sabato 25 dicembre 2010

Leo, il regalo di Natale per l’Inter

Leonardo è ufficialmente da poche ore il nuovo allenatore dell’Inter, dopo che da un paio di giorni era stata formalizzata la fine del rapporto con lo spagnolo Rafael Benitez.
Il brasiliano avrà il compito di provare a recuperare alcuni giocatori che già hanno mostrato di essere tornati in buona forma dopo un più o meno lungo periodo di infortuni: solo così potrà cercare di riprendere il Milan in campionato e andare il più avanti possibile nelle due coppe.
La squadra sicuramente c’è e Leonardo riuscirà senz’altro a far dimenticare i pochi mesi di confusione e incomprensioni passati con Benitez, che, comunque, ha portato 2 trofei in bacheca sui 3 che poteva vincere. L’allenatore spagnolo non è stato certamente trattato nel migliore dei modi nella sua avventura nerazzurra: già il compito che si è scelto (venire dopo il Triplete del Mou) non era dei più facili, poi la società gli ha pure leggermente indebolito la squadra (i Coutinho e i Biabiany visti fino ad ora non fanno un Balotelli), senza comprargli nessuno dei giocatori che aveva chiesto. Il resto lo hanno fatto gli infortuni (la causa numero 1 del ritardo dell’Inter in campionato), le feroci critiche dei media e le punzecchiature di Moratti: Benitez, vinto il Mondiale per club, si è comprensibilmente sfogato.

Ma l’argomento del giorno è il “tradimento” di Leonardo nei confronti del Milan e dei milanisti. Si dice che il brasiliano abbia telefonato a Galliani in giornata e che, prima di firmare il contratto coi nerazzurri abbia aspettato l’“Ok, buon lavoro Leo” da parte della società di via Turati.
Ad ogni modo si tratta di una caduta di stile per il brasiliano che aveva sempre dato prova di sé come di una persona corretta, colta ed educata, un signore insomma. E invece in questo caso non solo “tradisce” i tifosi milanisti, ma lo fa nella maniera più vistosa e consapevole possibile, dopo aver tra l’altro dichiarato pochi mesi prima che non avrebbe più allenato in Italia perché si sarebbe trattato di tradimento nei confronti del Milan (ecco il link: http://www.brividosportivo.it/?p=38655).

Farà sicuramente impressione vederlo prendere le parti nerazzurre dopo che è stato senza dubbio uno dei personaggi più importanti degli ultimi 13 anni del Milan: prima da giocatore (scudetto con 12 gol in campionato, più tanti altri gol e fantasia), poi da dirigente-osservatore (grazie soprattutto a lui sono arrivati in rossonero Kakà a 8 milioni di euro, Pato a 22 e Thiago Silva a 10), infine da allenatore, veste in cui non ha vinto nulla (in un solo anno) e anzi, ha pure dovuto vedere i cugini vincere tutto, incassando sonore batoste nei derby; però per parecchi mesi ha regalato un gran gioco a un Milan non stellare e chissà se senza qualche infortunio di troppo ad aprile non avrebbe pure potuto provare a vincere la Serie A.
Decisivo per il divorzio è stato il difficile rapporto tra Leonardo e Berlusconi (http://www.youtube.com/watch?v=F9h7W0K3--E&feature=related ), il quale gli aveva più volte criticato il fatto di far giocare Dinho e Pato troppo lontani dalla porta, senza rendersi conto che proprio Leo è stato l’unico in grado di motivare il Dinho e farlo ritornare a livelli alti. Ironico pensare che Leonardo sia stato prima tirato per la giacchetta in un momento di confusione post-Ancelotti (Van Basten aveva risposto picche) per fare l’allenatore, ruolo che lui stesso non vedeva adatto per sé, e poi liquidato in fretta proprio da chi gli aveva chiesto il favore di sedersi in panchina. E proprio lui che non voleva fare l’allenatore, ma continuare a fare il dirigente al Milan, ora allenerà la squadra rivale. Strano, ma è così.

Il gol al 92’di Leonardo in Milan-Lazio 1-0 del ‘98/’99,.non il più bello ma il più importante in maglia rossonera:

venerdì 24 dicembre 2010

Federer e Nadal, due veri campioni

I due assi del tennis mondiale, che si sfidano ormai da anni nel circuito ATP, si sono affrontati due volte negli ultimi giorni: una volta a Zurigo, in casa di Federer, e una volta a Madrid, in casa di Nadal.
Si è trattato di due partite di esibizione, organizzate dai numeri 1 e 2 del ranking mondiale per raccogliere fondi per le rispettive Fondazioni di beneficenza. Missione compiuta: il Caja Magica di Madrid, palazzetto nel quale si è svolto il “ritorno” della sfida è stato facilmente riempito – 11442 spettatori.

Federer ha dichiarato: “Siamo stati numero uno e numero due del mondo per così tanto tempo che si è sviluppata una grande rivalità tra noi. Alla gente fa piacere vederci giocare, per me è molto bello. Ci siamo messi in moto e siamo riusciti a organizzare questo doppio evento ed è stato un gran successo in termini di biglietti venduti e attenzione mediatica. È un sogno diventato realtà”.

C’è chi sostiene che sia più signorile fare beneficienza in silenzio, senza finire sui giornali per farsi belli agli occhi del pubblico. A parte il fatto che in questo caso non sarebbe stato possibile, e che magari i due campioni del tennis questo già lo fanno per conto proprio, credo che quando si tratta di fare beneficienza vada anche bene guadagnarci in pubblicità: l’importanza di aiutare chi ne ha bisogno prevale sulle altre considerazioni.

Per la cronaca: il match di Zurigo l’ha vinto Federer, mentre quello di Madrid l’ha vinto Nadal, quasi fatto apposta per far vincere il beniamino di casa. E invece le due partite sono state anche agonisticamente molto valide – la rivalità in campo tra i due c’è e si vede – e hanno offerto al pubblico un ottimo spettacolo.

Video tratto da un TG spagnolo:
http://www.youtube.com/watch?v=ChBL2nqrZcA

lunedì 20 dicembre 2010

Bene l’Armani Jeans: espugnato il campo della Virtus Bologna

L’Armani Jeans Milano sonnecchia per un tempo (30-28 per la Virtus all’intervallo), poi esprime tutto il suo valore nel corso del terzo e del quarto quarto: 66 punti in 20’ per l’armata di Piero Bucchi, contro una squadra che dovrebbe fare della difesa la sua arma più forte. Il risultato finale con il quale Milano passa a Bologna è di 81-94, anche se fino a 1 minuto e mezzo dalla fine l’esito del match era ancora incerto.

Tanto il talento nella rosa dell’Armani Jeans, tanti i giocatori in doppia cifra: il fischiatissimo Mancinelli 21, Hawkins 19, Jaaber 13 e Mordente 11; in più Finley 9, Rocca 8 e Melli 7. Nota bene: mancavano i lituani Petravicius e Maciulis. Insomma, tanti giocatori offensivamente pericolosi hanno fatto la differenza in questa partita. Non granché l’approccio alla gara di Milano (più 10 Bologna alla fine del primo quarto), ma Piero Bucchi è riuscito a caricare a dovere la squadra negli spogliatoi tra il secondo e il terzo quarto.

Per quanto riguarda Bologna, il problema cronico è quello della mancanza di un gioco fluido in attacco: tante volte chi ha il pallone si trova a dover inventare qualcosa senza troppo aiuto da parte dei compagni. La Canadian Solar ha segnato 81 punti solo grazie ad un secondo tempo di altissimo livello da parte di Winston e Amoroso, cui è entrato praticamente tutto. L’assenza di Kemp non può rappresentare una motivazione: la Virtus ha retto egregiamente per il primo tempo, ma non è riuscita a contenere l’attacco di Milano nella seconda frazione.