scrivo virtualmente solo per pura forma, perché il ritorno a Old Trafford va ancora giocato, ma considerando il risultato dell’andata, sommato alle potenzialità e all’esperienza delle due squadre in campo, sarà pressoché impossibile per Raul e soci riuscire a centrare quella che sarebbe un’epica impresa e guadagnarsi la finale della Champions League.
            Il verdetto della Veltins Arena è stato di 0-2 per il Manchester United, che ha dominato per praticamente tutta la partita lo Schalke 04. Dopo un avvio abbastanza equilibrato, con tiri in porta da una parte e dall’altra (ma più pericolosi quelli dei Red Devils: ci è voluto subito un mezzo miracolo di Neuer su tiro di Rooney deviato da Uchida), la squadra di Sir Alex Ferguson si è impossessata del pallino del gioco, non mollandolo più fino al 90’; le uniche pochissime occasioni in cui lo Schalke 04 avrebbe davvero potuto fare male a Van der Sar sono state su un paio di calci d’angolo nel secondo tempo e quando un paio di volte è riuscito a recuperare palla nei pressi della metà campo: ma anche in queste poche occasioni, non sono state create nitide occasioni da rete.
            Grande personalità e voglia di vincere per il Manchester, che però fa anche girare la palla splendidamente sia a metà campo che sugli esterni, dove lo Schalke non ci ha davvero capito niente. Anche se stavolta Ferguson ha scelto di schierare Hernandez, arretrando Rooney, la manovra a centrocampo della squadra non ne ha risentito, anzi: Rooney che arretra, ed Evra che avanza formano, assieme al dinamismo di Park, alla sostanza di Carrick, alla classe e intelligenza di Giggs e agli scatti di Valencia (Sarpei avrà probabilmente gli incubi stanotte) una cerniera che unisce quantità e qualità da vendere.
            Se vogliamo trovare dei difetti alla prestazione dello United, si possono sottolineare gli errori sotto porta commessi nel corso del primo tempo, durante il quale il Manchester è giunto alla conclusione diverse volte (saranno 18 al termine della partita, di cui 11 nello specchio della porta) e altre volte ha sprecato senza nemmeno tirare in porta (Valencia e Hernandez sbagliano il passaggio per Rooney quando potevano provare anche il tiro in porta): certo, Neuer ha fatto la sua parte in questo, ma anche gli attaccanti in maglia rossa avrebbero potuto fare di più in alcune circostanze.
            Il primo gol al 67’: Rooney in questa posizione dietro alla prima punta parte leggermente spostato dalla sinistra e rientra (uno degli errori degli uomini di Ragnick è stato proprio quello di concedere troppo spazio a Rooney sulla trequarti), Giggs vede lo spazio e ci si inserisce, Rooney lo serve col filtrante e il gallese, a tu per tu con Neuer, riesce a far passare il pallone rasoterra sul secondo palo.
            Il secondo gol al 69’: in seguito a un lancio lungo di Giggs per Valencia, l’ecuadoregno riesce a sprintare e a servire in qualche modo centralmente un Hernandez in corsa, il quale, con l’esterno serve a Rooney l’assist per battere a rete dall’interno dell’area di rigore. Piatto destro sul primo palo, Neuer ancora una volta incolpevole.
            Da notare come ancora una volta, dopo il Tottenham, una squadra che ha in precedenza cacciato fuori un’italiana dalla competizione, prenda una vera e propria lezione da una delle squadre padrone del calcio europeo.

lunedì 25 aprile 2011

Due sex symbol per Pepsi (e Twitter)

Carino il recente spot della Pepsi, starring Sofia Vergara e David Beckham. Lei è una formosissima attrice colombiana, attualmente famosa – oltre che per le sue curve – per la sua partecipazione alla serie Modern Family; lui lo conoscete e lo conoscono tutti.
            Su una spiaggia di Los Angeles, alla formosissima viene voglia di rinfrescarsi un po’ con una bella Diet Pepsi. Il problema è che la coda al baraccozzo è lunga eterna. Cosa fa la formosissima? Prende in mano il suo smartphone, va su Twitter e scrive che ha appena visto Beckham sul molo: insomma, la più vecchia delle gag. Ovviamente tutte le signore e signorine in coda al baraccozzo non solo hanno uno smartphone in mano, ma stanno anche guardando Twitter – effettivamente molto popolare negli USA – e sono iscritte alla pagina di Sofia Vergara – effettivamente molto popolare, ma immagino più presso il pubblico maschile –. Fuggi fuggi generale dal baraccozzo, con direzione molo per ammirare Becks.
            La formosissima, opportunamente inquadrata da dietro mentre si dirige al baraccozzo, può così godersi la sua Diet Pepsi. Dopo il claim, la coda con Becks.

Clicca il link qui sotto per vedere il video dello spot: